Archivi del mese: luglio 2012

….e alla fine torneo fu.

Doveroso addendum al post pubblicato qualche giorno fa.

L’altra sera, verso le 19 Sylvestrino mi chiede:

Stasera possiamo andare alla beach arena? C’è il torneo per i più piccoli e Timmy mi ha chiesto se lo posso fare con lui

Amore, è una cosa stupenda, ma stasera siamo a cena fuori con una ventina di amici….sono venuti a trovarci anche quelli di milano, ti ricordi?

Dai…..(lo ammazzerei quando fa quell’espressione)

Mamma tu che dici? Vai tu alla cena e noi al torneo?

Corri a casa, doccia veloce, inforca la bici via di corsa al torneo….dove giocano i grandi….dove settimana scorsa ha giocato il campione del mondo.

Inutile dire che ero più teso io di lui….

La serata un delirio….80 coppie di bambini/ragazzi.

Abbiamo finito a mezzanotte.

Tre sconfitte, ma dando sempre l’impressione di potercela fare a vincerle tutte e tre.

L’ultima poi al tie-break….che nervi.

Gli altri, nonostante under 10 erano un po’ più smaliziati….tutti perfidi pallonetti imprendibili per nanerottoli di un metro e venti.

Sylvestrino ha giocato sempre benissimo.

Sportivamente, salutando gli avversari e ringraziandoli a fine partita….e lottando su ogni palla.

Poi non appena era solo con me si sfogava incazz…to nero.

Ma sei stato bravissimo. Hai giocato veramente bene.

Si ma Timmy le sbagliava tutte….

E tu dovevi incitarlo sempre, consigliandolo per quello che potevi….E poi era il vostro primo torneo…..

Ah, sabato c’è n’è un altro….?

Che culo….e domani racchetta nuova….le promesse vanno mantenute…..

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Buone vacanze a tutti…..

…e se vedete un gatto al mare…..sono io!

 

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quando la tecnologia inganna

Quei 4 gatti che mi seguono su queste pagine sanno già che da qualche tempo ho iniziato a correre.

Correre non mi è mai piaciuto e non è mai stato il mio forte….però ho iniziato.

Senza avere però un percorso con un chilometraggio conosciuto, non avevo mai la percezione di quanta distanza percorressi ogni volta.

Ho tentato di sopperire usando il mio (vecchio) iphone come navigatore, ma ogni due per tre il segnale saltava e il risultato mi lasciava ogni volta qualche dubbio. Anche perchè stando a ciò che mi diceva il melafonino, i kilometri non erano granchè e il passo decisamente lento.

Da qualche giorno però, visto che il vecchio telefonino dava segni di squilibrio, ne ho preso uno nuovo…bello….ovviamente bianco.

Oggi poi mi sono comprato un paio di scarpette nuove e accompagnato dalla nuova tecnologia sono andato a fare il mio solito percorso.

Invece dei poco più di 5 km. che pensavo, ho scoperto di farne 7, e in proporzione anche altri giri più lunghi che ho fatto sono sicuramente più gratificanti di quanto pensassi.

Echeccazzo….non sarò Abebe Bikila, ma un briciolo di soddisfazione in più me la sono guadagnata no?

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Ma solo io ci trovo il doppio senso nel ritornello?

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palle girate

Nell’ordine:

  • discussione familiare
  • multa (-3 punti e -179 euri)
  • discussione col direttore del personale
  • badge dimenticato in auto

Ed è solo l’ora di pranzo.

Ovvio che sono episodi slegati fra loro in cui l’unico comune denominatore è il sottoscritto.

Ovvio anche che il peso e l’importanza degli episodi cambia considerevolmente.

In questo momento quello che mi frulla di più per la testa è la discussione (leggi litigio) con il direttore del personale.

I ricavi non vanno, dobbiamo ridimensionarci.

Si comprendo, e se penso razionalmente ti do anche ragione.

La cosa assurda però è che mentre mi veniva detto io pensavo a come poter svolgere le stesse attività con un organico ridotto e non a quei tre a cui fra poco si chiuderanno le porte dell’azienda in faccia.

Tre ragazzi che giustamente cullavano l’idea di farcela un giorno o l’altro ad avere un badge tutto per loro con la loro foto e non uno di quelli anonimi con su scritto ospite anche se sei ospite ormai da mesi se non addirittura da anni.

E forse, essersi dimenticato il badge in auto, non è un caso, ma un richiamo.

Cazzo….che giornata di merda.

 

 

 

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il dubbio

Sylvestrino è un cucciolo fantastico. Se avessi potuto sceglierlo da un catalogo quando è nato avrei scelto lui.

Ha un buon carattere, non remissivo ma neanche ribelle, è responsabile, è allegro, non segue il gruppo ma sceglie se farsi coinvolgere oppure no.

Insomma un bambino fantastico nello splendore dei suoi 8 anni e mezzo.

Però….c’è un però.

Ha paura del confronto competitivo.

Gli piace da matti fare attività sportiva, ma se deve confrontarsi con altri bambini il timore di sfigurare prende il sopravvento.

All’inizio non davo troppa importanza alla cosa. Avrà modo di imparare crescendo, pensavo io.

Ora però questo limite mi pone di fronte al dubbio se intervenire in qualche modo (magari anche forzando un po’ la mano) o assecondarlo semplicemente.

E’ accaduto con il basket….non voglio più andare perchè perdo sempre (che poi non era neanche vero, è che essendo bravino, l’allenatore non lo mettava mai in squadra con “il” più bravo per cui le sconfitte erano più facili)

Abbiamo replicato con lo sci….non voglio fare la gara di fine corso.

Con la scherma non ancora perchè finora è il più bravo del gruppo ed è ancora imbattuto, ma temoche alla prima sconfitta voglia gettare la spugna.

Ora è il turno del beach tennis. Lui è bravino, ma a parte questo, visto che hanno organizzato un torneo per bambini, sto convincendolo a partecipare.

Ovviamente non vuole….passa le ore con la racchetta in mano a giocare, ma di fare un torneo, se pur organizzato alla buona dai bagni accanto al nostro, non ne vuol sapere.

Inutile dire da quanto tempo discutiamo con lui sul valore del confronto e sul significato olimpico della competizione sportiva (partecipare e non vincere).

La competizione è una metafora della vita che ahimè il confronto lo impone. Bisogna imparare anche a perdere perchè questo capiterà.

Però non c’è verso di convincerlo.

Ieri ho forzato la mano. Gli ho detto che l’avevo comunque iscritto (non è vero ovviamente) e so già che i prossimi giorni sarà un mal di pancia per paura del torneo.

Ma è giusto, chiedo io?

 

 

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La festa del Redentore…con gli occhi del gatto.

Dopo qualche ora di sonno ristoratore, vinco la pigrizia e racconto la mia favola del redentore perchè merita veramente di essere raccontata.

L’artefice, un mio fornitore storico che non finirò di ringraziare, mi aveva qualche settimana fa, invitato a questo evento.

La serata si è svolta sull’isola della Giudecca in un bellissimo palazzo che ospitava tra l’altro anche la mostra fotografica di Elliott Erwitt con delle foto stupende.

L’arrivo via mare, con l’odore della salsedine che stonava meravigliosamente con i nostri abiti da sera. Il contrasto aumentava poi con la moltitudine di veneziani, accampati sulle banchine della laguna, in attesa, da ore, dello spettacolo pirotecnico di fine serata.

L’ingresso nel palazzo salutato da un fantastico trio jazz in cui la cantante interpretava meravigliose cover in stile anni ’50.

Camerieri sorridenti e non ancora provati, distribuivano flute di prosecco e deliziosi antipasti monodose, mentre sfilacciandosi, tutti gli ospiti si ditribuivano a visitare la mostra fotografica e ad ammirare l’incredibile paesaggio.

Il palazzo Ducale e la chiesa di Santa Maria della salute richiamavano l’attenzione con la complicità del bacino sgombro di imbarcazioni per motivi di sicurezza.

La cena, a base di pesce ovviamente, sobria e dai sapori delicati, con i tavoli meravigliosamente apparecchiati accostando i bianchi delle tovaglie e delle porcellane con il rosso di splendide rose.

Per il dolce tutti nuovamente in piedi a gustare golose prelibatezze in attesa di prendere posto alle finestre e ai balconi del palazzo per poter ammirare i fuochi.

Alle 11 e trenta, il via.

Trentadue minuti intensi e incredibili. Mai visto uno spettacolo di questo genere.

Lo sguardo correva da un’esplosione all’altra, mentre la città era illuminata a giorno.

Applausi e ovazioni omaggiavano le sequenze più affascinanti, mentre l’odore della polvere pirica copriva l’odore salmastro del bacino. Colori, botti, fischi e scintille, da lasciare a bocca aperta fino ai classici tre botti di chiusura.

Nella lunga camminata per raggiungere il molo dove ci attendeva l’imbarcazione per il rientro,  vedere le donne con i piedi dolenti e le scarpe da sera in mano,  aumentava la sensazione di aver vissuto per una volta una serata da favola.

Certo il mio punto di vista era assolutamente privilegiato e in un contesto assolutamente elegante, però ammetto che non mi dispiacerebbe provare un giorno il rito dell’attesa, bevendo caraffe di vino bianco e gustando le sarde al saor (si scrive così Esercizi?)

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La festa del Redentore

Mi ero ripromesso di scrivere un bel post sulla festa del Redentore.

Però sono troppo stanco.

Linko quello di Esercizi che è riuscito a scriverlo e a descriverlo molto meglio di quanto avrei saputo fare io.

Io vado a nanna…..devo recuperare qualche ora di sonno…. però lasciatemi dire che lo spettacolo è stato magnifico.

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La cianografica

Cito dal dizionario Hoepli:

cianografia
[cia-no-gra-fì-a]
s.f. (pl. -fìe)

1 Riproduzione fotografica di scritti o disegni su carta sensibilizzata con ferrocianuro di potassio, in cui i tratti appaiono bianchi su fondo azzurro
Nel mondo della grafica era un procedimento usato fino a qualche tempo fa, per verificare che le pellicole delle pagine di uno stampato, fossero posizionate correttamente e nella giusta sequenza.
Nel paelozoico, quando appena finito il militare me ero ritrovato in una piccola fotolito a iniziare il mio percorso lavorativo, al mio primo giorno di lavoro, il caporeparto mi ordina:
Vai nel bagno dove ci sono i tubi per sviluppare le ciano, apri e controlla se sono già pronte.
Io, 20enne timido e in pantaloncino corti, andando verso il bagno (e chiedendomi perchè mai in bagno) non potevo notare come tutti i colleghi, sogghignando sotto i baffi, seguissero interessati ciò che mi apprestavo a fare.
Vado in bagno e vedo, appoggiati in un angolo, una serie di tubi di cartone, lunghi oltre un metro, con dei tappi di plastica alle estremità. A vederli sembravano quelli per contenere i poster di grosse dimensioni.
Ne prendo uno, mi avvicino col viso, tolgo il tappo per vedere il contenuto e…..a momenti svengo.
Le ciano infatti, ma l’ho imparato solo in quel momento, sono sviluppate con ammoniaca pura.
Una zanfata acre mi ha fatto quasi rimettere, lacrimare gli occhi per 20 minuti e tossire per un bel po’.
Inutile dire tutto ciò avveniva tra le risate generali. Era la mia iniziazione nel mondo del lavoro.
Perchè racconto questo? Perchè ieri sera, entrando in bagno, ho avvertito un odore strano…ho aperto il mobiletto con tutti i detersivi e…a momenti svengo. La bottiglia di ammoniaca infatti (non mi ricordavo nemmeno di averne una) si era rovesciata innondando con le sue esalazioni quello spazio ristretto.
Il primo pensiero è stato il ricordo di quella esperienza “traumatica” e il secondo è stata una serie di accidenti che ho tirato mentre cercavo gli stracci per ripulire il tutto…..sgrunt!

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Finalmente l’ho rifatto….

Passate le mie vicissitudini di salute ieri sera ho ripreso le scarpette e sono tornato a correre.

Stesso giro della volta scorsa addirittura con tre minuti in meno…e stavolta non ho nemmeno avuto le allucinazioni.

Riflettevo quindi su quanto sono fortunato ad avere un setto nasale che mi permette un’ossigenazione col turbo…se non fosse per quei maledetti moscerini…..etciù…etciù…..eeeetciùùùùù

 

 

 

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