Ho provato vergogna

Mia madre sta un filo meglio. E’ ovviamente sempre ricoverata, perennemente sotto flebo e col sondino al naso ma almeno la sua bile e tornata a stare tranquilla e lentamente sta cominciando ad alimentarsi con un po’ di brodo.  Lo dico perchè so che siete in molti a chiedermelo e vi ringrazio per l’affetto dimostrato.

Evidentemente non era ancora questo il suo momento e, come un gatto che si rispetti, deve avere anche lei 7 vite (con questa ne ha già consumato un paio).

Riflettevo su un pensiero fatto nei giorni scorsi.

Era domenica mattina, lei era ancora parcheggiata al pronto soccorso e stava malissimo.

In quel momento ero seduto in uno dei corridoi adiacenti, in perfetta solitudine, visto che solo un accompagnatore poteva assisterla e in quel momento c’era mio padre.

Era molto presto, fuori era ancora buio, e io ero li, preoccupato, assonnato, con la mente piena e lo sguardo vuoto. Ricordo che a qualche metro di distanza c’era la saletta dove il medico di turno faceva le TAC per i casi urgenti. Questo medico doveva essere un rocckettaro perchè aveva la radio su Virgin radio con i Queen a tutto volume. Visto il contesto e l’orario era davvero surreale.

Nel tirar fuori l’iphone dalla tasca dei pantaloni per controllare se c’erano dei messaggi devo aver premuto inavvertitamente il tasto Siri che con la sua suadente voce femminile mi ha gentilmente chiesto:

Come posso aiutarti?

Ecco…io non l’ho detto, ma l’ho pensato. Ho pensato…portatela via con te e non farla più soffrire.

Ho provato vergogna per quel pensiero e mi sono ritrovato a singhiozzare, mentre Freddy in falsetto cercava qualcuno da amare.

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31 commenti

Archiviato in il gatto syl

31 risposte a “Ho provato vergogna

  1. ti ho letto ultimamente commentando poco. ti mando comunque un abbraccio virtuale di vicinanza. il pensiero è più che legittimo, c’è poco da vergognarsi.

  2. Cavolo, non ne sapevo niente, è da un po’ che non vado sul blog. Mi fa piacere che si stia riprendendo. Deve essere un periodo di belle notizie questo, non il contrario. Un abbraccio.

  3. Senti Gatto io in questi casi qui non so mai che dire… però gli abbracci dagli sconosciuti non fanno male e in loro non c’è vergogna perciò ti abbraccio e basta.

  4. Silvia

    Questo pensiero l’ha avuto chiunque c’è passato, io compresa, è normale e non è un pensiero egoistico….lo si fa perché non si vuole più che soffrano, è un pensiero dettato dall’amore e dall’impotenza che ci pervade in quei momenti, non ti devi vergognare di nulla…..anzi.
    Un forte abbraccio.

  5. Niente di vergognoso, il punto è che davanti alla sofferenza di chi amiamo ci sentiamo impotenti. Ti abbraccio ancora.

  6. ti mando un pensiero… non avevo letto nulla di tua mamma…. non hai avuto da vergognarti perchè è un pensiero che davanti a qualcuno che amiamo che soffre ad un certo punto lo facciamo tutti…
    menomale che va un pochino melgio…

  7. Non so proprio che dire. Ma sono certa che non era egoismo

  8. nonhovistoniente

    Gatto, mi commuovi.

  9. Non ti devi vergognare, capita a chiunque in questi frangenti……
    Mia cugina stava molto male….il giorno di ferragosto sono stata alla processione della madonna (non sono solita) ho chiesto a lei di non fare soffrire troppo mia cugina……ventiquattr’ore dopo mia cugina ha spirato l’ultimo respiro…….

  10. made57

    E ‘ l impotenza che ci fa fare questi pensieri
    Vederli soffrire e non poter porre rimedio e veramente devastante
    Ogni sera prego per la mia mamma ma anche per la tua mamma
    spero che il 2016 porti alle nostre mamme un po di salute
    un abbraccio mon amy

  11. Io l’ho pensato e desiderato con tutto il cuore,era il 4 gennaio…un abbraccio.

  12. Ci hai pensato? Ti è venuta l’idea di comprare (o di tirare fuori dal freezer) il branzino, ma non ti è venuta l’idea di comprare anche le patate, il che ti ha portato, per risolvere il problema, a trovarti là dove c’era bisogno di te nel momento in cui c’era bisogno di te. Non tendo molto a credere nei segni; tuttavia…
    Sono passati quasi vent’anni. Mia zia e la suora la notte intera in ginocchio di fianco al letto di mio cugino, 33 anni, a pregare che quella straziante sofferenza avesse termine. Nessuna delle due si è mai sentita in colpa, perché sapevano di non averne motivo: era un desiderio d’amore, non di egoismo.

  13. Caro gatto Silvestro, non c’è nulla di più nobile della compassione, nel suo significato di “soffrire con” percepire la sofferenza. Quando amiamo cosi tanto, non vorremmo mai vedere quella sofferenza senza poter fare nulla. Un abbraccio a te e alle tua famiglia. Pedra e questa volta, in vostro onore, per niente acida

  14. huber

    …in silenzio ti seguo e non riesco a trovare le parole adatte…ma il mio abbraccio virtuale è di cuore.

    Che brava la tua Siri…la mia mi risponde con
    : ” che ca@@% vuoi?!!!” 😁😘

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