Come in una telenovela

Di quelle brasiliane…anche i figli piangono potrebbe intitolarsi, giusto per sottolineare il melodramma.

Però la puntata di oggi ha avuto un colpo di scena.

Il grande incontro, quello che tutti gli spettatori attendevano da decine di puntate, alla fine non c’è stato.

Non perchè non me la sentissi, anzi, ormai ero pronto e volevo togliermi questo dente. Però era meglio che lo sapesse prima mio padre.

Tante cose ho nascosto in passato, potrei scrivere un libro di scarso successo su come si fa, e alla fine stavo facendo lo stesso anche con lui, temendo chissà quale reazione, o solo anche il timore di ferirlo.

Il confronto con gli altri, ascoltare, leggere….mi ha aiutato a capire e ad evitare un errore che stavo per commettere.

Ho chiamato quindi il mio padre biologico e ho addotto una scusa per rinviare il nostro incontro. Ho percepito nel suo tono la delusione, ma dopo aver aspettato più di 30 anni, penso possa aspettare ancora qualche giorno.

Poi ho annullato la prenotazione in pizzeria e ne ho fatta un’altra al mio ristorante preferito, da mio padre, quello vero.

“si ma c’è quello che hai mangiato ieri sera, sappilo”

Va benissimo…le tue zucchine ripiene erano proprio buone.

Così sono andato da lui e gli ho parlato del mio biologico che mi ha cercato e che vuol vedermi.

“E’ normale. Arrivati a una certa età è normale voler sistemare i conti lasciati in sospeso. Non mi meraviglia che voglia vederti”

E lo ha detto con la naturalezza e la serenità che sempre gli ho invidiato.

Poi abbiamo parlato di calcio…ma almeno ora posso affrontare più serenamente il mio passo successivo.

https://i0.wp.com/theheraldghana.com/wp-content/uploads/2016/02/telenovela-720x360.jpg

PS: ma vogliamo parlare della prima a sinistra? E di quella in rosso?

18 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I

stasera

Stasera ho un appuntamento, con mio padre. No, non quello da cui vado quasi tutte le sere…quello che non vedo da 35 anni.

Alla fine penso ci faremo una pizza. Lui vuole parlarmi, vuol dirmi la sua versione.

Io ho 35 anni di domande che dovrei porgli, ma non so cosa salterà fuori. Ho idea che ascolterò più che parlare.

Pensavo di portarmi la lettera che avevo scritto qualche tempo fa. Ma non penso. L’ho appena riletta e mi sono messo a piangere come uno scemo. Non sarebbe una buona idea.

Cerco di non pensarci troppo, ma sento che emotivamente non sono tranquillo. In primo luogo perchè non l’ho detto a mio padre, quello vero. Nonostante sia campione olimpico di menzogne, mi sento in colpa per non avergliene parlato. Certo, posso sempre farlo dopo…però sembra che ci sia qualcosa nel mio DNA che mi porta a nascondere, a non dire…

Vorrei essere lineare. Vorrei una vita semplice, fatta di cose che non devono essere nascoste, come quella degli altri. Ma forse gli altri sono solo più bravi di me a nascondere, a mascherare a recitare.

Sto andando fuori tema.

Non so come vestirmi…vado direttamente dall’ufficio così mi vede in giacca e cravatta e vede chi sono (il mio lavoro, il mio ruolo nella società) o passo da casa e mi metto casual? Non so come salutarlo…dovrei abbracciarlo? O basta stringergli la mano? Odio essere in imbarazzo….ma penso sarà invitabile.

https://previews.123rf.com/images/stocking/stocking1301/stocking130100612/17575544-Uomo-riflessivo-circondato-da-punti-interrogativi-Archivio-Fotografico.jpg

 

10 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I, Senza categoria

era da un po’ che meditavo di parlare di questo argomento ma questo post lo fa molto meglio…

E spara a zero. Mi sono “rotto il cazzo” e “frantumato i coglioni” Si, mi sono veramente “rotto i coglioni”. Faccio il medico da quasi quaranta anni e, pur essendo uno scorbutico con un carattere “dimmerda”, credo, in coscienza di aver sempre cercato fare il meglio possibile per i miei pazienti, con scienza, coscienza, buona […]

via UN MEDICO PERDE LA PAZIENZA — ilblogdibarbara

12 commenti

Archiviato in Senza categoria

Mal di stomaco

Ieri, primo pomeriggio.

Comincio ad accusare un po’ di malessere. Crampi allo stomco, nausea. In un primo momento l’attribuisco ad una discussione avuta poco prima (a volte somatizzo), ma forse il vitello tonnato in mensa non è stata la migliore delle idee.

Alle 4 avrei una riunione…ma i dolori e la nausea aumentano. L’ultima cosa che vorrei è rimettere sul tavolo della sala riunioni.

“ragazzi andate voi, io proprio non ce la faccio e vado a casa”

Mi fiondo in auto, con l’obbiettivo di riuscire ad arrivare a casa senza rimettere. Mi chiama il mio capo:

“ma non vieni alla riunione sul nuovo magazine?”  (su cui sto lavorando da più di un mese ndr)

“ma, veramente io non ne so nulla, Dovevo andare ad un’altra riunione ma sto andando a casa perchè non mi sento bene”

“ah non ti avevo mandato l’invito? Va be non preoccuparti, domani ti racconto…”

“MAVAFFANCULO”  (Alla Aldo Giovanni e Giacomo)

Ovviamente quel vaffanculo mi è partito non appena ho premuto il pulsante rosso del telefonino.

A casa arrivo senza fare danni, ma continuo a star male.

Non riesco a liberarmi, ne su ne giù…invidio chi riesce a mettersi due dita in bocca…

Dormo un po’…sono intontito come un alcolizzato dopo una sbronza.

“devi mangiare qualcosa” mi dicono…

Mi preparo un riso bollito…ma solo ad alzarmi ho la nausea che peggiora. Riesco a mangiarne due forchettate ma poi non ce la faccio.

Torno a letto….mi addormento. Solo verso mezzanotte mi risveglio sentendomi un po’ meglio.

Torno in cucina. Il riso è ancora nel piatto, ormai freddo. Però mi è tornata la fame…microonde…il riso fa cagare, ma questo è un dettaglio.

Forse sto un po’ meglio.

Se qualcuno me l’ha tirata…beh, è arrivata.

Unico lato positivo. Mentre tornavo in auto per radio hanno dato l’ultimo dei Muse. Non sapevo nemmeno che era in uscita.

Mi piace già al primo ascolto.

C’e da scavare…

 

17 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, me myself and I, Musica

Oggi così

Come una camicia stretta, la sabbia nel letto, il lacci delle scarpe che si rompono mentre li allacci…

Non sto proprio male, ma nemmeno bene. Sono inquieto.

E’ da ieri sera che ho questo stato d’animo…

Sarà la Juve che ha perso, la notte insonne, il mal di schiena, il foruncolo sottopelle, la macchina che non partiva…le cavallette.

E poi oggi ho spiegato ai miei il nuovo piano organizzativo. Verrà tolto loro la solidarietà, anche se ovviamente in cambio di una persona che va via perchè ha trovato una buona occasione. I carichi di lavoro non cambiano, anzi un po’ (ma solo un po’) vengono alleggeriti. Pensavo l’apprezzassero…e invece manco per le palle. Sono rimasto spiazzato. Il mio solito difetto di non prepararmi un piano B. Di non essere stato pronto a questa evenienza, di non aver trovato le giuste parole con cui ribattere. Ero scornato, ho accusato il colpo come un pugile che rimane sorpreso da un jeb inaspettato.

Uno di loro invece non si è incazzato, ma l’ho visto demoralizzato. Un po’ come me. L’ho richiamato dopo in ufficio, gli ho chiesto come mai…

“io odio fare questo lavoro. Lo faccio da 12 anni ma non mi è mai piaciuto”. Ecco…piove sul bagnato.

Risultati immagini per piove sul bagnato

 

 

24 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, me myself and I

Limonduro…ma tocca prendere la C90

Stasera tornando a casa ho ascoltato una di quelle canzoni per radio…quelle da limonoduro.

Quelli che quando uscivi con lei, mettevi la musicassetta nell’autoradio, pigiavi PLAY…e partivi già dall’uno a zero.

Oggi ci sono le playlist e tutto è più facile, ma una volta dovevi recuperare il disco, selezionare, predisporre la giusta sequenza…e sperare che il nastro non si incastrasse.

Oggi potrei metterci….

 

https://www.trendfrenzy.net/wp-content/uploads/2017/02/old-school-concepts3.jpg

Ma una C 60 non basta….mi tocca prendere la C90.

E comunque tante sono quelle che non sono riuscito a mettere…e voi?

25 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, Musica

E se parlassi di corsa?

Non avrei molto da dire se non che dopo la maratona ho mollato un po’. Non completamente, ma sono più le volte che riesco a fare solo un paio di allenamenti contro i 3/4 che dovrei.

Però ho come la sensazione di vivere ancora di rendita per la preparazione fatta in precedenza e comunque vado ancora discretamente. Ieri 20km forzando un po’ nella seconda parte e oggi, strano ma vero, subito un altro allenamento per sciogliere un po’ i muscoli e ascoltarmi in santa pace un po’ di Muse, in attesa di rimettermi il pettorale per la mezza di Rimini fra due settimane.

Nel frattempo in queste settimane si è rifatto vivo miopadrequellaltro. Prima per gli auguri di buona Pasqua e poi perchè visto che “passava” da Bologna…ma l’ho richiamato che era già a Piacenza.

Come è già avvenuto in passato le nostre chiacchierate al telefono sono state molto brevi. Però questa volta ne ho approfittato per togliermi il mio dubbio più grosso…e no, non ho una sorella, ne tanto meno un fratello.

Un po’ mi spiace, devo ammetterlo, però ci dormo lo stesso.

Comunque ho deciso che lo incontrerò. Lui mi ha detto che ha tante cose da dirmi e io tante domande da fare…

Ora però ho un po’ di imbarazzo sul come.

A casa sua non se ne parla, ne tantomeno a casa mia.

Andare fuori a cena mi sembra un po’ esagerato…ed è un privilegio che non vorrei concedergli, almeno non subito.

Un caffè? Forse, ma penso riusciremmo a vederci solo di sera per cui mi sembra più complicato.

Forse una birra…se non altro la birra mi piace… e a naso penso piaccia anche a lui.

Per quel poco che ho intuito della sua vita penso di aver capito da chi ho preso la capacità di andare a complicarsi le cose e fare cazzate su cazzate.

Mia madre era più integerrima. Senza mezze misure, tutta di un pezzo. Io non lo sono per niente…e penso nemmeno lui.

Però mi chiedo cosa sarebbe stato di me se mi avesse cresciuto lui invece che lei. Sicuramente sarebbe andata molto peggio. Su questo ne ho la certezza.

https://i0.wp.com/www.scappoinbrasile.com/wp-content/uploads/2015/01/telefonare-in-brasile-1024x1024.jpg

25 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, running

I Love this job…un po’ come il Tetris

Si perchè nonostante le mie mille lamentele, in fondo a me questo lavoro piace.

Mi piace anche quando avrei mille motivi, come oggi, per dire “che giornata di merda” e invece gongolo soddisfatto.

Perchè in fin dei conti la parte più tranquilla e serena della giornata è stata quando il mio dentista mi ha infilato il trapano in bocca per un paio di otturazioni, e questo avveniva di prima mattina.

Da li in poi è iniziato il delirio. Un lavoro importante in ballo (fra i tanti), e decisioni improvvise che hanno rimesso in discussione il tutto, più volte nell’arco della giornata. Ed è li che inizia la rumba. Telefonate frenetiche, calcoli fatti a mente, mentre ti dicono “si potrebbe fare così oppure così” e tu in maniera istintiva e ragionata (adoro gli ossimori) rispondi in un attimo “facciamo così”.

Adoro essere al centro della tempesta perfetta, nel ventre dell’onda gigante, dove ti trovi a surfare fra informazioni e ordini, sfiorando con la mano l’acqua consapevole che il minimo errore sarebbe fatale.

Una volta mi hanno detto “quando sei sotto pressione rendi di più”…e penso avessero ragione. Novantadue telefonate (senza considerare mail e whatsup) a una quindicina di interlocutori nel giro di qualche ora ne sono la dimostrazione. Ovviamente gran parte avvenute in auto (con l’auricolare sia chiaro), schivando auto impazzite e motorini kamikaze…alla faccia di chi dice che solo le donne sanno essere multitasking.

Il mio capo poi sembrava si fosse innamorato di me. Delle 92 una ventina erano solo le sue. Chiamavano lui per avere risposte e lui chiamava me perchè non sapeva che dire… senza sapere che nel frattempo me le avevano già chieste e io le avevo già fornite.  E poi rispondere con strafottente sicumera ai suoi dubbi…

  • prova a verificare se è possibile…
  • già fatto
  • anche nel caso in cui…
  • si, anche nel caso in cui…
  • però assicurati con Pippo che non ci siano rischi…
  • Tranquillo, ne ho già parlato con lui 10 minuti fa…

Chiamare, ascoltare, decidere, condividere…e riuscire a farlo pure sorridendo, prendendo per il culo l’interista che si vanta ancora del suo triplete o promettendo un caffè la prima volta che ci vediamo.

A Tetris ero un campione. Avete presente quel giochino dove pezzi di forme diverse cadono sempre più velocemente e tu devi altrettanto velocemente incastrarli perfettamente? Velocità e istinto. Ecco, oggi ho fatto un bel punteggio nel mio Tetris.

https://i0.wp.com/interamais.com.br/wp-content/uploads/2014/10/tetrisFor.png

14 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro

Questione di Karma

Si perchè passi la serata gongolando mentre guardi la tua squadra del cuore che gagliardamente conquista un posto fra le prime 4 d’europa.

Poi esci con ancora il sorriso sulle labbra e ti accorgi che ti hanno aperto l’auto. Per carità, poteva anche andare peggio, visto che alla fine si sono presi i miei auricolari, un paio di occhiali da sole da 15 euro e il mazzo di chiavi dell’ufficio (cacchio, c’era anche la chiavetta del caffè che avevo appena caricato), però che cazzo, un po’ il culo ti gira.

L’indomani la giornata lavorativa, tanto per cambiare, trascorre fra una serie inenarrabili di sfighe.

Arrivi la sera e ricevi un sms in cui ti segnalano l’avvenuta transazione per una spesa che NON hai fatto, per cui realizzi che ti hanno clonato la carta di credito.

Ecco perchè poi ti pare tutto sommato normale, a quel punto, tornare a casa e accorgerti che gli ascensori, entrambi, sono rotti e ti tocca fare pure le scale.

Suvvia signor Karma, la Juventus ha vinto ma mica per culo, no?

https://i0.wp.com/www.eticamente.net/wp-content/uploads/2015/10/karma-300x183.png

15 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I

Diario di bordo della settimana prepasquale

Mio padre, quello naturale, dopo mesi di silenzio mi ha girato un video tramite facebook. Una sorta di preghiera da una madre alla figlia. Senza una parola di accompagnamento ovviamente. Penso volesse ripropormela al maschile, un suo modo per spiegarmi i sentimenti dei genitori verso i figli e ovviamente del suo verso di me. Non gli ho risposto. Non sapevo francamente cosa dirgli. Però un po’ mi spiace non aver mai parlato con lui, oltre a quella volta al telefono. Avrei voluto chiedergli di lei, quella bella donna che è fra i suoi pochi contatti e porta il cognome uguale al mio. Vorrei chiedergli se è mia sorella, ok sorellastra, oppure no.Riproduzione in corsoProssimo videoIdee per la vitaLa lettera di una madreVisualizzazioni: 1.732.9342:16

Ieri ho iniziato la mia solita docenza al master. Ero teso e nervoso, come sempre. Parlare in pubblico non è proprio nelle mie corde. Il mio corpo non mi è mai d’aiuto e reagisce sempre con una sudorazione eccessiva. Ma ormai ho imparato la lezione e per minimizzare gli effetti, indosso sempre una camicia bianca con una maglietta sotto per tamponare, anche se non sopporto proprio non avere la stoffa liscia della camicia a contatto con la pelle. Comunque è andata abbastanza bene. I ragazzi mi sembravano incuriositi e a riprova di ciò mi hanno fatto diverse domande. Io poi sono riuscito a dosare perfettamente le mie 40 slides nelle due ore di lezione, nonostante non avessi fatto nessuna prova prima. Forse sto diventando bravino anche in questo. E comunque mi fa sempre un certo effetto stare al di qua della cattedra (in realtà non ci sono mai stato ma continuavo a camminare su e giù) vedendo loro prendere appunti su ciò che dicevo. Mi piace. Se rinascessi forse proverei la carriera dell’insegnamento…per un egocentrico come me sarebbe il massimo. 😉

Oggi avevo un incontro col mio difficile capo (l’aggettivo è nel posto giusto). Un tema organizzativo e come sempre avviene quando si parla di persone, perchè è di questo che si parla, sento molto la cosa. Avevo un obiettivo che ritenevo non facile. Qualche slide (sto tornando a riprenderci la mano) per spiegare l’AS IS e il TO BE. Un paio di pagine di considerazioni, con rischi e opportunità. Ovviamente ho enfatizzato le opportunità che portavano al raggiungimento del mio obiettivo (che è comunque un obiettivo aziendale e non personale). Pensavo di dover negoziare ferocemente, dandomi un 50% di possibilità di successo al massimo, e comunque mi ero preparato un piano di back-up. Ma non ce n’è stato bisogno. Ha guardato le slides, mi ha chiesto un piccolo chiarimento e poi mi ha detto: “Ok. Metti giù un programma con le tempistiche con cui pensi di rendere operativo questo piano e vediamolo col direttore del personale”. Durata dell’incontro 10 minuti. Durata del mio mal di stomaco causato da questo incontro, una settimana.

Ma va bene così.

PS: non sapevo che immagine abbinare ad un post così, per cui ho optato per una canzone che in questo periodo mi garba assai

33 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, Lavoro, me myself and I, Musica