Archivi del mese: gennaio 2018

Metti una sera di gennaio…

Metti che sei vestito in giacca e cravatta e ti ritrovi nel tardo pomeriggio a cambiarti in ufficio per essere un po’ più casual (cazzo speriamo non mi cerchi nessuno mentre sono in mutande)

Metti che dopo una vita conosci “dal vero” un vecchio amico blogger (cacchio non dico di sentirti parlare come Gennaro Savastano, ma un minimo di accento napoletano…)

Metti che l’occasione è di andare a rivedere per l’ennesima (letteramente) volta i Depeche Mode dopo esssere fortunosamente riuscito a prendere dei biglietti la settimana prima, a prezzo regolare e per di più nel parterre.

Metti che ti tocca mangiare l’hot dog peggiore che mi sia mai capitato, ma suvvia, la birra andava bene e mica poteva essere tutto tutto perfetto.

Metti che incredibilmente ti ritrovi a qualche metro dal palco e già pregusti di riuscire a vedere le gocce di sudore di Dave quando verrà da quelle parti.

Metti che l’attesa passa chiacchierando piacevolemente di blog, di blogger, di calcio e di quella gnocca che cantava prima dei DM, ma anche se non cantava andava bene lo stesso.

Metti che Dave, Martin, l’imbalsamato e gli altri due siano in forma.

Metti che la scaletta sia fatta veramente bene, pescando anche nelle prime hit, quelle che ballavi quando ti chiedevano la carta di identità per entrare (Everything counts è dell’83).

Metti che i video sul megaschermo alle loro spalle siano efficaci e coinvolgenti come sempre (quello di Useless su tutti).

Metti che il concerto sia proprio di quelli fighi, che lui da paraculo ti urli che siete il pubblico migliore e che tu ci creda anche.

Metti i campi di grano con le braccia alzate in Never let me down again.

Metti l’immancabile coro del pubblico in Home.

Metti che per mitigare i sensi di colpa per non aver portato Sylvestrino, ti tocca spendere qusi più di gadgets per lui che di biglietto.

Insomma, motivi per mettere un bel più a questa serata ce ne sono e parecchi.

Pensare che a giugno, a Bologna, ero rimasto un po’ deluso…

Comunque due ore abbondanti, una più bella dell’altra.

Questa è Cover me, una delle poche dell’ultimo album che però è tra le mie “più” preferite…

Buon ascolto e soprattutto…buona visione…(per chi ha poco tempo vada al minuto 3’40” per goderselo da vicino)

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Sconvolto

Non riesco a pensare ad un altro aggettivo per come mi senta da un paio d’ore a questa parte.

Mia moglie mi ha appena detto che si è suicidato….SUICIDATO.

Lui è l’ex marito di una nostra amica. Si erano separati qualche anno fa.

Non potrei definirlo un amico. Gli amici si frequentano, si chiamano, ci si preoccupa di loro. Lui non lo sentivo da tantissimo tempo. Sono andato sul telefonino e ho visto che l’ultimo messaggio che ci eravamo scambiati era di due anni fa, mi chiedeva di mia mamma. Eppure sono stato il loro testimone di nozze, abbiamo passato qualche estate insieme, a fare passeggiate in montagna, grigliate, raccontando barzellette.

Certo noi conoscevamo meglio lei e come spesso (ma non giustamente) avviene, nel momento della loro separazione ci siamo silenziosamente schierati con lei e con le figlie, lasciando lui da solo, troppo solo evidentemente.

Beffardamente facebook proprio pochi giorni fa mi ricordava che era il suo compleanno. Non gli feci però gli auguri. Mi sembrava così ipocrita e falso fare degli auguri a chi non si sente da così tanto tempo.

Ora però questo pensiero mi sembra così perfido e malvagio, un tragico sbaglio.

Certo non avrebbe cambiato nulla nella sua testa. Però penso alla disperazione di chi arriva a mettere sui due piatti della bilancia i motivi per vivere e quelli per NON vivere e vedere quest’ultimo lentamente prendere un peso maggiore rispetto al primo. E penso che un saluto, una frase, un buon compleanno, avrebbe potuto essere un piccolo, piccolissimo granellino da mettere però sul piattto giusto.

Invece il peso della sua disperazione ha preso il sopravvento.

Non riesco ad immaginare come possa essere raggiungere un livello di disperazione, di depressione, di solitudine, tali da farti compiere un gesto così estremo.

In passato mi è capitato anche a me di fare pensieri di questo genere. Era un periodo della mia vita in cui pure io vedevo la disperazione, e ritenevo di essere incapace di uscirne se non in quel modo forzato. Più di una volta ho pensato di sterzare bruscamente il volante mentre ero in autostrada. Un botto e tutto sarebbe finito. Fortunatamente non ho avuto le palle per prendere seriamente in considerazione una cosa del genere.

Però ora penso a lui, che evidentemente era ancora più disperato o semplicemente ha avuto le palle per farlo davvero.

E penso alla sua ex moglie e alle sue figlie, ai sensi di colpa con cui dovranno convivere per sempre, per non aver capito.

Cazzo.

Scusami.

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Chi non muore si rivede

Stavolta l’influenza mi ha messo a dura prova.

L’uomo che rimane provato con 37 e 2 di febbre, provate a immaginare come debba sentirsi dopo 4 giorni consecutivi tra i 38 e 39.

Già il fatto che parlo di me in terza persona testimonia che completamente a posto non sono ancora, ma confido di rimettermi in sesto anche grammaticalmente.

Comunque l’ho patita molto. Lo sa anche il mio polso che si è quasi slogato per tutte le volte che ho dovuto misurarmi la febbre, il mio kpi di questi giorni.

Per il resto niente raffreddore ma solo un mal di gola terribile, come se avessi un porcospino nella trachea, e una tosse che ad ogni colpo sembrava una coltellata.

Ora però sto meglio. Stamattina per la prima volta mi sono svegliato senza febbre.

Dicono che con la febbre si cresce. In altezza ho misurato e non ho notato differenze…chissà dove sarò cresciuto?  😉

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