Archivi del mese: ottobre 2015

La mia Venice

Ho preparato per mesi la corsa di ieri.

Il terrribile mal di testa la sera prima era solo un segnale della tensione che cominciava a chiedere il conto.

Ma in fin dei conti fino alla mattina dopo sono stato abbastanza tranquillo. Certo, mi sarò svegliato almeno 6 o 7 volte durante la notte…e nella mezz’ora prima della partenza ho fatto la pipì tre volte…però ero tranquillo.

Poi, quando qualche minuto prima del via ho ascoltato e cantato l’inno di Mameli, ho cominciato ad agitarmi. Primo perchè ammetto, ho sbagliato la strofa del “stingiamoci a coorte” e secondo perchè stavo prendendo consapevolezza che avrei dovuto percorrere 42 chilometri prima di vedere l’arrivo.

Fortunatamente dopo lo sparo, lo speaker ha messo su gli AC/DC e l’ho considerato di buon auspicio.

Ho corso come volevo. Ne troppo veloce, anche se me la sarei sentita, ne troppo lento. Mi sono alimentato come previsto. Ho bevuto a tutti i ristori senza sentire mai il bisogno di fermarmi.

Ho dato il cinque a tantissimi bambini che erano venuti ad incitare i corridori lungo la strada. Ho fatto gli auguri a una coppia che sulla maglietta aveva scritto “just married” e aveva scelto questo modo bizzarro di festeggiare il loro viaggio di nozze.

Correvo e sorridevo.

Stavolta niente crampi, niente crisi, a differenza di molti che sorpassavo durante il percorso dai 25 in poi.

Il ponte della libertà mi è sembrato più facile questa volta, anche se sempre un po’ noioso. Ho invidiato una donna che non appena ha visto Venezia da lontano ha cominciato a gridare come un’invasata “E’ Venezia è Venezia! Siamo arrivati ormai…dai!!!” (in realtà mancavano ancora 9 chilometri)  La visione deve essere stata dopante perchè ha accellerato il passo e non l’ho vista più.

A 6 dall’arrivo il mio garmin ha pensato bene di piantarmi in asso. Mi sono quindi ritrovato senza riscontri cronometrici. Per un maniaco come me ce ne sarebbe abbastanza da andare nel panico. Ma proprio perchè era la mia giornata, in quel momento mi hanno raggiunto i pacer delle 4h e 15. Mi sono accodato convinto che arrivando con loro avrei battuto il mio record e raggiunto il mio obiettivo finale.

Niente muri, niente crisi. Anche l’alimentazione alternativa nei giorni precedenti e quella durante la gara evidentemente avevano fatto il loro dovere.

Venezia mi attendeva con un pallido sole velato e i suoi temutissimi ponti.

In effetti, andando a rilegere gli intertempi ufficiali, gli ultimi due li ho corsi più lentamente, non perchè non ne avessi più, ma perchè i ponti tagliano effettivamente le gambe e soprattutto si formava un gran traffico per via di quelli che, esausti, camminavano.

Il ponte di barche sul Canal Grande bello da mozzare il fiato.

Il passaggio in piazza San Marco indimenticabile, anche per via di indimenticabili incontri.

Gli ultimi due ponti una gioia. “Chiedimi se sono felice”, mi sarebbe venuto da dire.

Solo passando sotto lo striscione dell’arrivo, che indicava le 4 ore e 15 ho avuto la conferma che non solo avevo finito la mia 4° maratona, non solo avevo battuto il mio record personale, ma che anche il mio obiettivo segreto, (4 e 12′) era raggiunto.

Un groppo alla gola ammetto l’ho avuto e l’acqua bevuta avidamente non era solo per reidratarmi.

Solo quando mi sono ripreso dopo una mezz’oretta ho capito che 4h 11′ 22” sarà ora il mio prossimo record da battere.

Nemmeno la doccia fredda e un palazzetto dello sport che sembrava in girone dantesco con uomini nudi distrutti che vagavano come anime perdute ha guastato uno stato d’animo che ancora oggi, a 24 ore di distanza, mi fa sorridere come un ebete.

Se non avessi migliorato il mio tempo forse sarebbe stata la mia ultima maratona. Ma il continuo miglioramento comincia a farmi vedere abbordabile quel muro delle 4 ore che per me sarebbe un’impresa.

 

 

venicemarathon2015

 

 

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Fibalmente gi siabo….

Dopo 60 allenamenti, 810 km, due paia di scarpe usate per calpestare i suoli di milano, bologna, romagna, grecia, modena e dintorni…finalmente ci siamo. E’ la vigilia della conquista di Venezia, manco fossi il rappresentante di una delle altre tre repubbliche marinare (ancora non mi capacito di Pisa).

Ovviamente un simpatico raffreddore ha pensato bene di presentarsi nell’ultima settimana. Nulla di che, sia chiaro, ma quanto basta per dovermi drogarmi un po’ nel tentativo che non degeneri ulteriormente.

Domenica mattina, con la complicità del ritorno dell’ora solare, sarò ai nastri di partenza della Venice Marathon.

La mia quarta maratona da quando ho iniziato a correre e la mia seconda in quel di Venezia.

Il tempo, quello meteo, lo chiamano bello, magari un po’ freddino ma bello. Io per coprirmi prima del via indosserò il mio elegante cellophane trasparente alla partenza che fa molto chic.

Il tempo invece che trascorre, dal momento dello sparo alla partenza a quello in cui (spero) supererò il traguardo, sarà lunghissimo…

Oltre 4 ore di passione correndo lungo il Brenta (che è bellissimo per la cornice di pubblico) Marghera, Mestre, il parco San Giuliano, il temutissimo ponte della liiiiiiiiibertà (è interminabile) e l’agognata meta preceduta dai sui 14 ponti spaccagambe e dalla bellissima piazza San Marco dove troverò nel caloroso pubblico le ultime risorse per arrivare al traguardo.

Sono pronto…o meglio mi sento pronto.

Ho curato l’alimentazione (ieri solo proteine…una fame che non vi dico) e oggi e domani il carico di carboidrati (pasta e pizza a volontà).

Anche in corsa, con l’alimentazione, dovrei essere a posto, tra gel, integratori e barrette energetiche.

So che mi scontrerò col muro dei 35 km. Spero di spostarlo un po’ più in la di qualche chilometro…se riuscissi a farlo per altri 7 faccio bingo.

Avrò una mattinata per pensare correre e, spero, godermi il mio viaggio. Ci ho dedicato più di 70 ore e una sessantina di docce alla preparazione di questo evento. Non so se sarà l’ultimo (non mi piace finire con un numero pari) ma potrebbe anche esserlo.

Finirla è il primo obiettivo. Se riesco a farlo un secondo in meno delle 4 ore 18 minuti e 44 secondi raggiungo anche il secondo. Ne avrei anche un terzo ma scaramanticamente non lo dichiaro.

Per ora direi che è tutto. Il comandante Sylvestro passa e chiude.

A risentirci lunedì.

 

Syl

https://i1.wp.com/therunningpitt.com/wp-content/uploads/2015/09/venice_marathon.jpg

https://www.veniceapartment.com/cgi-bin/Image/imgm/marathon.jpg

 

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Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running, Senza categoria

ansia e serenità

Dovrei essere in ansia in questo periodo. La mia azienda è stata comprata e io non conosco ancora il mio futuro.

Mia mamma dovrà iniziare un nuovo ciclo di chemio, visto che la tac non dice nulla di buono.

E poi fra 10 giorni c’è la mia maratona…

Invece non lo sono…non più di tanto intendo.

Mia mamma non è rassegnata ma sembra consapevole del suo stato. A volte è giù, e la capisco, ma tendenzialemente affronta la cosa col suo solito modo…da combattente. E questo non può che rasserenarmi.

Al lavoro cerco di non pensarci troppo e mi faccio forte delle competenze che ho. Di solito ciò che uno semina alla fine raccoglie…spero valga anche stavolta.

E poi c’è la mia corsa.

Ormai è la mia quarta esperienza sui 42 km. So a cosa vado incontro. Ho un grado di allenamento discreto. Non penso di fare il mio personale (anche se fa ridere dirlo) ma conto di finirla e di finirla non troppo stravolto…spero.

L’ultimo allenamento lungo non era andato bene…ma posso avere l’alibi della dissenteria.

Domenica però ho corso una mezza e, senza fare tempi strabilianti, l’ho corsa bene, senza soffrire, sorridendo.

Ecco…il 25 so già che sarà più difficile sorridere. Già mi ci vedo su quel cavalcavia che immette sul ponte della libertà. Li due anni fa sono crollato, in preda ai crampi. Senza un’anima viva che ti inciti e con Venezia che ti sembra così lontana.

Quest’anno lo voglio affrontare di petto, lungo tutti i suoi fottutissimi 4 km tuttidrittiinmezzoalmarecolvento.

Al massimo crollerò sui 17 ponti 17 che mi porteranno poi all’arrivo una volta entrati a Venezia.

Ormai mancano 6 allenamenti alla meta. Devo farli bene, nonostante un po’ di nausea (eccicredo….con tutti i chilometri che ho fatto in questi mesi) e nonostante il tempo del cavolo.

Però non sento ancora l’ansia da gara…non ancora.

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PS questo stato d’animo si distruggerà fra 3..2…1…

 

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e adesso?

E venne il giorno in cui la tanto famigerata acquisizione si fece.

Il pesce grosso ha mangiato il pesce meno grosso (piccolo non siamo di certo).

Amaro in bocca. 16 anni giocando con la stessa maglietta si sentono, quei colori sembrano quasi tatuati sulla tua pelle.

Però ora si cambia. In meglio? In peggio? Chissà…le bende sono pronte ma per ora le lascio nel cassetto, in compagnia dei sogni e dei calzini.

Stamattina ne ho parlato coi miei ragazzi…ormai vista l’età, la mia, posso chiamarli così.

Come da pagina quindici del manuale del buon capo, ho cercato di tranquillizzarli e rassicurarli. Il diavolo non è mai brutto come lo si dipinge…e magari è anche più divertente.

Però mentre lo dicevo, i 16 anni si sono sentiti tutti…nella mia voce, un po’ rotta,  con qualche pausa di troppo, manco fossi Craxi redivivo.

Però le pagine del libro si girano e ogni tanto i libri si finiscono, per cominciarne di nuovi.

Quindi la domanda di disneyana memoria ora è… “e adesso?”

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