Archivi del mese: giugno 2011

tatoo

Ultimamente mi intrigano i tatuaggi.
Niente di troppo appariscente, ne vorrei solo uno lì, sull’avanbraccio tipo questo

ma potrei prendere come modella anche

Qualche consiglio?

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Milano vs. Riccione

In questo caso la tenzone è riferita al mio nuovo sport “più” preferito del momento. Il beach tennis.
Ho iniziato da qualche settimana a prendere lezioni. Non sapendo bene come muovermi l’ho fatto contemporaneamente su Milano e su Riccione. D’altronde anche Stefano Accorsi nella pubblicità del maxibon lo diceva “Tu is mei che uan”.
E così durante la settimana corro fuori dall’ufficio e dalla giacca e cravatta passo ai pantaloncini e maglietta con i piedi sulla sabbia in un menchenonsidica.
Nei weekend poi, coi compagni di merende della romagna, vado a prendere lezione dagli indigeni che quello sport lo hanno letteralmente inventato.
A questo punto posso pure permettermi di fare un primissimo bilancio sentenziando che Milano batte Riccione 2 games a 0.
Si perchè qui in città il teacher riesce a proporci delle lezioni divertenti oltre che molto impegnative dal punto di vista fisico.
Esercizi vari con sequenze che mettono alla prova tutti i colpi del repertorio: Volè di dritto, rovescio, smash, pallonetti, smorzate e bilancieri.
Dall’altra parte in due lezioni volè, volè volè e volè. Certo sia di dritto che di rovescio, ma sempre e comunque solo volè.
In città poi si chiude sempre l’allenamento con la prova partita. Palla in gioco messa dal maestro e di qua e di là a sputare sangue per portare a casa il punto con colpi liberi.
Dall’altra parte invece, indovinate un po’? Volè volè e per finire qualche sequenza di volè.
E’ vero che i fondamentali sono importanti….però dopo un po’….!

Il bello è che, visto che il mondo è piccolo e quello del beach tennis è grande come un’asteroide, i due si conoscono….e si usmano in malo modo, neanche tanto velatamente.

Insomma vediamo il prosieguo dell’estate come andrà. Vediamo quale dei due metodi sarà più efficace…e vediamo se i soldi spesi mi permetteranno di togliermi qualche soddisfazione con i giovinotti romagnoli! Voi che dite?
Come si suol dire….”se son palle….”

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Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve – Jonass Jonasson

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Ho iniziato a leggerlo con un po’ di scetticismo. Un libro che sta avendo un discreto successo ma di un autore a me sconosciuto, svedese, e ormai ho la sensazione che ci sia un po’ di inflazione da ciò che arriva da quelle parti.
Le prime 100 pagine non hanno fatto che confermare il mio scetticismo. Lo trovavo lento, zeppo di quei nomi pieni di caratteri strani. Stavo per abbandonarlo quando, pagina dopo pagina, ha incominciato a divertirmi, e quando uso questo verbo, intendo proprio farmi ridere e sorridere (che fatto sotto l’ombrellone in spiaggia risulta a volte imbarazzante).
La storia è quella di un arzillo centenario che il giorno del suo compleanno pensa bene di scappare dalla casa di riposo e di lanciarsi in un avventura senza fine.
A quel punto però il racconto si divide tra il presente e il passato, rivelando situazioni assurde, paradossali, che questo vecchietto, degno di un Forrest Gamp dei paesi nordici, ha vissuto nel corso della sua esistenza.
La trama ora ti prende e incominci a divorare le pagine, nel mio caso con maggior interesse per i racconti del passato che per quello con cui inizia il libro.
L’ingenuità e la semplicità di questo personaggio catturano attenzione e simpatie, ridisegnando pagine di storia moderna in modo sicuramente originale.
Lo consiglio. E’ una lettura leggera, estiva, che ha la sola pretesa di far passare qualche ora di svago.

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Mirabilandia = Adrenalina

Ormai sta diventando una piacevole consuetudine. E’ il terzo anno consecutivo che timbro il cartellino.
Anche questo anno i momenti top sono stati questi….ripetutamente.

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A Paris

Proprio di fronte all’edificio dove abitualmente vado per lavoro, c’è un centro sociale, una sorta di Leoncavallo parigino.
Fuori c’era questo furgone.
Per me è un capolavoro.

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Il sapore della vittoria

Stasera ho riguardato per l’ennesima volta questo film.
La storia di una squadra collegiale di football americano che per la prima volta, nel 1971, integra i neri con i bianchi in una convivenza inizialmente difficile ma che col tempo si salda in un rapporto di stima e lealtà.
E’ una storia vera, recitata degnamente da un gruppo di ragazzi e da un grande Denzel Washington.
In questa storia ci sono molti valori in cui credo. La lotta al razzismo innanzitutto, ma poi la lealtà, l’amicizia, la disciplina, lo spirito di squadra.
Ogni volta rimango affascinato da questa storia pur consapevole che nella narrazione cinematografica molto sarà stato romanzato.
Allo stesso tempo poi mi ritorna in mente la mia breve, brevissima direi, esperienza col football americano.
Avevo 24 anni (tardi per avvicinarsi seriamente ad uno sport come questo) e reduce da una delusione amorosa (manco mi dovessi arruolare nella legione straniera) mi cimentai in questa avventura.
In passato avevo avuto solo un anno di esperienza a rugby quando ero alle medie ed ero animato unicamente da tanta passione per questo sport in Italia poco conosciuto.
Mi diedero l’armatura il casco ed una maglia bianca per allenarmi, quella della difesa.
Giocavo come linebacker, dietro la linea di scrimmage vedendo arrivare lanciatissimi verso di me (in realtà ero io che dovevo correre verso di loro) marcantoni dai 120 kg in su.
Mi ricordo che non appena tutti indossavano il casco io non riconoscevo più nessuno (si fa fatica a prendere confidenza con 40 ragazzi contemporaneamente), mentre tutti mi riconoscevano chiamandomi rookie. Gli esercizi erano massacranti. Me ne ricordo in particolare uno in cui uno dopo l’altro gli attaccanti ti correvano contro e tu dovevi respingerli con le mani. Mi ricordo quelle mani, di come si schiacciassero dolorosamente tra la griglia del mio casco e quella dei miei avversari.
Mi ricordo il mio primo placcaggio tosto ad un attaccante mentre voleva beffarsi di me con una finta e le urla di incitamento dei miei compagni di difesa. Mi ricordo ancora la sua espressione sorpresa per essere stato steso da un rookie.
Finivo gli allenamenti distrutto ma orgoglioso, ma smisi dopo solo 3 mesi.
La prima volta in cui un colpo alla schiena mi fece rimanere una settimana a letto capii che forse non era il mio sport.

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le unghie del gatto

Non avrei mai detto di arrivare alla mia età per provare il brivido della manicure (o si usa il plurale delle?).
L’antefatto è un unghia spezzata per il lungo al dito medio (è casuale non pensate male). Il fatto risale ormai ad un paio di anni fa quando (mi pare) me lo sono pestato e mi si è spezzata l’unghia.
Il problema è che in questo modo continua a ricrescere spezzata causandomi problemi (fastidi) perchè continua a prendere dentro e, oltre a sfilarmi tutti i maglioni che mi passano per le mani, mi si solleva inesorabilmente.
Ora dopo mesi e mesi di questo fastidio, passo davanti ad un negozio di unghie (come si chiamano?). Si insomma uno di quelli dove le donne si fanno delle unghie fighissime, lunghe colorate e piene di glitter (che personalmente non amo).
Mi assicuro che il negozio sia vuoto e chiedo un po’ timorosamente cosa si può fare per la mia povera unghietta.
“Non c’è problema” risponde una delle due socie del negozio, “basta ricostruirla in acrilico che, polimerizzando con un catalizzatore, permette la copertura dell’unghia rotta e la sua ricrescita senza troppi problemi”
Per me è come se mi avessero detto la supercazzola però mi fido e chiedo “e quanto costa?”.
Noi le facciamo il servizio di manicure e compresa c’è anche la ricostruzione.
E così il gatto, in un pomeriggio piovoso in quel di Riccione, si ritrova in un negozio tipicamente femminile a farsi curare le sue zampette da due simpatiche manicuriste.
Eh chiaro che sono abituate ad una clientela femminile e incominciano a chiacchierare domandandomi tutti gli affari mie: “di dov’è? E’ qui per lavoro? Che lavoro fa?” etc. etc.
Io di solito sono poco loquace con chi non conosco, ma in questo caso, incalzato, mi ritrovo a chiacchierare con queste due signorine scoprendo tra l’altro, di trovarmi di fronte ad un ingegnere e ad una laureata in economia.
Sti ca….penso io.
Comunque dopo una mezz’oretta di torture, cavoli il disinfettante bruciava, mi ritrovo con due manine da fata, tutte belle lisce e vellutate e soprattutto senza fastidiose rotture…..
Si, lo so a cosa pensate, ma tranquilli…lo smalto non l’ho messo 😉

Ah proposito….non era sabato il gay pride? eheheehe

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San Cristoforo, dacci oggi la nostra coda quotidiana.

In quest ultimo periodo appena mi metto in viaggio in auto, San Cristoforo guarda giù e provoca un tamponamento poco più in la.
Venerdì sera l’ultimo episodio delle avventure del gatto automobilista.
La tratta è la solita, Mi-Bo. C’è maltempo e ci sono i referendum (ah proposito…cazzo figata!) quindi il traffico non dovrebbe essere così terribile.
E invece….un autobotte carica di benzina ha pensato bene di ribaltarsi tra Reggio e Modena rovesciando il suo carico sul nastro d’asfalto autostradale.
L’A.N.A.S. ha pensato bene di scremare la prevedibile coda provocando artificialmente una coda preliminare dalle parti di Piacenza….7 km tanto per gradire.
Un’ora di fila, twitter, facebook a tenermi compagnia ma dopo una mezz’oretta già iniziava lo sclero.
Si riprende il viaggio ma i tabelloni stradali inesorabilmente proclamano un’altra CODA DI 9 KM IN AUMENTO TRA TERRE DI CANOSSA E MODENA NORD.
Uffa!!! Ancora un’ora di coda non ho voglia di farla e siccome TERRE DI CANOSSA mi sembra un posto abbastanza epico per tentare l’avventura, punto la mia catmobile verso il casello d’uscita.
Ma non basta. Visto che come era prevedibile anche la via Emilia era congestionata, occhio al navigatore e via per le stradine, quelle gialle e bianche che nella realtà corrispondono a viottoli in cui la mia auto a malapena ci passava. Tra l’altro col vantaggio che, essendo da solo, non dovevo neanche negoziare sulle scelte stradali…annusavo e istintivamente giravo a destra e a sinistra.
Risultato: Di coda neanche l’ombra, guida rallystica (o quasi) l’autoradio a palla con il triplo Live di Ligabue (quella d’altronde è la sua zona, lo si percepiva nell’aria) e il gatto canterino che cantava a squarciagola in duetto con il Liga stesso.
Alla fine ci ho messo 4 ore invece che le due abituali….ma vuoi mettere il divertimento?!!!

PS: ma in questa canzone quante volte pronuncia la parola TRAFFICO?

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Nuvole nere all’orizzonte

Si prospetta un bel weekend

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Serata TexMex

Ritrovarsi come i 4 amici al bar della canzone di Gino Paoli.
Iniziare con l’aperitivo a base di patatine ultra piccanti (INFERNO c’era scritto sulla confezione).
Cucinare un chili terribile (in scatola) accompagnato da pomodorini, formaggio, tacos, nachos tortillas e soprattutto fiumi di birra.
Chiudere con le tortillas alla nutella e con almeno 4 o 5 giri di tequila limone e sale.
Gelato e caffè per sciacquarsi la bocca.
…e un ultimo giro di tequila non vuoi fartelo?

Bella la serata TexMex. Ci voleva proprio. I cadaveri nella foto ne sono la testimonianza.

Ora però a nanna….mi si chiudono gli occhi!

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