Dalla Cina con furore

A volte capita che soddisfazioni professionali e piaceri personali si possano mischiare.

E’ capitato ieri. Un mio ex collaboratore, che da 7 mesi si è trasferito per scelta personale in Cina, è venuto a trovarci. Da li il fatto di passare qualche ora con noi per poi finire la serata con una pizzata tra gli amici più stretti.

Che c’è di così strano direte voi? C’è che questo ragazzo, poco più che trentenne, è per me motivo di grande soddisfazione.

Non l’ho assunto io, ma me lo sono trovato nel mio team non appena diventato “capo”. Da subito mi piaceva per l’entusiasmo, la curiosità e la voglia di fare che ogni giorno dimostrava. Pur essendo acerbo ed inesperto (ed è normale visto che all’epoca aveva 23/24 anni), in pochi anni gli ho fatto fare una discreta carriera. E questo con mia, oltre che sua soddisfazione. Si perchè se da una parte i riconoscimenti che ha avuto se li è strameritati, dall’altra ho dimostrato agli altri,  i suoi colleghi magari più esperti ma meno intraprendenti, che con me non si fa carriera per anzianità. Se uno è bravo si mette sulla corsia di sorpasso e corre più veloce degli altri.

Mai una polemica fuori luogo, mai di traverso. Certo abbiamo avuto anche noi i nostri scazzi, le nostre divergenze. A volte ha sbagliato e a volte l’ho ripreso per questo. Non per essere punitivo, ma per fargli capire gli errori. Lui ovviamente li per li si incazzava, ma poi capiva e quegli errori non li ripeteva. Con lui mi sono comportato da tutor sotto tutti gli aspetti, ma con grande soddisfazione.

Gli ho sempre riconosciuto la grande capacità di giocare in squadra, fare gruppo. Creare in ufficio un clima positivo e sereno. Nonostante la sua veloce crescita non ha mai sofferto le invidie degli altri, almeno quelle maliziose, piene di tossine. Era un esempio per tutti.

Poi un giorno è venuto nel mio ufficio e mi ha detto “Sylvestro me ne vado. Cambio vita e vado in Cina, anche se non avrò un lavoro fisso. Ci voglio provare”

E’ stata l’ennesima dimostrazione delle sue capacità. Intelligente, generoso e anche coraggioso.

Ieri è venuto a trovarci facendoci una sorpresa (il gancio che sapeva tutto era il mio braccio destro che non mi ha detto nulla fino all’ultimo).

Mille domande, mille curiosità e mille consigli.

“Ninja (è il suo soprannome) in Cina devi esportare il made in Italy. Non sei architetto per cui scordati il design. Di abbigliamento non capisci un cavolo per cui evita. Buttati sull’alimentare, senza troppi investimenti. Prova ad esportare la piadina romagnola, lo diceva anche Bersani!”

“Davvero ha detto questa cosa sulla piadina quello del PD?”

“Ninja va a cagà…sei sempre il solito.”

Domani riparte.

In bocca al lupo grande uomo che di strada ne farai tanta. Se però fai i soldi con la piadina vengo in Cina ad assaggiarla.

 

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21 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, Senza categoria

21 risposte a “Dalla Cina con furore

  1. Esatto, quello che di italiano va per la maggiore all’estero è proprio il cibo. Io se non riuscirò a combinare nulla di buono penso che mi aprirò un chioschetto di pane e panelle a Londra! Ahhaha

  2. rasoiata

    Gran bella storia.

    Se puoi allarga a ninja anche i miei più sinceri auguri.

    P.S.
    Poi, con una non proprio celata ironia, potresti anche chiedergli come chiama quell’altro, perché se Pierluigi e’ “quello del PD”, suggerirei di apostrofare il nano come:

    “Quello delle PD”

    Dove PD sta per puttane disponibili.

    Cambia solo la preposizione articolata.

  3. belle storie di giovani italiani che hanno voglia di un mondo diverso, ma che lasciano il cuore in italia .Io leggo diversi blog di giovani italiani che si sono buttati nel lavoro all’estero e ti dirò…. a volte li invidio.
    ad avere coraggio un pensierino concreto lo farei per di andare all’estero con il made in italy con il design …. o la casoula … va bene lo stesso 😀 !!!

  4. Wow…sono da ammirare queste persone che lasciano tutto e se ne vanno, pronte a ricostruirsi una nuova vita. E poi in Cina! Ma conosceva almeno la lingua?

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