Archivi categoria: il gatto syl

Ancora dei sogni

La mia produzione onirica è parecchio attiva nelle ultime settimane.

L’ultima fatica riguarda un sogno che è avvenuto stanotte.

Come sempre il tutto è un po’ confuso e apparentemente senza senso. Alcuni passaggi me li sono ovviamente dimenticati (dovrei pure io tenermi un taccuino sul comodino per appuntarmi i ricordi al risveglio), ma ricordo questi passaggi:

Dovevo camminare per fare un mpo’ di moto con l’obiettivo di andare fino ad un bar a Cascina Gobba (per i non milanesi è una zona periferica di Milano). Una volta entrato nel bar, di cui non ero un cliente abituale, tentavo di fare colazione con cappuccino e brioche. Solo che le brioches non c’erano ma c’era una invitante torta alla crema. Aspettavo diligentemente il mio turno, ma quando è arrivato il mio momento, la torta era finita. La barista però, con fare un po’ spazientito, va nel retro (come nel sogno scorso) per prenderne una nuova. Mi prepara il mio mio cappuccino, taglia una fetta di torta e con tazza e piattino in mano (di vassoi manco l’ombra) cerco un tavolo dove sedermi. Era mattina presto ma il locale era particolarmente pieno con anche gente che giocava a carte. Vedo dei ragazzi che si stanno alzando e mi dirigo verso quel tavolo. Uno di loro però mi si para davanti e con fare minaccioso mi dice che non sono il benvenuto in quel bar. Sono in tanti, io ho il mio piattino e il mio cappuccino e non mi sembra il caso di mettermi a discutere, per cui me ne esco dal bar e mi ritrovo in aperta campagna con l’erba altissima.

Mi sveglio, con un po’ di amaro in bocca, ma senza più voglia di cappuccino e brioche.

PS: non ho mangiato i peperoni ieri sera.

7 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, sogni

Parliamo di spinning (politically uncorrect)

Chi mi conosce, anche solo virtualmente, sa della mia passione per gli sport in generale e di quella per lo spinning in modo particolare.

Pedalo indoor da molti anni e ho sempre apprezzato l’aspetto fisico e mentale di questa disciplina che ti porta a pedalare come un criceto, da fermo, all’interno delle 4 mura di una palestra a tempo di musica. Soprattutto l’approccio mentale ritengo sia fondamentale, per poterti chiedere quel qualcosa in più che ti fa uscire dalla tua comfort zone e finire la lezione stanco morto ma soddisfatto.

Nel corso degli anni ho incontrato tantissimi istruttori, molti bravi, altri meno e ne ho parlato in molti dei miei post (basta scrivere spinning nel motore di ricerca del mio blog).

Ma lui…

Lo chiameremo Lupo de Lupis.

Avevo già scritto di lui qualche tempo fa ma mi sento di dovergli dedicare nuovamente un post elencando i motivi per cui penso debba cambiare mestiere. Avrei potuto andare a fare 4 chiacchiere con il responsabile della palestra per lamentarmi, ma poi penso sempre che lui tenga famiglia e ci campi su questa attività. E poi personalmente non ho nulla contro di lui. Non è stronzo e nemmeno antipatico. Anche se inadatto, secondo me, a fare questo mestiere, è una brava persona.

Questo è il motivo per cui preferisco sfogare in questa sede le mie considerazioni scorrette su di lui.

Ecco quindi i 10 motivi per cui non mi piace pedalare con Lupo de Lupis

1) Assomiglia ad Alan Friedman. Intendo fisicamente e per un insegnante di spinning non è un gran biglietto da visita (però non parla come Stanlio);

2) Non tiene il tempo. O meglio, ogni tanto ci fa pedalare fuori tempo cosa che trovo abominevole per questa disciplina;

3) Usa i vezzeggiativi ad cazzum. Non puoi incitare il tuo gruppo uscendotene con frasi come “aumentiamo i battiti del cuoricino” o “alziamo il sederino dal sellino“;

4) Tiene il volume della musica troppo moderato. E’ come chiedere ad un DJ di non esagerare troppo coi bassi perchè potrebbe dar fastidio;

5) Si rivolge a noi parlando di signori e signorine. Anzi, mentre aspettavamo l’inizio della lezione mi ha detto “oggi dovrebbe esserci anche una principessa” intendendo che stavamo aspettando una donna che si era iscritta alla lezione;

6) Le sue sedute sembrano tranquille lezioni di catechismo. Nulla contro la catechesi, sia chiaro, ma un ambiente come quello della palestra ha bisogno di un vigore un po’ diverso per convincere 4 pirla come noi a pagare un abbonamento per sudare li dentro;

7) Indossa l’abbigliamento della btwin. Per chi ha avuto modo di andare qualche volta da Decathlon, la btwin è la linea di abbigliamento da ciclismo per principianti. Cazzo non dico che devi avere il completo ultimo modello, ma se sei un insegnante devi avere anche un look adeguato;

8) Le sue lezioni sono tristemente deserte. Su 18 bikes disponibili, al massimo siamo in 3 o 4 a pedalare. E’ come andare in discoteca e trovare la pista vuota, ‘na tristezza;

9) E’ egocentrico. Per carità sono l’ultimo che dovrebbe parlare da questo punto di vista, ma non puoi chiederci “di seguirti“. O meglio lo puoi fare se sei un istruttore coi controfiocchi, ma se sei Lupo de Lupis, non pretendere di essere il modello di riferimento, perché se vado a vedere la potenza con cui pedalo io e quella con cui pedali tu, sarai forse tu a seguire me e non il contrario;

10) Risponde al telefono. E’ vero che la lezione era appena iniziata, ma dal momento in cui parte la musica non esiste, nemmeno per una telefonata veloce. Mi danno fastidio quelli che lo fanno partecipando ad una lezione, figurati l’insegnante.

Quindi caro Lupo de Lupis, sia pur con simpatia, dammi retta: cambia mestiere.

8 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, Senza categoria, spinning, Sport

Ricordi onirici

Stanotte ho sognato, anzi ormai era mattina. Però non erano i soliti sogni di guerra che a volte mi allietano (emh) la notte ma qualcosa di diverso che provo a spiegarvi nella speranza che qualcuno possa darmi un’interpretazione (io sono negato).

In questo sogno ricevevo la visita di parenti e amici lontani, erano diverse famiglie e in totale eravamo 17 (così magari scappa qualche numero da giocare al lotto). Mi ero offerto di accompagnarli in una gelateria vicino a casa nostra dove fanno il gelato davvero buono. Una dei parenti però era stata categorica e di nascosto mi aveva dato 70 euro per pagare i gelati chiedendomi però di occuparmene io. Pazientemente mi metto vicino al bancone e uno a uno faccio da intermediario tra il gelataio e il parente di turno (grandi e bambini) che esprime i propri gusti e le proprie preferenze se lo vuole in coppetta, cono o cialda.

Il tutto mentre nel frattempo chiacchiero con alcuni di loro spiegando il mio lavoro, che cosa faccio, che responsabilità ho e che nella realtà sarei licenziabile senza preavviso ogni giorno. Una di queste mi da del paraculo, come se le stessi sparando grosse.

Nel frattempo, carinamente, una delle creature più piccole (la figlia di cugini) nel prendere il suo gelato mi macchia i pantaloni bianchi di cioccolato. Il papà fa spallucce e io qualche accidenti mentalmente lo tiro ma continuo a sorridere.

Arriva finalmente il mio turno. Ordino la mia cialda con crema, stracciatella e pane e nutella (un gusto buonissimo) e do i 70 euro alla gelataia che va nel retro per prendere il resto visto che in cassa non aveva gli spiccioli.

In quel momento con tempismo perfetto, suona la sveglia lasciandomi a bocca asciutta senza il mio gelato.

6 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I

Muovendosi nel fango

Sylvestrino è venuto qualche giorno da me per Pasqua per poi fare insieme ritorno a casa anche col nonno.

Una volta quando questo accadeva erano giorni di festa. Si rideva, si scherzava, si andava in giro.

Ora no, tutto è più pesante.

Si ride poco, si scherza ancor di meno. Io cerco sempre di fare lo scemo, il giullare di corte, per stemperare per far sorridere. Però è così difficile maledizione.

Giorno per giorno si va avanti, ma la sensazione è di muoversi in mezzo al fango. Ogni passo avviene lentamente, costa fatica. Si sprofonda sempre di più.

Lo guardo, in fondo a quegli occhi così belli quanto tristi. Ci vedo sempre il vuoto.

E’ terribile da dire ma penso sempre al peggio. L’altro giorno non mi rispondeva al telefono. Mi è venuta l’ansia. Quando sono arrivato in auto per prima cosa ho guardato sotto il balcone.

Poi sono entrato in casa e semplicemente dormiva, così profondamente da non sentire il telefono.

Odio le sigarette così puzzolenti che si ostina a fumare. Odio quando sbuffa se gli dico di fare qualcosa o gli rammento qualche impegno. Odio vederlo fermo, sdraiato sul divano invece che uscire, muoversi. Odio la sua lentezza, esasperante. Odio la sua mancanza di concretezza, la sua capacità di perdersi in un bicchiere d’acqua, la sua immaturità. Odio il suo nervosismo sempre così presente.

Si può odiare così tanto di una persona che si ama così profondamente? Del sangue del tuo sangue?

Perchè a lui cazzo. Perchè non a me?

Perchè stamattina quando l’ho portato a fare l’ennesimo esame del sangue lo salutavano tutti come se fosse una vecchia conoscenza? A 18 anni dovrebbe essere vietato andare in un ospedale se non per andare a visitare qualche parente.

Settimana prossima va via qualche giorno coi suoi compagni di classe, il viaggio di quinta a Palermo (in realtà nelle vicinanze). Dovrebbe essere una cosa bella, divertente, una di quelle cose che ricordi per sempre.

Ma so già che non sarà così. L’hanno organizzato malissimo dal punto di vista logistico, pratico. Un sacco da scarpinare e lui che sarà sempre stanco e nervoso, con se stesso e con gli altri.

Prevedo 4 giorni da incubo. Prevedo le sue crisi di nervi, le sue telefonate isteriche. Prevedo già la sua frase “io voglio tornare a casa”. Ma qui non posso prendere l’auto e passarlo a prendere nella notte per riportarlo a casa.

Sotto sotto vorrei che non partisse, che con una scusa qualsiasi dovesse dar buca. Non è giusto lo so, deve fare le sue esperienze e non può stare sempre sotto la nostra ala protettiva.

Sono combattuto, anzi tormentato. E questi passi che sprofondano sempre più nel fango…

9 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I

Un’eclissi lunghissima

Nei miei pensieri di corsa, il running rimane il mio momento di riflessione più gettonato, stavo pensando a quanto sia lunga questa eclissi. Si perché la sensazione è proprio quella. Puoi continuare a fare quello che facevi, apparentemente senza nessuno ostacolo particolare, mangiare, lavorare, camminare, vivere…però lo fai all’ombra, senza vedere mai la luce del sole. Sai che c’è, la puoi intravedere, ma non riesci a goderne.

Non ho mai cercato la felicità, mi sono sempre accontantato di una più semplice serenità. Però gli ultimi due anni sono stati davvero avari anche di questo obiettivo di ripiego.

Ciò che è successo a Silvestrino (ormai è maggiorenne mi fa un po’ strano chiamarlo ancora così) ha spazzato via quei momenti come nuvole in un giorno di tramontana.

E’ vivo, cosa assolutamente non scontata con quel che gli è successo, ma si è ritrovato, e noi con lui, una montagna di problemi da affrontare quotidianamente che stanno minando la sua e la nostra voglia di vivere. E’ come andare col freno a mano tirato. Una volta mi è capitato, con la vecchia 127 di mia mamma, di andare per parecchi chilometri col freno a mano tirato. Stavo rientrando da una licenza durante la naja. Da quella volta, i freni di quell’auto non furono più gli stessi. Ecco la mia paura è questa; Quella di non riuscire a ritrovare quelle sensazioni che, almeno ogni tanto, riuscivo a provare.

E vi dirò, non è tanto di me che mi preoccupo (alla faccia del mio egocentrismo cronico), quanto di Silvestrino. Io una vita, di riffa o di raffa, l’ho vissuta. Ma lui cribbio, ce l’ha ancora davanti tutta e non è giusto che la percorra con quel cazzo di freno a mano tirato.

16 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I, Senza categoria

Si ritorna a pedalare in palestra

Mi sono iscritto nuovamente in palestra. Dopo due anni di assenza mi è tornata la voglia soprattutto di pedalare indoor (ormai lo spinnnig lo chiamano così).

Ne ho però approfittato per cambiare un po’ soprattutto per provare qualcosa di nuovo.

Ecco quindi che dopo un po’ di ricerche (non sono molte le palestre che fanno spinning) ne ho trovata una abbastanza comoda dall’ufficio, in modo che ci possa andare anche in pausa pranzo (così evito pure la mensa che male non mi fa).

Ho iniziato questa settimana e ho già “provato” due istruttori. Che dire…ci sono un po’ di differenze rispetto alla Virgin dove andavo prima.

Proviamo a vederle:

La palestra è comoda dal punto di vista logistico. Non ha un parcheggio coperto ma soppravviverò (anche se temo i mesi caldi)

La palestra ha attrezzature di buon livello, assolutamente equiparabili a quelle della Virgin, le bike soprattutto sono identiche.

La palestra è un po’ meno da fighetti. Spogliatoi, docce, un po’ più spartani, ma non mi faccio problemi in questo.

Non ha la SPA (e a fine allenamento un giro in sauna non era malaccio), però ha anche una piscina, per cui se volessi alternare lo spinning potrei farmi anche una bella nuotata.

La sala spining ha grandi vetrate ed è illuminata a giorno. Molto diverso dal buio con le luci colorate che avevo prima, però penso sia questione di gusti.

I frequentatori sono un po’ meno fighetti rispetto a prima. Ma ci sta. Sulle bikes però il livello è un po’ più basso. Forse prima erano troppo esaltati, però era motivante “sfidarsi” con gente tosta. Ma qui forse veniamo al punto più critico…gli insegnanti.

Nello spinnig hanno un’importanza fondamentale. Soprattutto nella motivazione e nella carica che devono darti per convincerti a pedalare come un pirla per un ora sul posto sudando come un ossesso.

Quello che ho avuto lunedì è un personaggio. Sui 65 anni i capelli dread e la barbetta alla Shel Shapiro. Devo dire che era anche bravo e riusciva a darti una bella carica. Però mi faceva ridere perchè ci chiamava (soprattutto le donne) signorine, cucciole, patatine…ecco anche no.

L’altro, quello di oggi, si vede che per spirito di emulazione, si rivolgeva a noi chiamandoci “signore e signori”. Però il tono con cui spiegava gli esercizi era quello di un insegnante di matematica un po’ scazzato che deve spiegare il teorema di Pitagora in una classe delle medie. Assolutamente mono-tono. La musica commerciale anni 80, se non altro ben mixata, ma ad un volume soft e certo non adrenalinica (poi nella fase di defaticamento ha messo i Rolling Stones e i Queen…mah). Comunque se hai la panzetta, il completino tutto multi colore (quello della Mapei di diversi anni fa), forse non è il più adatto. E soprattutto…non dire “adesso alzate il sederino”, mai mai mai!!!

Insomma, un po’ mi mancano Francesco e la Emy che riuscivano a fare delle lezioni fighissime e a farti tirare fuori l’anima mentre pedalavi.

Certo il budget è diverso quindi qualcosa devi metterlo in conto.

Vediamo, per ora sto facendo una prova per un mesetto e poi vedrò il da farsi.

Corso di Spinning - Palestra New Life

9 commenti

Archiviato in il gatto syl, palestra, spinning, Sport

Piccoli segnali positivi

In un momento in cui essere positivi ha una valenza negativa, cerco di godermi quei piccoli segnali che rappresentano giorni di sole dopo una lunghi temporali.

Le vacanze hanno fatto bene a Sylvestrino. Ora è più rilassato e affronta le sue giornate più serenamente o comunque con meno ansia rispetto a qualche settimana fa.

Da una parte la pausa scolastica non può che avergli fatto bene. Dall’altra anche la sua trimestrale iniezione di testosterone non può che aver contribuito alla sua stabilità psicologica.

Insomma i problemi ci sono, ma se non altro il clima in casa è un po’ più tranquillo.

Aiuta il fatto che esca un po’ di più con gli amici.

Aiuta anche che l’altro giorno per la prima volta abbia riscontrato un miglioramento sensibile sulla bilancia.

Anche il gatto che gira per casa aiuta moltissimo.

Ho la consapevolezza che il momento delle acque agitate tornerà ben presto, ma per il momento mi godo questo momento di calma.

9 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, Salute e benessere

Riflessioni di corsa

Stasera sono andato a fare i miei 11 chilometri di corsa. Un’oretta o poco più senza obiettivi di lavori particolari (ripetute, fartlek etc.) ma semplicemente corsa cuffiette e pensieri.

E sono i pensieri quelli che mi fregano.

Stamattina ho mandato a cagare una automobilista che aveva fatto una manovra azzardata. Ho avuto una reazione spropositata e questo mi ha fatto capire che il mio livello di stress si sta avvicinando ad un punto pericoloso.

Eccomi quindi la sera a correre a stemperare lo stress e pensare a quello che vorrei.

Vorrei poter sparire. Prendere uno zaino e incamminarmi senza una meta e senza pensieri. Ma non posso.

Non posso perché mio figlio ha bisogno di me e io di lui.

Allora vorrei poter essere più di aiuto. Vorrei che sparissero tutti i suoi problemi di salute e quelli psicologici che sono arrivati di conseguenza.

Vorrei che potesse vivere i suoi 18 anni come un qualsiasi diciottenne.

Vorrei che in ospedale ci entrasse solo per andare a visitare qualche conoscente che si è fatto male e non per le sue visite, esami e terapie.

Vorrei non vederlo sbuffare, stanco, ogni momento ma vorrei vederlo sorridere di più.

Vorrei vederlo anche soffrire, si soffrire, ma per le prime pene d’amore che a quell’età sembrano così dolorose ma poi quando sei grande ci sorridi su a ripensarci.

Vorrei essere come John Coffey (come la bevanda ma scritto diverso) il gigante buono che nel Miglio verde toglie il male con le sue mani e lo disperde come mosche al vento. Vorrei poter mettere la mano sulla testa di Sylvestrino e mettere le cose a posto. E se non riesco a disperdere le mosche fa niente.

Poi non vorrei altro.

PS: L’idea che avevo in mente non è andata in porto. Volevo percorrere con lui l’ultima parte del Cammino di Santiago. Troppo pesante per lui in questo momento.

Allora sto pensando ad una esperienza di volontariato insieme questa estate. Un paio di settimane a pulire spiaggie, curare le uova di tartaruga, aiutare chi ne ha bisogno o ripulire sentieri. Meglio se in un contesto internazionale con gente che arriva da tutto il mondo. Sto studiando qualche qualche ipotesi, ma se qualcuno conosce qualche realtà personalmente me lo faccia sapere.

4 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, me myself and I, running, Senza categoria

Alti e bassi alla ricerca di idee

Sono stati 4 giorni molto belli. Abbiamo passato molto tempo insieme, abbiamo parlato molto, ha fatto shopping (anche con il contributo delle carte di credito mia e del nonno), siamo andati a vedere il Cenacolo Vinciano, abbiamo incontrato vecchi amici, siamo andati a Zelig ed è venuto con me ad una cena coi miei ex colleghi.

Si è rilassato, l’ho visto sorridere e ridere come non faceva da tempo. La prima notte ha voluto dormire nella sua cameretta e in quelle successive ha voluto dormire con me come ai vecchi tempi. Mi ha fatto piacere sentire la sua presenza accanto a me, nonostante russasse come un trombone (gli effetti dell’intervento dal naso).

Insomma tutto perfetto.

Però è bastato tornare a casa per sprofondare velocemente nelle solite crisi, nelle solite fragilità.

Crisi di pianto, attacchi di bulimia nascosti da bugie, un clima pesante e carico di ansia tra le mura domestiche.

Oggi nel nostro gruppo di facebook, si parlava dell’impotenza (non sessuale). Ci ho visto molta attinenza con lo stato d’animo che vivo e che viviamo ormai da tempo.

Però non è proprio così. Perchè più che impotente di fronte a quello che sta vivendo mio figlio, mi sento incapace. Incapace di trovare una soluzione che però continuo a pensare ci possa essere.

Si tratta sempre di capire qual è la chiave giusta.

La proposta che gli ho fatto non è andata a buon fine. Gli avevo proposto due settimane io e lui, a fare l’ultimo tratto del cammino di Santiago (il mio sogno nel cassetto). Ha avuto 10 secondi di entusiasmo. E’ andato subito a vedere su google quanti chilometri, quanti giorni…Poi mi ha detto “se oggi arrivo stremato quando faccio 10.000 passi figurati se devo fare 20 chilometri al giorno per 2 settimane”.

In effetti è vero. Fisicamente sarebbe probabilmente troppo per lui. Però era bello pensarci e sarebbe stata un’esperienza indimenticabile per tutti e due.

Però non mi arrendo. Voglio trovare un’esperienza da fare io e lui assieme. Un viaggio, una missione, un progetto, qualcosa che ci rimanga dentro. Meglio se on the road e ancora meglio se ci permette di conoscere altre persone.

Sto pensando ad una settimana di trekking fra i rifugi (ma anche qui sarebbe troppo pesante per lui). Oppure un viaggio con la bici elettrica, magari la via Francigena. Oppure un periodo di volontariato da qualche parte, o magari un corso da sub da fare insieme. Devo inventarmi qualcosa.

Si accettano consigli.

14 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl