Archivi del mese: ottobre 2013

Malintesi

Non basta avere la erre moscia per parlare bene il francese, così come non basta correre lento per saper correre sulla lunga distanza

Non chiedetemi perchè stamattina mi è venuto ‘sto pensiero, ma è così.

lingua francesecorsa-lenta

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Fotografie

Scattate domenica e appena ritirate dal fotografo

  • Gli atleti col sacchetto della spazzatura indosso (io ne avevo uno trasparente della tintoria che faceva chic)
  • L’odore di olio canforato
  • I maratoneti che facevano la pipì lungo il muro di Villa Pisani (si lo so non si dovrebbe fare ma l’ho fatta pure io)
  • Una coppia francese che prima di entrare nelle rispettive gabbie di partenza, si sono salutati con un bacio dicendosi “ci vediamo all’arrivo”
  • L’atleta pacemaker delle 4 ore e 15 che, con i palloncini appesi alle spalle, è andata a fare la pipì dietro una colonna per tentare di nascondersi e i palloncini che segnalavano invece dov’era
  • La folla, tantissima, lungo la strada
  • I bambini che battevano il cinque
  • La banda del paese a Mira
  • I cartelli. Due sugli altri. Uno vicino all’arrivo con su scritto “a 50 anni la tua prima maratona, bravo!” (oh non era per me però) e un altro tenuto da un bambino lungo la strada con su scritto “papà sei forte”
  • I maratoneti che appena partiti si infrattavano dietro un cespuglio per fare la pipì (la pipì è proprio un tormentontone per un corridore)
  • Quello che si è fermato un attimo per salutare l’anziana mamma sul ciglio della strada e poi ha ripreso a correre
  • Due atleti che correvano con una maglietta con una freccia e una scritta “l’ù l’è el mè fradel”
  • Un atleta che ha corso con un salvagente a paperella dall’inizio alla fine (è pure arrivato prima di me)
  • gli atleti che spingevano carretti e carrozzine con su portatori di handicap bellissimi che sorridevano
  • Quello che correva e intanto parlava al telefono
  • Le band che suonavano lungo il percorso
  • Il cartello dei 33km e i crampi che suonavano alla porta
  • Il cartello, sadico, che segnalava 14 ponti all’arrivo
  • Il ponte mobile sul canal grande, stupendo
  • I boyscout ai posti di ristoro e quella gentilissima che all’arrivo, vedendomi cottissimo, mi ha letteralmente portato a ritirare la mia sacca
  • I turisti americani e giapponesi a Venezia che incitavano
  • Gli atleti giapponesi che arrivavano sulla soglia delle 6 ore sorridendo
  • Quelli che vomitavano durante e dopo
  • La fila di uomini nudi col bagnoschiuma in mano che aspettavano una doccia fatta col contagocce
  • Quell’atleta in palestra che, ormai docciato e rivestito, dormiva per terra tremando come una foglia (col senno di poi avrei dovuto coprirlo con una di quelle copertine che davano all’arrivo ma li per li non c’ho pensato)

venicemarathonmedaglia

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Soddisfatto a metà

Partiamo dalla soddisfazione e dall’obbiettivo primario.

Ieri ho corso la mia prima maratona, dopo solo 15 mesi che ho incominciato a correre e l’ho finita.

La gara è S-T-U-P-E-N-D-A. Un percorso ed una cornice di pubblico spettacolari, così come l’organizzazione.

Potremmo suddividere il percorso in 5 parti prinicipali. La valle del Brenta, costeggiando le famose ville, Marghera, forse il pezzo meno interessante visto che era nella zona industriale, Mestre con il parco San Giuliano, il ponte della libertà e la passerella finale in Venezia.

La mattina, nonostante per la tensione mi fossi svegliato con un’ora di anticipo sul previsto, stavo bene. Mi sentivo forte e invincibile.

Sono partito bene e, come mi ero prefissato, mi sono messo davanti al pacemaker delle 4 ore, anche se il mio obiettivo erano le 4 e 10. Però correvo bene, senza fatica e divertendomi in quella bellissima cornice di pubblico, dando il cinque a centinaia di bambini lungo la strada.

Metà percorso l’ho fatto sotto le due ore, come da tabella e fino al 25° ero assolutamente in media. Correvo e sorridevo. Ripeto, mi sentivo forte e invincibile.

Poi attraversando Mestre ho sentito le gambe appesantirsi e dopo il 30° ho avuto il tracollo. I crampi, mai avuti in 1.300 km di allenamento, si sono presentati nel giorno più sbagliato e mi hanno letteralmente azzoppato. Il ponte della libertà è stato un inferno. Da una parte la tentazione di mollare (l’idea di farmi tutti quei km zoppicando mi terrorizzava) e dall’altra la voglia di finirla ad ogni costo.

Così per fortuna ho fatto.

Mi sono riempito di banane e integratori salini ai ristori del 35° e al 40° tanto da riuscire se non altro a riprendere una leggera corsetta attraversando Venezia (almeno nelle foto sembra che abbia sempre corso).

I ponti finali in Venezia sono uno stillicidio, ma arrivati a quel punto non sono certo un ostacolo insormontabile.

L’alltraversamento di piazza San Marco una poesia, anche per via di un piacevolissimo incontro.

L’arrivo è stato commozione e dolore alle gambe, ma ero felice come una pasqua, con mio figlio che da allenatore esperto mi diceva, con fare severo, che avevo corso troppo veloce nella prima parte.

La sensazione finale è stupenda.

Mentre ero nell’inferno del ponte della libertà maledicevo il momento in cui mi ero lanciato un questa avventura, ma un secondo dopo aver passato la linea d’arrivo, sentivo di avere un conto in sospeso con questa distanza che voglio saldare quanto prima.

Il tempo finale è un modestissimo 4 e 39′, ma che ripeto, è solo la chiave per farmi accedere di nuovo a questa distanza.

Stamattina una mia amica che fa triathlon mi ha detto:”la maratona è solo questione di esperienza e quindi tu hai ancora ampi margini di miglioramento”.

La prendo alla lettera. Ringrazio il dottore e vado avanti.

 

 

 

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Ormai ci siamo

…e non è per gli oltre 1300 km corsi dall’inizio dell’anno

non è per i 110 allenamenti o le 120 ore di corsa

nemmeno perchè l’avevo messo fra i propositi di inizio anno

quei 42 km e 195 metri li voglio fare per poter ricevere l’abbraccio di Sylvestrino che per la prima volta sarà sulla linea di arrivo, perchè sarà lui che cercherò con gli occhi non appena varcato lo striscione dell’arrivo.

E so già che mi dirà “bleah che schifo…sei tutto sudato!!!”.

D’altronde già ieri al telefono mi ha detto “comunque vedi di sbrigarti e non farci aspettare troppo”.

VeniceMarathon

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Chi li ha visti?

Ho 47 anni e pur non frequentando il cinema tutte le settimane e pur non guardando film in tv tutti i giorni, penso di averne visti parecchi.

Dovessi elencare quelli che mi sono piaciuti di più ce ne sarebbero tanti e per tanti motivi.

Però, non so perchè, ogni tanto mi vengono in mente due film che mi si sono stampati nella testa indelebilmente.

Il primo è un film che vidi su capodistria, ero ragazzino. La tv di casa era ancora in bianco e nero e non seppi mai se la pellicola era girata a colori oppure no.

La trama era molto semplice. Un uomo entrava in cabina per fare una telefonata (allora c’erano ancora le cabine ed i gettoni telefonici) e non riusciva più ad uscirne.

Inutili i tentativi di tutti i passanti, della polizia, e di chiunque provasse ad aiutare lo sfortunato protagonista. Nessuno riusciva a tirarlo fuori di li.

Questo fino alla scena finale, quando arriva un camion (l’autista era solo un’ombra indefinita) con una benna, che afferra la cabina senza rompere i vetri, decisamente infrangibili, la appoggia sul cassone e la porta via.

Tuttii curiosi che si erano fermati ad osservare la scena sorridono, pensando ai soccorritori che finalmente riusciranno a portare la cabina in un luogo dove potranno salvare il malcapitato.

La camera invece segue il camion che gira per la città con lo spaesato passeggero, finchè si allarga in un campo lungo per mostrare, all’occhio dello spettatore, uno sconfinato cimitero di cabine telefoniche, tutte con uno scheletro all’interno, facendo presagire la fine che farà il protagonista del film.

Il secondo film invece lo visto solo in parte. Era un film giapponese, questa volta di sicuro in bianco e nero. Il protagonista era un uomo che aveva difficoltà a relazionarsi con le donne, sembrava timido.

Finchè invece non ne trova una che sembra catturare la sua attenzione.

Si danno appuntamento, passano la serata insieme come una normale coppietta (qui i miei ricordi sono un po’ vaghi) fino ad arrivare alla fine a casa di lei.

Dopo aver bevuto qualcosa incominciano con le classiche effusioni pre-sesso, con lei che si spoglia. Lui è un po’ titubante, ma dietro le inistenze di lei evidentemente eccitata, si toglie i vestiti e…la camera inquadra il primo piano di lei sbalordita e terrorizzata…poi torna su di lui a figura intera, mostrando un enorme trapano tipo questo punta trapano al posto del pisello, con cui la “trapana” schizzando sangue su tutte le pareti in perfetto splatter style.

Ecco…non so perchè, ma questi due film ogni tanto mi tornano in mente.

Ora non mi interessa più di tanto capire il perchè…ma sapere se per caso qualcuno di voi li ha mai visti.

 

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Mordersi la lingua

Ieri mi sono morso la lingua.

Intendo per davvero, non metaforicamente.

Sangue dappertutto. I cerotti per la lingua la compeed non li ha ancora inventati.

Così mi ricorderò perchè non mangio mai il chewingum…

Immagine

PS: la foto non c’entra…ma come cavolo fa?

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Elisa

Ve l’avevo già detto che ultimamente è la mia canzone preferita ?

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21 ottobre 2013 · 18:38

mutanda bastarda

Si perchè tu, che di solito ti nascondi nel momento in cui preparo la borsa lasciandomi, non in mutande ma senza, dopo la doccia ristoratrice, ecco, tu oggi hai pensato bene di nasconderti bene bene.

E la commessa della tintoria del centro commerciale se la rideva ancora sotto i baffi mentre, contando le camicie, ti prendeva con due dita chiedendomi “queste non devo lavargliele, vero?”

mutanda

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Treni

La sensazione di aver perso un’occasione. La speranza di averla ancora.

Come quel treno a Roma e quella corsa che pensavo inutile ma che inutile non è stata.

Me la ricordo ancora, domenica sera, entrare in stazione, guardare il tabellone delle partenze e vedere che le 17 e 52, ora di partenza di quel treno, erano passate da qualche secondo.

L’indecisione, fortunatamente di un attimo. Correre verso il binario o fermarsi maledicendo il mio ritardo?

E poi vedere quel treno sul binario, inaspettattamente ancora fermo….affrettare la corsa, sapendo che un destino beffardo avrebbe fatto chiudere le porte qualche attimo prima del mio arrivo.

Invece no.

Di solito si maledicono i ritardi delle ferrovie, ma non questa volta.

Chissà se questo treno riesco ancora a prenderlo…io intanto corro.

Giacomo Gabrielli Ag.Toiati INAUGURAZIONE DEL NUOVO TRENO ROMA FIUMICINO LEONARDO EXPRESS.

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Fottiti

Non voglio entrare nel merito di chi è più figlio di puttana. Tra me e te è una bella lotta.

La differenza è che io ormai ho smesso da tempo di fare morali sul tuo di comportamento perchè  so benissimo di essere uno stronzo.

Sono stato zitto per settimane, senza replicare, alle tue numerose provocazioni, ora però mi sono rotto il cazzo.

Hai trovato la tua vendetta? Bene. Ora esci dalla mia vita PER SEMPRE.

Da parte mia ciò era già avvenuto ma ieri sera hai avuto la brillante idea di provare a rientrarci e di esserne anche fiera.

Sei riuscita a rovinare l’unica cosa bella che ero riuscito ad avere dalla nascita di mio figlio. La colpa è anche mia, per aver scritto e detto delle cose col cervello annebbiato, come un coglione.

Nella vita ognuno è responsabile dei suoi errori. Un chirurgo, se sbaglia mentre opera, uccide il suo paziente. Un attaccante se sbaglia il rigore decisivo fa perdere la sua squadra.

Io ho scritto una marea di minchiate pensando, non so nemmeno io perchè, che tu fossi comunque una bella persona. Fosse possibile tornerei indetro per cancellare tutto. Ma così non è.

Ora ho ferito profondamente la persona che meno se lo meritava. Quella che mi stava facendo capire che amare è un’altra cosa. Evidentemente me lo merito (e sono mortificato per lei)  e non posso che pagarne le conseguenze.

Adesso però non accetterò altre provocazioni da parte tua, ne direttamente ne attraverso persone a me care.

Se continui coi messaggi come quelli che hai inviato stanotte schema di controllo per la raccolta 001schema di controllo per la raccolta 002  o continui a pubblicare ed inviare mail private che ti ho scritto, ovunque e a chiunque, vado alla polizia postale e sporgo denuncia.

Se invece pensi ad altri gesti ancor più eclatanti, sappi che la mia simbolica pistola ha già il colpo in canna. Una bella email con con qualche riga di spiegazione e diversi link.

Non me ne frega nulla se poi farai altrettanto con mia moglie. Magari è la volta buona che mi separo veramente facendo quel salto che non ho mai avuto i coglioni di fare fino ad oggi.

E se nel caso, volessi poi veramente venire qua ad uccidermi, come avevi minacciato l’ultima volta che ci siamo sentiti, e so che ne saresti capace, sappi che il torto non lo farai a me, perchè francamente incomincio ad essere anche stanco di una vita di merda come quella che negli ultimi anni ho passato, ma a mio figlio che dovrà crescere senza un  padre. Ma sono così esasperato da correre ugualmente il rischio.

Sia chiaro, io NON ho nessuna intenzione di attuare un piano così devastante, ma se mi esasperi ancora un po’, quella mail è già scritta nella cartella delle bozze, ad un click dall’essere inviata. Donna avvisata…

Ora spero tu possa sparire definitivamente dalla mia vita perchè ti odio come non ho mai odiato nessuno.

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