Archivi del mese: settembre 2019

Chissà a quest’ora avrei potuto lavorare a Ibiza…

Oggi vi parlo di una mia vecchia passione, quella per la consolle da DJ.

In realtà è una passione che ormai non coltivo più attivamente da tanto tempo, però mi è rimasto il piacere di ascoltare i DJ quelli bravi.

Da ragazzo, non so grazie a quale ispirazione, mi era venuto un intenso interesse per la musica da discoteca e convinsi i miei a comprarmi un mixerino (davvero basico) con due piatti su cui mettere i dischi. Allora c’erano i dischi in versione mix, che giravano a 45 giri anche se avevano le dimensioni del classico album.

Imparai da autodidatta. All’epoca non c’erano i tutorial su youtube. Incominciai a capire, anzi a sentire, quando due brani andavano a tempo, ascoltando un brano sulle casse e l’altro in preascolto con la cuffia su un orecchio solo. Il giorno che mi riuscì la prima miscelazione non mi parve vero, fu una vera rivelazione.

Passavo le ore sui dischi a provare e riprovare e poi ad ascoltare, anche dalla radio, quelli bravi. All’epoca il sabato facevano una trasmissione di sola musica mixata su R101. Le registravo tutte le settimane e poi mi facevo ispirare.

Non avendo grandi budget, cominciai a vendere le cassettine che producevo a 5.000 lire per poi comprarmi i dischi. Entrai in società col fratello di un mio compagno di classe che aveva la stessa passione. Per dimezzare i costi, ognuno comprava i dischi che preferiva e poi, prestandoceli, li tenevamo una settimana a testa per registrare le cassette. Senza saperlo creai la mia prima joint venture.

Certo lui aveva dei gusti di merda e ogni tanto mi toccava mettere dei dischi davvero maranza, però bisognava far di conto.

Un giorno poi risposi ad un’inserzione sul giornale (all’epoca il lavoro si trovava così). Un’importante discoteca di Milano (Le Cinemà) cercava un tecnico luci che sapesse mixare per dare il cambio al dj ufficiale ogni tanto. Feci il colloquio e piacqui al titolare. Tornai a casa convinto di aver trovato un lavoro e soprattutto la realizzazione di un sogno. Lavorare con i più bravi deejay in italia, carpire i loro segreti. Mi ci vedevo a fare una vita come quella che racconta Jovanotti, senza mai andare a letto prima delle sei.

Poi il lavoro in realtà non arrivò (trovarono un perito elettronico che sapeva mixare e quindi più adatto rispetto a me).

Cominciai invece a lavorare in un’azienda grafica e mi svegliavo alle 5 perchè alle 6 ero già in fabbrica (altro che andare a letto all’alba), per cui pian piano dovetti abbandonare la mia passione, limitandomi a qualche festicciola occasionale con gli amici.

WillyMix era il mio nome d’arte.

Le mie cassette avevano la copertina con su Snoopy disegnato dalla mia fidanzata di allora. Qualcuna dovrei ancora averla in cantina (intendo di cassette non di fidanzate).

Due anni fa, intuendo una egual passione di Syilvestrino per il deejaing, gli ho regalato una consolle. Mi faceva ridere perchè mentre lui faticava a trovare delle miscelazioni decenti (nonostante i software oggi aiutano tantissimo col tempo), io senza nemmeno conoscere bene i brani, riuscivo a creare composizioni interessanti.

Ora la consolle è a casa mia, con un po’ di polvere sopra.

Prima o poi troverò il tempo di indossare nuovamente le cuffie.

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I love my job

Il gruppo di FB di cui faccio parte propone spesso temi interessanti di cui discutere.

Oggi la proposta era di parlare del proprio lavoro.

Questo è quello che ho detto del mio.

Ho la fortuna di fare un lavoro che adoro. Mi fa stare in mezzo ai libri, alle riviste, alla carta stampata.

Mi sono innamorato di “queste cose” quando da piccolo andai a vedere come stampavano i giornali.

Ho studiato grafica e sono un “semplice” perito grafico (più perito che grafico ormai).

Ho iniziato facendo i turni (anche di notte) in aziende che stampavano per poi fare il salto della barricata e andare nel magico mondo dell’editoria. Quasi sempre tra i libri ma a volte, e negli ultimi anni, con le riviste.

Adoro il mio lavoro perchè a volte sembra di essere E.R medici in prima linea. Se c’è un problema devi risolverlo velocemente, facendo andare sinapsi, braccia e telefono velocemente.

Adoro il mio lavoro perchè non posso farlo da solo ma con la collaborazione dei miei colleghi. La mia squadra. A volte si discute, ma spesso si ride e si sorride, mentre salviamo qualche rivista dal ritardo sicuro.

Adoro il mio lavoro ma a volte mi stanno sul caxxo i miei capi o qualche collega. Ma suvvia, non si può vivere in un mondo perfetto.

Adoro il mio lavoro perchè di tanto in tanto mi fa andare tra le rotative, parlando con macchinisti che parlano in dialetto ma con cui riesco a trovare un buon modo di comunicare, fatto di rispetto reciproco. Loro perchè in fin dei conti sono il cliente e mio perchè so benissimo che nel loro lavoro sono molto più bravi di me.

Adoro il mio lavoro perchè c’è un misto di industriale e di artigianale. Ci sono macchine da stampa che costano milioni di euro e altre che devono lavorare con un filo di ferro che fa girare il tutto.Ma in un modo o nell’altro i libri o le riviste vengono prodotti.

Adoro il mio lavoro perchè mi ha permesso anche di insegnarlo a chi, in questo mondo, ambisce di lavorarci.

Adoro il mio lavoro perchè mi ha fatto conoscere scrittori e giornalisti.

Adoro il mio lavoro perchè è fatto da bianchi e neri e da 4 colori in grado di riprodurne mille (il cyan il magenta, il giallo e il nero).

Insomma, per chi non l’avesse capito, se dovessi tornare indietro sceglierei di fare ancora questo mestiere.

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Spingi di piùhhh

Stasera dopo un mesetto di assenza sono tornato in palestra a pedalare. Solo che in queste settimane c’è l’orario provvisorio, un po’ come a scuola e quindi non sai mai quale insegnante ti ritrovi.

Stasera ho ritrovato lei.

Tra l’altro, avendo probabilmente un problema fisico, non ha potuto pedalare e ha fatto stand-up lesson, davanti al pc e guardando noi come un direttore d’orchestra. Questo però mi ha permesso di avere la certezza che la sua voce ansimante non deriva dal fiatone…è proprio un dono di naura.

Un’ora a parlare, ansimare, ammiccare. Davvero non sono riuscito a capire se lo faceva apposta o meno. Certo che quel che diceva e soprattutto il tono con cui lo diceva erano veramente…equivoci.

Durante il riscaldamento:

“Siete caldi orahhhh, siete pronti per fare sul seriohhhh?”

Per poi proseguire con:

Ora dovete spingerehhhh, un po’ più durohhhh (parlava della pedalata).

La sentite tra le gambehhhh (la bike). Ora spingete ancora di piùhhh, fatemi sentire fin dove riuscite a spingere.

Ora togliete un po’ (la resistenza del freno) e poi rimette quello che avete toltohhhh, anzi qualcosa in piùhhhh

Ora voglio il vostro sudorehhhh, l’ultimo sforzo. Fatemi vedere se ne avete ancorahhh, non mollate proprio adesso. Fatelo salire (il cuore), per l’ultimo sforzo. Spingete fino in fondohhhh….

La lezione in verità non è stata nulla di indimenticabile ed eravamo in ben pochi ad andare a tempo con la musica. Ma ormai l’aspetto sportivo era andato a farsi benedire e mi ero concentrato solo sulle parole che pronunciava e su cosa avrei scritto sul blog questa sera.

Se non fosse che la stanchezza si facesse davvero sentire c’era da averlo barzotto a fine lezione.

Luna sei stata fantastica stasera.

Chissà se poi anche in intimità…

Ps ovviamente non potevo registrare la voce, ma giusto per dare un’idea del tono di voce , avete presente Miss Keta?

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