Messaggi che fanno male

“Sono un padre separato, rimasto senza lavoro e con gravissimi problemi economici. Rischio letteralmente di andare a vivere in macchina… Le chiedo gentilmente se mi puó dare l’opportunità di candidarmi per attuali posizioni aperte…”

Riceve questo messaggio sul mio profilo linkedin mi ha fatto male. In primo luogo perché ci leggo tutta la disperazione di quest’uomo e secondariamente perché nulla posso per aiutarlo.

E penso sempre che alla fine la vita è fatta tutta di sliding doors, di bivi, di scelte. Come un gigantesco flussogramma operativo che ti dice se scegli A succede questo e se scegli B succede quest’altro. Ma il problema è che non abbiamo una scelta ma ne abbiamo migliaia ed è incredibilmente facile fare una scelta sbagliata e poi magari una seconda per rimediare alla prima che si rivela ancora più deleteria e così via, fino magari ritrovarsi a scrivere mail come questa.

Io ringrazio il cielo che nelle tante scelte sbagliate che mi sono ritrovato a fare, per culo o per istinto, non mi sono ritrovato in un vicolo cieco come ques’uomo disperato.

Le auguro di uscire da quel groviglio di fili nel quale si è ritrovato legato.

Nel frattempo se sento che cercano qualcuno glielo faccio sapere.

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7 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, me myself and I

7 risposte a “Messaggi che fanno male

  1. Qua non posso commentare nulla, se non ricordarmi dell’immensa fortuna che ho, che ho avuto e che continuo ad avere…

  2. Mi viene in mente una donna anziana, tanti anni fa. Stava rannicchiata contro un portone, poi quando sono stata vicina si è buttata fuori come se avesse concentrato tutta la sua energia in quello sforzo, mi si è messa davanti, ha aperto la bocca ma non è riuscita a emettere una sola sillaba, è scoppiata in singhiozzi, tremando. Doveva essere la prima volta che lo faceva, sopraffatta dalla vergogna, ma disperata al punto da non avere scelta. “Ha bisogno di soldi?” ho chiesto. Ha fatto segno di sì con la testa. Gliene ho dati, molti di più i quanti se ne diano normalmente per un’elemosina, per qualche giorno avrà avuto da mangiare. Ma poi avrà di nuovo dovuto affrontare l’umiliazione, la vergogna. Magari il rifiuto. Mi ha davvero sconvolta, questa cosa. Non che non si sappia che esiste, ma quando ti arriva direttamente addosso è diverso.

  3. soloperannalena

    Spesso ho portato dei giovani ragazzi immigrati in mense per i poveri, alla Caritas o dal dentista gratuito e più di una volta ho incontrato un signore, penso italiano, di circa cinquant’anni, molto curato, che aspettava in fila leggendo il suo libro, con la testa alta e con grande dignità e a me sembrava da un lato rassegnato e dall’altro anche ottimista e speranzoso. Mi sono domandata che cosa gli fosse successo, che sfortune nella vita potessero averlo portato lì, perché mi sembrava una persona che finora aveva avuto una vita come la mia; spero che abbia trovato lavoro e che riesca ad affittare una casa (come lo spero per i miei ragazzi), io credo di sì, perché sembrava una persona piena di risorse e solo momentaneamente in difficoltà.

    • ciao e benvenuta tra queste pagine. Da quel che fai capire penso tu sia una di quelle persone che aiutano il mondo a ricordarsi cosa sia l’umanità. Grazie per il commento e davvero speriamo che quel momento di difficoltà di quel signore possa essere stato superato

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