Archivi del mese: giugno 2013

Ho voglia di…

Voglia di correre in mare e tuffarmi infischiandomene delle meduse

Voglia di saltare e con la racchetta colpire quella palla così forte da fare un buco nella sabbia

Voglia di correre con un passo veloce ed elegante, mentre il sudore cola dalla fronte

Voglia di sorridere in maniera contagiosa

Voglia di piada alle erbette

Voglia di leggere un libro in un giorno e di iniziarne subito un altro

Voglia di musica nelle orecchie

Voglia di sole, di pelle brunita e del segno bianco del costume

Voglia di pattini, di velocità e di una pazzia da sboroni

Voglia di birra o di uno spritz, anche due perchè no?

Voglia di fare l’amore fin quanto ce n’è….

 

fiore

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Dal Sabatini Coletti

riflettere

[ri-flèt-te-re] v. (irr.: ind.pres. riflètto; pass.rem. riflettéi, riflettésti, rifletté ecc., 3ª pl. riflettérono, o riflèssero nella forma tr.; part.pass. riflettuto nella forma intr., riflèsso nelle forme tr. e rifl.)
  • v.tr. [sogg-v-arg]
  • 1 fis. Rimandare indietro, da parte di una superficie riflettente, un flusso di energia: r. i raggi luminosi
  • 2 Rimandare un’immagine SIN rispecchiare: le acque del lago riflettono gli alberi
  • 3 fig. Manifestare esteriormente un sentimento, uno stato d’animo: i suoi occhi riflettono la sorpresa
  • v.intr. (aus. avere) [sogg-v-prep.arg] Rivolgere la mente su qlco., considerarlo con attenzione SIN meditare: ho riflettuto su quanto mi hai detto
  • • riflettersi
  • v.rifl. [sogg-v-prep.arg]
  • 1 Rispecchiarsi in qlco.: la luna si riflette nelle acque
  • 2 fig. Influire direttamente su qlco. SIN ripercuotersi: i dissensi tra coniugi si riflettono sull’educazione dei figli
  • • sec. XIV

Lo faccio spesso, anche se non sembra.

Lo faccio quando mi guardo e cerco di capirmi, perchè non sempre ci riesco.

Lo faccio quando girano gli ingranaggi messi in moto dai criceti.

Ok, vediamo se ho capito e provo a coniugare la frase…..

Io rifletto

1° pers.sing. Indicativo tempo perso.

 

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Il lungo

No questa volta il corto e il paciocone non c’entrano.

Il lungo è quello che ho fatto ieri, da Riccione a Cattolica e ritorno. Dovevo fare 16 km ma, da vero sborone, ne ho fatto quasi 20.

Perchè la sera prima siamo andati a cena proprio li, sulla darsena, e facevo il figo a chiedere “ma secondo voi quanti chilometri ci sono da qua a casa?”.

Poi c’è la mattina, che sarà anche fresca ma il caldo viene subito. Poi c’è quella bottiglietta di gatorade, che invece di tenerla in mano si lascia in cabina (metti che alla cabina viene sete…).

Però correre sul mare è un’altra cosa. Non me ne vogliano i miei parchi preferiti, anche se non c’è l’ombra.

Arrivare fino alla punta del molo, nonostante i cani che scambiano i tuoi polpacci per delle simpatiche ossa da mordere (cazzo ma tenerlo al guinzaglio par brutto?), nonostante correre per quasi due ore senza bere non è da fare.

E poi i pensieri, da mettere sempre in fila, ma che in fila non ci stanno. La musica, quella che ti accompagna col fedele melafonino e che proprio mentre raggiungi il molo per tornare sui tuoi passi fa partire gli inconfondibili archi di Bittersweet symphony…..una sinfonia dolceamara più che mai rappresentativa…. ma come ci è finita nella mia playlist da corsa?

E poi tornare, le labbra sempre più secche, il passo un po’ più pesante….sognare l’acqua, il mare, un tuffo liberatorio quando ancora non c’è nessuno e l’acqua è limpida….e poi da Adamo, per un cappuccino e un bombolone meritatissimi….ah già che ci sei mi dai anche un po’ d’acqua? Una bottiglia da un litro va benissimo….

running sul molo

 

 

 

 

 

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Devo fare qualcosa

Oggi mega riunione. Dovevo presentare un progetto importante, probabilmente il più importante che mi sia mai capitato di proporre.

Platea di tutto rispetto, se dovessi calcolarne il costo (costo del personale/ora X numero presenti X durata dell’incontro….come insegnano i consulenti) penso sia una di quelle più costose che abbia mai condotto.

Il progetto è oggettivamente complesso ma interessante. E’ da un anno che ci giro intorno per capirne la fattibilità.

Oggi dovevo presentarlo per avere il via libera.

L’ho avuto, con un buon dibattito (segnale di interesse) e apprezzamenti finali.

Quello che devo imparare a fare è però riuscire a dominare la tensione.

Perchè quando mi capita di parlare in pubblico, e sono teso….sudo.

Cazzo è più forte di me, e non dipende dalla temperatura o dall’umidita…..semplicemente il corpo incomincia a imperlarsi di gocce di sudore. Fortunatamente inodore (mi doccio ad ogni minima occasione) e non in volto, ma la camicia credetemi era un campo di battaglia. Sentivo le gocce di sudore scorrermi sul petto, provocandomi tra l’altro un terribile solletico mentre parlavo. E non potevo nemmeno tamponarle con la camicia stessa per non peggiorare ulteriormente la situazione.

Ci sono una serie di accorgimenti che ormai ho imparato con l’esperienza. Ad esempio indossare una t-shirt sotto, anche se lo trovo abominevole e provoca ulteriore calore, oppure mettere una camicia bianca.

Oggi mi sono completamente dimenticato di questi accorgimenti….e continuavo a parlare nascondendomi dietro lo schermo del pc.

Imbarazzante…però c’è qualcuno che è messo peggio di me.

camicia sudata

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Quello che mi piace della fine della scuola…

…è che Sylvestrino passa una settimana qui con me.

Con me e con i nonni, che con lui in mezzo ai piedi sembrano rinascere e ringiovanire di 20anni.

Con me la sera, quando lo vado a prendere dai nonni e in auto, in ordine sparso, grida, canta, parla, guarda fuori. Io almeno in città lo vorrei far sedere nel sedile accanto al mio, come i grandi, ma lui continua a volere star dietro, come i piccoli, anche se ormai è un piccolo grande.

Con me la sera quando combattiamo per il telecomando, o discutiamo per i denti da lavare, o il pigiama da mettere, o vai a dormire che è tardi, anche se domani puoi dormire fino a mezzogiorno.

Con me la sera quando vuole usare solo con tutte le parolacce possibili, e perché quando lo rimprovero per questo sono credibile come una moneta da 3 euro.

Con me la notte perché l’ho convinto a dormire nel lettone con me….cioè vi rendete conto? Ho dovuto convincerlo!

Con me la notte, quando ha caldo e si agita manco fosse la Mondaini, quando mi cerca col piede, quando russa che nemmeno un adulto suona la tromba così.

Con me la mattina, quando faccio colazione, la doccia, le news in TV, la lavatrice da stendere, la camicia da scegliere, la cravatta da abbinare….e lui dorme come un ghiro e io lo ammiro, perché guardare sarebbe riduttivo, ogni volta che transito con passo svelto in camera da letto.

Con me la mattina quando chi se ne frega se l’abito si sgualcisce, ma io mi sdraio vicino a lui e me lo coccolo ancora un poco prima di andare in ufficio….e lui con gli occhi chiusi allarga il braccio e me lo mette intorno al collo, con la consapevolezza che quelle coccole sono tutte per lui.

Perché siamo io e lui e tutto il resto può aspettare.

father-son

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Minchia che fatica

L’unica mia esperienza in gara era alla Stramilano. 6.000 atleti tutti supertecnici e concentrati.

Qua mi sono trovato a San Leo, un carinissimo borgo medievale sulle colline romagnole con altri 150 persone in pantaloncini corti, che magari in maniera più goliardica erano ugualmente preparati per correre verso San Marino.

Nell’altrimetria avevo visto una sorta di elettrocardiogramma, senza pensare che sarebbe potuto essere il mio, prima dell’appiattimento totale.

Si parte in dicesa, al gran galoppo come se avessero liberato la mandria….ma dopo 50o metri….la prima salita.

Minchia…oltre due kilometri di salita in cui le gambe incominciano a capire cosa vuol dire correre in ascesa. Al kilometro tre penso già “ma chi me l’ha fatto fare”.

Il gruppo si sgrana….se alla Stramilano avevo sempre qualcuno accanto per affollamento, qui si formano voragini tra un concorrente e l’altro.

Poi si scende, e poi si sale, poi si scende e poi si sale….ma quante caxxo di salite ci sono.

In discesa si vola, anche se bisogna controllare il movimento, per non rischiare di cadere o di farsi male. In salita si arranca…io ho sempre corso (memore delle parole di Murakami), ma in tanti camminavano.

Però il paesaggio era fantastico. Il silenzio (ero senza cuffie), rotto solo dal fiatone di chi si/ti superava. L’odore era quello dei campi, quello del fieno tagliato e del concime appena buttato.

E a chiedere “ma sai se ci sono ancora salite?”….o “quanto manca al prossimo ristoro?”…perchè mio padre me l’ha sempre detto….bevi sempre, magari poco ma sempre, non saltarne nemmeno uno.

E i kilometri che lentamente o velocemente (dipende se in salita o discesa) passano….e le gambe che gridano…perchè il fiato invece quello c’era.

E ogni tanto a voltarsi per timore di vedere  l’ambulanza “scopa” che chiudeva il gruppo.

E poi la discesa finale, il pelato più giovane che mi supera ad un kilometro e io che lo risupero in vista del traguardo….il solito sborone.

E lo speaker che urla il mio nome aizzato dagli amici che sono venuti a fare il tifo…meno male che avevo chiesto loro di mantenere un profilo basso visto che lottavo per non arrivare ultimo.

E Sylvestrino che sul traguardo mi sorride da dietro la transenna.

E l’acido lattico che tre giorni dopo continua a farmi fare le scale come un robot.

Certo, non ne ho lasciati indietro molti….ma qualcuno si….e pure più giovani!

Però non penso di rifarla….la salita non fa per me.

http://www.smtvsanmarino.sm/video/sport/rashid-benhamdane-domina-ecopanoramica-due-santi-09-06-2013

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Corri

Domani, 20 km tra San Leo e San Marino.

Gli ultimi fatti personali di questi giorni me ne hanno fatto passare un po’ la voglia.

Però domani correrò…al tramonto….anche se arriverò tra gli ultimi.

Due ore scarse per liberare la mente.

Poi non ci vorrà molto a riempirla di nuovo….

corsa

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Riflessioni davanti ai Corn Flakes

La mia esistenza, come quella di tutti, è fatta di alti e bassi.

Ci sono momenti poi in cui i bassi ti sembrano corrispondere alla tempesta perfetta. Un insieme di fattori negativi che statisticamente non capitano mai tutti insieme tranne che in rarissimi casi.

E come in ogni tempesta, c’è l’occhio del ciclone, quella piccola zona al centro di quel gran vorticare, in cui regna la calma più assoluta.

Ieri sera penso di essermi trovato in mezzo all’occhio del mio ciclone.

Ero al supermercato, e mentre cercavo tra gli scaffali lo yogurt, i pomodori o l’ormai inseparabile provvista di chinotto, ho raggiunto la consapevolezza.

Penso fosse proprio davanti ai corn flakes, che di solito prendo con i pezzetti di cioccolato belga ma che ieri ho preso in offerta coi frutti rossi.

E’ li che ho capito che la paura di buttarsi e di farsi male forse è esagerata.

Perchè guardando bene, affacciandosi da quel parapetto, il salto da fare non è poi così alto. Ad occhio e croce sarà un metro e mezzo, forse due.

Se mi butto e sto attento magari non mi faccio assolutamente nulla. Ma se anche dovessi cadere male, il peggio potrebbe essere una slogatura o poco più.

E pensare che per anni sono sempre stato convinto che non sarei sopravissuto a quel salto o che comunque mi sarei fatto molto molto male.

Ok….è arrivato allora il momento di saltare.

street jumping

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il matrimonio per legge (pensieri se-miseri)

Il matrimonio per legge dovrebbe durare 5 anni.  E poi, come la carta di indentità, o la patente, andrebbe rinnovata.

Ogni 5 anni, marito e moglie dovrebbero andare davanti ad un pubblico ufficiale, il sindaco, l’assessore o chi cavolo volete, che guardando loro negli occhi chiede  “volete davvero rinnovare il vostro matrimonio per altri 5 anni?”. E senza fare le cose in pompa magna, con invitati e rinfresco, due persone che dicono di amarsi ancora, dovrebbero staccare dalla routine, la lavoro, e prendersi un giorno di ferie da dedicare a questa risposta.

Perchè se la stessa legge chiede agli stessi coniugi due anni di riflessioni dopo la separazione prima di concedere il divorzio, allo stesso tempo dovrebbe obbligare loro a chiedere se davvero voglio andare avanti.

Perchè, chi si sposa, animato delle migliori intenzioni verso l’amore eterno, dovrebbe periodicamente chiedersi se gli stessi sentimenti sono ancora tali da giustificare una vita matrimoniale.

Poi magari la risposta è un convinto SI e si va ancora avanti per un altro quinquennio, ma almeno si parla, si fa un bilancio, si vede cosa funziona e cosa no e magari si fanno altre scelte.

Si lo so che molti di voi potranno obiettare che queste domande andrebbero fatte ogni giorno, ma nella realtà non è così quasi mai.

Ogni giorno, nella maggiorparte dei casi, ci si ritrova a NON volersi fare queste domande per paura delle risposte, per il quieto vivere, perchè è faticoso. I matrimoni, spesso e volentieri, vanno avanti per inerzia, non per convinzione….e poi diventa così maledettamente difficile.

rinnovo carta di identità

PS: si lo so, sulla carta di identità il rinnovo è ogni dieci anni….ma la foto rendeva l’idea

 

 

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