Muovendosi nel fango

Sylvestrino è venuto qualche giorno da me per Pasqua per poi fare insieme ritorno a casa anche col nonno.

Una volta quando questo accadeva erano giorni di festa. Si rideva, si scherzava, si andava in giro.

Ora no, tutto è più pesante.

Si ride poco, si scherza ancor di meno. Io cerco sempre di fare lo scemo, il giullare di corte, per stemperare per far sorridere. Però è così difficile maledizione.

Giorno per giorno si va avanti, ma la sensazione è di muoversi in mezzo al fango. Ogni passo avviene lentamente, costa fatica. Si sprofonda sempre di più.

Lo guardo, in fondo a quegli occhi così belli quanto tristi. Ci vedo sempre il vuoto.

E’ terribile da dire ma penso sempre al peggio. L’altro giorno non mi rispondeva al telefono. Mi è venuta l’ansia. Quando sono arrivato in auto per prima cosa ho guardato sotto il balcone.

Poi sono entrato in casa e semplicemente dormiva, così profondamente da non sentire il telefono.

Odio le sigarette così puzzolenti che si ostina a fumare. Odio quando sbuffa se gli dico di fare qualcosa o gli rammento qualche impegno. Odio vederlo fermo, sdraiato sul divano invece che uscire, muoversi. Odio la sua lentezza, esasperante. Odio la sua mancanza di concretezza, la sua capacità di perdersi in un bicchiere d’acqua, la sua immaturità. Odio il suo nervosismo sempre così presente.

Si può odiare così tanto di una persona che si ama così profondamente? Del sangue del tuo sangue?

Perchè a lui cazzo. Perchè non a me?

Perchè stamattina quando l’ho portato a fare l’ennesimo esame del sangue lo salutavano tutti come se fosse una vecchia conoscenza? A 18 anni dovrebbe essere vietato andare in un ospedale se non per andare a visitare qualche parente.

Settimana prossima va via qualche giorno coi suoi compagni di classe, il viaggio di quinta a Palermo (in realtà nelle vicinanze). Dovrebbe essere una cosa bella, divertente, una di quelle cose che ricordi per sempre.

Ma so già che non sarà così. L’hanno organizzato malissimo dal punto di vista logistico, pratico. Un sacco da scarpinare e lui che sarà sempre stanco e nervoso, con se stesso e con gli altri.

Prevedo 4 giorni da incubo. Prevedo le sue crisi di nervi, le sue telefonate isteriche. Prevedo già la sua frase “io voglio tornare a casa”. Ma qui non posso prendere l’auto e passarlo a prendere nella notte per riportarlo a casa.

Sotto sotto vorrei che non partisse, che con una scusa qualsiasi dovesse dar buca. Non è giusto lo so, deve fare le sue esperienze e non può stare sempre sotto la nostra ala protettiva.

Sono combattuto, anzi tormentato. E questi passi che sprofondano sempre più nel fango…

9 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I

9 risposte a “Muovendosi nel fango

  1. Ci sono prove terribili, arranchiamo, sprofondiamo nel fango, e pensiamo “perché non a me?”
    Non so se c’è una ragione, penso solo che nel fango ruzzoliamo con l’armatura migliore che abbiamo: quella dell’amore.
    Daje Silvestro!

    • è vero. E’ l’amore la veste più indicata per muoversi in questo fango, Però come dici tu è un’armatura e in realtà un’armatura di ferro è la cosa meno adatta per affrontare percorsi melmosi. Il tuo incosapevolemnte è il perfetto ossimoro che fotografa la situazione. Grazie per il commento e l’incoraggiamento comunque . Un abbraccio

  2. Più invecchio e meno uso parole, più mi rendo conto dell’inutilità delle stesse.
    Vorrei poterti scrivere qualcuna per darti sollievo, ma non posso perchè fossi al tuo posto non saprei cosa fare . Vorrei dire che ti comprendo appieno, ma ho la fortuna di non poterlo fare, perché solo chi la vive come te sa che vuol dire, e questo nonostante io mi reputi “empatica”.

    So che le parole che scrivi servono più a te, che a noi, per lasciare sfogo a emozioni e pensieri, per poter far fuoriuscire (come in una pentola a pressione) momenti di vita che ormai sono il tuo quotidiano.

    Lo so, non posso niente, se non dirti che posso essere solo le orecchie virtuali dove puoi appoggiare le tue parole virtuali, e anche se posso poco, anche se (fortunatamente per me) non posso capire davvero completamente la situazione, sono qui, insieme.

  3. Non so che dirti. È una prova così grande che il mio cervello fa fatica a immaginarla. Ti mando un abbraccio.

  4. Bia

    Ti leggo ogni volta con sgomento. Non posso neanche immaginare come ti senti ma avendo una figlia della stessa età di Sylvestrino, mi si stringe il cuore a pensare quello che stai provando. Ti mando tutti i miei abbracci.

  5. è una prova terribile. Come hai ragione. Non riesco a dirti altro. Il fango davvero ti auguro possa diventare melma leggera poi solo sabbia.

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