Archivi del mese: maggio 2016

Una telefonata col passato

Parlo di lui, il mio padre biologico, quello di cui più volte ho parlato in questo blog.

E’ tornato alla carica, tramite facebook, messanger….ha provato a chiamarmi quando ovviamente ero in riunione lasciandomi un messaggio vocale e alla fine l’ho richiamato io.

Ammetto, il telefono mi pesava molto prima di comporre quel numero…e il dialogo che ho avuto con lui non era da meno.

“Ciao sono Dino” (non più “tuo padre”)”

Come stai non sembrava adatto…come stai lo chiedi a qualcuno che conosci, che non vedi da qualche tempo…con lui non ci stava.

“mi fa strano parlare con te…sono passati oltre 30 anni…”

“mi spiace essere sparito, vorrei parlare con te, mi piacerebbe incontrarti, guardandoci in faccia, magari potremmo incontrarci una domenica…”

“mhhh lo vedo difficile, nei weekend non sono a milano…”

“beh magari in un’altra occasione, a me già fa piacere essere riuscito a sentire la tua voce. So che sarai arrabbiato con me per come sono sparito…”

“ma dove abiti?”

” A Sesto, in via matteotti, ho sempre abitato li”

Ho aperto google maps digitando il mio indirizzo di casa e il suo. A piedi sono 2,8km. Per oltre 30 anni ho avuto il mio padre biologico, di cui non sapevo che fine avesse fatto, a duevirgolaotto chilometri da casa mia. Stamattina, tanto per avere avere un’idea ne ho corsi 10.

La telefonata è stata abbastanza breve, qualche minuto soltanto. Ha parlato più lui di me, con un tono di voce ancora brillante, che non mi aspettavo da un 76enne. Anzi mi ha detto che lavora ancora. Non guida più i camion ma un furgone per fare consegne. “Lavoro ancora per non pensare” mi ha detto.

Che poi a me capita il contrario.

Forse lavorare gli ha proprio impedito di pensare, in tutti questi anni.

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Under pressure

Ultimamente sono parecchio sotto pressione al lavoro. Diciamo che da quando ho cambiato il nuovo ruolo, ho avuto il periodo di luna di miele in cui tutti, collaboratori compresi, erano abbastanza comprensivi con me, ma ora non c’è più questa pazienza.

A questo aggiungetevi un forte cambiamento organizzativo in arrivo (minchia, manco il tempo di capire chi faceva cosa), un cambio di proprietà probabile, il periodo di forecast che ti obbliga a cercare nei cassetti quattro euro (si fa per dire) da mettere sul piatto per soddisfare il dio conto economico, ed ecco che la ricetta è completa.

Non è la prima volta che lavoro sotto pressione. Anzi in questo caso la reputo anche positiva. E’ nel mare in tempesta che si vedono i bravi marinai. Si, c’è qualche scazzo di troppo che ogni tanto viene fuori, ma non vedo in questo momento malafede da parte dei miei interlocutori e questo mi lascia quel minimo di serenità a cui aggrapparmi. Quindi si tratta di lavorare ad un ritmo maggiore cercando di non fare troppe cazzate.

Forse la metafora più calzante è quella di un pilota di motogp che sta guidando al massimo. Se qualcuno ci pensa sembra faccia cose impossibili, ma nella sua testa, probabilmente, si sente sicuro del suo passo, delle sue manovre, anche se sono al limite.

Ecco…speriamo di non prendere una sbandata e di non finire a gambe levate.

PS: solo dopo aver finito di scrivere questo post mi è venuto il dubbio di aver già scritto qualcosa di simile…e infatti. Va be, qui però c’è Freddy che canta che è sempre un bel sentire.

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5.0

Giornate intense, anzi di più, le ultime che ho passato.

Ieri ho finito di passare uno splendido weekend. Ero convinto di annoiarmi per due giorni insieme ai capi e i colleghi di mia moglie per un evento celebrativo a cui mi apprestavo con lo stesso stato d’animo di Fantozzi a vedere la corazzata Potemkin. E invece lei (veramente brava, lo devo dire) mi ha organizzato una splendida festa a sorpresa coi miei amici, vecchi e nuovi, di milano, bologna e finanche un vecchio compagno di naja. Quasi 30 persone tutte radunate per me.

Ammetto, la sorpresa è stata totale. Quando li ho visti sono rimasto veramente senza parole. C’era anche mio padre, mia cugina. Due giorni stupendi in un posto incantevole, quanto sperduto, a ridere, fare, giocare (inutile dire che oltre alla piscina c’era pure un campo da beach tennis) correre, parlare e ovviamente mangiare e bere. Anche il tempo è stato dalla nostra parte.

Sono riusciti anche a commuovermi…cazzarola, quando mia padre mi ha dato il suo regalo, alla lettura della dedica non ho saputo trattenere la le lacrime.

I ragazzi si sono divertiti come pazzi e noi con loro.

Una festa per il mio mezzo secolo più bella di questa non potevo certo immaginarla…

Poi prima di questa, nei giorni precedenti c’è stata una corsa all’alba tra le vie del centro di milano e prima ancora un concerto fantastico…ma di questo, come diceva il narratore di Heidi alla fine di ogni puntata,  vi racconterò la prossima volta.

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PS: la festa in realtà si è svolta con qualche giorno di anticipo. Fino a venerdì sono ancora un under mezzo secolo  😉

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Dei Muse, dei padri che corrono e dei figli che crescono

Domani vado al concerto. Come al mio solito mi riduco all’ultimo ad ascoltare il loro nuovo lavoro.

Ammetto prof, sono impreparato, ma conto sull’esperienza per godermi lo stesso questo spettacolo, come quella volta a San Siro.

Nel frattempo ho passato un weekend fuori dall’ordinario. Finalmente sono riuscito a convincere mio padre a seguirmi a bologna. In realtà non è andata proprio così ma poi capirete.

Da quando mia mamma se ne è andata è stata la prima volta che stava fuori casa e che non andava a trovarla. Ha i suoi tempi e io non voglio forzarli.

L’occasione per convincerlo è stata una corsa. Si perchè finalmente ha rimesso seriamente le scarpette ai piedi e ora corre.

La corsa era la stracittadina. Più una festa che una corsa. Tanta gente, famiglie, bambini, carrozzine, cani…o parti davanti o lascia perdere l’idea di correre per i primi chilometri.

Così è stato. Finchè c’era da fare la serpentina fra i “lenti” me la sono cavata con una discreta agilità (alla faccia del gatto di marmo), ma appena il gruppo si è sgranato, mio padre ha messo la quarta e ne io ne i miei amici siamo riusciti a stargli dietro. Altro che seguirmi…ho dovuto inseguirlo io per 12 chilometri… invano.

Inutile chiedergli alla fine che tempo aveva fatto quando siamo arrivati all’arrivo. “Ma è da tanto che sei arrivato?” ” Mah non so, non ho nemmeno l’orologio…” Lo spirito competitivo di mio figlio so da dove viene.

Ecco, a proposito di lui, Sylvestrino. Ha passato una bella domenica mattina anche lui a correre e camminare coi suoi amici, ma verso sera si è rabbuiato. Non so il motivo ed inutile tentare di capirne le ragioni. Penso questioni di cuore. Dico penso perchè per quanto sia una padre “amico” rimango sempre un padre per cui non sono fatti miei. A 12 anni comunque comincia anche lui a capire quanto a volte faccia male quella cosa li dentro la gabbia toracica, che ti lascia con l’amaro in bocca anche se vai a letto senza nemmeno mangiare. Benvenuto nel folle mondo di chi ama figlio mio.

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Armiamoci e partite

Da una riunione appena finita col mio capo:

“Basta, mi sono rotto i maroni di questa cosa. Il direttore pincopallo deve capire che o si fa così o si attacca al caxxo. Quindi tu ora mi fai il santo piacere di andare da lui e dirglielo, CAPITO?!!!”

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La determinazione nella testa

Ho prenotato il volo e l’hotel.

Ormai non ci sono più dubbi. Fra 5 mesi circa tornerò a misurarmi sulla distanza regina e sarà la mia prima all’estero.

Perchè Lisbona? Boh, non ho un motivo vero e proprio, forse è lei che ha scelto me.

Fatto sta che comincio ad allenarmi in maniera più convinta, senza strafare ma con un obiettivo in testa.

Certo, mi ha aiutato anche quel seminario che ho fatto la settimana scorsa. Non per correre più veloce, ma per correre “meglio”. Sto tentando di applicare i consigli ricevuti e, magari è solo suggestione, mi pare di fare un po’ meno fatica. Soprattutto dopo, alla fine dell’allenamento, mi sembra di recuperare più facilmente. Servirà questa cosa per affrontare i 64 allenamenti di questa tabella, impostata con un nuovo metodo (figurati se seguo una tabella già utilizzata nelle altre maratone corse) e vediamo se l’abbinamento delle due cose mi porterà a sfondare la mia finora impenetrabile linea maginot.

Nel frattempo un nuovo paio di scarpe, un numero in più del solito che mi sembra di avere delle scarpe da clown, e due paia di pantaloncini per gli allenamenti estivi, che anche l’occhio vuole la sua parte.

Suvvia, che la nuova avventura cominci.

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