Archivi del mese: dicembre 2018

Tempo di bilanci (e di bilance)

Cosa mi lascia questo 2018?

Strano ma vero un po’ di serenità, che fa rima con felicità ma è ben diversa. Magari ne riparlerò in un post dedicato.

Serenità perchè penso di aver accettato quel che sono e quel che ho, senza rimpianti per quel che non ho e senza troppe ambizioni per quel che non avrò.

Se ci penso è davvero un passo importante.

Ho mollato con la corsa. Non completamente ma quasi. Per la prima volta da quando ho iniziato a correre non ho fatto nemmeno una gara. Un po’ mi manca lo ammetto, ma mi ero stufato. Tutti quei passi, quella fatica, quella dedizione. E ho mollato anche col beach tennis. Anche li ormai mi pesava l’allenamento del martedì, a prendere pallettate a destra e a manca.  Mi sono buttato invece con la palestra. Spinnig il mio primo amore, ma poi anche altre cose, nuoto, corsi…insomma per variare un po’. E finora sono soddisfatto. Tre o 4 sedute la settimana riesco a farle, anzi, ne farei anche di più ad avere il tempo.

Fisicamente comunque quest’anno, più degli altri, ho sentito la pesantezza del tempo che passa. L’agilità in modo particolare più che la resistenza. Continuo a scontrarmi col vorrei ma non posso. Lo sento quando corro o faccio esercizi, ma anche quando mi alzo dal divano, meno agile di prima, o solo quando salgo le scale, con più attenzione ma in maniera meno arrembante. Faccio fatica ad accettare questo punto di non ritorno, anche se sono consapevole della cosa.

Sul lavoro è stato un anno davvero intenso, incasinato, ma fortunatamente senza troppi mal di fegato. Ho trovato la mia dimensione, magari usando meno power point ma sbadilando di più in prima linea. Il telefonino è diventato una protesi aggiunta e il carica batterie un accessorio salvavita. Va bene così tutto sommato. Certo, se avessi un’opportunità per cambiare la coglierei al volo…col nuovo anno devo riprendere a seminare un po’.

Con gli affetti ho raggiunto, anzi confermato, il punto di equilibrio. Sicuramente criticabile da chi crede ancora nella famiglia (li invidio) e nell’amore (non li invidio). Sono ben voluto (cosa non di poca importanza per un egocentrico come me) e riesco a volere bene nel modo in cui penso sia giusto. Non il massimo anche in questo caso, ma un compromesso accettabile.

Ho imparato a dire le cose per quello che sono, a mentire di meno (suvvia un minimo sindacale mi sarà ancora concesso, no?). A volte non è facile, perchè le parole che dico possono anche far male, non essere quelle che si vorrebbe sentire. Però complessivamente penso sia un bene, per me e per chi mi sta intorno.

Mi sono ritrovato in un gruppo di facebook in cui mi pare di essere in famiglia. Confesso che non mi era mai capitato, di divertirmi, confidarmi, aprirmi così tanto con persone sconosciute che alla lunga non sono più state così sconosciute. Forse sono più predisposto io…o forse sono stato fortunato. Non so…però va bene e ringrazio tutti i compagni di avventure del gruppo.

Con gli amici, quelli di vecchia data, mi sono perso un po’ di vista. Non c’è stato un motivo vero e proprio per cui ciò è avvenuto, però è andata così. Questo mi spiace e cercherò di mettere, nei buoni propositi del nuovo anno, quello di riallacciare un po’ i rapporti.

Sylvestrino è diventato un giovane uomo. L’adolescenza è così faticosa ma così incredibile per il cambiamento che porta. Sta crescendo bene, sia pur con qualche scivolone di tanto in tanto che però penso sia normale alla sua età. Spero continui su questa strada e mi auguro per lui in futuro un mondo migliore di quello che intravedo io.

La società nella quale viviamo mi fa paura. Ogni giorno vedo un briciolo di intolleranza in più. Non una svolta decisa, ma piccoli segnali che paradossalmente passano più inosservati o meglio più tollerati. E soprattutto non vedo nessuno che possa avere la forza e il carisma per fare sentire il dissenso. Siamo diventati un popolo che non urla ma scrive, che non si informa ma crede ciecamente, anche a quello che non è vero.  Sembra di essere tornati indetro di decenni e ci vorranno altri decenni per poter tornare al punto in cui eravamo.

Ho letto poco. Ma è sempre così. Vorrei legger di più ma riesco solo in parte. Però 5 o 6 libri dovrei essere riuscito a portarli a termine e questo fa di me, nonostante tutto, un forte lettore per il mercato editoriale italiano.

Ho viaggiato. Finalmente, dopo tanti anni, sono tornato a volare sopra un oceano e vedere posti, almeno in parte, nuovi. E comunque lo erano di certo per Sylvestrino. So che ha apprezzato quello che abbiamo fatto, ma sono sicuro che apprezzerà ancor di più col tempo.

Coi concerti anche per il 2018 non mi posso lamentare. Depeche Mode per l’ennesima volta, Roger Waters con tutto il repertorio dei mitici Pink floyd, e ancora U2 per finire in bellezza. Certo mi sono saltati i Pearl Jam e i Tears for Fears che sono slittati a quest’anno, ma nel complesso non ho di che lamentarmi.

Il mio genitore biologico non l’ho visto ne sentito. Penso continui a seguirmi discretamente dai miei post su FB. Io non l’ho cercato e lui, dopo qualche tentativo, ci ha rinunciato a sua volta. Anche in questo caso, va bene così. Ho un padre, non biologico, che vale molto di più e questo basta e avanza. Anzi, di mio padre sono proprio contento dell’equilibrio che lui si è trovato. Ha ripreso a vedersi con i suoi vecchi amici, a correre, ad avere mille impegni. La festa per i suoi 70 anni è stato l’incoronamento della sua rinascita da quando la mamma ci ha lasciato.

La memoria sta peggiorando. Ma anche questo fenomeno penso sia ascrivibile al lento declino fisico di cui ho già parlato qualche rigo sopra.

Ho ripreso anche a scrivere qualche racconto sul mio altro blog. Nulla di particolare per carità, però mi sono divertito e credo di continuare a farlo. Come tanti milioni di persone penso sempre che un giorno potrei anche illudermi di scrivere un libro…ma lasciamo che rimanga un pensiero. Non ne avrei ne la capacità ne la pazienza. Se trovo un po’ di spazio nei cassetti infilo questo pensiero li, tra le calze spaiate e le mutande che dimentico di prendere.

Penso di aver detto, pardon, scritto tutto, ma di sicuro mi starò dimenticando qualcosa. Pace.

Intanto auguro anche a voi che avete sempre la pazienza e la voglia di leggermi di iniziare l’anno nuovo con i migliori propositi e tanto sesso droga e rock’n roll.

Ci sentiamo l’anno prossimo.

anno

 

 

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Christmas time is here

e niente…riciclo. Buon Natale bloggers 😉

il nuovo blog del gatto sylvestro

Chi mi conosce sa quanto non mi piaccia lo spirito natalizio.

Gli auguri, l’ostentazione dei sorrisi, il finto buonismo.

Se fossi un campione di salto in lungo prenderei la rincorsa dal primo dicembre, staccherei col piede l’8 e atterrerei un centimetro dopo il 6 gennaio.

Ma purtroppo non sono un campione di questa specialità e mi insabbio sempre prima…

Ecco, il natale per me è fastidioso come la sabbia nelle mutande.

Però qualcosa di buono ci deve pur essere…tipo questo brano, da ascoltare dopo la mezzzanotte, meglio se con le luci basse o gli occhi chiusi.

Buon salto…

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Delle Nuvole e degli auguri di Natale

Ieri ho rivisto in TV un film con Geroge Clooney: Tra le Nuvole.

Il film mi piace un sacco anche se trasmette un’amarezza incredibile. Un uomo che per lavoro gira gli Stati uniti per licenziare gente e che per sopravvivere a questo peso taglia completamente i rapporti affettivi col resto del mondo, pur riuscendo ad essere brillante e affascinante come solo il protagonista della pellicola sa fare.

Poi incontra lei, che ha una vita molto simile alla sua. Intesa, feeling, sembra essere la donna che gli fa svoltare la vita, però….

Non so, non vorrei andare oltre per non spoilerare chi non ha ancora avuto occasione di vedere questo film. Quello che però posso dire è che mi ci sono ritrovato molto, sia in lui che in lei (no, non intendo dire che con la gonna starei bene…).

E alla fine del film, mentre le nuvole tornano ad essere protagoniste dei titoli di coda, mi ritrovo a pensare allo zainetto di cui il nostro tagliatore di teste parla nelle conferenze a cui partecipa. (…più lenti ci muoviamo, più velocemente muoriamo).

E non so per quale strano automatismo mi viene in mentre mio padre, quello naturale, di cui più volte ho parlato in questo blog.

Dopo il nostro incontro di un anno e mezzo fa non ne ho fatti seguire più altri, nonostante me li avesse chiesti.

Ora immagino proverà a telefonarmi in questi giorni, o a scrivermi. E non so cosa fare.

Educatamente rispondo o faccio quello che ha fatto lui per oltre 30 anni ignorando la chiamata?

Istintivamente sarei propenso per la prima ipotesi, ma poi ho paura che diventi un “dovere” da espletare nelle feste comandate. Ho paura che torni a chiedermi di vederci e che debba dirgli gentilmente che non voglio, che un padre ce l’ho e che non ho spazio per due nella mia vita.

Ecco perchè vorrei risvegliarmi domani al 2 di gennaio…forse troverei uno zainetto più leggero.

 

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Dei figli e del loro cammino

PREMESSA: Normalmente è quel che scrivo in questo diario (che tutti chiamano blog) ad alimentare la mia pagina FB. A volte però capita il contrario, come in questo caso. Ecco perchè un innocente hastag in un gruppo mi ha ispirato queste parole che però vorrei fissare anche tra queste pagine (ovviamente condividendole con voi).

Vedere crescere Sylvestrino, per quanto a volte faccia paura e costi fatica è un’autentica magia.
Cos’altro potrebbe essere infatti il poter assistere alla trasformazione di un essere di tre chili scarsi in un adolescente che sta imparando a diventare uomo.
Ovviamente con le sue contraddizioni, gli incidenti di percorso, i drammi e le gioie che l’enfasi del momento accentua ma che poi il tempo riesce a rimettere nella giusta posizione. Ed è normale credere di vedere in lui quello che eri tu alla sua età e sbagliare clamorosamente. Perchè se in lui c’è di certo una parte di te, non solo nei cromosomi ma negli insegnamenti, è anche vero che lui non sarà mai te, grazie a dio. Lui avrà la sua strada da percorrere e tu puoi al massimo insegnargli a camminare.

L'immagine può contenere: una o più persone e scarpe

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Per 10 minuti

In realtà per leggere questo post servirà molto meno.

Però l’ho letto il libro della Gamberale e anche questa volta mi è piaciuto.

Una donna lasciata dal compagno che impara a vivere. Il metodo che le consiglia la sua psicologa è quello di fare, per un mese intero, una cosa nuova, mai fatta, per almeno 10 minuti, ogni giorno.

Questo semplice giochino l’aiuterà a superare quelle barriere che le sembravano invalicabili, ad imparare ad ascoltare e a guardare, oltre che a fare.

E così provando a fare i pancakes, o ballando l’hip hop, o a fare il punto croce, Chiara, la protagonista, imparerà che li fuori c’è un mondo che non aveva mai visto, pur vivendoci attraverso.

Non so quanto di autobiografico ci sia in questo romanzo, ma apparentemente sembra tanto e questo lo rende davvero credibile, oltre che piacevole alla lettura.

Parla di un amore finito (o forse no), ma lo fa raccontando una nuova rinascita, una rivelazione: “E’ faticoso non essere a disposizione di chi amiamo, Chiara. Ma a volte ci tocca. Quella disponibilità infinita, non aiuta noi e non aiuta loro”.

“Perchè deve decidere. O dentro o fuori. Se resta sulla porta mi blocca il traffico”

“Chissà perché non ci siamo neppure mai baciati…Per quel sortilegio che avvolge i corpi degli animi che più ci convincono…per cui va a finire che invischiamo tutti noi stessi proprio con chi, in qualche parte remota del nostro cuore, non ci convince pienamente.”

“Penso a come un distacco non segni per forza la fine di un’esperienza. Anzi: può darle il permesso di durare per sempre.”

Insomma, se volete passare qualche ora accanto ad una piacevole lettura, ve lo consiglio.

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