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Alti e bassi

La mia sciatica ho scoperto che non è una sciatica ne tantomeno il piriforme. Il mio amico fisioterapistaosteopata mi ha visitato, tirato, spinto, massaggiato, scrocchiato per bene. Ad un certo punto ho anche urlato forza Napoli perchè si stava facendo minaccioso e volevo tenerlo buono. Mi ha rimesso in sesto. Non ancora completamente ma molto meglio rispetto a prima. Mi ha detto di provare pure a fare una piccola corsetta fra qualche giorno, di vedere come va. Vorrei farlo quanto prima, anche se quel fastidio (perchè non è un dolore vero e proprio) mi spaventa ancora un po’. Però le scarpette nel weekend le porto con me e vediamo. Grazie comunque cumpà. Davvero. (alto)

Stamattina ho litigato (discusso…si dice discutere) con il direttore di una rivista, una collega. Lei aveva le sue ragioni e io le mie. Le mie erano più concrete, ma lei era più brava a litigare di me. O la mandavo a fanculo, con conseguenze però imponderabili, o transavo la discussione con una sorta di concorso di colpa…un po’ per uno. Ho scelto per la seconda, anche perchè non ero così sicuro che il mio collaboratore fosse esente da responsabilità (nonostante spergiurasse di no). Però ho accusato il colpo per tutto il giorno con le palle girate. (basso)

Nel tardo pomeriggio sempre sul lavoro mi hanno chiesto un miracolo. A dire il vero non me l’hanno chiesto. Però il braccio destro del grande capo mi ha detto “tutti gli altri giornali anticipano l’uscita. Se il presidente mi chiede dovrò dire che voi non siete stati capaci…glielo dico giusto perchè lei lo sappia”. Premesso che se gli altri anticipano l’uscita, non devo essere io a pensare di farlo (per questo esiste un direttore del giornale, un direttore marketing, un direttore di divisione, un direttore di staminchia). Ma che il principe si sposa sabato prossimo lo sanno anche i sassi da mesi e mesi. Ciò nonostante io rimango col cerino in mano e cerco di capire come fare il miracolo. Non so se ci sono riuscito. Ma ho fatto tre o quattro telefonate per vedere se questo miracolo riusciamo a farlo, di cui sono soddisfatto. E’ questo il genere di cose che mi fa capire che a qualcosa servo. (alto)

Ieri sera Varese ha perso la sua terza partita ai playoff. Peccato, credevo veramente che ci potesse riuscire. Perdere un vantaggio di 19 punti nel terzo tempo è da suicidio anche se i bresciani sono stati davvero bravi. Però mi è piaciuto l’approccio del pubblico e della società, dell’allenatore. Alla fine, pur eliminati, parole di elogio per tutti. Nonostante tutto una festa. Lo sport dovrebbe essere così. (alto)

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Ogni anno è la stessa storia

Chi mi segue da un po’ di tempo se lo ricorderà (a meno che non sia uno smemorato come me).

Da diversi anni faccio qualche ora di docenza ad un master. Nulla di eclatante, parlo del mio lavoro e cerco di spiegare a giovani neolaureati che vogliono lavorare nel magico mondo dei libri, come questi vengono “fatti”.

L’argomento devo dire che dopo “anni di marciapiede” lo conosco piuttosto bene. Quello che invece rappresenta per me il problema è tenere la lezione.

Parlare in pubblico mi ha sempre intimorito. Per quanto possa sembrare strano, sono timido (che per un egocentrico come me sembra un ossimoro) e parlare a più di tre o quattro persone contemporaneamente, rappresenta già una prova impegnativa per me.

Oggi avevo la prima lezione e posso dire di ritenermi soddisfatto. Nonostante il terrorismo della segretaria del master che mi ha confidato, prima della lezione,  che quest’anno i ragazzi sono molto critici con alcuni docenti, contestando la qualità delle lezioni, mi sono presentato in aula e ho tenuto le mie due ore di lezione frontale abbastanza bene.

I ragazzi mi sembravano attenti (nonostante fossero le ultime due ore della giornata), prendendo appunti e facendo domande pertinenti. Quindi tutto bene.

Eppure, sotto la mia camicia, sentivo la sudorazione più vivace che mai. Deve essere il mio modo per sfogare la tensione, l’ansia da prestazione (nel weekend ho rivisto e studiato la lezione manco dovessi essere interrogato).

Fortunatamente l’esperienza aiuta, così come il fatto di indossare la camicia rigorosamente bianca. La penombra dell’aula (c’era il videoproiettore) ha aiutato a far vedere meno lo spettacolo imbarazzante della camicia stropicciata…almeno mi illudo che sia così.

Questa cosa è sempre stata un handicap per me e per le mie relazioni professionali. Lo stesso problema si ripesenta puntualmente quando ho delle riunioni piuttosto numerose in cui devo tenere banco.

Invidio in queste occasioni le capacità di una mia amica speaker radiofonica, dalla parlantina sempre sciolta e disinvolta

Mi hanno consigliato di tutto un po’. Dai fiori di bach (nonostante il mio scetticismo verso la medicina naturale), alle magliette intime da indossare sotto la camicia (che però mi danno veramente fastidio) al fatto di fare un corso di public speaking (che ovviamente non ho ancora fatto).

Eppure ogni anno è sempre la stessa storia…

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Lei, una scommessa vincente.

E’ proprio vero, a volte da un problema nasce un’opportunità.

Una concomitanza di ferie e di turni di chiusure straordinarie per via del 25 aprile, aveva messo un po’ in crisi il mio team. La coperta era corta. Avrei potuto scegliere di gestirlo nella maniera più facile, chiedendo supporto a chi conosce quell’attività, anche se l’ho già fatto altre volte.

Ma ho scelto di rischiare e provare a girare un po’ i ruoli, con l’obiettivo di far cimentare lei in una prova molto più complessa di quel che normalmente gestisce.

Lei quando ho preso in mano quell’ufficio, mi è stata descritta come una fancazzista pasticciona. Nessuno ci voleva lavorare e a dirla tutta, molti episodi mi facevano pensare che quelle etichette non fossero casuali.

Però ho provato col tempo a farle fare lavori diversi, più impegnativi. Non ho visto risultati immediati, ma un po’ alla volta vedevo che migliorava.

Ora, vista la difficoltà della premessa, ho provato ad azzardare.

E’ complicato spiegare la cosa, ma immaginatevi un allenatore che improvvisamente si ritrova senza portiere e sposta il l’attaccante in porta, un difensore all’ala….e poi fa entrare in campo chi ha fatto panca da tanto tempo.

Doveva farmi una chiusura di una rivista, molto impegnativa. Quando le ho proposto questo lei ha degluttito ma mi ha risposto “proviamo”.

Certo non sono sprovveduto. Un errore potrebbe causare guai molto grossi. Per cui le ho affiancato un collega di un altro ufficio esperto, un po’ a farle da angelo custode.

Peccato che la sera “della partita”, mentre io ero già fuori ufficio, il collega esperto mi chiami per dirmi che per un imprevisto personale era dovuto uscire, lasciando sola la collega.

Tornare in ufficio al volo sarebbe stato inutile, anche perchè tecnicamente io non so svolgere esattamente quel lavoro. Ho invece verificato per vedere se ci fosse lo spazio per spostare il tutto all’indomani.

Lei però mi ha detto di non preoccuparmi. Che ce l’avrebbe fatta a chiudere il tutto entro sera, come da programma.

E così ha fatto.

Lei era felice, ma io di più.

Scommessa vinta.

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Caro diario…. (2° parte)

Oggi il mio stampatore mi ha chiamato.

Guarda che c’è stato un problema tecnico. Le copie che abbiamo ancora qui vanno bene.

Mi spiega il problema, è plausibile e spiega bene perchè questa enorme differenza tra quello che ho visto io e quello che ho portato poi con me in ufficio.

Spiegarlo sarebbe troppo tecnico. Fate conto che è come se lavorassi alla calvè e dovessi controllare la produzione. Vado, controllo, un po’ più di di sale, un pizzico di aceto in più….ecco così è perfetta. Datemene un vasetto che così faccio vedere al gran capo della calvè che buona che è venuta....e proprio in quel momento la maionese impazzisce.

Ieri sera non mi capacitavo di non essermi accorto che la maionese era impazzita. Pensavo di esserlo io.

Addirittura, per cercare di rincuorarmi uno dei miei collaboratori più fedeli mi diceva….“ma dai può capitare. E poi il tuo lavoro non è questo, devi pensare a tante altre cose, questi controlli forse è meglio se li lasci fare a noi che c’abbiamo più occhio…”

C’ho dormito veramente poco stanotte per questa cosa, ferito nell’orgoglio.

Ora però sto meglio…penso che festeggerò con una bella maionese.

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Caro diario…

…la vita a volte è proprio beffarda.

Stamattina se avessi potuto scriverti, ti avrei raccontato una splendida giornata, dove il sole splendeva, non solo metaforicamente.

Ti avrei raccontato di una proficua mattinata di lavoro, passata fuori ufficio a contribuire per la buona riuscita di un prodotto. Ho svolto un lavoro che normalmente fanno i miei collaboratori, ma che oggi, impegnati in altre attività, ho coperto io.

Come responsabile, in un’unità che non può permettersi figure di back-up, il back-up lo faccio io. Faccio il jolly, di solito senza far danni, anzi.

Stamattina però mi sono trovato un lavoro davvero impegnativo. Dovevo controllare la stampa di immagini molto difficili. Tarare l’inchiostratura, scovare il giusto compromesso…di solito viene facile, ma stamattina circa cento pagine che ho controllato mi hanno fatto letteralmente sudare la mia camicia (non ne avevo indosso sette).

Non è mai stato il mio forte fare questa cosa, ma oggi ero proprio soddisfatto. Avevo lavorato bene con questo stampatore, o meglio, con gli uomini di questo stampatore. Perchè se la macchina e i sistemi di controllo oggigiorno sono importantissimi, questa “regolazione fine” la può fare solo un occhio umano. E noi, io e quegli uomini, per una mattina intera abbiamo provato a salire un po’, ad aprire un po’ a chiudere da quella parte, ma non troppo, usando e miscelando i colori come artisti.

Di natura non sono un tipo preciso, ma stamattina pensavo di esserlo stato.

Poi torni in ufficio, riprendi a fare il tuo lavoro di routine, excelle torna ad essere protagonista….numeri, budget, pianificazione…e poi arriva quella telefonata.

“Ma non ti sei accorto a pagina 140?”

Improvvisamente il sole scompare, come il sorriso che dalla mattina indossavi orgoglioso. Nubi nere si avvicinano minacciose e la tua giornata finisce nella cartella delle giornate di merda.

Riprendi quello che avevi visto la mattina, lo sfogli nervosamente fino alla pagina in questione e vedi quella macchia, sul viso della modella nella prima pagina del servizio.

Cazzo, come ho fatto a non vederla? E’ terribile. Eppure ci hai passato sopra gli occhi per ore, curando le sfumature, anche quelle più impercettibili…e questa trave che ti si è infilata nell’occhio, proprio non l’hai vista?!

Per carità, non è la fine del mondo. Possiamo sistemare il problema, lo ristampiamo. E’ solo questione di costi. Non parliamo di cifre iperboliche, considerato il fatturato che devo gestire, è lo zerovirgola…

Eppure ho accusato il colpo come se avessi sbagliato un rigore nella finale.

Perchè? In fin dei conti se l’avesse fatto uno dei miei collaboratori sarei stato il primo a sdrammatizzare, a dire che solo chi non fa nulla non sbaglia mai.

Però mi sta sul culo sbagliare….sbagliare in questo modo.

Stasera ne ho parlato con uno dei miei collaboratori.

“Non devi andare tu Syl, non è il tuo lavoro. Te la cavi anche, ma il tuo lavoro è un altro. Avresti dovuto insistere perchè ci andasse qualcuno di noi.”

Nel dialetto milanese c’è un detto che calza a pennello…Ofelè fa el to mesté

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Quando è FB a farti parlare dei libri

Ho sempre considerato FB solo come una vetrina per il mio blog, un modo per condividere con più persone i miei pensieri.

Questa volta però è accaduto il contrario.

Un post scritto su FB all’interno di un gruppo, mi ha dato l’occasione di parlare un po’ di me, del mio lavoro e di conseguenza della mia passione, i libri. E allora perchè non ripostarlo qui?

So che sembrerò presuntuoso…ma ho lavorato nei libri dal 1989 fino a due anni fa. Per chi non lo sapesse mi occupavo della produzione (cosa che tutt’ora faccio ma non per i libri), la stampa, la carta e fin dal principio avevo la buona usanza di portarmi a casa  quel che facevo.
Negli ultimi 15 anni poi, l’ho fatto per una grossa casa editrice e conseguentemente ricevevo una copia campione per ogni novità ed ogni ristampa che facevamo. Fate conto più di 800 novità e 1.500 ristampe circa ogni 12 mesi.
Moltiplicate questi numeri per 15 lunghi anni e avrete un’idea di quanti libri sono passati tra le mie mani.
Purtroppo questa sorta di bulimia mi ha fatto diventare un po’ inappetente, un po’ come un pasticcere che non sopporta più i dolci.
I libri sono diventati per me degli oggetti, carta stampata, a prescindere magari dal loro contenuto.
Sono stato costretto a iniziare a selezionare, a tenere quelli che avevano un valore particolare per la storia che si portavano dietro, almeno per me.
Ho un libro della Mazzucco che mai leggerò ma che per il fatto che mi ha fatto sudare per quelle oltre mille pagine da stampare e rilegare, conservo ancora.
Ho una tiratura limitata, in occasione dell’anniversario di Valentino, con un’orribile confezione kitsch che però non darei via per nulla al mondo.
Ho un numero speciale con i fumetti di Paperino che penso mi abbia fatto venire i primi capelli bianchi e mi abbia fatto perdere una partita della Juve in coppa dei campioni (allora si chiamava così).
Ho libri con dedica fatti da autori che ho avuto la fortuna di conoscere. Uno su tutti La Rabbia e l’Orgoglio di Oriana Fallaci, a cui sono distante anni luce come idee ma di cui ammiro la forza e caparbietà (talmente caparbia che quando la conobbi mi sbattè fuori di casa…ma va be, questa è un’altra storia).
Ho conservato i thriller, poi i romanzi che mi incuriosivano, i libri divertenti, quelli con una copertina originale o quelli talmente originali che ancora oggi non ho ancora capito (Codex di Serafini ad esempio).
Ho libri per bambini e ragazzi che mio figlio non ha mai cagato nemmeno di striscio (e cazzo, non riesco proprio a farlo appassionare alla lettura).
Ho cercato di riempire con le più robuste delle librerie casa mia, ma alla fine sono un ammasso indistinto e confuso di libri colorati che nel 90% non riuscirò mai a leggere.
La mia libreria è piena e disordinata, come lo sono i miei cassetti e la mia testa.
Nel primo caso, mi riprometto di dedicarci tutto il tempo necessario quando magari andrò in pensione (ammesso di andarci).
Nel secondo cerco di separare i sogni dai calzini. Nel terzo invece è una battaglia persa. 😉

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E niente, ce l’ha più lungo lui

Oggi pomeriggio. Riunione.

Si discute su un nuovo progetto. E’ da un po’ che ci sto lavorando. A un certo punto visto che la cosa sembra si concretizzi coinvolgo il mio capo.

Lui vuole fare una riunione, per capire meglio dal marketing come stanno le cose, anche se il progetto è ancora riservato.

Bla bla bla, bla bla bla…si arriva alla fine della riunione.

Dico al mio capo che secondo me bisogna coninvolgere i colleghi degli acquisti per avere dei dati più precisi e cominciare a lavorarci sopra assieme.

Lui sicuro mi guarda e mi dice: Naaa, aspetta, vediamo come si evolve la situazione.

Non capisco ma diligentemente mi adeguo.

Trentadue (32) minuti dopo, una mail del mio capo, inviata a mezzo mondo, spiega tutti particolari del progetto.

Evidentemente voleva far vedere che è lui che ce l’ha più lungo.

Machissene….ormai ci rido sopra.  😉

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Quando ci si concentra sul dito e non si vede la luna

Ieri è stata una gioranta tosta, molto tosta in ufficio da me.

Fin dalle 7 di mattina sono arrivate notizie di problemi ad una produzione di un settimanale molto importante che gestisco. Problemi che avrebbero potuto far perdere l’uscita e conseguentemente creare un danno di molti molti soldi.

Non voglio raccontarvi la cronaca della giornata che come potrete immaginare è stata moooolto intensa. Stamattina mi sono tolto la curiosità di contare le telefonate fatte o ricevute per gestire questa “emergenza”…ne mancavano 8 per arrivare alla tripla cifra, non male.  Anche l’ascella pezzata era un discreto indicatore delle difficoltà di giornata.

Però è il mio lavoro e mi pagano per gestire situazioni come queste, e per quanto quando ci sei nel mezzo ti metti a sacramentare in ostrogoto, alla fine provi una discreta soddisfazione quando, come in questo caso, riesci a venirne fuori con, tutto sommato, danni limitati. A maggior ragione quando hai l’occasione di lavorare di squadra, con l’aiuto dei tuoi collaboratori, dei fornitori…insomma con un bel lavoro di coordinamento dove però tutti si rimboccano le maniche e si fanno in quattro. Insomma posso proprio dire che la pagnotta per questa giornata ce l’eravamo proprio guadagnata.

In tutto questo però, c’è stato un neo. Una banalissima didascalia, che per vari motivi, è saltata sulla copertina. Per carità, NESSUNO tra i normali lettori se ne accorge, di certo non pregiudica la qualità e la vendibilità del prodotto. Però l’errore c’è e la cosa arriva al mio capo.

E lui si mette a guardare il dito. Non si preoccupa di capire il rischio che abbiamo corso e come è stato gestito, ma si mette alla ricerca di chi ha fatto saltare quella piccola didascalia. Vuole il colpevole. E vuole che lo cerchi io.

Un colpevole ovviamente non c’è ma ce n’è più di uno. Un piccolo errore che ne ha causato un’altro e poi un’altro ancora fino a far saltare quella fottutissima scritta. Il classico concorso di colpa, figlio della fretta con cui ormai dobbiamo tutti lavorare. Capita. Solo chi non fa un cazzo non sbaglia mai.

Ma lui insiste, “fammi una relazione e dimmi chi ha sbagliato”.

Ecco, allora la voglia di mandarlo sale prepotentemente. Dio quanto darei poterlo fare, poterlo urlare…

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Settimana un po’ così

Se mi prendessi la briga di andare a rileggere nei miei post un po’ down chissà quanti ne troverei di questo tenore.

La settimana non è stata positiva. E la cosa inquietante è che non è dipesa da un fatto, ma da tanti fatterelli, che presi singolarmente non dovrebbero causare assolutamente ripercussioni sul mio umore in tal modo, ma che evidentemente sommati riescono ad avere un effetto un po’ più dirompente.

In modo particolare la telefonata ricevuta (in realtà sollecitata) col cacciatore di teste. Immaginavo già cosa mi dovesse dire e il suo esordio “Purtroppo….” me ne ha dato la conferma. Anche se la motivazione mi fa rabbia, perchè mi ha confermato che l’azienda è comunque interessata a me ma la figura che dovrei sostituire, già in pensione da un po’ e con un contratto di consulenza, non ha intenzione di lasciare e loro non voglio prendere la cosa di petto lasciandolo al suo posto. Mi fa rabbia perchè ci rimetto io in questo caso e perchè ci sono milioni di persone che stanno lottando e protestando per ottenere un diritto, la pensione, che lui bellamente calpesta.

Ce ne faremo una ragione, anche se sotto sotto ci spero ancora (never give up).

In compenso è uscito l’ultimo lavoro degli U2. Lo sto ascoltando e quando ho risentito questa, ascoltata la prima volta al concerto di Roma, l’adoro, soprtattutto per il crescendo finale. Mi è venuto un groppo alla gola. Forse era meglio una grappa…

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La pazienza è la virtù dei forti

Non penso di potermi definire forte, ma ciò nonostante ritengo di possedere, in buona quantità, questa virtù.

L’attesa ha sempre fatto parte delle mie scelte, spesso anche in maniera eccessiva, abusandone. Anzi a dire la verità forse non è nemmeno una virtù, e comunque non penso sia dei forti.

Ma non è di definizioni che voglio parlare, ma di quel messaggio che mi è arrivato qualche minuto fa.

Era del cacciatore di teste in merito ad una mia richiesta sul fatto se ci fossero novità in merito alla mia candidatura.

“Con buone probabilità c’è la volontà del cliente di giungere ad una chiusura con la sua candidatura. Quello che ci chiedono però è di poter pazientare indicativamente non più tardi di fine ottobre.”

Se fosse stato in confidenza mi avrebbe detto “ho una notizia buona e una cattiva, quale vuole prima?”.

Comunque è una vita che aspetto e non saranno altri 50 giorni a rovinarmi.

Certo è che più passa il tempo e più la divisa (metaforica) che indosso la trovo stretta, scomoda.

Cercherò di non pensarci, di far conto che tutto vada come prima e di far buon viso a cattivo gioco.

Continuerò a fare il mio lavoro in maniera professionale, come se non ci fosse alcuna soluzione di continuità…mentre aspetto.

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PS: il torneo di beach tennis di sabato è stato annullato

PS2: la mezza di domenica l’ho corsa abbastanza bene sia pur sotto un diluvio…ma io adoro correre sotto l’acqua, per cui…

 

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