Archivi del mese: aprile 2016

Impressioni oniriche

Il trasloco ha fatto riemergere dai cassetti un foglietto di cui avevo dimenticato (che strano) l’esistenza.

Era un foglietto che avevo scritto qualche tempo fa, di prima mattina dopo aver fatto un sogno strano (che strano).

Ricordo che c’era Jennifer Lopez, vestita di giallo. Cosa faceva nel sogno non me lo ricordo (che strano).

Io partecipavo ad una gara di ballo latino americano (ebbene si sono un discreto salsero) con una mia vecchia compagna di scuola delle elementari. Quale non me lo ricordo (che strano), ma essendocene solo 5 nella mia classe (e da qui si cominciano a capire molti miei problemi), ho discrete possibilità di azzeccare quale era.

Ovviamente la gara l’abbiamo vinta ed uscendo da locale, da solo visto che la compagna di ballo/elementari era scomparsa (che strano) mi sono accorto di essere a New York.

Vedo un passaggio a livello ed un treno, quelli dell’Amtrack particolarmente riconoscibile, che passa.

Improvvisamente mi ritrovo pure io sui binari…a bordo però di una sedia da ufficio, quelle con le rotelle, che sfreccia come il vento.

Poi, nel mio fedele foglietto degli appunti mi sono segnato il profilo di Facebook di un tipo con un nome arabo impronunciabile con la H aspirata.

Poi basta….la sveglia mi ha riportato alla realtà.

Qui potete vedere il foglietto in questione (non si facciano commenti sulla mia calligrafia da dottore, please).

Qualcuno in sala è esperto di sogni e dei suoi significati?

foglietto appunti sogni

Annunci

21 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I

Oggi ho traslocato…

…nel mio nuovo ufficio.

Fare pacchi e buttar via cose non mi è mai piaciuto.

Ora sono un piano sopra, un po’ più distante dai miei ex colleghi.

Però la vista è bella. Vedo le punte degli alberi e se uso un po’ di immaginazione posso pensare di essere immerso in un grande parco.

finestra

8 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, me myself and I

Dei più e dei meno

Gli ultimi giorni sono stati intensi, con dei più e dei meno:

Ho corso. Trenta chilometri nel weekend con anche un paio d’ore di beach tennis e il tutto senza problemi al ginocchio (+)

Al lavoro sto perdendo qualche pezzo. Le cose che mi “cadono” sulla scrivania sono più di quelle che riesco a smaltire. Non ho ancora trovato il modo di delegare di più con la nuova squadra e questa cosa mi mette un po’ ansia. (-)

La Juventus ha vinto il suo quinto tricolore consecutivo. Tanto di cappello per la tenacia di questa squadra che a ottobre sembrava spacciata. Il mister Allegri ha detto “si cresce solo attraverso le difficoltà”. Purtroppo ha ragione. (+)

Subito dopo penso ancora alla partita col Bayern e all’occasione mancata. Poteva essere veramente l’anno giusto. (-)

Mio padre, quello naturale, si è rifatto vivo e ha provato a chiamarmi via messanger (non sapevo nemmeno che permettesse le chiamate). Due volte domenica e una volta oggi. Non ho risposto, ma ho scritto:

  • Io – Ciao io ora non posso (sono in ufficio) e francamente non so nemmeno se è il caso…dopo oltre 30 anni
  • Lui – Scusa volevo farti le condoglianze per la perdita di tua madre…!!!

Ha messo davvero i tre punti esclamativi. (-)

Stasera ho giocato a beach tennis. Il ginocchio è tornato a duolermi leggermente…uff. (-)

Ho acquistato una nuova racchetta (+)

Ho beccato Sylvestrino a fare una cosa che mi ha lasciato un po’ demoralizzato. Aveva dei compiti di matematica. Li ha presi dal sito della scuola e mentre li segnava sul diario l’avevo aiutato dettandogleli. L’indomani facciamo in controllo (dopo l’incontro con i professori  dobbiamo stargli un più addosso visto lo scarso rendimento) e, leggendo il diario, mi accorgo che “mancano” due esercizi.  Balbetta qualche scusa improbabile e poi ammette:

  • Papà erano difficili, non riuscivo a farli

Segue ovviamente il mio discorso su come i problemi vanno affrontati, se serve anche assieme e non nascosti o “cancellati”.

  • Se non ci riesci chiedi aiuto e cercheremo di dartene quanto più possibile.

Per la cronaca le due espressioni sono state fatte, ma provo disagio nel predicare bene a mio figlio e razzolare nel peggiore dei modi (-)

Mio figlio mi ha mostrato questo video. E’ sempre di quel rapper che abbiamo visto in concerto. La canzone mi piace da morire e il video è fatto magnificamente.

  • Ma di cosa parla Sylvestrino?
  • Di scarpe…
  • Beh…non solo. Leggiamo bene il testo…

Forse ognuno di noi ha bisogno di avere uno stupido paio di scarpe per pensare di poter volare. Forse in ognuno di noi c’è un piccolo Dumbo. Se riuscite dateci un’occhiata. Non è una nuova canzone ma per me si. Devo metterla nella playlist da corsa.  (+)

per chi vuole la traduzione è qui

 

 

 

24 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, Lavoro, Musica, Senza categoria

Nothing compare to you…

L’ultima volta ci siamo visti 6 anni fa…

https://ilgattosyl.wordpress.com/2010/11/04/il-concerto-di-prince/

http://www.br.de/puls/musik/ruhmeshalle/Prince-100~_v-img__16__9__l_-1dc0e8f74459dd04c91a0d45af4972b9069f1135.jpg?version=2b705

2 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, Musica

Delle ginocchia e dei dubbi sul click.

Sto lentamente riprendendo un minimo di forma. Niente di che, ma almeno non arrivo stremato alla fine dei miei allenamenti.

Domenica però, dopo i miei 18 km su e giù per i sentieri lungo il fiume (devo dire divertenti) ho cominciato a sentire un dolorino al ginocchio sinistro. Nulla di trascendentale, come è già capitato altre mille volte dopo un allenamento impegnativo, tantopiù che ho passato il resto della giornata a convincere il mio socio a seguirmi in quello che spero sia il mio nuovo obiettivo, la maratona di Lisbona.

Aerei, alberghi…con la voglia di tornare ai nastri di partenza della regina.

Però il giorno dopo il dolore non passava. Certo il ginocchio non era gonfio, ma in sottofondo il dolorino c’era, tanto più che un po’ a malincuore ho rinunciato alla mia sgambata il lunedì sera.

Stamattina però la sveglia era puntata alle 5,45. Un fartlek al parco non me lo leva nessuno…

Invece appena mi alzo, sento ancora quel dolorino. Meglio tornare sotto le coperte e rinunciare alla corsetta.

La sera però la mia lezione di beach tennis non l’ho saltata. Smash, salti, battute, rincorse…e alla fine il dolorino era sempre li a tenermi compagnia, anzi, facendosi sentire un po’ di più.

Il ginocchio non sembra gonfio, non più di tanto almeno, ma col passare del tempo mi fa sempre più male.

Ora una bella borsa del ghiaccio (devo ricordarmi di toglierla ogni tanto, devo ricordarmi di toglierla ogni tanto, devo ricordarmi…)mi tiene compagnia e il click su quel volo Milano Lisbona mi viene il dubbio se farlo o no.

In questi casi rimpiango di non fare uno sport di squadra, dove ne posso parlare con il mister o con i compagni. Che poi so cosa mi direbbero…mettici sopra il ghiaccio e tienilo qualche giorno a riposo. Se non passa vai a farti vedere…

Si si…però io ho voglia di farlo quel click.

https://i0.wp.com/www.bstravel.it/wp-content/uploads/2014/03/Lisbon-Marathon.jpg

41 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running, Salute e benessere

Lo show finisce qua

Da oggi il mondo dei libri non è più il mio mondo. Certo, continuerò a leggerli, a osservare la carta con cui son fatti, chi li ha stampati…ma non saranno più affar mio.

La mia squadra non è più mia. Ora loro fanno parte del più grande gruppo editoriale librario in italia mentre io rimango in quello più indebitato.

Sento l’amaro in bocca. Non però perchè la favola sia finita per me, ma perchè vedo i miei collaboratori spaesati, senza guida, in balia delle onde.

Hanno deciso di dividere il team in due.

L’unione fa la forza, ma intando dividiamo i bianchi dai neri, i guelfi dai ghibellini, i milanisti dagli interisti.

“Ma chi va a giocare nel milan e chi nell’inter?”

“Beh, prima o poi lo saprete.”

“Ma come, da oggi la busta paga me la paga il gruppo del cavaliere, e voi non avete ancora fatto bim bum bam per vedere chi gioca di qua e chi di la?”

“Per ora abbiamo solo deciso chi sono i due capitani, abbiate pazienza.”

Peccato che i due capitani si ritrovino ora a rispondere a quello che risponde a qull’altro che risponde a quell’altro ancora che….

Ma non andavano di moda le strutture piatte? Qua invece per rappresentare l’organigramma bisogna mettere il foglio A4 in verticale se no non ci sta.

Mi spiace soprattutto per lei. Era il mio braccio destro. Bravissima, abbiamo lavorato per 17 anni assieme vivendo mille avventure, lottando, litigando, imparando. C’è stima, amicizia e affetto. Lei ha sempre dato l’anima per il lavoro che fa e per l’azienda per cui lavora. Sinceramente pensavo che uscendo di scena io dessero a lei in mano le redini dell’ufficio.

Mourinho l’aveva tranquillizzata qualche tempo fa. “Non preoccuparti, quando andiamo di la ci penso io a te, vedrai saremo una grande squadra.”

E ora Mourinho dov’è? Tutti quelli che l’hanno sempre incensata, che se non c’era lei non so come avremmo fatto…

Non l’ho mai vista così giù, demotivata…e mi chiedo se non avrei potuto fare anche io qualcosa di più per lei.

Forse non avrei dovuto accettare quella proposta e mollare la squadra. Forse avrei dovuto fare qualche telefonata in più, prendere qualche caffè in più con quelli di Segrate, quelli che conosco. Chissà se sarebbe cambiato qualcosa, magari no, ma forse avrei qualche rimorso in meno.

Vorrei dirle di scappare da li. Che non meritano una come lei e che li lasciasse nella cacca, perchè ne sono sicuro, se non c’è lei nella cacca ci vanno davvero.

Ma come si fa a consigliare una cosa così?

 

 

32 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, me myself and I

Statistiche e sticazzi…(pensieri alla rinfusa)

Il mio social da corsa, Runkeeper, mi fa notare una ricorrenza in qualche modo significativa per me.

Sono arrivato al mio 500mo allenamento da quando ho iniziato a correre (o almeno da quando ho iniziato a tenerne traccia).

Se vado a vedere il primo percorso segna un 6,5 km ad un passo di 6minuti e 10 secondi al km. Parliamo del 26 luglio del 2012. In realtà era già circa un mese che correvo “ad cazzum” e nelle prime uscite riuscivo a malapena a correre per 30 minuti.

All’epoca non mi sognavo ancora di diventare un runner (se così posso definirmi). Il mio obiettivo era quello di fare un po’ di attività giusto per aspettare settembre ed iscrivermi in una nuova palestra a sfiancarmi con lo spinning.

Così non è stato e ho invece continuato con le mie corsette esordendo l’anno successivo nella mia prima mezza maratona e qualche mese dopo nella mia prima regina da 42km.

Da allora non mi sono quasi mai fermato. Il periodo più lungo di inattività, un paio di mesi, è dipeso dalla parte finale della malattia di mia madre.

Ciò vuol dire che ho corso in 3 anni e 8 mesi per 6.150km,  circa 35 km la settimana.

Mettendoli uno dietro l’altro dovrei aver passato quasi un mese intero (notte e giorno) correndo.

Passo più passo meno parliamo di 6 milioni e mezzo di passi percorsi con una decina di paia di scarpe che mi avrebbero permesso di arrivare fino in Kirghizistan, anche se onestamente non so cosa avrei fatto una volta arrivato li.

Gare invece ne ho fatte relativamente poche, 16 in tutto di cui 4 maratone, però queste me le ricordo bene tutte (strano per me).

Ma 600 ore a correre vuol dire anche far girare i criceti nel cervello per tanto, tantissimo tempo. A volte con le cuffiette e un po’ di musica, altre con pensieri, problemi, sorrisi e preoccupazioni.

La corsa è un po’ un anestetico ma anche un catalizzatore. Delle volte aiuta a sbrogliare matasse intricate e altre ti fa sprofondare nella sensazione di essere proprio nella merda, altre ancora aiuta a capire meglio. Questo sia che corri con 35 gradi che sottozero, con la pioggia, con la neve o col sole cocente.

In questi quasi 4 anni ho perso qualche capello (non che ce ne fossero molti già prima) e qualcuno dei sopravissuti è passato nella squadra dei bianchi.

I miei pensieri erano piuttosto diversi da quelli di oggi anche se la mia vita era gia entrata nella fase 2.0. Pesavo qualche chilo in più e non ero ancora bravo a cucinare il risotto. Mia mamma era già entrata da un annetto nel suo tunnel, la Juve aveva appena vinto il suo primo scudetto dopo la serie B e Londra ospitava le olimpiadi per la terza volta.

Chissà se arriverò a 1.000 allenamenti e chissà se ci arriverò prima prima delle olimpiadi di Tokio del 2020?  E il Kirghizistan me lo sarò lasciato alle spalle? Ai posteri…

https://i1.wp.com/www.ecouterre.com/wp-content/uploads/2013/05/running-shoes-1-537x402.jpg

 

33 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running, Senza categoria

Ieri sera io Macklemore Sylvestrino e altri 9.998…

Era il suo regalo di natale e finalmente è arrivato il giorno per riscuotere.

Io, lui con il suo compagno di classe e il padre di lui a vedere questo rapper che solo ieri sera ho capito veramente come si pronuncia.

Appuntamento direttamente al forum. Giusto il tempo di un hot dog con una birretta (io) e una coca (lui) e dentro per vedere questo concerto. Il primo richiesto da lui e non proposto da me.

Ammetto, ne conoscevo si e no due o tre, ma tutto sommato mi piacevano. D’altronde quando avevo 20 i primi rapper di scuola americana piacevano anche a me.

Comunque appena entrati il target degli spettatori era chiaro. Teenager, prevalentemente di sesso femminile, eventualmente accompagnati da mamme e papà.

Altra cosa che mi è stata chiara appena entrati è che forse valeva la pena portarmi una felpa da mettere al posto della giacca e cravatta da ufficio.

Ok, la cravatta me la sono anche tolta, anche se per qualche momento ho avuto anche il folle pensiero di legarmela in testa, tanto per fare il ggiovane…poi ho guardato mio figlio e ho desistito per non farlo sprofondare dalla vergogna.

Un paio di rapper prima del concerto (mai sentiti prima) ci ha accompagnato al momento in cui le luci si sono spente e i 10 mila hanno cominciato ad urlare.

Lui bravo nel rap e molto paraculo. Avrà ripetuto 20 volte che “noi” eravamo il miglior pubblico che avesse mai avuto…”fucking amazing crowds”.

Immagino che le stesse parole le ripeta ad ogni fucking concerto che tiene in ogni parte del mondo…però tanto basta per esaltare la folla.

Paraculo anche perchè, compensando un repertorio che evidentemente non è così folto, piazza un sacco di chiacchiere “alla Celentano” tra un brano e l’altro.

Insomma una faccia da schiaffi che però in fondo inspira simpatia e ammetto, è un bel animale da palcoscenico.

Sylvestrino col suo amichetto se la spassava alla grande. Io ero l’addetto alle riprese col telefonino e così il papà dell’amichetto.

Nel frattempo osservavo la fauna del pubblico pensando al fatto che nel giro di 3-4 anni al massimo, Sylvestrino sarà come loro…e osservandone alcuni ci sarebbe seriamente da preoccuparsi…ma forse è solo un po’ di disappunto perchè chiunque si rivolgesse a me mi dava del lei.

Il finale del concerto è stato travolgente. La mia preferita Can’t hold us, è una delle mie immancabili nei miei allenamenti di corsa e dal vivo ha il suo bel perchè.

Anche il tormentone di questi ultimi mesi, Downtown, mi piace un sacco come ballata.

Insomma, le quasi due ore della performance sono volate via.

Ovviamente non poteva mancare la maglietta ricordo (minchia Sylvestrino ma che taglia hai preso?) e, visto che ci stava, un ultimo panino con salamella e cipolla (tanto mica dovevo baciare nessuno).

Ora aspettiamo la prossima tappa al concerto dei Muse…ma Sylvestrino se lo perde visto che faceva il prezioso (papà basta propormi la musica da vecchi che ascolti tu)…anche se comincia già a pentirsi.

Macklemore milano

 

 

17 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I, Musica, Senza categoria, Spettacolo e televisione