Dei figli e del loro cammino

PREMESSA: Normalmente è quel che scrivo in questo diario (che tutti chiamano blog) ad alimentare la mia pagina FB. A volte però capita il contrario, come in questo caso. Ecco perchè un innocente hastag in un gruppo mi ha ispirato queste parole che però vorrei fissare anche tra queste pagine (ovviamente condividendole con voi).

Vedere crescere Sylvestrino, per quanto a volte faccia paura e costi fatica è un’autentica magia.
Cos’altro potrebbe essere infatti il poter assistere alla trasformazione di un essere di tre chili scarsi in un adolescente che sta imparando a diventare uomo.
Ovviamente con le sue contraddizioni, gli incidenti di percorso, i drammi e le gioie che l’enfasi del momento accentua ma che poi il tempo riesce a rimettere nella giusta posizione. Ed è normale credere di vedere in lui quello che eri tu alla sua età e sbagliare clamorosamente. Perchè se in lui c’è di certo una parte di te, non solo nei cromosomi ma negli insegnamenti, è anche vero che lui non sarà mai te, grazie a dio. Lui avrà la sua strada da percorrere e tu puoi al massimo insegnargli a camminare.

L'immagine può contenere: una o più persone e scarpe

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Per 10 minuti

In realtà per leggere questo post servirà molto meno.

Però l’ho letto il libro della Gamberale e anche questa volta mi è piaciuto.

Una donna lasciata dal compagno che impara a vivere. Il metodo che le consiglia la sua psicologa è quello di fare, per un mese intero, una cosa nuova, mai fatta, per almeno 10 minuti, ogni giorno.

Questo semplice giochino l’aiuterà a superare quelle barriere che le sembravano invalicabili, ad imparare ad ascoltare e a guardare, oltre che a fare.

E così provando a fare i pancakes, o ballando l’hip hop, o a fare il punto croce, Chiara, la protagonista, imparerà che li fuori c’è un mondo che non aveva mai visto, pur vivendoci attraverso.

Non so quanto di autobiografico ci sia in questo romanzo, ma apparentemente sembra tanto e questo lo rende davvero credibile, oltre che piacevole alla lettura.

Parla di un amore finito (o forse no), ma lo fa raccontando una nuova rinascita, una rivelazione: “E’ faticoso non essere a disposizione di chi amiamo, Chiara. Ma a volte ci tocca. Quella disponibilità infinita, non aiuta noi e non aiuta loro”.

“Perchè deve decidere. O dentro o fuori. Se resta sulla porta mi blocca il traffico”

“Chissà perché non ci siamo neppure mai baciati…Per quel sortilegio che avvolge i corpi degli animi che più ci convincono…per cui va a finire che invischiamo tutti noi stessi proprio con chi, in qualche parte remota del nostro cuore, non ci convince pienamente.”

“Penso a come un distacco non segni per forza la fine di un’esperienza. Anzi: può darle il permesso di durare per sempre.”

Insomma, se volete passare qualche ora accanto ad una piacevole lettura, ve lo consiglio.

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Che nemmeno Mennea…

Ero un ragazzino. La maggiorparte dei miei amici si occupavano esclusivamente di calcio mentre io invece ero estasiato dalle imprese di un uomo, perchè non penso sia mai stato ragazzo, che da Barletta, cittadina a me sconosciuta che non avrei nemmeno saputo trovare sulla mappa, aveva avuto il coraggio e l’umiltà di sfidare i più grandi sprinter di tutto il mondo.
La sua specialità erano i 200 metri.
La partenza sfalsata, che per tutta la lunghezza della curva in tartan obbligava ad immaginare soltanto chi fosse in testa, scoprendo le carte solo nel momento in cui le corsie diventavano rettilinee. Da quel momento poi rimanevano ancora pochi secondi per vedere chi avrebbe avuto la velocità e la falcata per arrivare per primo sul filo di lana che definiva l’arrivo.
Lui non era bello da vedere. Una volta in un meeting all’arena di Milano potei vederlo da vicino per avere un autografo (che probabilmente si è perso nel tempo tra le pagine di qualche libro). Non alto, un po’ gobbo, pieno di tic e di scaramanzie, non certo un manifesto per l’atletica leggera.
Però ricordo benissimo quella finale a Mosca. Quel duello col britannico antipatico e soprattutto con se stesso. L’occasione di una vita all’ultima chiamata.
Era in ultima corsia, la peggiore perchè non hai punti di riferimento. Infatti fece una curva davvero mediocre ritrovandosi con almeno due metri di distacco dal suo rivale, un’eternità su quella distanza.
Però a quel punto accadde l’impensabile. Lentamente cominciò a guadagnare centimetri su centimetri, forse troppo tardi per recuperare….forse.
Il suo sguardo incredulo e la sua gioia, che quasi mai manifestava, me le ricorderò per sempre.

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Esperimenti

I manuali di pedagogia insegnano che il miglior modo per relazionarsi coi bambini è quello di abbassarsi fisicamente al loro livello per poterli vedere negli occhi alla pari.

Sylvestrino ormai non è più un bambino ma un adolescente “tipico” con tutte le sue contraddizioni, le sue convinzioni le sue paure e le sue lotte.

Prenderlo di petto penso sia uno sbaglio oltre che una fatica immane (ed è quello che continuo a ripetere a sua madre)

Cerco quindi di trovare un linguaggio comune, di “portarmi” al suo livello per poterlo guardare negli occhi proprio come insegnavano quando era bambino.

Non è facile però. Spesso è davvero un riccio chiuso. Nel suo mondo, nelle sue cuffiette e nel suo smartphone.

Ci sto provando con la musica.

Da una parte coinvolgendolo nella “mia” musica (e i numerosi concerti a cui ha assistito nonostante la giovane età ne sono la prova), ma allo stesso tempo cercando di capire la “sua” di musica.

Musica che è quasi esclusivamente quella dei rapper italiani.

L’uscita dell’album di Salmo (di cui lui è orgogliosamente fan) è stata l’occasione per provare a mettersi in gioco.

Eccomi quindi qui ad ascoltare quasi esclusivamente da qualche giorno l’album Playlist del rapper sardo.

Confesso che mi piace. Non avrei detto. Certo alcune di più e altre meno, però mi piace l’energia che trasmette e il contenuto per nulla banale dei suoi testi.

Per non rendere solo teorico questo esercizio, gli ho proposto anche un gioco. Io avrei preso, almeno per qualche canzone, il testo dei suoi brani e lo avrei spiegato a parole mie per iscritto, con quello che posso capire da vecchio cinquantenne. Lui dovrebbe fare lo stesso (ed è già un bel esercizio perchè lo costringe ad ascoltare ed a interpretare quello che capisce e di metterlo nero su bianco).

Poi confronteremo le nostre versioni.

Vi saprò dire.

Questa è il singolo ma credetemi ce ne sono molte altre davvero belle

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Riflessioni

A volte le mie sinapsi si mettono improvvisamente in moto nei momenti più impensati e  a riguardo di temi piuttosto alternativi.

L’ultimo esempio l’ho avuto stasera, mentre di ritorno dalla doccia dopo la mia consueta seduta di spinning mi rendevo conto di essermi dimenticato per l’ennesima volta (ove enne è >100) delle mutande di ricambio.

In realtà il pensiero è stato: “avrei dovuto prendere un paio di mutande ma come sempre mi sono dimenticato”

E da li il secondo pensiero: “ma si dice la mutanda o le mutande?”

Si insomma, dopo aver imparato che la doccia è di sinistra e il bagno è di destra, devo capire se l’abbigliamento intimo che dimentico più spesso, sia plurale o singolare.

Si insomma, sarebbe facile dire singolare sopra e plurale sotto….ma dovendo scegliere?

Immagine correlata

Ps: si vede tanto che non ho molti argomenti in questi giorni di cui parlare?

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A star is born

E’ il secondo film che vedo in poco tempo che mi è piaciuto in modo particolare.

Ero scettico, molto. Lei come artista non mi piace molto. E pensavo fosse il solito musical.

Invece è una favola. drammatica sotto certi aspetti, ma pur sempre una favola.

L’incontro di una famosa rock star con problemi di alcool e droga, con una talentuosa cameriera. Una Cenerentola in chiave rock però tutto sommato molto credibile e intenso nei contenuti.

Lui, attore (figo lo ammetto) bravissimo a cantare. Lei artista, bravissima a recitare.

Una storia d’amore, di passioni, di paure. Il tutto con una colonna sonora tra le più belle in assoluto.

Non entro molto nel merito della trama perchè mi piacerebbe che vedeste voi stessi il film. Però al cinema mi raccomando, perchè va gustato (come quasi tutti i film del resto) con quella atmosfera, senza distrazioni al buio e con una buona acustica.

Io difficilmente mi commuovo e men che meno per un film. Però ammetto, sulla canzone finale (che non posterò) un groppo alla gola l’ho avuto.

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Quasi nemici – L’importante è aver ragione

Film stupendo. Un Karate-kid in cui i colpi di arte marziale vengono sostituiti con l’abile utilizzo delle parole.

Lei una giovane studentessa delle banlieu parigine al primo anno di giurisprudenza nella speranza di diventare avvocato. Lui un professore di diritto provocatore, un po’ razzista e politicamente scorretto che si ritroverà, suo malgrado, sul percorso della brava protagonista.

La sfida è insegnare a lei l’arte della retorica (e credetemi che sia un’arte è ben evidente nel film) per permettere a lui una sorta di pulizia morale e a lei di spianare il suo percorso per diventare un bravo avvocato.

Un film che dovrebbero far vedere nelle scuole, sia per gli studenti che hanno tutto da imparare, che per quegli insegnanti che, col tempo, hanno perso la passione che dovrebbe accompagnare la loro professione.

Poi bisogna ammetterlo, i francesi sono bravissimi nella commedia, usando l’ironia anche quando vengono affrontate tematiche sociali piuttosto importanti.

Insomma, per chi non l’avesse ancora visto, consiglio vivamente questa pellicola.

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I sogni senza i cassetti

Sogno poco. Però devo ammettere che quando sogno sono degno di un film di John Landis.

Ma bando ai preamboli e andiamo al racconto onirico:

Stavo assistendo ad una gara di cavalli, tipo palio di Siena tanto per intenderci. Peccato che questa gara si svolgesse all’interno di un appartamento. Per carità, non era certo un bilocale, anzi, direi più una villetta. Però il percorso, delimitato da canapi con tanto di spettatori ad assistere, si sviluppava tra la cucina e il salotto, con tanto di escursione in taverna. Però quadrupedi e fantini erano davvero bravi a districarsi tra mobili e suppellettili, affrontando finanche le ripidi scale per il passaggio di fronte al caminetto.

Ma la cosa curiosa, a dire il vero, era vedere il padrone di casa preoccupato, non tanto per le condizioni della sua dimora dopo il gran premio ippico, quanto per il fatto che la sua “macchinetta applicatarghetteallecoppe” si fosse improvvisamente guastata, mettendo in imbarazzo la cerimonia di premiazione.

Ma qui, il mio lato problem solver è venuto fuori, consigliando all’angosciato organizzatore, di provare ad usare il vinavil per incollare le targhette alle coppe.

Il suo sorriso pieno di gratitudine è stata l’ultima immagine fissata nella mia mente prima che la mia sveglia mi riportasse sulla terra.

E si che non erano poi molti quei peperoni che mi aveva preparato mio padre a cena.

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Il mio corpo si ribella

E mi chiedo il perchè.

Non mi sento particolarmente stressato ne tantomeno stanco.

Però nel giro di pochi giorni, prima il mio “solito” calazio, a questo giro particolarmente fastidioso e poi il dente del giudizio che decide di fratturarsi.

Il risultato è un occhio che sembro quasimodo e che, temo, dovrò andare a fare incidere e un dente che dovrò andare ad estrarre settimana prossima.

Il fatto che utilizzi i tempi al futuro mi inquieta. Nulla di grave per carità, ma in entrambi i casi ne farei volentieri a meno, soprattutto per l’occhio.

Se il mio corpo voleva parlarmi bastava una banale influenza.

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So di dire una eresia

Ieri sera sono andato al concerto degli U2.

Bellissimo spettacolo. Vederli in palazzetto poi rende tantissimo. Riesci a cogliere le espressioni, le sfumature. Gli effetti speciali, con il fighissimo schermo video che proietta immagini efficacissime, non necessariamente spettacolari ma perfettamente centrate con la canzone, il messaggio. L’apertura del concerto, the Fly…

E poi elevetion, Vertigo, Pride, One…la scaletta non si può dire che non andasse bene. Certo Sylvestrino l’ha trovata un po’ lenta, però canzoni che non meritassero non c’erano. Una più bella dell’altra.

Però…

Però l’anno scorso, quando la chitarra di the Edge ha iniziato l’inconfondibile riff  di When the streets have no name e sul megaschermo si è materializzato il logo dell’albero sul fondo arancione…beh, io mi sono commosso. Ma non metaforicamente, sul serio.

Insomma, ieri ho avuto la sensazione di aver assistito allo spettacolo della mente, sicuramente eccelsa, del quartetto di Dublino, mentre a Roma è stato lo spettacolo dell’anima, del cuore, degli U2.

Comunque sia, un grande show in tutti i sensi. Chi ha avuto modo di essere tra i fortunati ad essere riusciti a prendere un biglietto, sono sicuro che potrà confermare.

 

PS: mentre scrivo dovremmo essere nei bis dell’ultimo concerto dei 4 previsti a Milano, per cui posso postare senza timore di spoilerare alcunchè, vero Domenico?

PS2: i video non sono miei ma li ho presi da youtube. Questa volta ho utilizzato davvero poco il telefonino e ho cercato di imprimere più nella mente che nei byte del mio smarthphone le immagini del concerto

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