Archivi del mese: aprile 2014

una poltrona (s)comoda

La mia, oggi.

Sapevo che quel progetto, quello che mi sta facendo diventare matto e che non mi piace nemmeno tanto, ha come obiettivo di fondo quello di far risparmiare dei soldi.

In questo caso risparmiare vuol dire principalmente pagare meno attività già poco pagate o eliminarle del tutto.

Nel caso di fornitori esterni si tratta di spiegare loro che c’è la crisi, che la strada è quella e che ahimè è meglio se sfruttano i prossimi mesi per cercare nuovi clienti.

Ma tra gli “effetti collaterali” sapevo che c’era anche lui.

Lui è un grafico freelance che lavora pressochè esclusivamente per noi. Non dipende da me, lavora per le redazioni, ma di fatto il mio progetto azzera completamente l’attività che dovrà svolgere per noi.

Mi chiedevo come mai non mi avesse ancora bucato le gomme.

Invece oggi si presenta nel mio ufficio.

Hai un attimo? Posso parlarti?

So del progetto che stai portando avanti. Lo capisco. Però ti chiedo una mano. Io sto cercando altri clienti, ma ho 59 anni e oggi il mercato cerca grafici giovani da pagare poco. Se conosci qualcuno che ha bisogno o se posso esserti di aiuto in qualche altro modo…

Mentre parlava aveva gli occhi lucidi, balbettava, aveva anche un tic agli occhi che col passare dei minuti peggiorava sempre più.

Ho provato veramente pena per lui, anche se mi odio per il solo pensiero. Mi chiedevo quale sensazione si prova ad arrivare alla fine di una carriera lavorativa, quando vedi il miraggio di una pensione guadagnata e sudata e ti vedi franare tutto ad un passo da quel traguardo…per colpa di un progetto che qualcuno, asetticamente, ha pensato intorno ad un tavolo di una sala riunione.

Domani potrei trovarmi io al suo posto. L’incubo di non avere più un reddito, di non avere un lavoro.

In passato mi è capitato di trovarmi nella stessa (s)comoda situazione con ragazzi più giovani. Però è la prima volta che mi ritrovo a tirare un colpo basso a qualcuno come lui.

Cercherò di aiutarlo…anche se non so come. Intanto continua a venirmi in mente la sua bocca, asciutta, che balbetta mentre gli occhi che sbattono nervosamente.

 

looking-for-a-job

 

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buona la seconda

Sono contento.

Contento per aver portato a termine la mia seconda maratona.

Contento per aver vissuto una giornata di festa.

Contento per essere riuscito a correre sempre (a parte gli ultimi ristori dove mi sono fermato per qualche istante) nonostante gli ultimi chilometri siano stati un calvario.

E’ andata come deveva andare. Certo, avrei preferito finirla una dozzina di minuti prima, ma non mi lamento delle mie 4 ore 26 minuti e spiccioli. Evidentemente quello è il mio livello e va bene così.

Tante le fotografie mentali che ho fatto durante la corsa, ma scelgo queste per raccontarvele.

Km 2 – Appena partiti con l’euforia del momento. Urla, grida, risate…arriviamo in riva al mare e c’è una band che suona il più grande spettacolo dopo il big bang di Jovanotti. Una canzone a cui sono particolarmente legato. Sorrido…poi vedo davanti a me un atleta sordomuto che gesticola con un suo amico. Penso a ciò che si perde, a quei rumori, a quei suoni…e mi viene incredibilmente un groppo alla gola. La tensione della gara a volte gioca strani scherzi.

Km 15 – Sopra al sottopasso della ferrovia che attraversiamo un grande striscione con su scritto: TENETE DURO CHE ALL’ARCO DI AUGUSTO (dove era posto l’arrivo) E’ PIENO DI FIGA. Solo i romagnoli potrebbero essere così. 🙂

striscione

Km 42 – L’ultimo lunghissimo viale prima dell’arrivo. Col ciotolato e il vento contrario. Sono sfinito…in realtà lo sono da diversi chilometri. Vedo però le mani degli amici venuti a vedermi e di Sylvestrino. Solo questo ripaga dalle fatiche.

maratona rimini

Stamattina in tangenziale – Il rientro alla normalità. Il traffico in tangenziale. La pioggia autunnale. Sembra avere però tutto un sapore diverso. Guardo le scimmie del lunedì mattina sedute al volante nelle auto vicino a me. Loro però non li hanno fatto i 42 chilometri…e sorrido. 🙂

traffico

 

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dove ho sbagliato?

Discorsi mattutini mentre Sylvestro si fa il nodo alla cravatta e Sylvestrino si stiracchia nel lettone:

  • Oh, stasera c’è la partita…non vedo l’ora…divano, piedi sul tavolino e forza Juve.
  • Ah già…ma oggi è giovedì?
  • Si perchè?
  • Noooo….c’è Un medico in famiglia sul primo…

 

homer-simpson

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post sui pensieri post pasquali

Pasqua è sempre un momento di festa per me e per i miei. Sylvestrino infatti passa qualche giorno qui con me.

Di giorno ci pensano i nonni a lavorarlo ai fianchi (o forse è il contratrio) e la sera tocca a me. Divano, pizza, birra, in piedi fino a tardi…no dai, la birra no…e nemmno fino a tardi. Ieri sera mi ha seguito agli allenamenti di beach tennis e poi siamo andati a mangiare un boccone insieme. Proprio come farei col mio migliore amico…a parlare di calcio, di beach tennis, di gossip…poi a casa non ho fatto tempo a lasciarlo un secondo sul divano per andare a cambiarmi che l’ho ritrovato bello che addormentato…l’ho lasciato li un po’ con me, anche se non era comodo come a letto.

Nel frattempo sale l’ansia. Mancano 4 giorni a Rimini. La prima volta a Venezia non sapevo cosa volevano dire quei 42 kilometri, ora lo so. Sento di essere preparato come volevo. Rispetto ad allora negli ultimi 60 giorni ho fatto una cinquantina di km in più. Spero mi permettano di correre senza troppi problemi fino allo striscione dell’arrivo. Ai crampi preferisco gli scampi. Le previsioni sembrano tenere. Non che mi interessino più di tanto, personalmente amo correre anche sotto la pioggia. E’ che se non piove ci sarà più gente sul percorso e questo mi piace, adoro gli incitamenti…d’altronde sono o non sono egocentrico? L’unica cosa che temo è il vento. Dei 42, quindici saranno corsi ininterrottamente sul lungo mare. Bello bello, ma se c’è vento contrario non passa più.

Ho cambiato anche le scarpe last minute. Quelle che avevo mi sembravano troppo prossime alla fine, non mi sembravano più elastiche…o forse era la mia testa a farmi pensare a questo. Ne ho comprato un paio uguali uguali. Ci ho corso solo un paio di volte senza grossi problemi, anzi, teoricamente dovreia anche andare meglio…ma oggi nei miei miseri 8 chilometri di rifinitura ho sentitpo le gambe un po’ indolenzite. Probabilmente però non sono le gambe ma la testa, sempre alla ricerca di qualcosa che non va come dovrebbe.

Vada come vada, tanto domenica metto il pettorale, il pilota automatico e corro…quanto più possibile sorridendo. In fin dei costi sarà una giornata di festa.

Ah dimenticavo…oggi ho dimenticato nuovamente le mutande…sarà di buon auspicio no?

rimini marathon

 

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post per soli uomini

Ho detto per soli uomini…

Avete presente quando la trattenete da un sacco di tempo?…la vescica è così piena che sembra esplodere da un momento all’altro.

Poi in bagno, con la stessa precisione con cui un pompiere dirige il getto d’acqua sull’incendio, mirate proprio il pozzetto del water. Quel rumore di acqua nell’acqua da soddisfazione, sa di operazione ben fatta, di bersaglio centrato e poi si protrae…si protrae…si protrae…per un tempo che incomincia ad essere imbarazzante perchè vi rendete conto che nel bagno vicino, quello delle donne, c’è chi vi sta ascoltando probabilmente pensando...”evidentemente c’è una tubatura che si è rotta”…ecco…cercavo un post intelligente per riprendere dopo la pausa pasquale ma mi è scappato questo.

bruxelles statua pipi

PS: il verbo pvotvavve dovrebbe essere vietato dalla convezione di Ginevra

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lo sfigatto alle prese col navigatore…ma mica Magellano.

Ho la fortuna di avere un’auto aziendale. Mai benefit fu più gradito visto i 40 mila kilometri all’anno che mi sorbisco andando su e giù per la A1.

Un paio di mesi fa alla mia bellissima auto 4 ruote motrici SW, il navigatore decide di non funzionare più. Si certo, oggi tra Waze, google maps e tutti i navigatori possibili sui telefonini la cosa non rappresenta un grosso problema, ma alla prima occasione, con calma, vado a portare l’auto per la riparazione in officina.

Casualmente mentre vado li mi si accende una spia vattelapescha, lo faccio presente e l’omino dell’officino mi guarda allarmato dicendo “ma qui la cosa allora è grave…dobbiamo tenerla per qualche giorno”.

Vabbè…mi danno una sostituiva e attendo che la riparazione enga effettuata.

Dopo una settimana ecco la mia macchinina pronta.

Vado a ritirarla gioioso, ma mi accorgo non appena esco dall’officina che il navigatore è impostato in russo.

Sgrunt…visto che era un venerdì ed ero di corsa per tornare a casa, chiamo al telefono l’officina e provando qua e la mi faccio spiegare come ritrovare la lingua italiana.

Riprendo a macinare allegramente i miei chilomentri e manco passano due giorni che…puff…il navigatore scompare ancora.

Ritorno dall’allegra officina dove provano e riprovano a reinstallare il software senza successo…

“c’è da cambiare il navigatore” alla fine sentenziano.

Riparte tutta la trafila dell’auto sostitutiva che mi accompagnerà per i successivi 10 giorni…stavolta tra l’altro una bella giulietta grintosa che mi ha fatto anche divertire un po’ nel frattempo.

Passano quasi due settimane e mi richiamano finalmente…vado a ritirare la mia auto e scopro che in tutto questo tempo…“si ok, il perito è venuto fuori e ha dato il suo consenso per il cambio del navigatore. Ora l’ordiniamo e quando arriva la richiamiamo per cambiarlo”.

Pensare di lasciarmi l’auto e chiedermela solo il giorno in cui il perito veniva fuori era evidentemente troppo complicato.

Aspetto che i giorni passino finchè un bel giorno ricevo la lieta novella….“habemus Papa…il navigatore è arrivato. La porti lunedì che in giornata gliela facciamo”.

Arriva il lunedì mattina, gliela porto ma, visto che la sera sono messo malissimo con le mie riunioni in ufficio, non sono riesco ad andarla a ritirare in tempo…poco male, mi organizzo coi mezzi e ci vado l’indomani.

Il martedì, oggi, finalmente giungo in officina,  animato dai migliori propositi…il ragazzo che ormai mi conosce bene, con un bel sorriso, mi riconsegna le chiavi…“…e buona giornata sig. Sylvestro”….salgo in auto, accendo…aspetto qualche secondo che si carichino le mappe del navigatore….poi ancora qualche secondo…un attimo ancora…la clessidra continua a girare…e lentamente incominciano a girare anche altre parti del corpo….

Scendo dalla macchina e torno non sorridente dal sorridente ragazzo…“ehm…il navigatore ANCORA non funziona”...mi guarda con l’espressione del bambino che scopre che ha appena scoperto che le farfalle volano e mi dice…“ops…mi sorge un sospetto…aspetti un secondo”...sparisce in officina e dopo pochi secondi torna con le orecchie così basse da toccare le caviglie dicendomi…“mi scuuuuuusi…(con tante u), ieri ne abbiamo fatte tre uguali di auto…temo che il ragazzo si sia sbagliato…me la lasci 10 minuti e la sistemiamo subito”….cioè, mi faccia capire, dieci minuti per sistemarla quando sono due mesi che faccio avanti e indietro?

Non so se ridere o incazzarmi…devo però scappare in ufficio…“non si preoccupi allora, per farci perdonare per il disagio gliela portiamo noi. Lascio le chiavi in portineria”.

E così è stato…ovviamente stasera quando l’ho accesa ho verificato subito se il navigatore funzionava…e secondo voi in quale lingua era impostato?

magellano

 

 

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massì…

Ok oggi mi sono iscritto, anche se sento di non averli 42 km nelle gambe.

D’altronde avevo rimandato continuamente…vedo come va il prossimo lungo…vedo come va la sessione di ripetute…

Domenica ne ho fatti 33 (come i trentini che entrarono a Trento trotterellando e facendomi arrotare la erre moscia). Mi ero detto: “se li faccio bene mi iscrivo altrimenti…”. Ecco non li ho fatti bene, li ho finiti sulle ginocchia, ma altrimenti una bella fava.

Carta di credito alla mano ho scritto il mio nome tra i partenti e vada come vada, se non altro correrò in riva al mare e cercherò di usare la testa oltre alle gambe.

Intanto cerco di recuperare il tempo e i kilometri perduti.

Oggi è quinto giorno consecutivo che corro. Da quando ho iniziato a correre non mi era mai capitato di farlo così intensamente. Però non mi pesa, anzi mi piace. Vorrei che i miei muscoli e la mente si abituassero talmente tanto alla corsa da sentirne la mancanza se solo saltassi un giorno. Mi sembra di essere a scuola quando facevo le secchiate l’ultimo giorno. In questo caso non posso allenarmi l’ultima settimane perchè sarebbe deleterio, ma utilizzerò questa e la prossima per il tour de force finale prima dello scarico dell’ultima settimana.

Quindi corro, corro corro e penso.

Quel progetto in ufficio mi da da pensare molto. Sarà in salita e sarà durissima…però se finisco la maratona vuol dire che ce la potrò fare anche li.

Ora scappo. E’ una splendida serata per andare ad allenarsi.

 

rimini marathon

 

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Comunque è tutta esperienza

Questo era il weekend della seconda gara di Sylvestino. Qualcuno se ne ricorderà vero? Ne parlavo qui.

E così venerdì mi sono preso una mezza giornata di ferie per portare il giovane atleta sul campo di gara…una gita da 1.500 km tra andata e ritorno.

Il maestro sta volta non c’era, ma c’era la sua insegnante in seconda, giovane sicuramente più grintosa e senza l’alito pesante…ma no, mica l’ho baciata, che avete capito!

Anche in questo caso il cucciolo mi ha meravigliato per la tranquillità con cui ha affrontato i momenti antecedenti la sua gara. Sempre tranquillo, nervoso il giusto, concentrato.

Questa volta però la gara era a livello nazionale, per cui ci aspettavamo incontri più difficili per lui. E così è stato. Sei incontri nel girone e sei sconfitte. La cosa che più fa rabbia però è che ha perso malamente con chi era alla sua portata e tirando invece veramente bene con i migliori. In modo particolare, col numero uno in Italia (si perchè c’è un ranking nazionale anche per la sciabola dei decenni), ha veramente rischiato di vincere. Sopra quattro a tre, si è fatto rimontare perdendo cinque a quattro. Visto che il suo avversario ha vinto poi il torneo, sarebbe stato l’unico a batterlo…ma tant’è.

Durante i suoi assalti lo vedevo demoralizzarsi sempre di più ad ogni incontro. Ad un certo punto ha anche preso una forte sciabolata alla mano. Li per li non ha detto nulla ma subito dopo, quando si è tolto la maschera dopo aver salutato il suo avversario, l’ho visto con gli occhi (i suoi fantastici occhi) gonfiarsi di lacrime.

La sua maestra allora si è tolta per un attimo i panni di sergente di ferro e me lo ha affidato per qualche minuto. L’ho portato in bagno per mettere la mano sotto l’acqua e nel frattempo ho cercato di calmarlo. Piangeva per il dolore, ma sapevo che era anche per le ripetute sconfitte.

Un po ci sono riuscito, ho cercato di scherzare con lui su quello che sarebbe stato il suo “trofeo di guerra”…il dito il giorno dopo era completamente livido…e l’ho riconsegnato nelle mani della sua allenatrice.

Agli scontri ad eliminazione diretta poi non c’è stata storia, visto che ha perso nettamente con un’altro atleta molto più forte.

Il lungo viaggio di ritorno è stato un po’ mogio, l’euforia dell’andata si è dissolta con l’adrenalina ormai esaurita.

Però è stata una bella esperienza. Ha conosciuto e ha tirato con bambini più bravi di lui. Già il giorno dopo aveva voglia di allenarsi nuovamente per migliorare.

Tra l’altro, dopo aver visto alcuni degli altri atleti col nome stampato sul dorso del corpetto elettrico, mi ha chiesto se poteva averlo anche lui, come i grandi campioni, come Montano, il suo idolo.

“Entra nei primi trenta e lo avrai anche tu”…la mia risposta che può apparire un po’ cattivella ma che conoscendolo sarà di stimolo per fargli mettere ancora più grinta la prossima volta.

E ora, tutti a Riccione, ci saremo anche noi ai campionati italiani.

scherma trofeo kinder

 

 

 

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