Archivi del mese: marzo 2014

degli attacchi frontali e delle giornate di m… e della maglia gialla.

Ci sono no? Quei periodi in cui inanellate giornate del cacchio con la stessa facilità con cui un neonato riesce a riempire di m…un pannolino appena messo.

Ultimamente penso di essere sulla cresta dell’onda…negativa, almeno in ufficio.

Oggi l’apoteosi…almeno per ora, perché al peggio non c’è mai fine.

Un attacco diretto e frontale da parte di una serie di colleghi che mi hanno chiamato “a sorpresa” in una riunione cui non avrei dovuto partecipare.

Non voglio però parlare dei motivi dello scontro, delle loro ragioni o delle mie. Quello che mi da da pensare è il MIO atteggiamento.

Non sono mai stato un animale da riunione, uno di quelli che tiene banco e catalizza l’attenzione su di se. Men che meno sono mai stato uno da scontro diretto. Per carità, mi è capitato e mi capiterà, ma tendenzialmente cerco sempre una soluzione mediata, anche se più faticosa, pure se ho ragione da vendere.

Nell’uno contro un po’ ho imparato a farmi un po’ di pellaccia, a difendermi. Se c’è da alzare la voce lo faccio, infischiandomene della pressione che so salire alle stelle in quelle occasioni.

Ma oggi l’attacco è stato tanti (ne contavo almeno sei o sette intorno a quel tavolo nella sala riunione) contro uno. Tra l’altro da parte di colleghi che, riconosco, hanno una capacità dialettica ben più alta della mia.

Ecco, per quanto abbia cercato di difendermi, di argomentare le mie scelte (e purtroppo non solo le mie), di ribattere ai vari attacchi, alla fine ho avuto stessa la sensazione del pugile costretto all’angolo da una gragnuola di colpi.

Ne sono uscito una ventina di minuti dopo malconcio, con parecchi lividi dal punto di vista morale.

Ho passato un’oretta incapace di reagire, fissando in maniera ebete (che non è poi una novità) lo schermo di un PC cercando di capire cosa fare.

La tentazione, seria, era quella di andare dalla mia capa e dire che dopo quindici anni, il mio tempo in questa azienda era giunto al termine.

Ci ho pensato davvero e uscendo dall’ufficio sono andato all’ascensore. Solo che invece di andare nei piani alti, ho premuto il piano terra e sono uscito a prendere una boccata d’aria, tra gli sguardi incuriositi dei tabagisti in astinenza.

Non ho mai fumato, nemmeno un tiro, ma questa ammetto, sarebbe stata una buona occasione.

Mi sono seduto su un muretto e ho cercato di rimettere in sesto i pensieri facendomi aiutare dalla piacevole brezza primaverile e dai consigli di chi stava condividendo il mio stato d’animo in quest’ultimo giorno di marzo.

Ho lasciato perdere l’idea delle dimissioni (tengo comunque famiglia) e ho cercato di mettere in fila i prossimi passi.

Di certo non ne sono uscito e di certo mi dovrò ancora guardare da attacchi e agguati lungo il percorso.

Però col cazzo che gliela do vinta. Certo, mi sarebbe piaciuto avere la risposta pronta, la battuta immediata per controbattere tirando fuori le unghie. Però a me le unghie mi vengono fuori sempre con un attimo di ritardo rispetto a quando vorrei. Invidio chi ha la capacità di avere sempre la battuta pronta, di sapere sempre cosa dire e come.

Il mio è un gap di cui sono perfettamente consapevole.

Nei primi anni ’90 c’era un corridore spagnolo che in bici non rispondeva mai agli attacchi degli agili scalatori. Questi, quando le pendenze si facevano importanti, si alzavano sui pedali staccandolo, ma lui, con calma e pazienza, incominciava a quel punto a spingere sempre più forte sui pedali, fino ad andare a riprenderli spesso staccandoli a sua volta col suo ritmo costante. Vinse cinque tour de France e due giri d’Italia in quel modo.

Ecco…io mi sento un po’ Miguel Indurain e ora incomincio a spingere sui pedali.

Cor Vos Archives

Annunci

36 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, me myself and I

L’idraulico

Come idraulico faccio schifo

Mario-Bros

36 commenti

Archiviato in me myself and I

Dei pensieri, delle docce e degli allenaMenti

PENSIERO NUMERO 1

L’altro giorno ho avuto modo di vedere gli allenamenti di scherma di Sylvestrino. Quest’anno non c’ero ancora riuscito.

Sono molto diversi da quelli degli anni scorsi. Meno gioco e più sport. E poi ora ne fa tre la settimana.

Però ho visto un bambino sorridente, che si divertiva. Anche se sudato fradicio, rideva e scherzava con i compagni e col maestro. Questo mi piace.

SCHERMA

PENSIERO NUMERO 2

Lunedì sono stato in fiera, quella del libro per ragazzi e come sempre ho incontrato gente. Gente che conosco e gente che facevo finta di conoscere…ormai sono diventato bravissimo a bluffare.

Poi però sono passato davanti al muro del pianto.

Io lo chiamo così. E’ una parete grandissima, anzi più di una, in cui giovani illustratori si propongono e cercano un lavoro o un contratto con gli editori.

Ogni anno ho l’impressione, anzi la certezza, che il muro aumenti.

Più di tanti grafici sul PIL e sulla disoccupazione, rende molto più efficacemente l’idea di come stiamo andando in questo paese.

IL MUROIL MURO

PENSIERO NUMERO 3

Ieri sera ho fatto il mio consueto allenamento di beach tennis. Evito di parlare delle sfide perse a fine lezione e ripenso alla doccia fatta alla fine.

Il centro in cui vado, ha delle docce terribili. Di quelle col pulsante che si preme per fare uscire l’acqua. Le detesto.

Ieri poi avevano anche lo scarico intasato. Ti facevi la doccia in almeno tre dita d’acqua saponata stagnante. Oggettivamente fa un po’ schifo (devo ricordarmi di mandare una mail di lamentela).

Guardavo quell’acqua e pensavo a quanto sarebbe semplice evitare quel problema. Basterebbe un po’ di manutenzione, un po’ di cura e l’acqua scorrerebbe via regolarmente.

Quante volte ci siamo trovati con l’acqua stagnante. Nel lavoro, nei legami familiari, con gli amici e con gli amanti. Eppure spesso basterebbe poco per far scorrere l’acqua come si deve. Le parole possono essere più efficaci de L’idraulico liquido.

IMG_3428

PENSIERO NUMERO 4

Stasera ho corso. Un buon allenamento, fatto di numerose ripetute, 12 da 400 metri l’una. Poco meno di due minuti da correre a tutta e due minuti per riprendersi prima di iniziarne un’altra.

Le ripetute sono micidiali. Penso che allenino più la mente delle gambe. Perché a un certo punto è con la testa che spingi perchè le gambe ti fanno solo male e non ti supportano (sopportano) più. Il fatto di averle fatte sotto la pioggia battente penso abbia giovato ancor di più.

Manca circa un mese alla data in cui ci sarà la mia prossima (spero) maratona. Non sono ancora sicuro al 100% di correrla, è questo il motivo per cui non sono ancora iscritto. Questione di testa più che di gambe. Domenica ad esempio ho corso per 30 km e ho fatto molta fatica, troppa. Però forse è anche perché ci ho messo della salita. Magari se fossero stati tutti in piano ce l’avrei fatta meglio.

Ecco…sono i se, i magari, quelli che devo imparare a eliminare…quelli che poi t’intasano lo scarico della doccia.

corsa sotto la pioggia

45 commenti

Archiviato in bologna, figli, il gatto syl, Lavoro, libri, me myself and I, Senza categoria, Sport

La primavera

Sylvestrino aveva, come compito di italiano, da comporre una poesia sulla primavera.

Ieri si é messo diligentemente al computer (perché papá cosi viene meglio che scriverla a penna) e ha imbastito una serie di frasi sui fiori, gli animali che escono dal letargo e i bambini che giocano nei prati.

Al di la del fatto che la poesia era quella che era…Sylvestrino aggiungi almeno un altro paio di strofe…Papà mi illumino di immenso era ancora più breve…1 a 0 per lui…quello che mi fa riflettere stamattina è il tempismo.

Lo dico mentre fuori ci sono 6 gradi, io devo andare in fiera per i miei appuntamenti e posso indossare solo quel simpatico spolverino, leggero leggero, mentre il mio cappottino, dall’appendiabiti della casa a Milano starà pensando…non mi hai voluto con te? Tiè…ben ti sta.

LA PRIMAVERA

25 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I, Scuola, Senza categoria

ecco perchè il venerdì mattina arrivo sempre tardi in ufficio

Cambio le lenzuola ogni settimana. Di solito lo faccio il venerdì mattina. Mi rendo conto di essere abbastanza metodico in questo, ma non così metodico da farlo sempre il venerdì. D’altronde sono dei gemelli mica della vergine.

Però cerco di farlo il venerdì mattina perché poi ci torno a dormire solo il lunedì sera e spesso mi dimentico di averlo fatto. In pratica sfrutto la mia poca memoria (perché lo sapete no, che ne ho proprio poca?) per ingannarmi e pensare che nel weekend sia passata Cenerentola a rifarmi il letto.

Il mio letto non ha le mezze stagioni. Si passa dal piumone invernale al lenzuolo. Al massimo ci può essere un copriletto per le stagioni intermedie.

In questo sono molto uomo, basico senza troppe pretese. On e off. Se sento caldo mi scopro se sento freddo rimedio un plaid d’occasione.

Il letto lo faccio sempre da solo. Prima spalanco la finestra e poi mi metto all’opera.

Preferisco ovviamente l’estate perché è più semplice. Lenzuolo sotto,  meglio se con gli angoli, lenzuolo sopra, due federe e il gioco è fatto.

Col piumone l’attività si complica. Infilare il piumone, nel copripiumone, è certamente più complicato. C’è quella fase in cui il piumone è infilato, ma non è steso bene, che è quella più difficile. Quella in cui pensi “non ce la posso fare”. Guardi il letto e sembra che il cinghiale della Brioschi sia ancora nascosto sotto le lenzuola.

Allora a quel punto incomincio a girare ripetutamente intorno al letto per tirare i vari angoli…prima quello, poi l’altro poi torno indietro e tiro di nuovo quello…

Odio fare i letti singoli perché sono attaccati ai muri. Io invece ci devo girare intorno. Se dovessero filmarmi mentre faccio un letto con quei video a velocità aumentata, si vedrebbe un gatto in mutande (ebbene sì…non mi vesto per compiere questa missione) che gira vorticosamente intorno al letto.

A quel punto, miracolosamente, il piumone si assottiglia, si stende e il letto prende una forma da nuvoletta molto piacevole da guardare. Anzi, verrebbe da buttarsi sopra.

Rimangono poi i due cuscini con cui finire di litigare. Perché io ci litigo, sapete? Mi sembra sempre di dover infilare un preservativo troppo stretto…(si lo ammetto, questa frase è solo marketing). Ma alla fine anche in questo porto a termine l’opera.

Poi, una volta finito, posso chiudere la finestra e iniziare a vestirmi.

Ecco perché il venerdì arrivo sempre un po’ più tardi in ufficio.

 

PS nel video un collega gatto dilettante…

67 commenti

Archiviato in gatti, gatto, il gatto syl, me myself and I, Senza categoria

Per la festa del papà

Perchè anche un anno dopo non penso sarei in grado di rendere meglio i miei pensieri…

il nuovo blog del gatto sylvestro

Si, lo so che il 19 marzo è ormai agli sgoccioli.

Ma un commento lasciato al post di Italianementescorretta me lo ha fatto tornare in mente.

Mio padre, quello che almeno mi ha concepito, l’ho perso di vista circa 30 anni fa.

Lui e mia madre sono stati tra i primi che hanno sfruttato il referendum sul divorzio del ’74. Il paradosso è che mia madre aveva anche votato contro, ma questo l’ho scoperto solo pochi anni fa.

L’uomo che mi ha concepito me lo ricordo poco. Principalmente per una foto che ancora c’è sul comodino di quella che era la mia cameretta a casa dei miei. A volte ci trovo una fortissima somiglianza con Sylvestrino.

L’ultima volta che l’ho visto era per la firma sulla mia carta di identità, per avere il permesso per l’espatrio.

Da allora solo qualche frammento raccolto da mia madre che per un po’ è…

View original post 481 altre parole

2 commenti

Archiviato in Senza categoria

soddisfatto della mia mezza

Sabato il sopraluogo alla gara. Certo tra andata e ritorno ci ho buttato via quasi due ore, ma almeno ho visto dov’era la partenza, dove parcheggiare…e poi ritirare il pacco gara sembra sempre un po’ come quando è Natale e apri il cesto gastronomico che ti hanno regalato, solo che al posto del panettone e del torrone, ci sono barrette energetiche e succhi di frutta.

Il mattino dopo la sveglia suona all’alba. Alle 6,30 colazione, abbuffandomi di pane e nutella, noci e tè. Si lo so, come colazione fa un po’ cagare, ma è il giusto concentrato energetico .

Un’oretta abbondante prima della partenza sono a Ferrara.  Atleti in tuta, vigili urbani che chiudono le strade, uomini con le pettorine gialle agli incroci e un forte odore di olio canforato. Se anche uno non lo sapesse, non ci sarebbero dubbi sul capire che c’è una corsa che parte.

Ultimo caffè, ultima pipì e poi mollo la borsa e rimango solo con i miei pantaloncini, la mia maglietta gialla e il sacchetto di plastica addosso. Sì perché per proteggersi dal freddo mattutino gli atleti, prima della partenza, vanno in giro con questi buffi sacchi della spazzatura indosso, per poi buttarli non appena danno il via.

Io, che voglio fare il figo come sempre, uso quello delle camicie della lavanderia…è trasparente, vuoi mettere? Così anche il look è salvaguardato.

Pochi minuti alla partenza. Si entra nelle gabbie. Si ride, si scherza, si fa stretching…tranne quelli col gps che non vuol sapere di prendere il segnale che sono lì col braccio alzato (come se in quel modo fossero più vicino ai satelliti) e il sorriso più tirato degli altri.

Lo sparo dello starter da il via. L’adrenalina accumulata scarica l’energia a terra e via di corsa, con ritmo veloce per rompere quanto prima il fiato.

Passano i minuti, l’adrenalina svanisce e la concentrazione sul passo, sulla respirazione e sul ritmo prende il sopravvento.

Ad ogni chilometro controllo il tempo di percorrenza, vado bene, più o meno come mi ero prefissato.

Si esce dalla città e si va in campagna. Il gruppo incomincia a diradarsi. Punto il pacemaker dell’ora e 50 e cerco di non mollarlo. Ce la faccio ma con un po’ di fatica.

Passo i 10 km in 52 minuti e rotti. So far so good.

Ai ristori, senza interrompere la corsa, bevo piccoli sorsi d’acqua, bagnandomi a più non posso perché correre da un bicchiere e bere non sono attività così compatibili.

Al 14mo km rallento leggermente, incomincio a correre in maniera meno fluida. I tempi al km aumentano di una decina di secondi, non tantissimo, ma abbastanza da farmi rischiare di non raggiungere il mio obiettivo.

15mo, 16mo, 17mo, 18mo…sono i passaggi più difficili. Come al solito a ogni chilometro calcolo la media, se e quanto sono in ritardo sulla tabella. Al 19mo capisco che se non accelero non ce la posso fare. Stringo i denti e aumento il passo, per quel che posso perché proprio non ne ho.

Al 20mo calcolo quanto tempo ho a disposizione per finire nel tempo, mi sembra di farcela comodo…e invece…che pirla, non ho calcolato i 97 metri in più che ci sono dopo il 21mo chilometro nella mezza maratona.

L’arrivo è fatto con uno sprint da mezzofondista, ad occhi quasi chiusi e la bocca spalancata.

Fermo il cronometro sotto lo striscione. Sia pur per pochissimi secondi, ma sono sotto l’ora e cinquanta.

Certo, non è il mio personale per una trentina di secondi (sono quei bastardi 97 metri in più ad avermi fregato), ma è molto meglio di quanto pensassi.

Come premio i tortelloni di zucca e la salama da sugo me li sono proprio meritati.

 

IMG_3408

41 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, Senza categoria, Sport

…e domenica si torna a mettere il pettorale

Sportivamente parlando l’inverno è stato un po’ tribulato.

Un guaio muscolare proprio quando dovevo incominciare i lunghi. Poi il problema con il rilascio del certificato medico che mi ha messo in stand-by per quasi un mesetto.

Domenica a Ferrara avrei dovuto correre i 42 km. Ne farò solo la metà e la userò come test per vedere veramente a che punto sono con la preparazione.

Il tempo dovrebbe essere bello, o almeno così hanno chiamato. Maglietta e pantaloncino sono sicuri, la canotta non penso, però provo a metterla nella borsa, non si sa mai.

La mente è libera. Il test di stasera con le ripetute non è stato male. Le sensazioni buone.

Ferrara non l’ho mai visitata. Correrci in mezzo sarà una buona occasione per recuperare un po’…non penso però di fare molte foto.

La mia prima volta su questa distanza l’ho corsa in 1h e 57. La seconda in 1h 49 e rotti…dovessi scommettere fermerò il cronometro più o meno a metà fra questi due risultati.

Dovrei partire più piano e aumentare il passo nella seconda metà, ma mi conosco e so che non ne sarò capace. Partirò cercando di tenere un passo spedito, magari un tondo 5′ al km. finchè reggo, poi andrò in affanno. Sarà un modo di allenare anche la testa alla fatica, per la maratona che vorrei fare a fine aprile.

Di sicuro mi piace l’idea di mettere un pettorale.

Ferrara-Marathon

 

 

28 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, Sport

Leggevo e pensavo…

Devo essere la classica eccezione che conferma la regola…

http://www.repubblica.it/scienze/2014/03/10/news/confermato_correre_fa_bene_al_cervello-80679637/?ref=fbpr

 

Correre fa "ringiovanire" il nostro cervello

20 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, Sport

…e dopo il reportage la cronaca

Sylvestrino è il terzo anno che fa scherma. Ha iniziato per caso. Nessuno in famiglia ha mai praticato questo sport.

Prima dei 10 anni non poteva gareggiare ufficialmente. Ora finalmente si.

I tre anni di allenamenti senza competizione però avevano fiaccato la sua voglia di sciabola (è la sua arma) e sapevo che quella di domenica sarebbe stato un bivio tra il proseguire e il mollare tutto.

In realtà questo weekend era la prima volta anche per tutti i suoi compagni di squadra, visto che la sua polisportiva si è appena affiliata alla federazione e ha introdotto questo sport in via sperimentale.

Lui era l’ultimo a gareggiare. Chi è sceso in pedana prima di lui ha rimediato quasi sempre delle gran batoste. D’altronde questa è una disciplina dove la tecnica e l’esperienza vogliono veramente dire molto.

E’ stato bravo e rilassato quasi tutto il giorno, nonostante l’alzataccia la mattina per andare sul luogo di gara (due ore e mezza di viaggio…sgrunt) e nonostante i risultati dei suoi compagni.

Un’ora e mezza prima del suo turno però vedo che incomincia ad essere irrequieto. Vuole vestirsi, teme di non fare in tempo. Lo accompagno negli spogliatoi e lo assisto in questo rito.

Cerco di farlo scaldare un po’ ma non mi da troppo ascolto. Diventa sempre più teso e nervoso. Di scherma non ci capisco una cippa, per cui mi limito a consigliargli dello streching, ma anche qui non mi caga di striscio.

Contemporaneamente vedo incontri su incontri di altri bambini/ragazzi che finiscono fra le lacrime degli sconfitti. Mentalmente mi preparo già al momento della consolazione.

Arriva il suo momento con l’annuncio dall’altroparlante. E’ un po’ spaesato ma il suo allenatore lo guida per bene nei riti della chiamata. Si lega un po’ maldestramente i cavetti elettrici alla pettorina e al casco, esegue il saluto all’avversario e rimane in attesa del comando del giudice

“In guardia…a voi!”

Perde il primo assalto del suo girone, ma vince il secondo. Sorride mentre si toglie la maschera e da la mano al suo avversario. Ha rotto il ghiaccio.

Finisce il girone con due vittorie e tre sconfitte. Si qualifica per i turni ad eliminazione diretta.

Qui rimani dentro o vai fuori definitivamente.

Lui rimane sempre calmo…io invece sono teso come una corda di violino.

Vince il primo turno abbastanza nettamente. Sarà pure la sua prima gara ma si fa rispettare.

Al secondo però si ritrova la testa di serie numero 1 nel tabellone. Sono già contento così per lui e lo è anche lui. Arriva puntuale la sconfitta, ma è onorevole…10 a 5.

Siamo tutti al settimo cielo. Nessuna lacrima, nessuna consolazione.

Il maestro durante il viaggio di ritorno mi dice…“certo che sarebbe bello poterlo portare ai campionati nazionali, sarebbe una bella esperienza…prima però dovrebbe fare almeno un’altra gara…”

“Bene, e qual’è il problema” , rispondo io.

“E’ che l’unica in calendario è in puglia”

Azz….quanti chilometri sono?

scherma

34 commenti

Archiviato in Amore, il gatto syl, me myself and I, Sport