Dove eravamo rimasti?

Apro il blog, non al primo tentativo visto che devo ripetere 3 volte la password prima di azzeccarla. Vedo una grafica a me nuova e vado a vedere a quando risale l’ultimo mio post. Il 14 febbraio, san Valentino, una settimana circa prima che la vita di tutti noi fosse rivoltata come un calzino.

Da allora non ho più scritto qui, nonostante ci fossero temi interessanti da affrontare. Questo mio diario in fin dei conti ha sempre avuto una forte valenza terapeutica a costo zero. Però non me la sentivo.

Lo faccio oggi.

Cosa mi spinge a digitare queste parole? Il fatto che oggi, per la prima volta dopo 4 mesi, ho ripreso a pedalare in palestra.

Sia chiaro, non è che in tutti questi mesi sia stato fermo. Quando ero bloccato a casa facevo su e giù come un criceto per le scale del nuovo condominio per tenermi un po’ in forma. Poi sul balcone con addominali e qualche peso recuperato casualmente per far lavorare un po’ le braccia. Ora da un mesetto ho ripreso anche a correre e soprattutto a pedalare fra le colline. Un piacere ritrovato devo dire.

Oggi però ho ripreso con la palestra e con la mia lezione preferita, lo spinning.

Atleticamente non è andata male, ma moralmente è stata una mazzata.

La lezione del martedì con Francesco ha sempre registrato il tutto esaurito, 36 bike con in sella altrettanti forsennati che pedalano all’unisono a ritmo di musica. Oggi però eravamo solo 14, con tante bike con su un cartello che ne inibiva l’utilizzo. Ovviamente ben distanziati gli uni con gli altri e ben coperti da mascherina almeno fino all’inizio della sessione di allenamento.

Però che desolazione. Lo stesso trainer, di solito brillante e trascinatore, sembrava un motore ingolfato. Un’ora a pedalare, seguendo il ritmo della musica e le indicazioni di Francesco, però mancava la passione, l’entusiasmo, il divertimento.

Gli spogliatoi poi semideserti, la temperatura all’ingresso, i plexiglass a dividere l’entrata dall’uscita, il parcheggio semivuoto.

Spero sia lo shock iniziale, il primo passo, titubante senza stampelle, dopo mesi di riabilitazione.

Domani ci riprovo. non fosse altro per accantonare, almeno per qualche istante, i pensieri, tanti, che fanno slalom tra le mie sinapsi.

18 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, palestra, Senza categoria, spinning

18 risposte a “Dove eravamo rimasti?

  1. A.

    Riprenderai la mano, te lo assicuro 💪

  2. Ci hanno ridotti a marionette,. E non è stato il virus.

  3. …E’ un momento difficile e fino a quando tutto non sarà equivalente a zero, faticheremo a trovare la ‘normalità’ che purtroppo, ora, non esiste proprio !

    • A volte sembra di essere in un terribile incubo con la speranza di svegliarsi e di scoprire che era solo un brutto sogno

    • ? Equivalente a zero? Esiste nella vita – a parte lo spararsi una pallottola in testa così poi non se ne parla più – qualcosa che sia a rischio zero? E c’è qualcuno di noi che compia solo azioni a rischio zero? Cioè niente auto treno autobus aereo motorino bicicletta? Niente muoversi a piedi? Niente restare in casa che potrebbe andare a fuoco o crollare per un terremoto? Niente fare l’amore che si potrebbe prendere qualche malattia? Eccetera.

      • Beh, equivalente a zero non alla lettera ! Prima di beccare il virus, mentalmente eravamo ad ‘equivalente a zero’ … Ora siamo psicologicamente stroncati e sentiamo in rischio più forte di altro… Insomma, abbiamo preso una bella bastonata ed è inutile cercare di farci andar bene una vita che di normale ha solo l’apparenza…

      • “Equivalente a zero” non c’è mai stato: abbiamo avuto la russa, l’asiatica, la SARS, la suina, l’aviaria, solo per restare nel campo delle influenze gravi. E abbiamo sempre preso la macchina l’aereo eccetera. Il delirio del rischio zero senza il quale ci si rifiuta di tornare alla “normalità” è la moda del momento, e fra tutte le mode è sicuramente non solo la più insensata, ma anche la più devastante da tutti i punti di vista, da quello economico – non si muore solo di covid, ma anche di fame, o di suicidio per disperazione perché non sai come sfamare i tuoi figli – a quello sanitario: in questi mesi di chiusura totale per dedicarsi unicamente al covid sono triplicate le morti per infarto, sono calate del 52% le diagnosi di tumore, vale a dire che ci sono decine di migliaia di persone che hanno il tumore ma non lo sanno e quindi non si curano. Stiamo andando incontro alla peggiore ecatombe dopo la guerra, e stiamo qui a preoccuparci del rischio zero!

  4. La parte più importante del post è il finale, ma di solito fai così.
    Butti là come non fosse importante, a non dargli peso, a tirar fuori di te ma con noncuranza, ma è tra quelle righe, anzi di quelle righe, io vorrei veder lo scritto.

  5. Hey gatto…sarà tornato tutto alla normalità …quando dimenticherai le mutande … we know it !! 😀 😀

  6. Bia

    I pensieri non li scacci a pedalate… li accantoni per qualche ora, ma poi tornano… se non li affronti a muso aperto

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