Archivi del mese: marzo 2016

Forever young

Alla fine con mio padre ce l’ho fatta ad andare a vederlo.

Era come me lo aspettavo. Una commedia all’italiana, carina, ironica, dove si ride e si sorride. Sotto certi aspetti mi calza a pennello.

Ha riso anche mio padre. E’ la prima volta che lo sento ridere così da tantissimo tempo. Certo, ho avuto qualche momento di imbarazzo quando ho scoperto che uno dei protagonisti, quello impallinato con la corsa (Teocoli) era un vedovo che aveva riversato nello sport la mancanza della moglie.

Temevo che il suo riso si trasformasse in pianto…invece no.

Giusto qualche minuto prima mio padre mi stava confermando che era al terzo allenamento in settimana. Similitudini veramente forti.

Tra l’altro parlavamo di obiettivi sportivi, miei, per il prossimo futuro. Ci sarebbe quella mezza…o quella maratona…ma la cortina dobbiaco è bellissima….Non gli ho chiesto quando avrebbe pensato a correre anche lui con un pettorale. Ma sono ragionevolmente convinto che prima o poi arriverà anche quel momento.

Piccoli passi di ricostruzione. Work in progress.

Mia mamma sono convinta che sta sorridendo.

 

 

Ah…dimenticavo. Buona Pasqua.

 

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Lui è il mio nuovo idolo

Si chiama Yuki Kawauchi ed è un atleta amatoriale giapponese.

Perchè è il mio idolo? Perchè pur non essendo professionista ma lavorando come impiegato statale, tiene il passo, anzi anche meglio, di tanti professionisti.

Ha avuto un’infanzia che direi difficile, con i genitori che lo obbligavano a correre sottoponendolo a massacranti punizioni nel caso non riuscisse a migliorarsi nelle prestazioni.

Nonostante ciò però non è mai riuscire ad entrare nell’elite dei corridori del suo paese e in un’università sportiva, dirottando per la Gakushuin University di Tokyo famosa più che altro per la sua preparazione culturale. Qui entrò nella più modesta squadra di atletica e conobbe il suo unico preparatore atletico Seiichi Tsuda che modificò il suo approccio mentale e fisico alla corsa, riducendo i suoi massacranti allenamenti sulla corsa.

In quel periodo Yuki ebbe anche un cambiamento mentale e la corsa passò da un’imposizione ad un piacere.

Migliorò i suoi tempi e nel 2009 si cimentò per la prima volta nella maratona, finendo col tempo di 2h19 e 26 (sticazzi ndr.).

Fu amore a prima vista e da allora corre ripetutamente più volte quella distanza ogni anno.

Il rapporto col suo allenatore si interruppe dopo meno di due anni per incompatibilità caratteriale, ma nel 2011 balzò agli onori della cronaca sportiva quando alla maratona di Tokio giunse terzo (primo dei giapponesi) con un tempo di 2 08 e rotti…

In quel periodo iniziò a lavorare in una scuola statale come impiegato amministrativo nel turno di notte (già…in giappone gli impegati statali lavorano 40 ore e anche di notte) e ciò gli permise di allenarsi a dovere durante il giorno tanto da fare più di 50 maratone in 4 anni (e credetimi sono tantissime), tra l’altro sempre con tempi di tutto rispetto, tanto da guadagnarsi la qualificazione per le olimpiadi di Rio.

Yuki ad oggi rimane un corridore amatoriale. Vive con il suo stipendio statale in una casa di periferia con mamma e uno dei fratelli, rifiutando sponsorizzazioni che sono incompatibili con il suo contratto di lavoro (se lavori per lo stato non puoi avere altri redditi).

Ovviamente di mogli o fidanzate non se ne parla visto che passa il suo tempo a lavorare, correre e dormire…ma questo non sembra preoccupare più di tanto il nostro Yuki.

Con i suoi 25 giorni di ferie e i premi vinti nelle gare gira un po’ per il mondo correndo qua e la, allenandosi sempre da solo e senza nessun preparatore atletico. Un nerd dell’atletica.

Nerd di fatto visto che in questi giorni il suo nome è rimbalzato in rete per un’impresa davvero incredibile. Ha corso una mezza maratona completamente vestito da impiegato con tanto di giacca e cravatta, finendola in 1h e 06.

Non è ovviamente ben visto dai suoi colleghi professionisti che vedono questo talento della natura come un pericolo che scredita chi si dedica professionalemente a questo “lavoro”, ma questo mi rende ancor più simpatico questo fuori di testa con le orecchie a sventola.

Alle olimpiadi di Rio tiferò senz’altro per i colori italiani, ma in seconda battuta, andrò a curiosare come si classificherà questo simpatico eroe.

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tira tira tira…

Una volta il raffreddore mi passava in tre giorni. Il primo con un po’ di ma di gola e qualche starnuto. Il secondo con starnuti naso chiuso e almeno 3/4 pacchetti di fazzoletti che anndavano. Il terzo con qualche starnuto e non più di un paio di pacchetti di kleenex.

Questo una volta.

Oggi me lo trascino per più di due settimane…certo se avessi avitato nel mezzo di continuare lavorare, giocare a beach tennis e a correre facendo pure una mezza maratona magari avrei recuperato prima…fatto sta che alla fine ieri sera mi sono deciso.

VADO DAL DOTTORE.

Esco presto…più o meno e corro dal medico di base che però il martedì riceve dalle 16 alle 18 (?). Ovviamente arrivo alle 18 in punto giusto in tempo per vederlo andare via (piccola nota: ma quante ore lavorano i medici di base?).

Passo la notte rotolandomi tra dolori alle ossa e tossendo a più non posso (saranno stati contenti i miei vicini).

L’indomani, la notte insonne e qualche lineetta di febbre (indice di una probabile dipartita da questo mondo per un uomo come me) mi convincono di starmene a letto e di prenotare la visita col dottore.

Visita che scongiura pericolo di morte e che dovrebbe farmi guarire con un bell’antibiotico.

“tanto lo so che non starà a casa, per cui prenda queste e ne approfitti di questi giorni per riposare un po’”

Mi rimaneva un bel pomeriggio di relax sotto le coperte…se non mi avesse scritto il mio capo anticipando a domattina quella riunione organizzativa che era prevista più tardi. Guarda caso mi ero portato il pc a casa e guarda caso, mi sono trovato tutto il pomeriggio a lavorare in pauerpoin…

Però la presentazione mi è venuta benino (lavorare senza nessuno che ti interrompa ha il suo bel perchè), speriamo che piaccia anche al mio capo…

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è andata come doveva andare

Sapevo del mio stato di forma e sapevo che scendere sotto le 2 ore, in questo momento sarebbe già stato un discreto traguardo.

Così non è stato. Sono stato in tabella di marcia fino al 17settesimo chilometro, poi non ce l’ho più fatta.

Ho finito la mia Stramilano in 2 ore 1 minuto e rotti…penso che sia il mio peggior riscontro cronometrico da quando corro.

Però avevo ancora la bronchite, però c’era una bella giornata, però per una volta non ho sentito troppi clacson di automobilisti incazzati, però avevo delle bellissime scarpe gialle.

scarpe gialle

 

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Stramilano…essetierreaemmeielleaenneo…

Torno sul luogo del delitto.

Qui tre anni fa ho iniziato la mia carriera ufficiale da Runner. Ricordo un po’ di commozione all’arrivo e tanta tanta acqua durante il percorso.

Quest’anno il tempo si prevede bello, quasi caldo, e dubito proprio di commuovermi passando sotto l’arrivo all’arena.

La farò snariciando (che bella immagine, vero?) catarro a destra e a manca (attenzione se c’è qualcuno che vuol venire a vedere). Anche nell’ultimo allenamento di rifinitura stamattina all’alba, ho svegliato la fauna del parco nord con i miei scaracchi nel silenzio mattutino.

La mia bronchite infatti non mi molla, anzi. Da più giorni condivido il mio tempo con una tosse grassa (pure lei) molto sexy…quando inizio sembra che debba sputare qualche pezzo di polmone, manco fossi un tabagista accanito.

Stavolta non è pretattica (si lo so, lo dico tutte le volte), ma veramente sarà già un miracolo finirla non sulle ginocchia. Non ho intenzione di  correre…cioè si, ma non di forzare, perchè tanto nella migliore delle ipotesi mi farei un mazzo così per finire 10 minuti dopo il mio miglior tempo. Diciamo che, se riesco, vorrei non dover mettere il 2 davanti al mio tempo, ma anche se fosse me ne farò una ragione.

Per il resto…enjoy my friends 🙂

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E’ vero, rosico…

Ieri sera ho visto la partita con mio padre. Per un’ora ho toccato il cielo non credendo ai miei occhi.

Mio padre mi ha pure rimproverato perchè stavo per rompergli il tavolo (emh…in effetti qualche pugno, al gol mancato del 3-0 è arrivato un po’ troppo veemente).

Poi siamo tornati in terra. Non voglio parlare dei se e dei ma, dell’arbitro o degli infortunati…metà degli italiani stamattina aveva un sorriso beffardo…l’altra era attapirata ma orgogliosa. Penso sia inutile dire di quale metà facessi parte io.

Abbiamo perso e posso tranquillamente prendermi impegni per fine maggio. Anzi, finalmente potrò tornare al cinema durante la settimana che tanto ho un sacco di amici milanisti e interisti che mi terranno compagnia.

…certo però che il gol di Cuadrado è il gol più bello che abbia mai visto negli ultimi anni.

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Dei raffreddori delle corse e della musica di quei tempi

Il raffreddore non mi molla. Ormai è quasi una settimana che mi incalza, facendomi colare il naso come una fontanella (si lo so…è una bella immmagine, vero?).

Una volta mi passava nel giro di due o tre giorni…che sia un segnale dell’età che avanza?

Preferisco pensare che sia semplicemente il frutto di un mio intestardirmi sulla corsa…o schiatto o guarisco, dico spavaldo a tutti quelli che mi chiedono…ecco, finora più la prima che la seconda.

Già..domenica prossima tornerò ad indossare il pettorale e mi cimenterò nella Stramilano. Non ne ho voglia, ma l’ho promesso al mio compare di runner. Però continuo ad essere clamorosamente fuori forma (e correre, tossendo come un tisico non è che sia così d’aiuto), quindi la farò facendo una fatica del diavolo per ottenere un risultato scarso…Però almeno mi faccio un giro turistico per milano.

Ieri comunque ne ho fatti ancora 17, che una volta mi sembravano un allenamentino, ma ora mi sembrano un lungo faticosissimo.

Mentre lo facevo però, rincorrendo i miei compagni di allenamento che cavallerescamente mi tiravano il collo, pensavo alla notizia che mi aveva turbato poche ore prima. Il suicidio di Keith Emerson.

Ho ripensato alle giornate passate sdraiato sul mio letto, ad ascoltare gli album degli Emerson Lake & Palmer, con la menata che ogni 20-25 minuti dovevi alzarti e girare il vinile perchè quella era la durata massima di un 33giri. Altro che Cd, altro che Spotify…

Sabato li ho riascoltati un po’, navigando un po’ a casaccio su youtube approfittando di una seduta a letto nel tentativo di rimettermi in sesto (che però se vai a correre la mattina dopo non serve a molto). A un certo punto è anche spuntato Sylvestrino dalla porta chiedendomi chi cavolo stavo ascoltando con quella musica terribile. In effetti risentita oggi pare improponibile…però all’epoca mi affascinava.

Gli ho mostrato qualche video di qualche concerto…”ma c’era tutta quella gente li?”…Ebbene si, Sylvestrino, all’epoca riempivano gli stadi, con quella musica li.

E poi gli ho mostrato gli interminabili assoli di Carl Palmer, o le funamboliche esibizioni di Keith appeso col piano per aria…lo hanno paragonato al Jimmy Hendrix delle tastiere…forse è vero. Certo, a vedere queste immagini vien quasi da sorridere…però erano gli anni ’70.

 

 

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i sogni nel cassetto

Lassù avrai mille tastiere da suonare caro Keith.

il nuovo blog del gatto sylvestro

oggi vi porto via un po’ di tempo per parlare di un mio sogno nel cassetto che fortunatamente si è avverato.

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Non ho avuto il coraggio

Mio padre sta diventando bravino in cucina. Per uno che a malapena faceva il riso bollito o poco più è una grande conquista, anche perchè è il suo modo di reagire, di venirne fuori.

Naviga su internet, di solito attinge al blog di giallozafferano e sceglie su cosa mettersi alla prova, di sua iniziativa.

Io ammetto, ne approfitto a mani basse…un posto prenotato manco fossi in trattoria, un messaggino quando esco dall’ufficio e un quarto d’ora dopo sono già con le gambe sotto il tavolo.

Stasera arrivo a casa e appena entrato mi mostra tutto orgoglioso il forno….”ta-dah…stasera Quiche ai porri!“.

Non ho avuto il coraggio di dirgli cosa avevo mangiato in mensa a pranzo…

In compenso stasera mi sto scolando qualche ettolito di coca cola…burp.

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Si fa fatica a riprendere

Parlo di corsa ma penso alla vita.

E’ passato poco più di un mese. Da tre settimane ho ripreso a correre ma mi rendo conto che non riesco ad andare come prima. Guardo il GPS e scopro ogni volta di essere un po’ più lento di quanto pensassi, di fare meno chilometri di quelli che facevo prima.

Il percorso è lungo, ma la pazienza e la tenacia fortunatamente non mi fanno difetto.

Anche tornare a casa dei miei non è più come prima. Ora ci trovo un uomo solo che sta imparando a vivere diversamente.

E’ mio padre ma sta diventando anche un amico. Ci confrontiamo, lui sta imparando a cucinare e io gli do qualche dritta. Ora cucina lui per me e la sera, quando non ho altri impegni, ceniamo assieme.

Parliamo di lavoro, di politica, delle faccende burocratiche per la successione, di calcio…

L’altra settimana gli avevo proposto di andare qualche volta al cinema, senza troppe aspettative.

Ieri mi ha chiesto se non ci andiamo uno di questi giorni a vedere quel film con Di Caprio…così poi ci faremo una pizzetta e una birra a commentare se davvero se lo meritava questo oscar.

Dobbiamo riprendere, tutti e due. Io ho già cominciato a rimettermi le scarpette…e sono convinto che prima o poi convinco anche lui a farlo.

Nel frattempo sono sicuro che mia madre starà sorridendo, guardandoci.

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