Archivi del mese: aprile 2017

I Love this job…un po’ come il Tetris

Si perchè nonostante le mie mille lamentele, in fondo a me questo lavoro piace.

Mi piace anche quando avrei mille motivi, come oggi, per dire “che giornata di merda” e invece gongolo soddisfatto.

Perchè in fin dei conti la parte più tranquilla e serena della giornata è stata quando il mio dentista mi ha infilato il trapano in bocca per un paio di otturazioni, e questo avveniva di prima mattina.

Da li in poi è iniziato il delirio. Un lavoro importante in ballo (fra i tanti), e decisioni improvvise che hanno rimesso in discussione il tutto, più volte nell’arco della giornata. Ed è li che inizia la rumba. Telefonate frenetiche, calcoli fatti a mente, mentre ti dicono “si potrebbe fare così oppure così” e tu in maniera istintiva e ragionata (adoro gli ossimori) rispondi in un attimo “facciamo così”.

Adoro essere al centro della tempesta perfetta, nel ventre dell’onda gigante, dove ti trovi a surfare fra informazioni e ordini, sfiorando con la mano l’acqua consapevole che il minimo errore sarebbe fatale.

Una volta mi hanno detto “quando sei sotto pressione rendi di più”…e penso avessero ragione. Novantadue telefonate (senza considerare mail e whatsup) a una quindicina di interlocutori nel giro di qualche ora ne sono la dimostrazione. Ovviamente gran parte avvenute in auto (con l’auricolare sia chiaro), schivando auto impazzite e motorini kamikaze…alla faccia di chi dice che solo le donne sanno essere multitasking.

Il mio capo poi sembrava si fosse innamorato di me. Delle 92 una ventina erano solo le sue. Chiamavano lui per avere risposte e lui chiamava me perchè non sapeva che dire… senza sapere che nel frattempo me le avevano già chieste e io le avevo già fornite.  E poi rispondere con strafottente sicumera ai suoi dubbi…

  • prova a verificare se è possibile…
  • già fatto
  • anche nel caso in cui…
  • si, anche nel caso in cui…
  • però assicurati con Pippo che non ci siano rischi…
  • Tranquillo, ne ho già parlato con lui 10 minuti fa…

Chiamare, ascoltare, decidere, condividere…e riuscire a farlo pure sorridendo, prendendo per il culo l’interista che si vanta ancora del suo triplete o promettendo un caffè la prima volta che ci vediamo.

A Tetris ero un campione. Avete presente quel giochino dove pezzi di forme diverse cadono sempre più velocemente e tu devi altrettanto velocemente incastrarli perfettamente? Velocità e istinto. Ecco, oggi ho fatto un bel punteggio nel mio Tetris.

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Questione di Karma

Si perchè passi la serata gongolando mentre guardi la tua squadra del cuore che gagliardamente conquista un posto fra le prime 4 d’europa.

Poi esci con ancora il sorriso sulle labbra e ti accorgi che ti hanno aperto l’auto. Per carità, poteva anche andare peggio, visto che alla fine si sono presi i miei auricolari, un paio di occhiali da sole da 15 euro e il mazzo di chiavi dell’ufficio (cacchio, c’era anche la chiavetta del caffè che avevo appena caricato), però che cazzo, un po’ il culo ti gira.

L’indomani la giornata lavorativa, tanto per cambiare, trascorre fra una serie inenarrabili di sfighe.

Arrivi la sera e ricevi un sms in cui ti segnalano l’avvenuta transazione per una spesa che NON hai fatto, per cui realizzi che ti hanno clonato la carta di credito.

Ecco perchè poi ti pare tutto sommato normale, a quel punto, tornare a casa e accorgerti che gli ascensori, entrambi, sono rotti e ti tocca fare pure le scale.

Suvvia signor Karma, la Juventus ha vinto ma mica per culo, no?

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Diario di bordo della settimana prepasquale

Mio padre, quello naturale, dopo mesi di silenzio mi ha girato un video tramite facebook. Una sorta di preghiera da una madre alla figlia. Senza una parola di accompagnamento ovviamente. Penso volesse ripropormela al maschile, un suo modo per spiegarmi i sentimenti dei genitori verso i figli e ovviamente del suo verso di me. Non gli ho risposto. Non sapevo francamente cosa dirgli. Però un po’ mi spiace non aver mai parlato con lui, oltre a quella volta al telefono. Avrei voluto chiedergli di lei, quella bella donna che è fra i suoi pochi contatti e porta il cognome uguale al mio. Vorrei chiedergli se è mia sorella, ok sorellastra, oppure no.Riproduzione in corsoProssimo videoIdee per la vitaLa lettera di una madreVisualizzazioni: 1.732.9342:16

Ieri ho iniziato la mia solita docenza al master. Ero teso e nervoso, come sempre. Parlare in pubblico non è proprio nelle mie corde. Il mio corpo non mi è mai d’aiuto e reagisce sempre con una sudorazione eccessiva. Ma ormai ho imparato la lezione e per minimizzare gli effetti, indosso sempre una camicia bianca con una maglietta sotto per tamponare, anche se non sopporto proprio non avere la stoffa liscia della camicia a contatto con la pelle. Comunque è andata abbastanza bene. I ragazzi mi sembravano incuriositi e a riprova di ciò mi hanno fatto diverse domande. Io poi sono riuscito a dosare perfettamente le mie 40 slides nelle due ore di lezione, nonostante non avessi fatto nessuna prova prima. Forse sto diventando bravino anche in questo. E comunque mi fa sempre un certo effetto stare al di qua della cattedra (in realtà non ci sono mai stato ma continuavo a camminare su e giù) vedendo loro prendere appunti su ciò che dicevo. Mi piace. Se rinascessi forse proverei la carriera dell’insegnamento…per un egocentrico come me sarebbe il massimo. 😉

Oggi avevo un incontro col mio difficile capo (l’aggettivo è nel posto giusto). Un tema organizzativo e come sempre avviene quando si parla di persone, perchè è di questo che si parla, sento molto la cosa. Avevo un obiettivo che ritenevo non facile. Qualche slide (sto tornando a riprenderci la mano) per spiegare l’AS IS e il TO BE. Un paio di pagine di considerazioni, con rischi e opportunità. Ovviamente ho enfatizzato le opportunità che portavano al raggiungimento del mio obiettivo (che è comunque un obiettivo aziendale e non personale). Pensavo di dover negoziare ferocemente, dandomi un 50% di possibilità di successo al massimo, e comunque mi ero preparato un piano di back-up. Ma non ce n’è stato bisogno. Ha guardato le slides, mi ha chiesto un piccolo chiarimento e poi mi ha detto: “Ok. Metti giù un programma con le tempistiche con cui pensi di rendere operativo questo piano e vediamolo col direttore del personale”. Durata dell’incontro 10 minuti. Durata del mio mal di stomaco causato da questo incontro, una settimana.

Ma va bene così.

PS: non sapevo che immagine abbinare ad un post così, per cui ho optato per una canzone che in questo periodo mi garba assai

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Matrix

Si Morpheus…forse abbiamo trovato l’eletto.

 

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Come una tempesta gentile..

Stamattina ho avuto modo di risentire ancora questa canzone. In auto, mentre ero in viaggio per tornare a Milano. Però stavolta sono stato pronto con shazam, così l’ho catturata, come fosse una farfalla colorata.

Oh ma quanto è bella, con le sue percussioni ipnotiche e questa voce così…gentile.

Tra l’altro il video è la rivisitazione di un famoso video degli anni 80, di cui però mi sfugge il nome (strano, di solito mi ricordo tutto).

 

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Però non ci sono solo tempi e prestazioni

Non ho avuto tempo di parlarne subito, ma concedetemi ancora una parentesi sulla maratona di domenica.

Si perchè nel mio precedente post ho enfatizzato un risultato non raggiunto, ma ce ne sono stati altri raggiunti e goduti.

In primo luogo il piacere di correre per Milano. Si certo, anche con la Stramilano l’ho fatto già altre volte, però passare per piazza del Duomo ha un fascino particolare…ma non solo, piazza della Scala, il castello Sforzesco, ma anche la scenografica parte della vecchia fiera, il parco di Trenno, e tutte quelle zone che francamente bazzico poco.

Poi l’adrenalina della partenza, lo speaker che incita i runners, gli AcDc a palla, il countdown prima del via.

Il pubblico invece è stata una piacevolissima sorpresa. Dopo un weekend con la stramilano e uno con il papa, pensavo che i milanesi fossero esasperati dell’ennesimo blocco del traffico per una corsa. Invece lungo tutti i 42 chilometri solo grida di incitamento e applausi. Sull’ultimo tratto sui bastioni di P.ta Venezia erano tantissimi e formavano uno stretto corridoio che ti spingeva letteralmente. Mi sembrava di essere il vincitore da quanto si facevano sentire urlando anche il mio nome, veramente da groppo alla gola.

In corsa c’erano runners di tutti i tipi. Dai pacers che correvano con l’elmo vikingo a quelli che, nonostante la temperatura tutto sommato primaverile, avevano lo stesso abbigliamento con cui si è soliti uscire in un una rigida mattina di gennaio. E poi russi, francesi, spagnoli, americani…una torre di babele in braghette e scarpe da corsa.

L’organizzazione pressochè impeccabile. Visto l’affluenza pensavo di impiegarci dei minuti dopo lo sparo prima di riuscire a passare sotto lo striscione della partenza, e invece dopo nemmeno due minuti ero già li che correvo. I ristori ben forniti e con tanti volontari che ti passavano acqua , sali o qualche cosa di più solido soprattutto verso la fine. Finanche la medaglia mi è piaciuta. Certo, la maglietta non l’ho ancora avuta visto che le iscrizioni sono state molto superiori alle attese…però confido che arrrivi prima o poi, col suo stilosissimo logo Emporio Armani.

E poi c’è la tenuta fisica. Perchè è vero che sono crollato negli ultimi chilometri, è vero che passato l’arrivo ho DOVUTO sedermi per terra perchè non riuscivo più a stare in piedi…ma è anche vero che già il giorno dopo stavo bene, qualche indolenzimento ma niente di più. E per un gatto con un fisico più da rugbista che da podista, di mezza età, dopo aver corso per 42 chilometri, non è poi male, no?

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Another brick in the wall

Si, perchè quel muro sembra proprio insuperabile per me.

Parlo di quello del 30/35mo chilometro. I runner che hanno provato la distanza regina lo conoscono bene. Improvvisamente non vai più, ti sembra di correre nel fango, di aver esaurito la batteria, di essere rimasto a secco col carburante…insomma ti schianti contro il maledetto muro.

Ad alcuni si presenta un po’ prima, ad altri dopo, alcuni lo superano…e io ci sbatto sempre la testa contro.

Ma facciamo un passo indietro.

La mattina le sensazioni erano buone. Il clima ideale, coperto, fresco, ma non freddo. L’organizzazione ottima e vedere tutta quella gente pronta a lanciarsi per 42 chilometri di corsa faceva un certo effetto.

Al via la musica a palla (con thunderstruck non si sbaglia mai) e lo speaker mi hanno esaltato a dovere. Sono passato sotto lo striscione di partenza che sembrava fossi già arrivato da quanto esultavo.

Il mio collega ansiogeno continuava a raccomandarmi…partiamo piano mi raccomando, ai 6 minuti al chilometro e non di meno…e io a tranquillizzarlo su come diligentemente mi sarei attenuto a quel piano.

Infatti dopo due chilometri l’avevo già perso. Io un filo più veloce e lui un filo più lento…fatto sta che ci siamo persi di vista inesorabilmente.

Però andavo così bene. Sotto il polsino tergisudore mi ero preparato un biglietto con i miei passaggi ogni 5km alla maratona di Venezia dove avevo fatto il mio personale. Allora i 13 ponti degli ultimi due km mi avevano fatto rallentare notevolmente per cui sarebbe stato sufficente stare a quel passo e forse avrei potuto guadagnare proprio qualcosa sul finale….illuso.

La corsa era oggettivamente bella lungo il percorso e finalmente vedevo il pubblico applaudire ad ogni metro invece di maledire per il blocco del traffico.

Fino ai 30 sono stato assolutamente in tabella…però già da qualche minuto avvertivo un po’ di fatica che inutilmente ho cercato di tamponare con le mie barrette energetiche.

Il passo si è fatto lentamente più lento (il gioco di parole rende bene l’idea della velocità a cui andavo) e al 35mo ho definitivamente capito che il personale a questo giro avrebbe resistito.

Ecco li mi sono schiantato definitivamente sul muro. Gli ultimi chilometri una pena. Tentavo ogni tanto di rilanciare la corsa non tanto per correre più forte ma per mettere quanto più velocemente fine a quel supplizio. Svanito ogni velleità cronometrica mi guardavo solamente le spalle per vedere se il collega ansiogeno, col suo passo regolare non stesse per raggiungermi, anche se non avevo certo speranze di cambiar passo qualora l’avesse fatto.

Al ristoro del 40mo mi sono fermato qualche secondo per mangiare una fetta di arancio e poi sempre più faticosamente ho ripreso la mia lenta marcia.

Gli ultimi 500 metri, sui bastioni di P.ta Venezia, sono stati incredibili. Il tifo era incredibile. Due ali di folla col loro incredibile tifo ti spingevano sulle rampe di quella quella piccola salita. Sentivo chiamare ripetutamente il mio nome da sconosciuti (il nome era ben visibile sul pettorale) con l’esortazione a tenere duro, che ormai era fatta. E così ho fatto…lasciando il mio sorriso come ricompensa ai fotografi che immortalavano le nostre ultime fatiche.

All’arrivo ho avuto il mio momento di crisi, che mi ha costretto a sedere qualche minuto per riprendermi dal dolore alle gambe. Poi però mi sono ripreso godendomi il momento.

4 ore 18 e 22, alla fine è comunque il mio secondo risultato su 5 maratone. E poi il collega ansiogeno ha pur sempre finito dietro di me. Certo se non ci fosse stato quel maledetto muro…

Non penso ci riproverò ancora. In fin dei conti 5 maratone mi hanno fatto capire che il muro delle 4 ore non è per me. E l’idea di fare ancora mesi di preparazione per poi magari fare 4 e qualcosa…anche no.

Magari mi orienterò più sulle mezze che sono comunque divertenti e più abbordabili…ma mai dire mai. La coerenza non è mai stata una mia virtù.

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