Archivi del mese: gennaio 2011

il casalingatto

Casa del gatto stamattina ore 7,30.

Oggi riunione importante con presentazione dal grande capo. Passo in rassegna il guardaroba e decido che quel gessato grigio è l’abito giusto per l’occasione. Per non essere troppo serioso ci abbino poi una bella camicia color lavanda che con quella cravatta viola (non sono scaramantico) è la morte sua.

Indosso distrattamente i pantaloni  e mentre faccio velocemente il nodo della cravatta davanti allo specchio, noto che il calzone da qualche segnodi stanchezza.  Sapete quelle pieghette sotto il ginocchio così bruttine da vedersi? Cazzarola, avrebbe bisogno di un bel passaggio in tintoria, ma pare chiaro che la programmazione abbigliamento abbia fallato clamorosamente.

Dubbio amletico…….cambio look o tiro fuori il ferro? Ovvio che scelgo la seconda. Non sia mai che il gatto si arrenda davanti a questi piccoli intoppi.

……..ed è così che alle 7,40 mi  ritrovo in mutande, ma con la camicia e la cravatta perfettamente a posto, a stirare sul tavolo della cucina (eeeeesuuuuuu, che mi metto a tirare pure fuori l’asse adesso?).

Non contento poi, in attesa di quei tre minuti di attesa per far scaldare la piastra, come una brava massaia, ne approfitto per programmare la lavatrice affinchè tutti i panni vengano lavati (ormai non sbaglio nemmeno più i colori).

Insomma, dopo il post dello sgrassatore, ora quello del ferro da stiro…….

La mia immagine di gatto marpione proprio fa acqua da tutte le parti…….o no?

 

 

 

 

 

 

 

PS: ho trovato l’immagine opposta. Uno che stira una camicia viola e che indossa i pantaloni gessati……vabbè dai, rende lo stesso l’idea no?

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il sabato del villaggio

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.


La poesia non è mai stata il mio forte.

Alle elementari,  erano per me solo parole in sequenza da imparare a memoria, mettendo già allora alla prova la mia scarsa capacità da questo punto di vista.

Alle medie poi ho sempre trovato macchiavellico il fatto che i poeti, per raccontare quel che passava loro per la testa, dovessero decantarlo in vattelapescasillabi rendendo tutto più difficile a noi poveri studenti.

Se sei triste, dì “sono triste”. Se ami una donna dì “ti amo”. Perchè complicare tutto con rime baciate o alternate?

Non è un caso poi che questa mia non indole mi ha portato a frequentare un istituto tecnico lasciando ai compagni secchioni il piacere della poesia e delle lettere nei licei.

A distanza di anni poi ho capito che la mia idiosincrasia verso la poesia in fondo, era solo invidia per chi aveva la capacità di amare e capire questa forma d’arte….ma in realtà non era questo di cui volevo parlare.

E’ che fra le tante poesie che ho odiato, questa del Leopardi invece, chissà poi perché, mi è sempre rimasta impressa. Il piacere per l’attesa e quella sensazione che ti fa sorridere al pensiero di ciò che deve accadere.

Ecco, io stasera penso di essere in quella fase……. attendo e sorrido.

Si lo so, in realtà il Leopardi nella seconda parte riuscì a trasmettere il suo celeberrimo pessimismo. Ma se per me era già tanto ricordarmi della prima parte pensate che la seconda avrebbe mai potuto entrarmi in testa e rovinare il piacere di quei primi 37 versi?

PS: per il sabato del villaggio bisogna proprio aspettare il sabato?

PS2: per mia mamma nessuna nuova

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il bicchiere mezzo pieno

Aggiornamento sulla mammina del gatto:

Venerdì dopo un fitto colloquio fatto con il primario abbiamo avuto un quadro più preciso e per certi versi migliorativo sulla situazione di mia mamma.

C’erano due fronti che destavano preoccupazione e ora uno sembra scongiurato (anche se non ancora chiaro al 100%).

In ogni caso l’intervento s’ha da fare per cui fino a quel momento c’è poco da rilassarsi, ma nel frattempo godiamoci questo bicchiere mezzo pieno.

un abbraccio a tutti e grazie per l’interessamento.

syl

PS: in questi giorni mi sono ritrovato a cenare quasi tutte le sere con mio padre e tra le altre cose ha avuto modo di farmi assaggiare e apprezzare quel bel rosè frizzantino che va giù che è un piacere 😉


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avrei voluto…

Avrei voluto raccontarvi le ultime avventure di gatto sylvestro, di come sia riuscito a far indossare a mio figlio scarponi da sci di tre numeri più piccoli, di come lo abbia portato sulle piste e di come mi sia ingegnato per risolvere la situazione.

Avrei voluto raccontarvi delle me giornate di capodanno con gli amici nel mezzo delle colline senesi a riempirmi di pici al cinghiale.

Avrei voluto raccontarvi le mie ultime lezioni di spinning in quel di Bologna.

Ma torno stasera da Niguarda, dove mia madre simpaticamente ha pensato di passare un po’ delle vacanze e dove un medico molto professionale è riuscito ad assestarci, a me e a mio padre, qualche cazzotto molto doloroso.

Non è un K.O. per carità, c’è ancora da vedere, c’è ancora da capire e c’è ancora molto da fare.

Certo è che lo stomaco si è chiuso a riccio e gli occhi si sono fatti più lucidi.

 

PS: perchè lo scrivo qui? Non lo so…..forse per smettere di digitare termini medici su google

 

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