Quella volta che con l’Oriana…

Avevo avuto modo di lavorare per realizzare i suoi libri diverse volte. Conoscevo bene il suo carattere e il suo temperamento, dai racconti dei miei colleghi che passavano le ore al telefono con lei. E poi le correzioni, tremende, sulle bozze, le avevo lette anche io. Però non avevo mai avuto modo di avere un contatto diretto, e conoscendo la sua fama, mi ritenevo fortunato.

Nel 2004 stavamo lavorando a quello che sarebbe stato il suo ultimo libro da viva, Oriana Fallaci intervista se stessa. C’era un dubbio su come dovevamo fare quel tomo, non ricordo se per il formato, la copertina o il tipo di carta. Fatto sta che mi ritrovai in mano quella che in gergo tecnico viene definita maquette, un campione in bianco del libro, per vedere come viene alla fine.

Lo portai al mio capo di allora, che in confidenza con l’autrice, avrebbe dovuto farglielo avere.

Entrai nell’ufficio del capo per consegnare il mio pacchetto e lui mi chiese di aspettare. Alzò il telefono, compose il numero e disse: “Oriana, ho qui il sig. Sylvestro della produzione con la maquette da mostrarti. Ora lo mando da te così ci puoi dare un’occhiata”.

Sbiancai. Lei in quel periodo era a Milano, in realtà a poche centinaia di metri dall’ufficio del mio capo. Confesso che l’idea di incontrarla mi mise in agitazione.

Ebbi poco tempo per pensarci, perché 5 minuti dopo stavo suonando al campanello della sua porta.

Ricordo che mi fece una strana impressione. Piccolina, con l’aria stanca, dimessa e la sigaretta consumata in mano. Pensai che se l’avessi incontrata al mercato rionale, mi avrebbe fatto tenerezza e mi sarei offerto per portarle il sacchetti con la spesa. La casa era buia, per via delle persiane chiuse, fumosa, col soffitto alto e imponenti librerie.

L’accento fortemente toscano, degno di uno scaricatore di porto. Non era gentile e io mi muovevo sulle uova.

Le mostrai la famosa maquette. Mi disse qualcosa sui risguardi…non le piacevano così com’erano.

Peccato che in quel libro, i risguardi non c’erano e io non capivo cosa non le andasse bene.

“Oh grullo, i risguardi !!!” mi urlò, “un sai che sono i risguardi???”.

Feci l’errore di dirle che in quel libro non c’erano i risguardi.

Non l’avessi mai fatto.

Prese quella maquette, l’aprì e mi mise sotto il naso urlandomi quello che per lei erano i risguardi….le alette della copertina, per poi tirarmelo dietro in malo modo.

Qualche secondo dopo mi ritrovai fuori dalla porta, col cuore che andava a mille e un libro in bianco su cui avrei dovuto lavorare alle alette.

Non mi capitò più di incontrarla, ma avevo qualcosa da raccontare ai nipoti.

https://i1.wp.com/static.guim.co.uk/sys-images/Admin/BkFill/Default_image_group/2011/7/12/1310484923318/Oriana-Fallaci-007.jpg

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43 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, libri, me myself and I

43 risposte a “Quella volta che con l’Oriana…

  1. …che era una grandissima cafona, tipo? 🙄

  2. Ma fammi capire…le alette come negli assorbenti? 😉
    Io penso che la Oriana non amasse i gatti! 😆

  3. Silvia

    Dire cafona è poco, non credo che essere famosi e avere notorietà dia il diritto di essere sgarbati e offensivi, anzi.
    Buona giornata! 🙂

    • mah….mi ha dato l’impressione che sarebbe stata così, anche se non fosse stata famosa, sai?
      Buona giornata a te 🙂

      • Silvia

        sicuramente, ma penso che quando una persona ricopre un certo ruolo, nel senso che diventa celebre, debba anche avere un atteggiamento adeguato.
        I personaggi più grandi e colti furono proprio quelli più umili 🙂

  4. Di lei ho letto nell’ordine, “lettere a un bambino mai nato”, “un uomo” e “Insciallah”.

    Leggendo un uomo credo di essermi “innamorata” di lei, ma non come scrittrice ma come giornalista.

    Di lei ho sentito spesso parlare del “catattere”, ma non avendola mai conosciuta non potevo sapere se era vero o no. Tu mi confermi con il tuo scritto. E mi spiace, io non riesco a disgungere le persone tra quello che sono e quello che fanno.
    So che una persona così io l’avrei fanculizzata in tre secondi.

  5. Brava scrittrice, ma un carattere così duro certo non aiuta e contribuisce a isolarti… Povero gatto 😉

  6. si ma anche tu non sapere cosa sono i risguardi in toscana …..tttzze !!! 😀
    In testa abbiamo stereotipi …come ad esempio che le persone anziane siano tutte come la nonna di titti….. beh …. non è assolutamente così …anzi più sono persone sole , più sono tremende !!

  7. Sono sempre personaggi singolari gli scrittori…Quando leggiamo un loro libro non ce li immaginiamo. Credo che trovarsi davanti ad uno di loro potrebbe essere spiazzante!

  8. ti invidio un po’ gattaccio… 😀 avessi solo una su unghia non starei qui ad arrabbattarmi ogni giorno…

  9. Sei un super gatto che non ha usato gli artigli! Sai che non conoscevo Oriana sotto questo aspetto, che peccato, mi piace molto di meno ora 😦

  10. Avresti dovuto raccontarlo a quello che ha scritturato la Puccini …

  11. edp

    Stronza. Vecchia, cafona e stronza. Che dai, l’abbiamo letta tutti l’Oriana e ci è piaciuta anche. Però dai…

  12. biancalaross

    o grullo…:-)…

  13. solounoscoglio

    e tu che le avresti portato le borse della spesa….

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