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A proposito del mio capo

Lavoro con lui da ormai 7 anni. Un rapporto non facile, fatto di alti (pochie) e bassi, figlio evidentemente di una scarsa stima reciproca.

In questi giorni mi ha commisionato un lavoro abbastanza complesso. Un’analisi su excelle con numeri che si incastrano, valori, quantità, prezzi, mesi…“perché dobbiamo creare un cruscotto che permetta di valutare l’impatto economico mediato coi valori di magazzino ma che tenga anche conto della supercazzola”.

Insomma ci ho perso un paio di giorni di lavoro, una simpatica riunione on line il venerdì pomeriggio quando sarei dovuto invece essere già sulla strada di casa, ma tutto sommato ho trovato la cosa interessante.

Calcola, prova, controprova, evidenzia, spiega, commenta…un bel lavoretto, ovviamente da incastrare con il resto delle attività che non aspettavano di certo nel frattempo.

Fatto sta che stasera, prima di chiudere baracca e burattini mando a tutto il gruppo di lavoro il mio bel filetto (i vegetariani stiano tranquilli che il mio è un vezzeggiativo di file), spengo il pc e mi avvio verso casa.

Dopo una decina di minuti risponde, a me e agli altri destinatari del messaggio, con i suoi commenti, la richiesta di tenere aggiornati i dati ma, inaspettatamente, aprendo il messaggio con un Grazie Silvestro.

Ecco, mentre leggevo il messaggio ho fatto mente locale e ho cercato, inutilmente, di ricordarmi quando mai, in sette anni, avesse mai avuto modo di ringraziarmi professionalmente e pubblicamente per qualcosa che avevo fatto. E stavolta non c’entra la mia scarsa memoria…

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Difficili notti

E’ domenica sera e non sto benissimo. Dolori alle ossa, brividi, stanchezza in generale. D’altronde il tempo non aiuta, pioggia temperature più rigide e buio. Sono le 18 ma vorrei già andare a letto.

Tengo botta, riesco anche ad andare a votare e alle 20 decido di farmi una tazza di latte coi biscotti per cena.

Sono le 22. Faccio zapping tra la partita del Milan e l’ennesima maratona di Mentana, ma alla fine la stanchezza prevale su entrambi gli avvenimenti e decido di andare precocemente a letto.

Ore 24,30, il latte si ripresenta sottoforma di simpatico riflusso gastrico. Ne approfitto per fare la pipì e per bere un sorso d’acqua.

Ore 1. Il reflusso gastrico non passa, ho i brividi e sento dei rumori dalla cucina, chissà cosa sta combinando il gatto.

Ora 1 e un quarto, i rumori dalla cucina aumentano, il reflusso gastrico non passa e mi scappa nuovamente la pipì. Ne approfitto per andare a controllare in cucina ma il gatto ha solo risposto al citofono (quando si annoia si diverte a saltare per buttare giù la cornetta).

Ora 2 e trenta. In realtà fino a questo momento non ho dormito ma mi sono girato un po’ di volte rannicchiandomi per il freddo. Decido che forse devo coprirmi in più ma siccome non ho un pigiama, indosso una felpa per andare a letto. Ne approfitto per andare a fare la pipì che nel frattempo mi scappava ancora (però era limpidissima). Il gatto mi segue incuriosito e vuole bere anche lui. Apro il rubinetto del bidet, aspetto che finisca di bere e torno a letto.

Chissà come è finita la partita e chissà chi ha vinto le primarie. Ho la tentazione di prendere il telefonino per scoprirlo ma penso che posso rimandare anche all’indomani mattina.

Ore 3 e trenta. Cazzo mi scappa ancora la pipì. Il gatto questa volta non fa una piega. Si vede che vuol dormire. Io invece comincio ad aver caldo per cui mi tolgo la felpa.

Ore 5. Sono riuscito a dormire un po’ facendo sogni confusi e agitati. Prima mi sogno Bonaccini che mi chiama per dirmi che è un po’ deluso dal risultato. Cerco di consolarlo ma improvvisamente mi ritrovo catapultato in una località marittima in piena estate. Con me c’è Michelle Hunziker e parlando del più e del meno scopro essere mia sorella. Cioè, il padre è lo stesso ma non ha mai riconosciuto me. Parliamo di questa cosa. “Sai non è tanto la vita agiata come la tua che avrei potuto fare se avesse riconosciuto anche me ma almeno ci fosse stato un dialogo con papà. Mi sarebbe bastato questo”. Lei mi risponde che ho ragione “ma scusa ora devo andare a fare il bagno che gli amici con la barca stanno andando via”. Io la guardo, mi sveglio. Il sapore acido del latte non mi molla ancora. Mi alzo e faccio la pipì, poi vado a bere un goccio d’acqua (ma poca perchè altrimenti continua a scapparmi la pipì).

Ore 5 e trenta. Rumori indistinti dal bagno. Mi alzo e il gatto ha deciso che era giunto il momento di giocare con la carta igenica. Raccolgo la carta, la butto nel water e già che ci sono faccio la pipì.

Ore 6 suona la sveglia e non so come mai ma ho un gran sonno.

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2023 – So far so good

Si lo so è passato solo un mese dall’inizio dell’anno ed è presto per fare bilanci. Però per il momento pare avviato su una buona strada.

Sylvestrino sempre bene. Bene col peso, bene con l’autostima, bene con il lavoro. Finalmente sta facendo la vita di un normale 19enne. Si certo prende sempre un sacco di medicine, ma ormai abbiamo metabolizzato questa cosa, anche lui, e non ci facciamo più caso.

Io pure non male. Iscritto ad una nuova palestra dopo aver tribolato un po’ per i problemi di pressione. La palestra devo dire non mi fa impazzire. Piena di ragazzi pompati, pieni di tatuaggi e con braccia che sono più grande dei miei quadricipiti. Un po’ truzzi, come dicono dalle mie parti. Però se non altro ho ripreso a fare spinning, con due insegnanti tutto sommato bravi. Certo le bike non sono un granchè, ma ce le facciamo andare bene.

Poi mi sto intrippando sempre più col padel. Settimana prossima inizio un corso (mio padre mi piglia per il culo perchè dice che farei corsi per ogni cosa) e più gioco e più mi diverto. Poi c’è sta cosa del play-tomic (una sorta di facebook per chi gioca) che ti permette di inserirti nelle partite organizzate dagli altri ed è una figata perchè giochi con persone diverse e con stili diversi.

Tutto ciò associato alla mia dieta comporta conseguenze positive e visibili. Cinture che si stringono sempre più e giacche che cominciano a stare un po’ larghe. Bene così.

E poi ci sono delle novità in arrivo anche sul lavoro. Il mio capo mi ha proposto di tornare a fare i libri. No so se per disperazione visto che l’attuale responsabile va in pensione e non sono in molti a poter ricorprire quel ruolo, o per allontanarmi un po’ da lui visto i rapporti non proprio idilliaci degli ultimi tempi. Ovviamente essendo il sentimento reciproco, la ritengo un’opportunità che casca a fagiuolo. I libri, chi mi conosce bene lo sa, sono sempre stata la mia passione ed hanno occupato gran parte della mia carriera professionale. L’idea poi di rimettermi un po’ in gioco non può che farmi bene, a maggior ragione se ho la possibilità di sentire un po’ meno il fiato sul collo del mio capo. Non so bene ancora quando inizierò ma l’idea mi piace.

Insomma finora tutto bene, ma teniamo le dita incrociate.

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Come andiamo?

Quante volte ci sentiamo fare questa domanda? O quante volte la facciamo noi?

Quella prima persona plurale è un tentativo di empatia, di condivisione, un modo far sentire il nostro interlocutore sulla stessa nostra barca.

Normalmente rispondo in maniera banale perché spesso è banale il tentativo di empatia.

Ma se non fosse banale la domanda e chi me la ponesse forse oggi risponderei così:

Luci e ombre. Luci che pian piano sembrano diventare un po’ alla volta più luminose e ombre che riescono a sporcare sia pure parzialmente , ma fastidiosamente, l’immagine che ho davanti.

Partiamo dalle luci.

Sylvestrino sta sempre meglio (anche se proprio in questi giorni è a casa con una brutta influenza). L’impatto con il mondo del lavoro è stato finora positivo. Si trova bene coi colleghi e svolge con entusiasmo i suoi compiti. E’ a contatto con il pubblico, ha modo di rinfrescare quotidianamente il suo inglese e lavora per un brand riconosciuto.

Tutto questo lo rende più sicuro con se stesso e con gli altri e nonostante la stanchezza per i turni di lavoro (prevalentemente nei weekend) trova il modo per uscire più spesso con gli amici.

Il tutto aiutato dal suo stato di salute e dalla notevole diminuzione del peso. (il suo endocrinologo è entusiasta del risultato della terapia che sta seguendo) Insomma la luce qui brilla davvero.

Poi ci sono io. I miei problemi di salute si sono ormai risolti. Il COVID mi ha fermato ai box per un paio di settimane e soprattutto ha rallentato la mia ripresa dallo strappo muscolare. Però nonostante questo ho ripreso a correre (moooolto lentamente), ad andare in bici (gravel addicted) e a riprendere la racchetta da padel in mano per le prime partite con gli amici. Direi quindi anche qui luci, coperte però da qualche ombra in campo professionale. Col mio capo ho avuto e sto avendo qualche problema. Stili diversi, approcci diversi, hanno portato a qualche momento di frizione. Però lui è il mio superiore e io mi devo adeguare oppure trovare il modo di cambiare aria. Che mi piacerebbe pure, ma a 56 anni diventa una strada assai complicata. Faccio un lavoro che continua a piacermi ed appassionarmi ma vado in ufficio con un po’ di inquetudine. Mi sento come un nuotatore che dopo aver spinto per tutta la gara arriva all’ultima vasca e sente mancargli le forze. Le bracciate si fanno più pesanti, il ritmo rallenta e tu non vedi l’ora di arrivare a toccare il fondo della vasca che però pare sempre così lontano.

So che messi sui due piatti della bilancia, il peso delle cose positive prevarrebbe decisamente su quelle negative. Però la notte ho ripreso a dormire male, ad avere sogni spiacevole e a risvegliarmi mal volentieri se devo poi andare in ufficio. Certo non tutti i giorni sono così. Magari sono pure io che do peso alle cose più di quel che dovrei che vedo più nero di quel che è realmente. Però rimane quel senso di inquetudine che come poche gocce di colore nero, riesce a rendere grigia tutta la vernice bianca in cui vengono versate.

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Vabbè stavolta è toccata a me

Lunedì in ufficio non mi sentivo particolarmente in forma.

Rientro a casa coi brividi e mi ritrovo con 38 e mezzo. In quanto uomo, per me è come avere già un piede nella fossa.

Rimango nell’oblio sotto le coperte e poi provo a farmi un tampone. Due lineette che sembrano fatte con la bic rossa battezzano la mia prima positività al COVID.

Dopo le prime 36 ore in cui ero veramente in coma poi sono stato meglio. Solo una fastidiosa tosse e un po’ di raffreddore, insomma un po’ di influenza.

La menata è che sono davvero in isolamento. L’unica consolazione è la spesa on-line che mi ha permesso di rifornire la dispensa ed il frigorirefero che ormai facevano l’eco.

Che due…

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Un film già visto

Avrei materiale per riempire di post questo blog per un bel po’. Dalle vacanze, ai concerti, quelli visti e quelli mancati (per la prima volta non ho visto un concerto perchè…ho perso i biglietti!), alle cure di Sylvestrino e alle mille complicazioni che ho in ufficio in questi mesi.

Però poi, in una domenica mattina di fine estate, giocando a Padel, una forte fitta al polpaccio, la sensazione già vissuta di essere stato colpito da una pallina scagliata dal campo vicino e crollo disperatamente per terra consapevole che in quel preciso istante avrei iniziato un calvario già vissuto 12 anni fa.

Piango, senza ritegno, sia per il dolore che per la disperazione. Sento mancare i sensi, qualcuno chiama il 118 e dopo lunghi e interminabili minuti una sirena in avvicinamento anticipa l’arrivo degli infermieri che mi porteranno al pronto soccorso.

Un paio di flebo di plasil calmano il dolore e il medico di turno sentenzia ciò che già ero sicuro di conoscere: Sospetta lesione al gemello mediale.

Una ecografia un paio di giorni dopo confermerà lo strappo muscolare. Rispetto alla volta scorsa però so cosa NON devo fare per evitare ulteriori complicazioni. Nessuna fasciatura rigida (solo una calza compressiva), nessun riposo assoluto. Fin dai primi momenti cerco di muovere, sia pur lentamente, la caviglia per far si che il versamento causato dello strappo (una lesione di 2cm per 1 e mezzo) si possa riassorbire nel più breve tempo possibile.

Il centro di riabilitazione che mi aveva rimesso in piedi allora diventa nuovamente la mia nuova casa.

Massaggi, laser, ultrasuoni, elettrostimolazione, ginnastica attiva. Sedute lunghissime di 2/3 ore che fanno parte di un film già visto, una specie di Matrix resurrection.

Da quella domenica sono passate “solo” poco più di due settimane, però riesco già a camminare, almeno per brevi tratti, senza stampelle (allora ci misi più di tre mesi). Ho ripreso a lavorare in ufficio (perché a casa non ho mai smesso) e non vedo l’ora di riprendere a camminare, normalmente prima e a correre poi.

In molti mi hanno fatto notare che alla mia età, gli scacchi o tutt’al più il curling sarebbero più adatti. Ma io non vedo l’ora di tornare a correre e di riprendere la racchetta in mano.

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Il primo concerto da boomer disagiato

Chi mi conosce sa della mia passione per la musica dal vivo. Adoro i concerti e tutto ciò che ci gira attorno, dalla preparazione all’ascolto, ai rituali come il panino con la birra fuori dallo stadio.

Ieri sono andato a vedere Salmo, con Sylvestrino e un paio di suoi amici. A dire il vero anche in questo caso i biglietti li acquistai ormai 3 anni orsono quando lui aveva 15 anni e il mondo girava in maniera molto diversa da oggi. Però a dire il vero ero curioso anche io. Ho avuto modo di ascoltare diverse canzoni di Salmo e a differenza di altri rapper italiani che francamente trovo inascoltabili, lui mi piace. Per lo stile e per i contenuti.

Quindi arrivati finalmente dopo due riinvii al concerto, eccoci alla serata di ieri. Già dal viaggio in metropolitana mi sono reso conto del target di spettatori che avrei trovato. Età media 20 anni se non meno. Oddio, non che mi aspettassi chissà quali altri boomer oltre a me, però devo dire che ho fatto davvero fatica a vedere miei coetanei tra il pubblico.

Però chi se ne frega, mi piace guardare anche come le nuove generazioni vivono questi eventi ed è stata una bella esperienza.

I ragazzi conoscevano tutte le canzoni, come è giusto che sia ma come non sia così scontato con testi rap. Ed era bello vederli cantare muovendo le mani proprio come i loro idoli.

Io non ero vicino a mio figlio e ai suoi amici, opportunamente, già da allora, avevo trovato un biglietto leggermente distante in modo da non rappresentare una presenza imbarazzante per loro. Però era bello vederli scatenarsi ballando e cantando.

Lo spettacolo devo dire che mi è piaciuto. Lui davvero gran animale da palcoscenico e lo spettacolo è stato sempre molto intenso, con tanti ospiti (che per lo più non conoscevo anche se dovevano essere famosi dalle grida di visibilio dei miei vicini).

Poi ovviamente il classico panino con la salamella + birra che non può mancare mai. Loro entusiasti, un po’ per il concerto, un po’ per il contesto e poi San Siro fa sempre un bell’effetto a chi lo vede per la prima volta.

Insomma un’esperienza da ripet…emh, anche no. Bello ma non lo rifarei (parafrasando i visitatori di Venezia).

PS: sabato mi sono anche sparato Cremonini a Imola. Ma di questo ne parlerò un’altra volta.

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Decluttering (cat mode)

Lo ammetto, tra i vari libri che ho ascoltato in questi mesi (ormai sono un accanito consumatore di audible), c’è stato anche “il magico potere del riordino” di Marie Kondo.

Ora, senza arrviare agli estremi che suggerisce l’autrice (mi rifiuto di ringraziare un paio di scarpe per il lavoro svolto) ci sono alcuni suggerimenti che penso siano utili.

Ecco quindi che in una serata un po’ noiosa di tarda primavera, svuoto completamente i cassetti sul letto e dopo aver fatto un po’ di ripulisti ordino magliette, mutande e calzini con buon ordine.

Leggevo, tra le altre cose, che chi ha troppi pensieri in testa, tende a rimettere in ordine la propria stanza o il proprio ufficio, credendo che quel disordine mentale sia figlio di quello fisico e sperando che mettendo a posto l’uno si sistemi anche l’altro. Chissà, magari è proprio così.

Però il mio cassetto dei calzini è davvero cambiato. Chissà se ora si liberi un po’ di spazio per i sogni? (non incubi please)

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Sulla circonvallazione col windsurf

Dopo una amatriciana questa notte ho sognato che andavo in windsurf sulla circonvallazione.

Era la prima volta che provavo a volteggiare lungo la circonvalla e un mio collega, esperto surfista, mi spiegava bene come partire. Si perchè ovviamente non c’era il mare ma la tavola era sospesa nell’aria a una decina di cm. dall’asfalto.

“Vedi tieni un piede sulla tavola e l’altro per terra. Quando viene il verde, dai due spinte per terra e salti sulla tavola prendendo il vento. Mi raccomando stai attento ai motorini…”

E niente, Fellini mi fa un baffo coi suoi sogni, così come Rovazzi coi sui trattori in tangenziale.

PS: nella foto la tavola è sulle rotelle ma nel sogno si librava nell’aria.

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Il Komandante non delude mai

Che dire, non sarà stata certo un po’ di pioggia a rovinare la giornata.

Ho camminato e ballato (più di 20.000 passi).

Ho cantato e stonato a squarciagola.

Mi sono emozionato e anche commosso (meno del previsto comunque).

Ho partecipato a quella che è a tutti gli effetti una messa laica, una liturgia liberatoria.

Il panino faceva cagare, la birra si annacquava con la pioggia.

Però quelle due ore e mezza valevano tutto.

Mi mancava assistere ad un concerto. Ho fatto molto di più, l’ho vissuto.

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