Archivi del mese: novembre 2013

Dei motori di ricerca e delle frasi che vi portano qui

E’ un po’ che non rispolveravo questo tema.

Certo che ce n’è di gente bizzarra.

  • se uno inizia a sudare subito dopo spinning significa...che hanno spento l’aria condizionata?
  • bruciatura da ghiaccio al gomito…non dirmi che non sono l’unico pirla
  • che cosa sono il pisello e la patata infilati?…se il primo è infilato nella seconda posso farti un disegnino
  • non riesco ad abituarmi hai gatti…..ai ragione
  • non esiste una seconda occasione per fare una buona impressione…ma quella si, è che non sarà più la prima
  • nei rapporti sessuali cosa é il curling?…mi piacerebbe scoprirlo anche a me
  • le pipi’ nella doccia della palestra puo far suonare l’allarme?…no ma dicono che la doccia diventa rossa
  • pisello gatto…curiosona ! (o curiosone)
  • ripieni di marmo…duri da digerire, vero?
  • abbiamo già le palle girate…il plurale è d’obbligo
  • gatto incavolato…vedi sopra

Dai forza….a voi? Che vi è capitato?

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Bidet

C’era una volta un re

seduto sul bidet

che disse alla sua serva

raccontami una storia

e la storia incominciò.

C’era una volta un re…

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Muciaccia

E ti ritrovi una mattina, insieme ad altri come te a passare il tempo con i pennarelli, i cartoncini colorati, i pallini e i cuoricini rosa da ritagliare…manco lanciassimo Hello Kitty.

Pensavo fosse un meeting di manager e mi ritrovo in una puntata di art attack.

lavagna

 

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Della timidezza, della salsiccia e della velocità.

Che poi mi sono pentito a non portare le scarpette a Monaco.

Si è vero, sarebbe stato il quarto giorno consecutivo di corsa, il tempo a disposizione per correre sarebbe stato poco, e poi faceva freddo.

Però quando la mattina, tornando in camera dopo la ricca colazione, in ascensore è salita tra gli altri anche quella biondina tutta sudata, con le guancie rosse dal freddo e con quella tutina dell’asics, ecco, un po’ mi sono pentito.

Comunque nel mio blitz di 36 ore in Bavaria, non ho mangiato nemmeno una salsiccia. L’anatra mi hanno rifilato, manco fossimo in francia.

Nella cena però ho fatto il mio figurone tenendo banco col mio inglese, magari un po’ sgrammaticato, ma sicuramente non timido.

Così come non lo sono stato nei workshop del giorno dopo.

Ecco, se dovessi pensare a cosa mi è piaciuto di più in questo viaggio, direi la timidezza, che spesso mi accompagna, e che stavolta è rimasta a terra all’aereporto di Malpensa.

Anzi no, c’è pure una frase che ha proposto uno dei relatori e che mi è piaciuta un sacco:

“If everything seems under control, you’re just not going fast enough.” – Mario Andretti

Mi calza a pennello. Io non sono uno preciso, faccio il 30 e quasi mai il 31. Mi piace progettare e iniziare a costruire, ma quando i muri sono stati tirati su, voglio pensare al nuovo progetto, senza aspettare di vedere come diventano quei muri una volta intonacati e imbiancati.

Ecco, con questa frase mi piace pensare che l’imprecisione che mi contraddistingue sia legata alla velocità, perchè a quel punto l’imprecisione, così come l’incapacità di controllo meticoloso, non rappresenta più un difetto, ma solo la ricerca del limite.

Ho provato a vendere il concetto ai miei collaboratori. Spesso cercano la precisione alla virgola in ciò che fanno, o magari in ciò che gli chiedo io. Però la precisione a volte, ti toglie risorse, energie, ti impedisce di decidere e di passare oltre.

Trovo sia meglio un dato approsimativo subito che uno preciso dopo, perchè così si sente la velocità, l’adrenalina….

Vabbè, però che palle….forse stasera è meglio se mi rimetto a vedere X-factor.

mario

 

 

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Tanto per cambiare post…

Oggi parto.

Ho dovuto tirare fuori sciarpa e berretto.

I guanti me li sono però dimenticati.

Terrò le mani in tasca.

Airbus A340 in flight

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ma è così difficile capire ?

Partiamo dai fatti.

Mia madre ha un tumore da tre anni che le ha sconvolto l’esistenza.

Mia madre è depressa.

Mia madre se vede suo nipote sembra rinascere.

Mia madre vede suo nipote 4 volte all’anno.

I miei hanno deciso di fare un regalo a loro nipote (un banalissimo videogioco) e tuo figlio ha voluto tenertelo nascosto per dirtelo “più avanti”.

Quindi

Fare la piazzata ai miei dicendo loro che questo è un comportamento diseducativo, tra l’altro dicendolo davanti al bambino, comporta due ipotesi, almeno a mio parere.

O sei stupida e non capisci quanto sia stata fuori luogo la tua uscita.

O sei cattiva dentro e godi nel ferire gli altri…perchè qui ci vuole assoutamente il plurale. Perchè non sono solo i miei ad essere feriti, ma pure mio figlio che pensa che il tutto sia causato dal suo videogioco ed io che oltre ad essere marito sono anche figlio.

Fine dello sfogo.

Sono incazzato.

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pensieri sparsi

Ieri sera rimpatriata.  Serata carina, anche se non so bene perchè non ero perfettamente a mio agio. Si riuniva un gruppo in cui io mi sono inserito solo in un secondo tempo.

Eravamo in 18. 1/3 li conoscevo bene, 1/3 li conoscevo di vista. I rimanenti non li conoscevo affatto.

Mi ha fatto pensare l’assicuratore. Quando eravamo diciottenni era uno dei primi che lasciava intuire una futura calvizia. “non c’è problema” diceva sicuro allora, “invece di comprarmi l’auto mi farò un trapianto di capelli”.

Alla fine deve essersi preso l’auto.

Stamattina corsa di mattina presto. La prima corsa veramente invernale. Nebbia, respiro con nuvoletta, abbigliamento pesante. Dovevo fare la prima parte tranquillo e la seconda ad un passo più veloce.

Obiettivo raggiunto. anche se ho la sensazione di aver resettato tutti i kilometri macinati fino alla maratona. E’ come se sentissi di iniziare nuovamente da zero.

Dall’aereoporto di Bresso lo skyline di Milano era bellissimo. Nebbiolina sotto e azzurro sopra con i nuovi grattacieli che bucavano la coltre nebbiosa. Era da farci una foto.

Ho messo su due chili. Se corro meno devo mangiare di meno. Non dovrebbe essere difficile da capire.

Non c’erano molti runner questa mattina presto. I 9/13 erano uomini. 6 erano donne.

Devo farmi condizionare meno dai problemi di matematica di Sylvestrino.

corsa

 

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Come quando andavo a fare l’esame del sangue

Mi ricordo, che già come premessa è alquanto azzardata, che quando ero bambino ogni tanto capitava di dover fare gli esami del sangue.

Quella mattina quindi, che era sempre un lunedì perchè mia madre faceva la parrucchiera, era una mattina diversa dalle altre.

Ricordo che mi svegliavo, prima del solito, mi lavavo, mi vestivo e NON facevo colazione.

Mia madre mi accompagnava quindi al laboratorio medico e li, mascherando una paura che invece era ben presente, aspettavo il mio turno per il prelievo.

Poi, finita la parte difficile, mi mettevano all’interno del gomito un batuffolo di cotone con un pezzo di carta adesiva, tipo quella dei tapezzieri, e a quel punto, andavamo al bar sottostante a fare colazione con una bella brioche alla crema e un cappuccino, che era un bel premio invece dei classici biscotti e caffèlatte di casa.

Finita la colazione premio, mia madre, con il suo 127 blu, mi accompagnava a scuola e da li la mia giornata riprendeva il normale corso, come tutte le altre giornate.

La lezione in classe, la ricreazione, le chiacchiere coi compagni…rendevano quella mattina uguale uguale a quella degli altri giorni, se non fosse che ogni tanto mi tiravo su la manica del maglioncino e osservavo sorridente quella specie di cerotto, come se fosse un trofeo da mostrare orgogliosamente.

Quello infatti era l’unico segno tangibile che la mattina era iniziata in maniera diversa dalle altre.

Ecco…ci sono mattine in cui vai in ufficio e ti sembra sia una mattina come tutte le altre, se non fosse per quel livido sulla gamba o quel graffio sulla schiena, che a guardarli, ti viene da sorridere.

schiena

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Più

Ci sono giorni in cui percorrendo l’autostrada ti accorgi che il cielo è più azzurro.

Ci sono giorni in cui pensando, ti viene da sorridere di più.

Ci sono giorni in cui un film comico ti fa ridere di più e quella canzone ti piace di più.

Ci sono giorni in cui il lunedì è più martedì del solito e l’autunno ti sembra più primaverile.

Oggi mi sono alzato bene ed è un buon giorno…più di altri.

Vi auguro tante somme anche a voi.

più

 

 

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il colloquio

Oggi ho avuto un colloquio col supermegacapodelpersonale. Uno di quelli che nei film di Fantozzi avrebbe la poltrona in pelle umana.

Di questi tempi quando ti convocano per un incontro a due con personaggi del genere c’è da indossare le mutande di ghisa.

Invece era veramente solo una chiacchierata conoscitiva, visto che non avevamo mai avuto modo di farla prima.

Ho pensato a cosa dover dire e a cosa non dover dire. Mentalmente mi ero fatto tutti i giusti schemi. Evitare lamentele plateali, parlare in positivo, sorridere.

Sono durato 10 minuti. Poi mi ha fatto una domanda diretta alla quale non ho saputo rispondere secondo i miei schemi.

Mi ha chiesto: “ma come va da te?”.

Non bene, ho risposto.

E non è per il mercato. E’ che in questa azienda parliamo di investimenti in tecnologia, in nuovi business, ma non investiamo sulle persone che ci permettono di poterlo fare, su quelli che sono ancora impegnati sull’old economy. Che sarà anche vecchia, ma è quella che oggi ci porta ancora a casa il 90% del fatturato. E senza quel fatturato tutti i bei progetti sul digitale che vengono giustamente enfatizzati, non potremmo nemmeno permetterceli.E quei ragazzi, quelli che lavorano con me, sono dei trentenni che stanno perdendo la speranza, che non vedono una differenza di trattamento tra chi si spacca il culo e chi non fa un cazzo (testuali parole). Sembrano giovani prossimi alla pensione. Stanno perdendo la passione per ciò che fanno, vivono alla giornata, leggono sui giornali che il lavoro che fanno è il passato, non hanno più voglia di imparare, non sono più curiosi. Ed è difficile entrare in ufficio tutte le mattine e cercare le motivazioni da proporre per riaccedere questi meccanismi. Il mercato del lavoro è stagnante. Non c’è più quel minimo di rotazione del mercato del lavoro che permetteva un po’ di ricircolo. Siamo acqua stagnante.

Quindi vorresti più soldi per i tuoi?

Non solo. Anche. A qualcuno vorrei dare un riconoscimento, se non altro per far capire anche agli altri che chi si impegna viene premiato. Ma non è solo questo. Vorrei più formazione e più job rotation, che poi è solo un’altro modo di fare formazione, di imparare un lavoro nuovo.

Gli ho fatto un pippotto di mezz’ora, un fiume in piena. Mi rendevo conto di non parlare da dirigente, ma una volta rotti gli argini non mi tenevo più.

Perà penso di avergli fatto una buona impressione. O forse no. Chissà.

In ogni caso sono uscito da quell’ufficio più sollevato. Avevo un’occasione per dire la mia fuori dai denti e l’ho fatto.

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