Archivi del mese: maggio 2010

Questo è il posto dove vorrei lavorare….

Dopo 3 giorni e 1300 kilometri in giro per il centro e il nord Italia, potrei raccontarvi di come sono riuscito a mangiare il pesce in Umbria, la chianina a Firenze o le piadine a Bologna, ma preferisco parlarvi del posto di lavoro più figo che abbia mai visto.  A metà strada tra Venezia e Jesolo, in una minuscola frazione in mezzo alla campagna, c’è una farm. Ma non è una beuty farm, ma una fabbrica di talenti. A vedersi sembra un bellissimo agriturismo, ma appena entri ti accorgi del contesto tecnologico, fatto di enormi schermi piatti da 60 pollici un po’ dappertutto, inseriti in ariosissimi uffici pieni di enormi finestre che prendono luce dalla campagna, scale a vista, divani, mac ovunque. Qui ci sono una serie di piccole realtà fatte da piccoli gruppi di lavoro che sviluppando idee nella new tecnology, diventano delle start-up che ambiscono a confrontarsi con il mondo intero. Età media 25/30 anni, uomini e donne sviluppano idee realmente innovative. Io ho fatto tre riunioni, una “in piedi” per vedere dei touch screen da vetrina (fighissimi), una seduto su un divano di fronte ad un enorme schermo piatto accanto ad un bambolotto che riproduce Steve Jobs (vedi foto) ed una seduto ad un tavolo sotto un porticato, nella migliore delle “sale riunioni” che abbia mai frequentato. La “mensa” poi era una fornitissima enoteca che proponeva cibi biologici presentati su una originalissima, almeno in questo contesto, vecchia lavagna in ardesia. Distributori automatici infine offrivano caffè equosolidale……insomma, le foto non rendono merito all’impressione generale che si ha frequentando un posto del genere, ma credetemi, in queste condizioni “andare in ufficio” diventa veramente un piacere più che un dovere……uffa, voglio andare a lavorare li.sede_hfarm.jpgcontactus.jpgimg_0712.JPGimg_0713.JPGimg_0714.JPG 

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tutto è relativo

La sera, la domenica sera, come ormai d’abitudine è il momento della transizione. Chiudi il weekend e apri la settimana, con tutto quel che ciò comporta.  L’autostrada ormai ti riconosce, ma di notte difficilmente ti regala qualcosa di nuovo. Due giorni prima se non altro, quando viaggiando sulla corsia opposta il sole si è mescolato con nuvole nere,  un arcobaleno è riuscito a spezzare la monotonia del viaggio, ma stasera è un altro film.  Guardi ripetutamente il tuo smartphone, in attesa di un sms ma nella speranza di una telefonata, che però stasera non c’è. A volte capita, ma stasera ne avevi proprio bisogno. L’abitacolo della tua auto, dentro il quale passi in solitudine una buona fetta della tua vita, ti sembra una stanza vuota, senza mobili e senza finestre, più inospitale che mai. Poi sulla tua destra vedi sfrecciare un treno ad alta velocità che dall’alto dei suoi 300 km/h ti fa sembrare fermo, immobile. Ma non è così, stai procedendo anche tu di qualche kilometro sopra quelli consentiti dal codice della strada, ma la sensazione è di immobilità. E allora rifletti su quanto sia tutto relativo. Ti muovi o sei fermo? O forse ti muovi ma ti senti fermo. Stai bene o ti senti bene? Vivi o trascorri le tue giornate? La solitudine lascia il posto alla malinconia, i fanali posteriori delle auto che ti precedono incominciano lentamente a sfocarsi, gli occhi bruciano leggermente e ti accorgi che devi soffiarti il naso anche se il raffreddore è ormai passato da qualche giorno. L’autoradio alla quale avevi chiesto di scegliere in maniera casuale le tue canzoni, beffardamente ti propone quella canzone di Mario Venuti, tanto bella quanto amara in ciò che dice…..dura troppo poco la vanità di sentirsi amati un pò di gratitudine e poi voglia di fuggire via………. ma io non voglio fuggire. Certo, è dura cercarti col braccio nel letto e non trovarti, ma io so che ci sei. La notte passerà e domani tornerà a splendere il sole ….ed io a sorridere.autostrada.gif

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l’agilità del gatto

La domenica passata in uno di quei posti con i laghetti artificiali pieni di pesci e di pseudo pescatori che passano le loro ore domenicali in questa inspiegabile, almeno per me, maniera. Ovviamente per noi l’occasione era solo quella di andare a fare una mangiata a base di crescentine e tigelle. La giornata bella e la necessità di smaltire gli affettati annaffiati con buone dosi di lambrusco, ha però favorito il diffondersi improvviso di un epidemia di sindrome di peter pan. I genitori infatti, e io in prima fila, sono tornati bambini mescolandosi con quelli anagraficamente tali in giochi quali i 4 cantoni, un due tre stella e soprattutto bandiera. Qui infatti il gatto ha dimostrato inattese doti di agilità, vincendo quasi tutti i duelli con i papà altrui, sfoggiando finte e scatti degni di almeno qualche decennio fa, salvo concedere un paio di manches giusto per non passare per antipatico. Mi sono divertito come non capitava da tempo, anche se il fiatone alla fine c’era……cuccioli2.jpge sabato Hydrospeed!!!

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oggi ho azzardato……

Casa Sylvestro ore 8,05. Apro il mio ordinatissimo cassetto e, complice una gestione della lavatrice un po’ poco rigorosa negli ulti giorni, mi accorgo che sono in rottura di stock con le calze. Il livello basso del cassetto ha fatto riemergere questo paio, abbandonato da secoli……mi guardano come a dirmi (ma questi almeno non parlano come l’armadio) : “non ti ricordi più di noi?”. Mi intenerisco e decido di andare contro le regole. Li indosso e visto che a parte le scarpe era l’ultimo capo d’abbigliamento da indossare (in giacca e cravatta coi piedi nudi sono uno spettacolo verso le 8 di mattina), velocemente mi avvio verso l’uscita per inizare la solita giornata di lavoro. E’ solo un’oretta più tardi, alla macchinetta del caffè quando l’occhio mi cade verso il basso, che mi rendo conto dell’azzardo……cazzo il calzino chiaro non dovevo. Mi sa che durante la pausa pranzo faccio un salto all’esselunga.immagini-iphone.jpg

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Legami…….sostantivo o imperativo?

Le corde, nervosamente avvolte intorno ai tuoi polsi, ti stringono, ti bloccano, ti imprigionano, ti impediscono ogni movimento. Se non ci pensi non è un problema, non è drammatico, la posizione non è poi così scomoda. Ma la mente non riesce a staccarsi da quel pensiero da quell’ossessione. E’ l’idea di non poter avere la libertà del movimento a farti impazzire.  E’ da quando sei nata che il tuo corpo e la tua mente sono abituati alla libertà e non accettano l’idea di essere privati di questo diritto. Le mani si contorcono, i polsi ruotano, i muscoli dell’avambraccio tesi, vorresti ribellarti ma l’unico effetto è quello di stringere ancor più quel nodo, come a ribadire che nulla puoi senza la mia volontà. Devi accettarla non hai altra possibilità. Lo sapevi fin dall’inizio, potevi sottrarti, rinunciare, ma hai deciso altrimenti, forse per curiosità, forse per desiderio, forse per una scarica di adrenalina, ma ti sei docilmente fatta legare, anzi me lo hai chiesto….”Legami”.  img_0703.JPG

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