Archivi del mese: settembre 2014

Penso di averlo trovato

Un colloquio illuminante fatto ieri, mi ha portato a fare una cosa apparentemente facile, ma che così, almeno per me, non è stato.

Ho guglato (mi perdonino quelli dell’accademia della crusca) il nome e il cognome e ho scoperto che ce n’è uno su Facebook.

Ho provato ad aprire quel profilo e ho trovato la foto di una persona anziana, con lo sguardo perso e gli occhiali da vista.

Non posso dirlo al cento per cento, ma penso veramente che si tratti di mio padre, quello biologico.

E’ da ieri che non appena ho un momento libero, torna a guardare quella immagine per capire qualcosa di più.

E’ un viso malinconico, che stona con la moltitudine di selfie sorridenti che la gente si fa in quel mondo.

Cerco di capirne le ragioni e le associo, inevitabilemente, a quello che si è perso. Non so se è quello il motivo, anzi dubito proprio, ma il mio immancabile egocentrismo mi porta a pensarlo.

Cerco di capire al motivo per cui, una persona di oltre 70 anni (sapete che non so quanti anni abbia?), si convinca ad aprire un account su Facebook.

Ho curiosato tra i suoi contatti. Quasi tutti sono ragazzi giovani e probabilmente qualcuno di loro lo ha convinto ed aiutato ad entrare in quel mondo. Nessuno di loro porta il mio cognome. Forse sono davvero figlio unico, ma in realtà non posso dirlo con certezza.

Ora devo capire che fare.

Mi è stato consigliato di confrontarmi, in qualunque modo, con quello che è il mio padre biologico. Mi aiuterebbe ad aprirmi di più, ad essere più ricettivo verso gli altri. Chissà, forse è vero. Forse quella mancanza pesa come una zavorra nelle relazioni che ho col mondo.

Devo però ancora capire in quale modo. Chiedere l’amiciza su FB mi sembra così strano…

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La maratona

Presegue la rubrica, post on demand e su richiesta della suizzerotta per eccellenza, vado a spiegare perchè la maratona è lunga 42,195 metri.

L’origine deriva dalla distanza approssimativa che c’era tra la città di Maratona e l’acropoli di Atene, che Filippide, instancabile soldato greco, percorse nel 490 ac. per annunciare la vittoria sui persiani (non i gatti).

De Coubertin, la inserì nella prima edizione dei giochi olimpici moderni di Atene nel 1896 per rievocare quel momento e la distanza fu approssimativa fino ai giochi olimpici di Londra del 1908, quando per l’occasione, il percorso scelto fu di 26 miglia esatte, quelle occorrenti per andare dal castello di Windsor allo stadio olimpico, a cui gli organizzatori, mannaggia a loro, aggiunsero 385 yard per posizionare la linea di arrivo esattamente davanti al palco reale.

Da allora i 42,195 metri diventarono la lunghezza ufficiale per la maratona.

In realtà, per come la vedo io, la distanza è solo un efficace tentativo per rompere i maroni con i calcoli sul tempo e la percorrenza.

Troppo facile infatti pensare ai 40km, che se li fai a 10km/h ci impieghi 4 ore.

No, se vuoi percorrere la maratona in 4 ore, devi andare a 10,54875 kilometri all’ora…che non è i 10 chilomentri ne tanto meno per i 548 metri, ma i 75 centimetri in 60 minuti proprio faccio fatica a calcolarli a mente.

Anche calcolando il passo al chilometro, la cosa non si semplifica.

Non basta infatti fare un chilometro ogni 6 minuti per raggiungere quel rotondo obiettivo.

No, bisogna fare uno sforzo aggiuntivo e percorrere 42 volte il chilometro in 5 minuti, 41 secondi e 27 centesimi abbondanti.

No, ditemi, per un maniaco dei numeri come il sottoscritto, calcolare come tenere quella media rappresenta un’impresa, quasi da portarmi una calcolatrice durante la corsa per capire se sto correndo bene oppure no.

Che poi…già quando percorri 10 km non puoi pensare che sei ad un quarto della fatica. Così come ovviamente, farne 20 non equivale ad essere a metà del’opera.

Per non parlare poi di quando arrivi al 40mo….e ne hai davanti ancora due abbondanti, che credetemi, sono interminabili. E quando anche intravedi lo striscione di arrivo, leggi il cartello dei 42 e pensi che ci sono ancora quei fottutissimi 195 metri che ti fan pensare…ma sto caxxo di palco, i reali inglesi non potevano farlo montare un po’ più in qua?!

Spero con questo post di aver esaudito le curiosità della Loriana che, pigra com’è, non si è messa nemmeno a googlare la sua curiosità.

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il dado è tratto

Se mi sentisse Cracco, gli verrebbero i brividi, ma stia pure tranquillo, non sto parlando di brodo e risotti….

Visto che il tempo è grigio

Visto che l’occhio è gigio

Visto che l’umore è la somma dei due

Mi sono iscritto.

Il 30 Novembre 2014 correrò la mia terza maratona.

Firenze aspettami…ci sono anche io.

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occhio per occhio…

Oggi mi sono arreso e sono tornato qui.

Stesso simpatico medico (ma li c’è solo lui?)

Stessa diagnosi.

Unica differenza…me la sono cavata in una mezz’oretta.

Dovrei farlo incidere una volta per tutte…mi manca il coraggio…penso.

Il gatto perde il pelo ma non il vizio.

Uff…

occhi gatto

 

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Uno dei tanti primi giorni di scuola

In questi giorni blog e feisbuk ne sono pieni.

Il mio post quindi non potrà essere particolarmente originale…se non per me.

Ieri sera Sylvestrino era nervoso…non capivo se più per la fine delle vacanze che per l’inizio della scuola.

Però oggi ha iniziato le medie…pardon, le secondarie di primo grado, che dette così mettono già ansia, sembrano un passaggio difficile in una parete di montagna.

Siamo andati insieme. La preside ha fatto un bel discorso di inizio anno.

La sua scuola mi piace, almeno così, di primo acchito. Parlano di rispetto, di maturazione, d’insegnamento, di dialogo.

Forse concetti banali e scontati, però lo fanno bene. A me mi hanno catturato, spero lo facciano anche con lui.

So bene quanto potranno essere importanti per lui questi 3 anni, lo so perchè per me lo sono stati.

E intanto lo guardavo. Pochi abbracci…quelli ce li siamo scambiati ieri sera, lontani da sguardi indiscreti. I pantaloncini corti ma l’aspetto più maturo, come se fosse cresciuto improvvisamente nella notte scorsa. Lui col suo zaino e il suo timido sorriso.

L’incontro era alle 8, ma io guardavo l’orologio perchè alle 11 avevo una riunione. Chissà quanti di quei papà che c’erano a scuola avevano una riunione a due ore e mezza di distanza da li.

L’ho sentito al telefono quando è uscito. Io col telefono non ci vado d’accordo più di tanto, ma orami ho imparato a conviverci.

Però oggi avrei voluto guardarlo negli occhi per sapere com’era l’insegnante di matematica, e quella di spagnolo, il suo nuovo compagno di banco…e l’intervallo, come lo ha passato?

Per lui è un mondo nuovo, ma è li proprio per imparare come starci in questo mondo.

INAUGURAZIONE ANNO SCOLASTICO 2012/2013

 

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Fotografie della Run Tune up

L’intestino che fa le bizzedi prima mattina.

Atleti che alla spicciolata arrivano in centro.

Il colpo d’occhio di piazza maggiore che non è niente male.

I tuoi amici che sono alla prima loro mezza maratona, tesi come corde di violino da giorni.

Atleti che fanno riscaldamento davanti a San Petronio e un clochard che imperterrito continua a dormire nel suo sacco a pelo.

Il riscaldamento fianco a fianco con la Straneo.

L’inno nazionale alla partenza.

I tavolini di un bar in mezzo alla strada 200 metri dopo la partenza e conseguente “tappo”…spostarli per una mezz’oretta no, vero?

L’auto con signora deficente che forza il posto di blocco e “corre” insieme ai runners…quante ne ha sentite.

La gente esaltata che mi indicava al mio passaggio…poi ho capito che avevo dietro Gianni Morandi.

Accorgersi dopo pochi chilometri che oggi non si fa il tempo…però almeno cerco di tenere i 5 e 15 al km…dopo un po’ passo ai 5 e 20…per chiudere a 5 e 24.

Il papà che correva con la carrozzina e due bambinetti dentro tenendo il mio passo. Poi a metà gara ho visto che si fermava dalla moglie…pensavo perchè le lasciasse i pargoli e finisse la corsa senza zavorra…e invece con un tempismo degno di un pit stop della Ferrari, ha fatto scendere i pargoli per caricarne altri due.

Le band che davano la carica se mai non ce ne fosse abbastanza.

Il bersagliere col suo cappello.

Il pace maker da 1h e 55 che ti supera al 19mo e che risuperi al 20mo chilometro.

L’ultimo chilometro che non finiva mai.

Il cronometro all’arrivo che segna cinque minuti in più rispetto all’anno scorso…tanto era un allenamento per Firenze.

I tuoi compagni di avventura che arrivano stremati ma soddisfatti, dopo un po’.

La bilancia che mi segnala 3 kili persi (recuperati tutti con delle gran bevute)

La meritata mangiata per festeggiare il risultato.

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Domenica si corre

In realtà non mi ricordo l’ultima volta (e nessuno faccia battute sull’incipit) in cui ho passato una domenica senza mettere le scarpette.

Però domenica c’è la Run tune up, la mezza di Bologna.

Per me un passaggio intermedio in previsione del bersaglio grosso di fine novembre, però pur sempre una gran bella corsa.

Questa settimana ho saltato uno dei tre allenamenti infrasettimanali previsti, non per volontà ma per necessità. Diciamo però che in questo caso male non fa. Le sensazioni dell’ultimo allenamento di ieri sera erano comunque buone.

Il tempo, metereologicamente parlando, dovrebbe essere l’ideale per correre, quello cronometrico lo scoprirò solo all’arrivo. Non sarà comunque la mia priorità.

Una cosa bella invece che so già di trovare è la presenza delle band lungo il percorso. L’anno scorso mie erano piaciute un sacco e davano una gran bella carica…altro che cuffiette.

E quidi, come dice il Trio Medusa la mattina…“dai che si comincia !”

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Non pensavo ci sarei riuscito

La giornata pesante in ufficio se non altro mi ha impedito di pensarci su più di tanto.

Lo stampato su un bel foglio A4 scegliendo un corpo 12 in modo da permettergli di leggerlo senza bisogno degli occhiali.

Dopo aver passato la serata da loro, quando mi ha accompagnato al cancello gli ho infilato questo foglio in mano, così, senza una busta e piegato in quattro.

Sai, gli ho detto, sto seguendo un corso per scrittura online, dovevo fare un esercizio che prevedesse una composizione scritta con lo stile di un bambino e ho pensato di dedicarti questo. Leggilo dopo…con calma.

Tanto per cambiare un’altra balla.

Lui e mia mamma mi hanno richiamato dopo…commossi. Ma come…ti sei ricordato di quando andavamo a pescare? E anche del concerto…Sembra la lettera che Sylvestrino ti ha scritto per la festa del papà…ecco, quest’ultimo è il complimento che più mi piace.

Ammetto, fino a stamattina non avrei mai pensato di riuscire a farlo…però ora mi sento meglio e lo dico col sorriso sulle labbra.

Grazie…davvero.

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Mio padre

Mio padre ieri ha compiuto gli anni…66, ma ne dimostra anche meno.

Mio padre l’ho conosciuto quando ero piccolo, dovevo avere 12 o 13 anni. Non deve essere stato facile per lui. Un trentenne che si prende una donna divorziata e per di più con un figlio quasi adolescente nel pacchetto.

Mi è stato simpatico fin da subito. Magro, coi baffi, alto, in realtà non più di tanto ma all’epoca, così magro, mi sembrava molto più alto.

Giocava con me a subbuteo e metteva allegria…e io e mia mamma ne avevamo bisogno.

Mio padre mi ha fatto conoscere la musica…Bennato, Dalla, i Rolling Stones e i Beatles…nell”82 mi portò al concerto degli Stones a Torino. Un’esperienza indimenticabile. Io e lui,  in treno, il giorno dopo la finale di coppa del mondo appena vinta.

Andammo in treno perchè mio padre non ha la patente. Si è sempre rifiutato di prenderla, dice che le persone quando sono alla guida vanno fuori di testa. So già che questo un giorno creerà qualche problema, ma per il momento ha costretto mia mamma a portare sempre la macchina.

Mio padre tiene al Milan (nessuno è perfetto), ma non è mai riuscito a convincermi a cambiare squadra.

Mio padre è sempre stato un simpaticone. Non perchè racconti barzellette o cose del genere, però ha quasi sempre il sorriso sulle labbra e un grande senso dell’ironia. Mio padre è sempre stato simpatico ai miei amici, che a loro veniva sempre spontaneo dargli del tu.

Mio padre non l’ho mai visto piangere…tranne quella volta. Mia mamma era ancora sotto anestesia e il dottore ci disse che le cose non andavano bene…questione di qualche mese, furono le sue parole. A volte sbagliano anche loro. Mi ricordo che lo abbracciai e lo lasciai piangere sulla mia spalla. Mi sentivo un po’ goffo…non sono mai stato tanto bravo ad abbracciare gli altri.

Mio padre è cresciuto in una casa di ringhiera e all’oratorio. Quante serate abbiamo passato coi suoi racconti di quando era ragazzo…che poi non era neanche tanti anni prima.

Mio padre è milanese, con un tipico cognome milanese e un nome adatto a lui, Angelo.

Mio padre la sera spegneva la TV e ci faceva ascoltare la radio quando eravamo a tavola, così parlavamo.

Mio padre, quando avevo 14/15 anni, mi portava coi suoi amici a pescare di notte. In realtà di pesci ne prendevano pochi, ma penso si divertissero ugualmente fumando quelle sigarette che si facevano loro.

Mio padre lavorava all’ufficio acquisti. Era un sindacalista. Non c’era uno sciopero, un corteo, una manifestazione che si perdesse. Faceva delle lotte terribili col direttore del personale…però quando si sono salutati prima di andare in pensione penso si sia commosso.

Mio padre, quando ero piccolo, convinse mia madre a girare l’Italia in tenda. Imparai tanto in quegli anni, anche a dormire per terra che trovavo divertente.

Mio padre in cucina è meglio lasciarlo perdere. Il sabato, quando io ero a casa da scuola e mia madre era al lavoro, cucinava lui…preparava il suo piatto forte…tonno fagioli e cipolla.

Mio padre è adorato da suo nipote. Quando Sylvestrino viene a milano, passano le giornate in cortile a giocare a qualsiasi cosa. Mio figlio si diverte perchè il nonno gli insegna un sacco di parolacce. Anche gli amichetti di Sylvestrino vanno pazzi per mio padre.

Dimenticavo…mio padre  corre, correva…anzi no…adesso sta riprendendo a correre. Io lo prendo in giro perchè ho fatto due maratone e lui solo una, ma quella che ha fatto l’ha corsa a oltre cinquant’anni e ci ha impiegato quasi un’ora in meno di me. Ora mi allena…

Ringrazio Diamanta per avermi stimolato nel piacevole esercizio. Chissà se un giorno o l’altro mio padre non leggerà questo post.

 

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Questione di KPI

Il mio capo è fissato con i KPI, i Key Performance Indicator.

In pratica sono quegli indicatori per misurare quanto.

Tutto può essere quantificabile. Quanto hai venduto, quanto hai prodotto, quanto hai distribuito, quanti titoli, quanti fte (altro terribile acronimo per definire quante persone lavorano). Insomma, dei fottutissimi numeri che permettano di misurarti quanto hai fatto rispetto a ieri, il mese scorso, lo scorso anno, nel secolo scorso…

Ecco…anche io mi sto kipizzando.

Stasera ad esempio, sono uscito dall’ufficio e andando in garage ho visto quante auto erano ancora parcheggiate oltre la mia. Questo kpi indica la mia dose di coglionaggine, quella che mi ha consentito di fare quasi il giro dell’orologio fra quelle mura.

Tra l’altro stasera era anche il compleanno di mio padre, quello vero, non quello naturale…cacchio.

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