Archivi del mese: dicembre 2014

Analisi del 2014

Premessa con alcune considerazioni

Il sig. WordPress, invece che inviare i suoi folletti delle statistiche, farebbe meglio a restituirmi il suo vecchio sito, dove sapevo come muovermi con più semplicità.

Non capisco poi, perchè insista da qualche anno a questa parte, a voler farmi esibire all’operà di Sidney. Forse mi vuole spedire in lidi più lontani perchè non rompa più le balle.

Quanto a ciò che viene fuori dalle statistiche, è interessante scoprire che tra le immagini più cliccate, ci sia una patata e un paio di chiappe maschili…ognuno ha i follower che merita.

 

Buon anno a toucc…

PS: a proposito del dialetto milanese. L’altra sera sono andato a vedere il film di Aldo Giovannie Giacomo in quel di Bologna. A un certo punto parte in sottofondo una divertente canzone in milanese…e io ero l’unico pistola che capiva le parole e rideva come uno scemo.

 

 

 

 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 23.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 9 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Seduzioni

Continuo a pensare a quale maratona fare il prossimo anno. Si perchè vorrei farne solo una. Magari all’estero, prestigiosa, divertente…magari in autunno perchè non ho molto voglia di rimettermi subito a “lavorare” su un programma di allenamento per la maratona. Tanti chilometri e tante ora da dedicare.

Oggi sono tornato a correre durante la pausa pranzo. I ritmi blandi di queste giornate in ufficio me lo consentono. Però ho fatto fatica, anche se se si trattava semplicemente di una decina di chilometri da correre in scioltezza.

Mi sembra strano pensare all’idea di sedute di due o tre ore. Mi sembra improponibile ora come ora, anche se nemmeno un mese fa ho fatto i miei più bei 42 chilometri della mia giovane carriera (e nessuno faccia battute).

E di opportunità in autunno ce ne sarebbero…anche interessanti….poi però si insinua un pensiero che non dovrebbe esserci….

Si magari qualla in autunno potrebbe essere LA maratona dell’anno….però fammi vedere bene quando c’è quella di Milano…potrebbe essere una tappa intermedia…

Ed è così che ti ritrovi a scaricare tabelle di allenamento mirate al 12 aprile…e cribbio….sono già in ritardo !!!

 

 

PS: questo è il mio nuovo trainer…seguirò i suoi consigli per i prossimi 4 mesi

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Semplicemente auguri

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Cambiamenti

Dovrei cambiare vita

Dovrei cambiare paese

Dovrei cambiare lavoro

Dovrei cambiare carattere

Dovrei cambiare stile

Dovrei cambiare modo di amare

Dovrei cambiare banca

Dovrei cambiare la cravatta

Prendo un foglio a quadretti, lo divido in due e in alto scrivo da una parte quello che funziona e dall’altra quello che non funziona.

Mi faccio del male.

Scusatemi ma oggi (oggi??? Minchia è una vita che ci spacchi le palle caro il mio gatto. ndr) va così.

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di tutto un po’

Passata la maratona il mio corpo ha abbassato la guardia. Il ritmo degli ultimi mesi, gli allenamenti tambureggianti, i pensieri, gli orari…conosco il mio corpo e so che quando tiro troppo la corda lui me lo fa ben presente sotto forma di acciacchi vari. Evidentemente c’era un accordo che prevedeva che facesse il bravo almento fino a quel 42mo chilometro, ma poi…liberi tutti.

Mi ritrovo così da qualche giorno con un terribile raffreddore (per un uomo è in pratica avere un piede nella tomba), una bronchite, mal di gola, afono e con dolori e infiammazioni qua e la.

Un po’ come la bluesmobile dei fratelli Blues che, dopo un roccambolesco inseguimento, cade letteralmente a pezzi non appena ha finito il suo lavoro.

Lavoro…già, al lavoro non è cambiato molto se non il fatto che collega fetente, ha incominciato a giocare proprio sporco con me. Collega fetente ambisce chiaramente a farmi le scarpe e non perde occasione per mostrarsi polemico e poco collaborativo. Ultimamente però ha alzato il tiro. Ecco, per qualche strano meccanismo, questa cosa ha trasformato lo sconforto che ultimamente provavo entrando in ufficio in rabbia, facendomi tirare fuori risorse ed energie, che non pensavo nemmeno io di avere.

Ritengo di essere un “buono”, ma se tu fai lo stronzo con me, io tiro fuori gli artigli e ti faccio sputare sangue.

E la cosa che mi fa più piacere è stato vedere come i miei collaboratori, si sono stretti intorno a me…a suggerirmi, a consigliarmi, ad aiutarmi o anche solo manifestarmi la loro solidarietà.

Il risultato è che i ritmi non sono cambiati, le preoccupazioni non sono diminuite, ma sono un pizzico più sereno e sicuro di me. Ho riscoperto il “piacere” di scrivere e rispondere alle mail in punta di fioretto…

Per il resto nessuna grossa novità. Settimana prossima mia mamma tornerà in scena. Speriamo che gli effetti in questo giro non siano così devastanti e soprattutto che lei abbia voglia di lottare. Tempo al tempo.

 

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Tre su quattro…anzi quattro su cinque

Partiamo dagli obiettivi sportivi:

  • Finirla
  • Finirla correndo
  • Finirla col mio miglior tempo

Questi li ho raggiunti, così come quello più importante, quello di godermi questa stupenda maratona.

Per me era la terza, ma l’ho vissuta con un’intensità che nelle precedenti occasioni non avevo avuto.

Probabilmente la preparazione più meticolosa, o magari lo stato d’animo più complesso, o forse solo la paura di aver esagerato in quel ultimo allenamento, fatto sta che la tensione era palpabile fino al momento del via.

Poi la liberazione.

Firenze ci ha accolti benissimo al nostro passaggio, nonostante fossimo in undicimila.

Questa volta ero in compagnia, colleghi di lavoro e compagni di allenamento che avevano il mio stesso obiettivo. Effettivamente correre in compagnia, inteso con qualcuno che si conosce, aiuta.

Partenza di buon passo, forse anche troppo, ma senza illudermi. Ero convinto che la corsa sarebbe iniziata al trentesimo chilometro e così è stato.

Al 28mo ho visto i miei compagni un po’ in difficoltà. Chi i crampi, chi la caviglia, chi semplicemente non ne aveva più. Mi sono girato e non li ho visti più. Ho provato ad aspettarli un po’, a cercarli fra quella folla di corridori, ma dopo un po’ ho rotto gli indugi e ho tirato dritto sia pure con qualche senso di colpa. Però stavo bene, volevo giocarmela fino in fondo per raggiungere il mio obiettivo, quello delle 4 ore e 12.

Ho tenuto il giusto ritmo fino al 35mo, anzi, direi ancora bene fino al 37mo. Poi quei cinque chilometri finali, il muro che tanto temevo. Il passo ha incominciato a rallentare più vistosamente, le gambe hanno incomiciato a riempirsi di acido lattico. Tutti i mantra del mondo non sono stati sufficienti. Anche canticchiare mentalmente We Will rock you sul passo, come avevo letto qualche giorno prima, non è servito a farmi tenere il ritmo.

Se dal 28mo al 35mo erano più quelli che superavo rispetto a quelli che mi passavano, ora accadeva il contrario. Le mie 4 e 12 le vedevo svanire in lontanzanza così come i palloncini dei pace-makers delle 4 e 15 che erano il mio ultimo punto di riferimento.

Però sorridevo. Sorridevo perchè sapevo che l’avrei finita e che avrei migliorato il mio tempo. E poi ero nel pieno centro di Firenze, fra ciotolati forse non facili da affrontare di corsa ma fra due ali di folla “dopanti” ed un paesaggio mozzafiato costituito dai grandi capolavori del rinascimento italiano.

Quattro ore diciotto minuti e quarantaquattro secondi per partire dal lungarno ed arrivare dopo 42km e 195 metri davanti alla basilica di Santa Croce.

Quattro su cinque…e un groppo alla gola per l’emozione.

Il giorno dopo mi ha riservato gambe legnose e una vita, lavorativa e familiare, che non fa sconti nemmeno per chi è un finisher come me. Ma stasera non ne voglio parlare, voglio solo coccolarmi questa medaglia.

 

Firenze marathon

PS: Purtroppo la giornata è stata fatale per uno degli undicimila che era con me ieri mattina. Non lo conoscevo, ma so che ora correrà senza più guardare il cronometro.

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