La rabbia di Mattia

La tangenziale era deserta e i fari freddi dei lampioni disegnavano ritmicamente ombre e luci sul parabrezza della sua auto sportiva. Il motore spinto al limite del contagiri tentava inutilmente di far sentire il suo rombo, sovrastato dai bassi che uscivano prepotentemente dalle casse.

Mattia fumava nervosamente mentre pensava a quello che avrebbe fatto non appena lo avesse avuto davanti. Non era la prima volta, ma giurò su dio che sarebbe stata l’ultima.

Sua sorella l’aveva chiamato mentre era al pub con gli amici. “Vieni qui subito, papà ha bevuto e mamma…”

Non c’era bisogno che proseguisse. Sapeva che sarebbe finita con le mani alzate da lui e con gli occhiali da sole indossati da lei, anche solo per andare a comprare il pane nei giorni a seguire.

Ma questa volta sarebbe stata l’ultima. Glielo avrebbe detto una volta sola. E se non avesse preso immediatamente la valigia uscendo per sempre di casa e dalla loro vita, lo avrebbe convinto con le cattive. In realtà sperava che andasse proprio così. Sentiva il bisogno di fare andare le mani, di vedere il sangue, di avere giustizia, per stasera e per le altre mille volte in cui avrebbe già dovuto fare quello che era giusto fare, se non si fosse fatto convincere da sua madre a lasciar perdere.

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14 commenti

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14 risposte a “La rabbia di Mattia

  1. Non so se sia reale ma è sicuramente realistico.
    Il problema sta tutto nella seconda volta: se gli si permette di arrivare alla seconda volta è finita.

  2. Mi piace questa versione del gatto scrittore.
    Dovresti farlo più spesso

    (anche se questo mi impedisce di far le battute con il triplo senso carpiato 😛 )

    • Grazie Diamanta. A volte piacerebbe anche a me provare a scrivere un po’ più di una pagina, ma la costanza non è certo tra le mie virtù.
      (guai a te se dovessi smettere con le tue battute ardite 😉 )

  3. ciao Syl, come butta?

    un figlio che pesta il padre che pesta la madre potrebbe essere una ritorsione condivisibile, “purtroppo” accade raramente perché gli uomini violenti non sono tali solo con le mogli, in genere tendono a incutere terrore anche ai figli fin da piccoli. Una sudditanza difficilmente rimovibile che rimane anche crescendo, “quasi” sempre.

    come ha detto qualcuno la predisposizione alla scrittura non ti manca, dovresti coltivalrla.

    • Ciao Tads, grazie mille per il supporto.
      In realtà era un incipit che mi era venuto in mente e di getto l’ho buttato giù. Però la tua osservazione è vera. Ripensandoci potrebbe essere il compagno della madre per cuii figli di lei hanno meno sudditanza.

      • ecco, così è più realistico 😉

      • Ci sono anche figli che un bel giorno improvvisamente si accorgono di essere più grandi e grossi del padre e perdono la paura che li aveva fino a quel momento bloccati. Ci sono figli che improvvisamente si riscuotono e la sudditanza, tutta in una volta, gli cade di dosso. Ci sono figli a cui la violenza paterna non genera sudditanza ma solo odio, che può scaricarsi in qualunque momento. Esistono: fidati, so di che cosa parlo. Il tuo scenario non è affatto irrealistico (ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne possa sognare qualunque filosofia. E psicologia. E sociologia. E…)

      • va be’…nel caso lo facessi diventare un vero racconto terrò buoni entrambi i vostri suggerimenti in base a come potrebbe essere l’eventuale narrazione
        (ma tanto non ci sarà bisogno) 😉

      • E perché non dovrebbe essercene bisogno? Non sottovalutare le tue doti narrative e linguistiche (detto da un’insegnante di italiano pignola e bisbetica e lettrice compulsiva).

      • Perchè oltre alle doti narrative e linguistiche, ammesso che ci siano, manca la costanza.
        Però io e il mio ego ti siamo grati per l’apprezzamento.

  4. Sembra l’inizio di qualcosa che va esploso, non credo finisca qua…
    Ti stai riscoprendo scrittore?

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