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La fortuna aiuta gli audaci

Temevo di aver fatto una bella cagata. Nel piano ferie dei miei collaboratori non mi ero accorto di due settimane che sarebbero state assai critiche.

La cagata stava nell’accorgersene solo al 2 di luglio.

In realtà l’avevo vista anche in precedenza, ma la situazione era ancora instabile e l’avevo accantonata (per troppo tempo) per poi vederla per bene.

Convocati tutti in riunione nel pomeriggio, ma prima confesso ho passato qualche ora con disagio. Se non avessi trovato una soluzione avrei dovuto negare le ferie a qualcuno e francamente non mi andava di passare per il solito capo stronzo.

A dire il vero mi ero già preparato anche un paio di soluzioni di riserva nel caso le cose non fossero andate come pensassi, però esponevano l’ufficio a qualche rischio di troppo.

Invece ho avuto culo di trovare la quadra al cerchio. Un paio di persone che non avevano prenotato e che erano disponibili a spostare di una settimana il loro periodo di ferie. Anzi, nell’occasione ho fatto anche un po’ di job rotation coinvolgendo un altro collaboratore che attualmente ha un po’ di disponibilità (e voglia di cambiare) in più.

Quindi fine della riunione con un bel bingo.

Rischiavo di andare dal mio capo con un problema e invece gli ho semplicemente spiegato la soluzione.

Chi mi vedesse ora potrebbe apprezzare la mia capacità “manageriale” nel risolvere un potenziale problema. Nella realtà ho avuto davvero una botta di culo…ma non ditelo in giro.

Mi serva comunque di lezione per il futuro.

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Grazie dei fior…

Il seguito però non deve essere andato come nella canzone di Nilla Pizzi.

Li ho trovati li, nel cestino dei rifiuti nel garage dove lavoro. Non sono esperto di fiori ma sembravano ancora belli.

Chissà che storia hanno avuto.

Sicuramente li ha buttati una donna (un uomo al limite li avrebbe riciclati).

Magari un’amante che doveva farsi perdonare qualcosa alla sua lei e che evidentemente non ha raggiunto il risultato sperato.

Oppure un ammiratore segreto che si è rivelato alla collega, ma lei, avendo il marito geloso, non ha potuto portare i fiori a casa (però dai, almeno in ufficio poteva tenerli).

Oppure un capo stronzo che per recuperare il rapporto con la sua collaboratrice ha pensato di fare il bel gesto. Però se è stronzo e stronzo anche coi fiori per cui…

Chissà…

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Io permaloso? Ma come si permette!

Da molti anni tengo orgogliosamente qualche ora di lezione ad un master per parlare di come si fanno i libri.

Rappresenta un po’ la mia piccola rivincita morale e sociale. Io, non laureato con un semplice diploma di perito industriale, che vado a fare lezione a fior di laureati…c’è di che tirarsela un po’.

Quest’anno però siamo partiti decisamente col piede sbagliato. Un po’ c’è stato un ricambio generazionale alla gestione del corso (chi mi aveva portato li ora è andata in pensione) poi mi avevano dimezzato le ore e soprattutto, un altro professore si è messo a spiegare argomenti che erano di mia competenza.

Insomma, un duro attacco al mio ego al quale inizialmente avevo tentato di tener botta. La segretaria del corso infatti aveva chiesto a me e all’altro professore di coordinarci per evitare di sovrapporci con gli argomenti.

Cosa che inizialmente ho anche tentato di fare, scrivendo una mail a lui in cui spiegavo quali erano i miei argomenti e se avremmo potuto sentirci per coordinarci meglio.

Visto che dopo 5 giorni nessuna risposta era arrivata, ho pensato che forse era giunto il momento dei saluti. Magari il mio modo di insegnare era un po’ obsoleto e non sapevano come dirmelo. Oppure semplicemente c’era qualcuno che era più bravo di me nel farlo, ci può stare.

Per questo che in maniera gentile ho scritto alla direzione del corso dicendo che a questo punto, ringraziando tutti per la bella esperienza, forse, dopo 12 anni, era il caso di smettere. Tanti auguri per tutti e amici come prima.

Ammetto, nel farlo, ero un po’ ferito nell’orgoglio e da buon permaloso, ho preferito fare un po’ l’offeso che trovare una soluzione alternativa. Ma d’altronde, per quanto la cosa fosse sempre interessante per me, era tempo di cambiare. Tanto dal punto di vista economico non era certo questo qualcosa che mi servisse e dal punto di vista del prestigio, potevo comunque vantarlo sul CV (per quel che può ancora servire) visto il lungo percorso che avevo fatto.

A dire il vero ne ero anche sollevato, in fin dei conti è comunque un impegno, visto che bisogna aggiornarsi sui vari temi e soprattutto tenere la lezione per diverse ore con ragazzi che non sai mai quanto possano essere interessati a quel che spieghi (e l’oratoria non fa certo parte delle mie migliori qualità).

Però… qualcuno di voi avrà notato che ne parlo all’imperfetto, e infatti non è andata perfettamente in questo modo.

O meglio, fino alla mia mail di addio è andata esattamente in questo modo, ma subito dopo, la responsabile del corso mi ha chiamato, dispiaciuta per la cosa e lusingandomi platealmente (le sue lezioni professore hanno sempre un altissimo indice di gradimento) sta cercando di farmi tornare sui miei passi.

Io, tentenno (sono un uomo, d’altronde). Dovrei ricevere finalmente la chiamata del professore che ha cagato un po’ fuori dal suo vaso per un chiarimento e poi dovrei decidere in maniera definitiva se interrompere definitivamente o continuare.

Vediamo un po’…

To be continued.

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Flashdance – Maniac (una canzone al giorno)

Perchè è dalle 9 di questa mattina che sto correndo….

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…e poi c’è quello stronzo

Oggi parlerò di un personaggio della mia sfera lavorativa di cui non ho mai parlato: Il (poco) collaboratore stronzo, il collonzo.

Formalmente dipende da me, io firmo le sue ferie, i suoi permessi. Nell’organigramma del direttore del personale sono una casellina sopra di lui. Me lo sono trovato quando ho preso questo posto.

Però lui è sempre stato molto indipendente e dislocato fisicamente in un’altra sede.

E’ una testa calda (calda non era la parola che esattamente avevo in mente), però è bravo ed è un gran sgobbone. Qualità che nel tempo mi hanno convinto che tutto sommato possa lasciarlo lavorare in pace visto che i risultati li porta a casa.

Certo è pieno di se, uno di quelli che “so tutto io” e con una propensione al gioco di squadra pari a quello di un lupo solitario.

Però….(c’è sempre un però).

Il mio capo che a sua volta non scherza a stronzaggine, gli ha sempre dato il fianco. Più di una volta mi ha bypassato ascoltando e prendendo accordi direttamente con lui anche a mia insaputa.

Insomma, sono il suo capo ma non sembra, almeno non mi riconosce come tale.

Non che questo rappresenti un grosso problema per me. Ho già abbastanza cose da seguire e un team non facile da gestire. Fosse per me direi anche al mio capo che me lo togliesse dalle mie responsabilità e se ne occupasse direttamente lui.

Però a volte, quando assisto a suoi comportamenti, così autoritari anzichè autorevoli, e pieni di cattiveria….ecco, mi assale un gatto!

Perchè ne parlo? Perchè non ho ancora trovato il bandolo della matassa. Fosse per me lo prenderei a calci nel culo pur sapendo di rinunciare ad uno competente e bravo. Però ha santi in paradiso, non solo col mio capo ma anche con altri “clienti” interni.

Ma ci riuscirò.

Rimango fiducioso al detto “ciò che uno semina poi raccoglie” e prima o poi riuscirò a vederlo raccogliere tutta la merda che ha seminato.

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E’ nel mare in tempesta che si vedono i bravi marinai

Sento che questa definizione calza a pennello in questi giorni. Almeno dal punto di vista lavorativo.

Sono giorni di caos assoluto in ufficio. Per cause esterne, un fornitore che è finito in galera con uno squallido giro di sfruttamento in cui le vere parti lese sono poveracci sottopagati, c’è in atto la classica tempesta perfetta. Se non trovate la vostra rivista preferita in edicola sapete qual è la causa.

Questo però sta portando ad uno stravolgimento dei piani di produzioni, consegne che saltano, ristampe urgenti…il caos, come poche volte mi è capitato di vedere.

Ovviamente ad agosto, con il personale a mezzo servizio per le ferie, i fornitori in difficoltà per lo stesso motivo e così via.

C’è di che scomodare santi vari dalla mattina alla sera. A dire il vero qualcuno dei miei collaboratori lo fa in continuazione.

Però è in queste situazioni che in realtà…mi diverto. Si esatto, mi diverto.

E’ in questi frangenti che va trovata la creatività, il problem solving, la soluzione a cui mai avresti pensato, osando, rischiando. E il tutto va fatto mantenendo la lucidità, la razionalità. Prendendo decisioni in fretta, senza avere tutte le informazioni e affidandosi un po’ all’intuito, l’istinto, l’esperienza cercando di tranquillizzare chi ti sta intorno, sopra e sotto, magari sdrammatizzando con qualche battuta.

All’opposto si vede chi si fa prendere dal panico, chi balbetta, chi tentenna, chi è insicuro.

Si insomma, col mare calmo sono tutti bravi a fare i marinai, ma è nel mare in tempesta…

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Comunque mancano solo due giorni all’inizio delle mie ferie…che volete che sia.

 

 

 

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Touchè

Riunione.

Dobbiamo discutere il cambio di formato di una rivista.

Ognuno dice la sua. Chi così, chi cosà…io semplicemente faccio presente che a parità di costi il formato lo farei più grande possibile, almeno un centimetro in più rispetto a quello attuale.

La responsabile della pubblicità, con cui tra l’altro non ho nemmeno grande confidenza, mi fredda:

“Sei un uomo. Fin da piccoli pensate ai centimetri e a chi ce l’ha più lungo”

Touchè.

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Diamo a Cesare quel che è di Cesare

Chi mi segue da un po’ conosce la scarsa considerazione che ho del mio capo. Numerosi sono gli episodi che mi hanno fatto capire quanto sia arrogante e, diciamola tutta, stronzo.

Però oggi mi è piaciuto.

Non sto a spiegare bene il contesto perchè sarebbe difficile da fare in tutte le sfumature, ma vi basti pensare che, di fronte ad un cambiamento organizzativo che coinvolge il mio ufficio e un mio collaboratore, che in realtà collabora assai poco, si è schierato molto apertamente.

Io avevo proposto una soluzione e il mio collaboratore, che storicamente gode di autonomia e di appoggi importanti, voleva invece un’altra di suo comodo, giustificandola con argomentazioni personali (non mi è simpatico, non va d’accordo con il marketing, serve più a te….) e non tecniche.

Però non è che il mio capo mi sia piaciuto perchè ha dato ragione a me, ma perchè ha shampato in modo violento l’altro per la poca oggettività delle sue argomentazioni e per la sua insubordinazione.

Ammetto io non sarei stato capace di tanto. Nei conflitti cerco sempre la mediazione, sia pur cercando di perseguire le mie ragione. Lui invece l’ha letterelamente sollevato di peso.

Ora la questione non è certo chiusa e probabilmente vivrà un passaggio importante in un incontro che avremo martedì prossimo tra noi tre e il direttore del personale.

Io sono tranquillo (anche se ovviamente amaraggiato) e forte delle mie ragioni. Per ora anche con l’appoggio inusuale del mio capo nonchè del direttore del personale che aveva approvato e avallato la mia proposta.

Si tratta solo di convincere il mio collaboratore che a fare le teste di cazzo in maniera arrogante, a volte, si rischia di prendere qualche sberla.

Nel frattempo so già che mi starà facendo qualche maledizione con qualche bambola vudù. Se mi tornerà a far male la schiena saprò di chi è la colpa.

Intanto vado a pedalare in palestra appena posso. Mi sta esaltando questa cosa oltre a farmi sfogare per bene. Era una vita che non provavo entusiasmo a questo modo per un’attività sportiva.

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Alti e bassi

La mia sciatica ho scoperto che non è una sciatica ne tantomeno il piriforme. Il mio amico fisioterapistaosteopata mi ha visitato, tirato, spinto, massaggiato, scrocchiato per bene. Ad un certo punto ho anche urlato forza Napoli perchè si stava facendo minaccioso e volevo tenerlo buono. Mi ha rimesso in sesto. Non ancora completamente ma molto meglio rispetto a prima. Mi ha detto di provare pure a fare una piccola corsetta fra qualche giorno, di vedere come va. Vorrei farlo quanto prima, anche se quel fastidio (perchè non è un dolore vero e proprio) mi spaventa ancora un po’. Però le scarpette nel weekend le porto con me e vediamo. Grazie comunque cumpà. Davvero. (alto)

Stamattina ho litigato (discusso…si dice discutere) con il direttore di una rivista, una collega. Lei aveva le sue ragioni e io le mie. Le mie erano più concrete, ma lei era più brava a litigare di me. O la mandavo a fanculo, con conseguenze però imponderabili, o transavo la discussione con una sorta di concorso di colpa…un po’ per uno. Ho scelto per la seconda, anche perchè non ero così sicuro che il mio collaboratore fosse esente da responsabilità (nonostante spergiurasse di no). Però ho accusato il colpo per tutto il giorno con le palle girate. (basso)

Nel tardo pomeriggio sempre sul lavoro mi hanno chiesto un miracolo. A dire il vero non me l’hanno chiesto. Però il braccio destro del grande capo mi ha detto “tutti gli altri giornali anticipano l’uscita. Se il presidente mi chiede dovrò dire che voi non siete stati capaci…glielo dico giusto perchè lei lo sappia”. Premesso che se gli altri anticipano l’uscita, non devo essere io a pensare di farlo (per questo esiste un direttore del giornale, un direttore marketing, un direttore di divisione, un direttore di staminchia). Ma che il principe si sposa sabato prossimo lo sanno anche i sassi da mesi e mesi. Ciò nonostante io rimango col cerino in mano e cerco di capire come fare il miracolo. Non so se ci sono riuscito. Ma ho fatto tre o quattro telefonate per vedere se questo miracolo riusciamo a farlo, di cui sono soddisfatto. E’ questo il genere di cose che mi fa capire che a qualcosa servo. (alto)

Ieri sera Varese ha perso la sua terza partita ai playoff. Peccato, credevo veramente che ci potesse riuscire. Perdere un vantaggio di 19 punti nel terzo tempo è da suicidio anche se i bresciani sono stati davvero bravi. Però mi è piaciuto l’approccio del pubblico e della società, dell’allenatore. Alla fine, pur eliminati, parole di elogio per tutti. Nonostante tutto una festa. Lo sport dovrebbe essere così. (alto)

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Ogni anno è la stessa storia

Chi mi segue da un po’ di tempo se lo ricorderà (a meno che non sia uno smemorato come me).

Da diversi anni faccio qualche ora di docenza ad un master. Nulla di eclatante, parlo del mio lavoro e cerco di spiegare a giovani neolaureati che vogliono lavorare nel magico mondo dei libri, come questi vengono “fatti”.

L’argomento devo dire che dopo “anni di marciapiede” lo conosco piuttosto bene. Quello che invece rappresenta per me il problema è tenere la lezione.

Parlare in pubblico mi ha sempre intimorito. Per quanto possa sembrare strano, sono timido (che per un egocentrico come me sembra un ossimoro) e parlare a più di tre o quattro persone contemporaneamente, rappresenta già una prova impegnativa per me.

Oggi avevo la prima lezione e posso dire di ritenermi soddisfatto. Nonostante il terrorismo della segretaria del master che mi ha confidato, prima della lezione,  che quest’anno i ragazzi sono molto critici con alcuni docenti, contestando la qualità delle lezioni, mi sono presentato in aula e ho tenuto le mie due ore di lezione frontale abbastanza bene.

I ragazzi mi sembravano attenti (nonostante fossero le ultime due ore della giornata), prendendo appunti e facendo domande pertinenti. Quindi tutto bene.

Eppure, sotto la mia camicia, sentivo la sudorazione più vivace che mai. Deve essere il mio modo per sfogare la tensione, l’ansia da prestazione (nel weekend ho rivisto e studiato la lezione manco dovessi essere interrogato).

Fortunatamente l’esperienza aiuta, così come il fatto di indossare la camicia rigorosamente bianca. La penombra dell’aula (c’era il videoproiettore) ha aiutato a far vedere meno lo spettacolo imbarazzante della camicia stropicciata…almeno mi illudo che sia così.

Questa cosa è sempre stata un handicap per me e per le mie relazioni professionali. Lo stesso problema si ripesenta puntualmente quando ho delle riunioni piuttosto numerose in cui devo tenere banco.

Invidio in queste occasioni le capacità di una mia amica speaker radiofonica, dalla parlantina sempre sciolta e disinvolta

Mi hanno consigliato di tutto un po’. Dai fiori di bach (nonostante il mio scetticismo verso la medicina naturale), alle magliette intime da indossare sotto la camicia (che però mi danno veramente fastidio) al fatto di fare un corso di public speaking (che ovviamente non ho ancora fatto).

Eppure ogni anno è sempre la stessa storia…

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