La grammatica del bianco.

Ci ho trovato molto di me nel protagonista di questo libro, un ragazzino, introverso, che racconta di se nell’arco dei 5 set di una delle più belle partite della storia del tennis, la finale di Wimbledon tra l’orso biondo (Borg) e il genio riccioluto (McEnroe).

Tre ore e cinquantatre di una finale che riscriverà la storia del tennis, raccontati da un ragazzino che convive con una madre ansiogena, e con l’assenza di un padre che non ha mai conosciuto.

Scambi incredibili e stati d’animo rimbalzano tra una parte e l’altra del centrale di Wimbledon e le pagine di questo libro.

Non bisogna essere appassionati di tennis per amare questo racconto di cui vi riporto alcuni frammenti:

  • “Cicca, e che cosa c’è di più bello che essere il numero uno?”
  • “Provare a battere il numero uno.”

Se sbagli sempre la prima battuta, devi avere un’alta percentuale di punti sulla tua seconda. Oppure sei spacciato” A rifletterci, il bello del tennis è proprio questo, ti da sempre una seconda occasione. Voglio dire. E’ un gioco che ha previsto la possibilità di sbagliare addirittura nel regolamento, è consentito, lo perdona.

 

…e lo capisco anch’io, finalmente, che ogni punto dura un punto, che c’è sempre modo di rialzarsi e giocarne un altro, che niente è mai finito prima che sia finito davvero.

 

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21 commenti

Archiviato in il gatto syl, libri, me myself and I

21 risposte a “La grammatica del bianco.

  1. mailov

    Ehm… ma in versione digitale esiste? Così… tanto per sapere..

  2. Questo gattone mi si fa serio e usa le metafore….

  3. Silvia

    Bella e giusta la tua conclusione, buona giornata! 🙂

  4. stavo già per risponderti “ehi, parrebbe pure bello ma sai che c’è? io di tennis non ci capisco proprio una beata fava..quindi?”.
    ……
    però se la conclusione è stata quella che hai scritto, direi che me lo appunto da qualche parte e prima o poi gli darò una possibilità. 😉

  5. Vado a cercare la versione per Kindle

  6. solounoscoglio

    i giocatori di tennis sono tutti paranoici. se non sei paranoico non puoi rimanere da solo per non si sa quanto tempo a sperare di battere uno più pazzo di te. credo si consolino pensando che c’è qualcuno più matto di loro: il pubblico.

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