Piccoli segnali positivi

In un momento in cui essere positivi ha una valenza negativa, cerco di godermi quei piccoli segnali che rappresentano giorni di sole dopo una lunghi temporali.

Le vacanze hanno fatto bene a Sylvestrino. Ora è più rilassato e affronta le sue giornate più serenamente o comunque con meno ansia rispetto a qualche settimana fa.

Da una parte la pausa scolastica non può che avergli fatto bene. Dall’altra anche la sua trimestrale iniezione di testosterone non può che aver contribuito alla sua stabilità psicologica.

Insomma i problemi ci sono, ma se non altro il clima in casa è un po’ più tranquillo.

Aiuta il fatto che esca un po’ di più con gli amici.

Aiuta anche che l’altro giorno per la prima volta abbia riscontrato un miglioramento sensibile sulla bilancia.

Anche il gatto che gira per casa aiuta moltissimo.

Ho la consapevolezza che il momento delle acque agitate tornerà ben presto, ma per il momento mi godo questo momento di calma.

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Riflessioni di corsa

Stasera sono andato a fare i miei 11 chilometri di corsa. Un’oretta o poco più senza obiettivi di lavori particolari (ripetute, fartlek etc.) ma semplicemente corsa cuffiette e pensieri.

E sono i pensieri quelli che mi fregano.

Stamattina ho mandato a cagare una automobilista che aveva fatto una manovra azzardata. Ho avuto una reazione spropositata e questo mi ha fatto capire che il mio livello di stress si sta avvicinando ad un punto pericoloso.

Eccomi quindi la sera a correre a stemperare lo stress e pensare a quello che vorrei.

Vorrei poter sparire. Prendere uno zaino e incamminarmi senza una meta e senza pensieri. Ma non posso.

Non posso perché mio figlio ha bisogno di me e io di lui.

Allora vorrei poter essere più di aiuto. Vorrei che sparissero tutti i suoi problemi di salute e quelli psicologici che sono arrivati di conseguenza.

Vorrei che potesse vivere i suoi 18 anni come un qualsiasi diciottenne.

Vorrei che in ospedale ci entrasse solo per andare a visitare qualche conoscente che si è fatto male e non per le sue visite, esami e terapie.

Vorrei non vederlo sbuffare, stanco, ogni momento ma vorrei vederlo sorridere di più.

Vorrei vederlo anche soffrire, si soffrire, ma per le prime pene d’amore che a quell’età sembrano così dolorose ma poi quando sei grande ci sorridi su a ripensarci.

Vorrei essere come John Coffey (come la bevanda ma scritto diverso) il gigante buono che nel Miglio verde toglie il male con le sue mani e lo disperde come mosche al vento. Vorrei poter mettere la mano sulla testa di Sylvestrino e mettere le cose a posto. E se non riesco a disperdere le mosche fa niente.

Poi non vorrei altro.

PS: L’idea che avevo in mente non è andata in porto. Volevo percorrere con lui l’ultima parte del Cammino di Santiago. Troppo pesante per lui in questo momento.

Allora sto pensando ad una esperienza di volontariato insieme questa estate. Un paio di settimane a pulire spiaggie, curare le uova di tartaruga, aiutare chi ne ha bisogno o ripulire sentieri. Meglio se in un contesto internazionale con gente che arriva da tutto il mondo. Sto studiando qualche qualche ipotesi, ma se qualcuno conosce qualche realtà personalmente me lo faccia sapere.

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Alti e bassi alla ricerca di idee

Sono stati 4 giorni molto belli. Abbiamo passato molto tempo insieme, abbiamo parlato molto, ha fatto shopping (anche con il contributo delle carte di credito mia e del nonno), siamo andati a vedere il Cenacolo Vinciano, abbiamo incontrato vecchi amici, siamo andati a Zelig ed è venuto con me ad una cena coi miei ex colleghi.

Si è rilassato, l’ho visto sorridere e ridere come non faceva da tempo. La prima notte ha voluto dormire nella sua cameretta e in quelle successive ha voluto dormire con me come ai vecchi tempi. Mi ha fatto piacere sentire la sua presenza accanto a me, nonostante russasse come un trombone (gli effetti dell’intervento dal naso).

Insomma tutto perfetto.

Però è bastato tornare a casa per sprofondare velocemente nelle solite crisi, nelle solite fragilità.

Crisi di pianto, attacchi di bulimia nascosti da bugie, un clima pesante e carico di ansia tra le mura domestiche.

Oggi nel nostro gruppo di facebook, si parlava dell’impotenza (non sessuale). Ci ho visto molta attinenza con lo stato d’animo che vivo e che viviamo ormai da tempo.

Però non è proprio così. Perchè più che impotente di fronte a quello che sta vivendo mio figlio, mi sento incapace. Incapace di trovare una soluzione che però continuo a pensare ci possa essere.

Si tratta sempre di capire qual è la chiave giusta.

La proposta che gli ho fatto non è andata a buon fine. Gli avevo proposto due settimane io e lui, a fare l’ultimo tratto del cammino di Santiago (il mio sogno nel cassetto). Ha avuto 10 secondi di entusiasmo. E’ andato subito a vedere su google quanti chilometri, quanti giorni…Poi mi ha detto “se oggi arrivo stremato quando faccio 10.000 passi figurati se devo fare 20 chilometri al giorno per 2 settimane”.

In effetti è vero. Fisicamente sarebbe probabilmente troppo per lui. Però era bello pensarci e sarebbe stata un’esperienza indimenticabile per tutti e due.

Però non mi arrendo. Voglio trovare un’esperienza da fare io e lui assieme. Un viaggio, una missione, un progetto, qualcosa che ci rimanga dentro. Meglio se on the road e ancora meglio se ci permette di conoscere altre persone.

Sto pensando ad una settimana di trekking fra i rifugi (ma anche qui sarebbe troppo pesante per lui). Oppure un viaggio con la bici elettrica, magari la via Francigena. Oppure un periodo di volontariato da qualche parte, o magari un corso da sub da fare insieme. Devo inventarmi qualcosa.

Si accettano consigli.

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Frustrazioni

Domani Sylvestrino viene qui a Milano da me. In passato sarebbe stato un momento di gioia. Chi mi segue da tanto tempo sa quanti post ho fatto per le occasioni in cui passava qualche giorno qui con me.

Questa volta però è un po’ diverso. Lui è sempre più in depressione e sente la necessità di staccare qualche giorno con la scuola. Vede nero ovunque, fa fatica a relazionarsi con gli amici e continua inesorabilmente ad aumentare di peso visto che nonostante la dieta, cede spesso alle tentazioni consolatorie di cibi che per lui sono come il veleno.

Lo abbiamo accontentato in questo suo desiderio di prendersi una pausa, ma non è normale.

Non sappiamo più cosa tentare per risollevarlo. Si sta lasciando andare ogni giorno di più. Come se la sua vita fosse un mucchietto di sabbia tenuto da un pugno incapace di trattenerla.

C’è bisogno di lui. Di un cambiamento, di un moto, di una consepevolezza e della voglia di agire e di vivere.

Finora non c’è stato nulla di tutto ciò.

Cercherò di parlargli ancora in questi giorni. Di trovare la chiave giusta per aprire quella serratura che sembra così inespugnabile. Ho in mente una cosa.

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Vecchi amori

Alla fine non solo ho provato il crossfit ma ho pure provato la ginnastica militare dinamica, un’attività in qualche modo simile al crossfit per intensità che però si svolge senza atrezzi e quindi, forse, con qualche pericolo in meno di avere infortuni.

Mi sono trovato quindi a provare, ben allineato con altri militari come me a svolgere salti, flessioni, piegamenti e chi pù ne ha più ne metta, sotto gli ordini di un istruttore che però non somigliava molto al sergente Foley di Ufficiale e gentiluomo.

Durissimo ma divertente, se non fosse che anche in questo caso ho impiegato tre giorni per riprendermi fisicamente (rinunciando quindi ad altri allenamenti di corsa). Si lo so, era la prima lezione e poi le altre sarebbero andate meglio. Però ho capito che per poter godere dei benefici muscolari e ridurre i tempi di recupero, avrei come minimo dovuto fare 2 se non 3 allenamenti alla settimana. Ma così facendo avrei sacrificato quasi del tutto la corsa (o il ciclismo)…per cui niente.

Alla fine ho comprato un bel paio di scarpette nuove una bella maglia gialla fluo invernale e ho ripreso a correre.

Se non fosse per una fastidiosa influenza che mi ha ulteriormente fermato probabilmente nell’allenamento di questa sera avrei fatto molta meno fatica, però so che è questione di tempo.

Devo riprendere a correre almeno tre volte la settimana, inserire almeno un allenamento con ripetute o comunque che mi spinga al di fuori della mia comfort-zone e un allenamento un po’ più corposo nel weekend.

Ho un inverno davanti e magari in primavera potrei provare a rimettermi il pettorale per qualche mezza…

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Crossfit o non crossfit? Questo è il dilemma…

Tra i vari tentativi di far fare attività fisica a Sylvestrino c’è stato anche il crossfit. Sapevo che era tosto, ma era vicino a casa e l’ambiente molto amichevole. Per cui sia pure con mille raccomandazioni per non esagerare avevamo comprato un pacchetto di 10 lezioni per provare.

Non le ha fatte tutte, perché sostanzialmente non gli piaceva. Allora, visto che nel pacchetto ce n’erano ancora da fare ho chiesto di poterne usufruire io per provare a mia volta.

Per ora ne ho fatto un paio. Toste, tostissime. E’ un mix di esercizi di potenziamento a corpo libero (flessioni, plank, addominali burpees e compagnia bella), altri con l’utilizzo di pesi e altri esercizi aerobici (corsa prevalentemente) fatti con piccoli circuiti da ripetere più volte in un determinato tempo.

Il tutto caratterizzato da alta intensità.

Dopo aver fatto la prima lezione ho capito perché mio figlio ha mollato. Oggettivamente non era adatto a lui, troppo duro.

La cosa interessante è che viene fatto a coppie (almeno in quel centro) e permette di creare una sorta di gioco di squadra con tanto di incitamento per raggiungere i risultati.

Il giorno dopo la prima lezione però ho sentito dolori in muscoli che non sapevo nemmeno di avere e ci ho messo tre giorni per farmeli passare.

Poi la settimana dopo (riesco ad andarci solo al sabato) ho dovuto saltare per un problema ad una caviglia che mi ha frenato un po’ nelle ultime settimane.

Sabato scorso però ci sono tornato e anche qui mi hanno sfinito. Il fatto che fossi stato accoppiato con un ragazzo di 21 anni non ha certo aiutato a trovare la giusta empatia nel famoso gioco di squadra.

Però tutto sommato è interessante. Alleno muscoli che con la corsa e la bici non riuscirei ad allenare e che comunque mi farebbero anche per correre in maniera più “composta” (i bravi runner fanno sempre delle sessioni coi pesi per allenare gli addominali importatissimi per correre).

Ora però devo decidere, se proseguire con questa disciplina o tornare full time alla mia cara corsa o al limite riprendere con la più classica palestra un po’ più da fighetti.

Proviamo a mettere nero su bianco i pro e i contro.

PRO

Alleno muscoli diversi

è un’attività più varia

è un’attività di gruppo (anche se l’età media è molto più bassa della mia)

come colonna sono ci sono quasi sempre gli AC/DC

è ad alta intensità per cui un’ora di attività è molto allenante

CONTRO

Mi sento un po’ fuori luogo (per età e attitudine)

tolgo un allenamento alla corsa (ormai non riesco a fare più di tre allenamenti la settimana)

ci impiego molto a recuperare (almeno per i primi tempi)

lavorare coi pesi non mi piace molto

Vedrò di risolvere i miei dubbi atletici/amletici nei prossimi giorni, ma se qualcuno ha esperienza in tal senso è il benvenuto.

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Il mio pensiero sul green pass

So di andare su un argomento spinoso dove incontrerò anche pareri molto discordanti dal mio, però oggi che è il 15 ottobre mi sembra il momento giusto per dire la mia.

Io sono favorevole e vi spiego le mie ragioni.

Durante la pandemia, mio figlio ha cominciato ad avere i primi disturbi. Pensavamo fossero di natura psicologica e invece abbiamo poi scoperto che un tumore di 5 centimetri aveva pensato di mettere su casa proprio nel centro del suo cervello.

Però c’era il COVID, eravamo nel pieno della prima ondata. Abbiamo provato a chiedere di fare dei controlli al nostro medico di base, ma lei si rifiutava di visitare e ci ha semplicemente detto di dargli un po’ di vitamina C come integratore se non mangiava.

La faccio breve…abbiamo cambiato medico ma abbiamo perso del tempo. Perché quando poi ha potuto fare gli esami e soprattutto la risonanza che ha rivelato quel che aveva, tre giorni dopo lo abbiamo lasciato addormentato, sul tavolo di una sala operatoria tra le mani di un chirurgo a cui abbiamo dato in mano la vita di nostro figlio.

Come sarebbe andata se non ci fosse stato il COVID? Saremmo andati da un medico con qualche mese di anticipo. Sarebbe cambiato qualcosa? Non lo so, sicuramente avrebbe sofferto meno e forse il tumore avrebbe fatto meno danni.

Questo però è più che sufficente per farmi pensare che il COVID è una brutta bestia che ha contribuito a rovinare la vita di mio figlio.

E come noi immagino ci siano migliaia di persone che non hanno potuto fare esami o cure perché gli ospedali erano intasati da pazienti che non riuscivano a respirare.

Per non parlare di alcuni miei amici che hanno visto mancare i propri genitori proprio a causa del COVID e delle oltre 100.000 anime che solo in Italia non ce l’hanno fatt a sopravvivere.

Ecco perché quando hanno detto che c’era un vaccino io ho esultato. Non è stato sperimentato a dovere? Forse, ma non credo, e comunque questo vaccino protegge dagli effetti più importanti che questa malattia comporta.

Ho aspettato il mio turno e non appena possibile mi sono vaccinato. Mio figlio in quanto categoria fragile fortunatamente lo ha fatto prima di me.

Questo per quel che riguarda le ragioni sanitarie.

Poi ci sono quelle economiche. Durante quel periodo dovevamo gestire i turni di cassa integrazione perché l’economia era ferma. Io fortunatamente essendo un dipendente godevo di privilegi che invece altri non avevano. E mi ricordo le scese in piazza per protestare contro le chiusure. Li comprendevo quei lavoratori, anche se in quei momenti questo mostro era ancora ben lontano da essere vinto.

Poi sono arrivati i vaccini e ora, a parte le mascherine, conduco una vita quasi normale.

Questo grazie a me e all’80% degli italiani che si sono comportati come me.

Poi c’è chi non è vaccinato. Alcuni non possono per motivi di salute e sono quelli che tutt’ora rischiano di più. Poi ci sono quelli che hanno paura e con cui, quando posso, cerco di convincere argomentanto i pro e i contro. Poi ci sono quelli convinti.

Inizialmente tentavo di parlare anche con loro, ma poi mi sono accorto che nella maggiorparte dei casi, non ascoltavano ragioni. Alcuni con argomentazioni al limite del delirio altri con motivazioni politiche e altri con argomentazioni che ascoltavo ma su cui non mi trovavo d’accordo?

Sono contento di aver fatto il vaccino? No, ne avrei fatto volentieri a meno. Però è il male minore.

Sono d’accordo sull’uso del green pass? Si. E’ un passaggio forte ma meno forte di rendere obbligatorio il vaccino. Lascia la libertà ai singoli di vaccinarsi o di andare avanti a tamponi ma di poter condurre una vita sociale normale senza essere chiusi tra le mura di un appartamento.

Però se possiamo scegliere quale strategia utilizzare e discutere se sia la migliore o meno (e sicuramente c’è margine di miglioramento) è solo grazie a me e all’80% di coglioni (a sentire i novax) che si sono vaccinati. Se non lo avessimo fatto, saremmo ancora qui a a guardare le regioni di un colore o di un altro e i reparti di oncologia, di cardiologia e qualunque altra branchia della medicina, sarebbero inoperativi come lo sono stati per gran parte dello scorso anno.

Avrei altre mille ragioni per continuare a scrivere, ma mi rendo conto che mi sono dilungato fin troppo.

Quindi posso solo esortare i “paurosi” a vaccinarsi senza esitazioni. Ci sono sicuramente rischi di effetti collaterali in taluni casi anche gravi, ma non di più di chi prende la tachipirina o attraversa la strada guardando il cellulare.

Per quelli convinti invece…andate un po’ a fanculo.

Green pass - Open

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Pet terapy

Crediamo nella scienza e nella medicina, ma per non lasciare nulla di intentato, proviamo anche la pet terapy.

Magari Syilvestrino con un “fratellino” si distrae e trova nuovi stimoli.

Non so se funzionerà o meno ma lui è proprio un amore. Ha due mesi e si chiama Yuki. Da domenica ha una nuova casetta.

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C’è ancora speranza

E’ finita anche questa estate e in un modo o nell’altro siamo riusciti a farci due belle settimane di vacanza nella splendida Sicilia.

In gruppo, tre famiglie e con i figlioli che, probabilmente per l’ultima volta, erano con noi. Sono convinto che se non fosse successo quello che è successo, Sylvestrino se ne sarebbe già andato per i cavoli suoi, ma in questo caso ce lo siamo goduti ancora un po’ con noi.

Non è stato sempre facile però. I suoi sbalzi di umore sono terribili, così come i suoi attacchi di panico. E poi dobbiamo sempre fare i conti con la sua stanchezza fisica che non lo molla mai e l’attenzione per l’alimentazione.

In tutto questo abbiamo però vissuto anche uno psicodramma che però è sfociato fortunatamente in una storia bella a lieto fine.

Tra i tanti farmaci che lui prende, ce n’è uno che è più importante degli altri ed è il cortisone. E’ a tutti gli effetti benzina per il suo corpo. Se non prende le sue due pastiglie e mezzo al giorno si spegne come il motore di un’auto senza carburante. E’ un vero e proprio salvavita.

Ecco, incredibilmente siamo riusciti a dimenticarci la dose di scorta per la sua seconda settimana. Non so come possa essere successo perché credetemi abbiamo fatto e rifatto il check di TUTTO quello che serviva dal punto di vista medico. Eravamo una farmacia ambulante.

Però quella cazzo di scatoletta è rimasta a casa. Probabilmente l’abbiamo confusa con un altro farmaco che ha la confezione molto simile.

Siamo partiti di venerdì, ce ne siamo accorti di lunedì e avevamo autonomia fino al giovedì.

Inutile dire quanto ci siamo tormentati per questo imperdonabile errore.

Se fosse stato un farmaco normale non ci sarebbero stati problemi. Ma questo tipo di cortisone non è in vendita sul territorio italiano ed è distribuito solo dalle farmacie degli ospedali.

E’ iniziata la caccia al farmaco, telefonando a tutti gli ospedali (dove però in pieno agosto è quasi impossibile parlare con qualcuno), alla casa farmaceutica e al medico che lo aveva in cura (ovviamente in ferie).

Reperire una scatoletta di quel dannato farmaco in così poco tempo sembrava impossibile, tanto più che avevo ormai acquistato un biglietto per un volo di andata e ritorno da fare in giornata per andare direttamente a prenderlo da casa.

Parallelamente però avevo provato a fare un appello in un gruppo di Facebook dedicato a chi soffre di queste patologie, per vedere se qualcuno ne aveva una scatola da prestarci.

Mi ha risposto un signore di Palermo. Mi ha mandato la foto che confermava che era proprio quello che stavo cercando e che ne aveva una scatola in più (lui ne prende solo al bisogno).

Ci siamo fiondati nel capolouogo e lui, davvero una persona squisita, si è presentato con la scatoletta magica.

Abbiamo chiacchierato per una mezz’oretta, condividendo reciprocamente i problemi con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente. Nonostante fosse disoccupato e in una situazione economica, oltre che di salute, davvero difficile, non ha voluto assolutamente nulla in cambio.

“So cosa vuol dire soffrire di questa malattia ed è per me un piacere potere aiutare qualcuno come me”.

Ecco a me questa generosità mi ha commosso.

Mi ha fatto avere ancora fiducia nella umanità delle persone, che di questi tempi pare impresa davvero ardua.

La vita è un soffio di gioia e di dolore, un insieme di attimi...

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Riflessioni di corsa

Stasera sono andato a correre. Senza obiettivi se non quello di correre senza forzare per una decina di chilometri.

Sylvestrino in questi giorni è a Riccione col nonno. Finora tutto andava bene e lui era abbastanza tranquillo.

Stasera lui e il nonno erano invitati a casa di amici.

Insomma tutto sembrava ok.

Invece mentre ero a metà percorso mi chiama, disperato. In piena crisi di panico. Mi fermo e cerco di calmarlo per capire cosa sia successo. Non riesce nemmeno a parlare da quanto è agitato. Urla, piange, temo sia successo qualcosa di grave.

Dopo qualche minuto capisco il motivo della disperazione. Si era addormentato ed era in ritardo per la cena. Il nonno non rispondeva al telefonino (e quando mai…) e lui si è fatto prendere dall’ansia per il ritardo, la figura da maleducato.

In realtà la sua disperazione era legata alla perenne inadeguatezza che evidentemente continua a sentire nei confronti degli altri. Per il suo aspetto, per ciò che (non) riesce a fare, per la sua stanchezza, la sua goffaggine. Ecco quindi che basta una banalissimo contrattempo per mandarlo in panico.

Ho passato un quarto d’ora abbondante per riportarlo alla calma. Per fargli capire che è in vacanza e che non c’è motivo per andare in panico per un po’ di ritardo. Basta chiamare e avvertirli del contrattempo.

Gli parlo con calma usando un tono di voce che sia il più tranquillo possibile. Alcuni passanti che mi vedono osservano un po’ straniti questo runner sudato che sembra parli da solo (avevo le cuffiette senza filo).

“Respira con me, respiri profondi, inspira….espira. Va tutto bene, non è successo nulla.”

Alla fine sono riuscito a calmarlo

Poi ho ripreso la corsa senza altro obiettivo che non quello di tornare quanto prima a casa, nel caso avesse ancora bisogno.

Mi sale un magone quando lo sento così fragile. Il mio gigante di argilla che mai meriterebbe una croce così da portare addosso.

Tanti passi sono ancora da percorrere.

Resilienza la parola d’ordine.

La mia playlist mi ha proposto questa canzone durante il mio ritorno a casa. Sembra perfetta.

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