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Riflessioni di corsa

Stasera sono andato a fare i miei 11 chilometri di corsa. Un’oretta o poco più senza obiettivi di lavori particolari (ripetute, fartlek etc.) ma semplicemente corsa cuffiette e pensieri.

E sono i pensieri quelli che mi fregano.

Stamattina ho mandato a cagare una automobilista che aveva fatto una manovra azzardata. Ho avuto una reazione spropositata e questo mi ha fatto capire che il mio livello di stress si sta avvicinando ad un punto pericoloso.

Eccomi quindi la sera a correre a stemperare lo stress e pensare a quello che vorrei.

Vorrei poter sparire. Prendere uno zaino e incamminarmi senza una meta e senza pensieri. Ma non posso.

Non posso perché mio figlio ha bisogno di me e io di lui.

Allora vorrei poter essere più di aiuto. Vorrei che sparissero tutti i suoi problemi di salute e quelli psicologici che sono arrivati di conseguenza.

Vorrei che potesse vivere i suoi 18 anni come un qualsiasi diciottenne.

Vorrei che in ospedale ci entrasse solo per andare a visitare qualche conoscente che si è fatto male e non per le sue visite, esami e terapie.

Vorrei non vederlo sbuffare, stanco, ogni momento ma vorrei vederlo sorridere di più.

Vorrei vederlo anche soffrire, si soffrire, ma per le prime pene d’amore che a quell’età sembrano così dolorose ma poi quando sei grande ci sorridi su a ripensarci.

Vorrei essere come John Coffey (come la bevanda ma scritto diverso) il gigante buono che nel Miglio verde toglie il male con le sue mani e lo disperde come mosche al vento. Vorrei poter mettere la mano sulla testa di Sylvestrino e mettere le cose a posto. E se non riesco a disperdere le mosche fa niente.

Poi non vorrei altro.

PS: L’idea che avevo in mente non è andata in porto. Volevo percorrere con lui l’ultima parte del Cammino di Santiago. Troppo pesante per lui in questo momento.

Allora sto pensando ad una esperienza di volontariato insieme questa estate. Un paio di settimane a pulire spiaggie, curare le uova di tartaruga, aiutare chi ne ha bisogno o ripulire sentieri. Meglio se in un contesto internazionale con gente che arriva da tutto il mondo. Sto studiando qualche qualche ipotesi, ma se qualcuno conosce qualche realtà personalmente me lo faccia sapere.

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Crossfit o non crossfit? Questo è il dilemma…

Tra i vari tentativi di far fare attività fisica a Sylvestrino c’è stato anche il crossfit. Sapevo che era tosto, ma era vicino a casa e l’ambiente molto amichevole. Per cui sia pure con mille raccomandazioni per non esagerare avevamo comprato un pacchetto di 10 lezioni per provare.

Non le ha fatte tutte, perché sostanzialmente non gli piaceva. Allora, visto che nel pacchetto ce n’erano ancora da fare ho chiesto di poterne usufruire io per provare a mia volta.

Per ora ne ho fatto un paio. Toste, tostissime. E’ un mix di esercizi di potenziamento a corpo libero (flessioni, plank, addominali burpees e compagnia bella), altri con l’utilizzo di pesi e altri esercizi aerobici (corsa prevalentemente) fatti con piccoli circuiti da ripetere più volte in un determinato tempo.

Il tutto caratterizzato da alta intensità.

Dopo aver fatto la prima lezione ho capito perché mio figlio ha mollato. Oggettivamente non era adatto a lui, troppo duro.

La cosa interessante è che viene fatto a coppie (almeno in quel centro) e permette di creare una sorta di gioco di squadra con tanto di incitamento per raggiungere i risultati.

Il giorno dopo la prima lezione però ho sentito dolori in muscoli che non sapevo nemmeno di avere e ci ho messo tre giorni per farmeli passare.

Poi la settimana dopo (riesco ad andarci solo al sabato) ho dovuto saltare per un problema ad una caviglia che mi ha frenato un po’ nelle ultime settimane.

Sabato scorso però ci sono tornato e anche qui mi hanno sfinito. Il fatto che fossi stato accoppiato con un ragazzo di 21 anni non ha certo aiutato a trovare la giusta empatia nel famoso gioco di squadra.

Però tutto sommato è interessante. Alleno muscoli che con la corsa e la bici non riuscirei ad allenare e che comunque mi farebbero anche per correre in maniera più “composta” (i bravi runner fanno sempre delle sessioni coi pesi per allenare gli addominali importatissimi per correre).

Ora però devo decidere, se proseguire con questa disciplina o tornare full time alla mia cara corsa o al limite riprendere con la più classica palestra un po’ più da fighetti.

Proviamo a mettere nero su bianco i pro e i contro.

PRO

Alleno muscoli diversi

è un’attività più varia

è un’attività di gruppo (anche se l’età media è molto più bassa della mia)

come colonna sono ci sono quasi sempre gli AC/DC

è ad alta intensità per cui un’ora di attività è molto allenante

CONTRO

Mi sento un po’ fuori luogo (per età e attitudine)

tolgo un allenamento alla corsa (ormai non riesco a fare più di tre allenamenti la settimana)

ci impiego molto a recuperare (almeno per i primi tempi)

lavorare coi pesi non mi piace molto

Vedrò di risolvere i miei dubbi atletici/amletici nei prossimi giorni, ma se qualcuno ha esperienza in tal senso è il benvenuto.

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C’è ancora speranza

E’ finita anche questa estate e in un modo o nell’altro siamo riusciti a farci due belle settimane di vacanza nella splendida Sicilia.

In gruppo, tre famiglie e con i figlioli che, probabilmente per l’ultima volta, erano con noi. Sono convinto che se non fosse successo quello che è successo, Sylvestrino se ne sarebbe già andato per i cavoli suoi, ma in questo caso ce lo siamo goduti ancora un po’ con noi.

Non è stato sempre facile però. I suoi sbalzi di umore sono terribili, così come i suoi attacchi di panico. E poi dobbiamo sempre fare i conti con la sua stanchezza fisica che non lo molla mai e l’attenzione per l’alimentazione.

In tutto questo abbiamo però vissuto anche uno psicodramma che però è sfociato fortunatamente in una storia bella a lieto fine.

Tra i tanti farmaci che lui prende, ce n’è uno che è più importante degli altri ed è il cortisone. E’ a tutti gli effetti benzina per il suo corpo. Se non prende le sue due pastiglie e mezzo al giorno si spegne come il motore di un’auto senza carburante. E’ un vero e proprio salvavita.

Ecco, incredibilmente siamo riusciti a dimenticarci la dose di scorta per la sua seconda settimana. Non so come possa essere successo perché credetemi abbiamo fatto e rifatto il check di TUTTO quello che serviva dal punto di vista medico. Eravamo una farmacia ambulante.

Però quella cazzo di scatoletta è rimasta a casa. Probabilmente l’abbiamo confusa con un altro farmaco che ha la confezione molto simile.

Siamo partiti di venerdì, ce ne siamo accorti di lunedì e avevamo autonomia fino al giovedì.

Inutile dire quanto ci siamo tormentati per questo imperdonabile errore.

Se fosse stato un farmaco normale non ci sarebbero stati problemi. Ma questo tipo di cortisone non è in vendita sul territorio italiano ed è distribuito solo dalle farmacie degli ospedali.

E’ iniziata la caccia al farmaco, telefonando a tutti gli ospedali (dove però in pieno agosto è quasi impossibile parlare con qualcuno), alla casa farmaceutica e al medico che lo aveva in cura (ovviamente in ferie).

Reperire una scatoletta di quel dannato farmaco in così poco tempo sembrava impossibile, tanto più che avevo ormai acquistato un biglietto per un volo di andata e ritorno da fare in giornata per andare direttamente a prenderlo da casa.

Parallelamente però avevo provato a fare un appello in un gruppo di Facebook dedicato a chi soffre di queste patologie, per vedere se qualcuno ne aveva una scatola da prestarci.

Mi ha risposto un signore di Palermo. Mi ha mandato la foto che confermava che era proprio quello che stavo cercando e che ne aveva una scatola in più (lui ne prende solo al bisogno).

Ci siamo fiondati nel capolouogo e lui, davvero una persona squisita, si è presentato con la scatoletta magica.

Abbiamo chiacchierato per una mezz’oretta, condividendo reciprocamente i problemi con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente. Nonostante fosse disoccupato e in una situazione economica, oltre che di salute, davvero difficile, non ha voluto assolutamente nulla in cambio.

“So cosa vuol dire soffrire di questa malattia ed è per me un piacere potere aiutare qualcuno come me”.

Ecco a me questa generosità mi ha commosso.

Mi ha fatto avere ancora fiducia nella umanità delle persone, che di questi tempi pare impresa davvero ardua.

La vita è un soffio di gioia e di dolore, un insieme di attimi...

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Ci vorrebbe la bacchetta magica

Ma per il momento non l’abbiamo ancora trovata.

Ci aggrappiamo con le nostre speranze alla medicina, alla scienza.

Settimana scorsa abbiamo chiesto un secondo consulto ad una dottoressa di Milano specializzata in questo genere di tumori e ai problemi ad esso correlati. Se non altro ci ha confermato che la terapia che sta seguendo è quella che farebbe fare anche lei. Il percorso è quello giusto quindi. Però il problema rimane.

Mi ha messo in contatto con uno specialista sulla piazza di Bologna, primario di endocrinologia con un curriculum chilometrico. L’altro ieri ci ho parlato. Mi ha detto che si sarebbe messo in contatto con il medico che lo sta seguendo in questo momento per trovare una collaborazione. Me lo auguro immensamente. Vorrebbe dire poter provare delle terapie sperimentali. Per noi sarebbe la famosa bacchetta dai magici poteri, pur sapendo dei rischi che tutto ciò che è sperimentale può comportare. Ma quando stai camminando sul bordo di un baratro, ti aggrappi alla speranza come se fosse una cima che ti gettano mentre stai affogando.

Però mi ha anche detto che comunque il suo metabolismo basale non funziona e non funzionerà più.

Ognuno di noi consuma calorie anche mentre dorme. Lui no. Quindi per poter tentare di mantere un peso “normale”, oltre a seguire costantemente una dieta equilibrata e a basso contenuto calorico, dovrà svolgere un’intensa attività fisica. Solo che lui non è come me. Io ho fatto dell’attività sportiva, della resistenza, una passione, una valvola di sfogo.

Ma lui non è come me.

Inoltre anche se riuscirà a capire che per lui sarà “vitale” fare almeno un’ora di attività sportiva ogni giorno, non so come la sua dieta potrà dargli le energie necessarie. Senza contare che il suo fisico non lo aiuterà e in questo stato di affaticamento dovrà probabilmente aumentare la sua dose di cortisone con tutto ciò che ne consegue.

Cazzo una maledetta equazione che non si riesce a risolvere.

Ci vorrebbe una bacchetta magica.

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Che cazzo di natale

Non va bene. I medici non riescono a trovare una soluzione che possa migliore la situazione. La dieta che segue è sempre più stretta. Da inizio dicembre ha iniziato quella chetogenica (assenza quasi totale di carboidrati) ma ciò nonostante continua inesorabilmente ad ingrassare. Non lo riconosco più e non si riconosce più nemmeno lui. Io che seguo la sua dieta per solidarietà, sgarrando non appena lui non c’è, ho già perso 11 chili. Lui invece continua a metterli su. Pagherei col mio sangue perché avvenisse il contrario.

E’ sempre più demoralizzato. E non posso non comprenderlo.

Lui non si merita tutto questo. E non c’è giorno, ora, minuto in cui non mi chieda perchè. Perché lui.

Viene voglia di sbattere la testa contro il muro.

Anche cercando tra gli articoli medici leggo che “L’obesità ipotalamica presente frequentemente nei pazienti soprattutto giovani che hanno subito danni da tumori o terapie chiurgiche all’encefalo…non ha trovato ad oggi un trattamento realmente efficace”. E quindi? Come faccio a spiegare a mio figlio che i medici non sanno che pesci pigliare. Come faccio a spiegargli che dopo aver gioito per aver avuto salva la vita dopo quel delicatissimo intervento, ora rischia di essere condannato a vivere una vita di merda.

Quest’anno niente auguri. Non c’è proprio nulla di cui festeggiare.

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Il guerriero di cristallo

Luci e ombre. Poche le prime e tante le seconde.

Partiamo dal controllo dei tre mesi. Del tumore grosso come una pallina da ping pong ne è rimasto solo una piccola ombra aggrappata al nervo ottico. Finchè rimane piccola non desta preoccupazioni. Sarà la nostra spada di Damocle.

Il resto però ci preoccupa di più.

Il responso dell’endocrinologo non è buono. L’ipofisi è definitivamente compromessa e non può più generare gli ormoni di cui lui avrebbe bisogno. Sarà necessario intervenire con una cura ad hoc. Però anche qui il quadro è un po’ sfocato:

la crescita sembra abbia ancora qualche margine di miglioramento. Lui è oggettivamente bassino (159cm.) e se potesse guadagnare qualche centimetro male non gli farebbe. Ma allo stesso tempo anche lo sviluppo è stato interrotto a metà. Ciò vuol dire che anche in questo caso bisogna intervenire artificialmente per farlo uscire dalla pubertà. Però gli ormoni della crescita inibiscono quelli dello sviluppo e viceversa, per cui i medici dovranno capire bene come e quando intervenire.

Inoltre tutto questo non consente al suo metabolismo di lavorare correttamente, per cui si ritrova, nonostante la sua dieta ferrea, a non perdere peso.

Nel frattempo lui è sempre più fragile. Il mio guerriero di cristallo.

Basta un minimo contrattempo per farlo andare in ansia, sfociando in crisi vere e proprie. Un’interrogazione, il controllo del peso, un piccolo disappunto. Il problema però è che non ha solo una crisi, con pianti isterici e difficoltà respiratorie, ma arriva ad avere fenomeni di autolesionismo. Si gratta compulsivamente le braccia fino a farle sanguinare, si strappa i capelli (addirittura una volta in cui noi non eravamo con lui se li è rasati a zero).

La sua ex fidanzatina (sono rimasti però amici) ci ha chiamato preoccupata per i discorsi che gli ha sentito fare.

Abbiamo paura a lasciarlo da solo e ci siamo organizzati per stare sempre con lui a casa, soprattutto quando ha scuola e interrogazioni on line.

Inoltre gli abbiamo creato intorno a lui una sorta di team cuscinetto per aiutarlo ad uscire da questo suo momento così complicato: Un paio di ragazzi che gli fanno da tutor per lo studio; un nutrizionista per l’alimentazione; un personal trainer per la sua ripresa fisica; lo psicologo; il coinvolgimento degli insegnanti e un piano didattico mirato per le sue possibilità. Una squadra vera e propria (oltre a noi genitori ovviamente) che lavora per lui.

Oltre a questo stiamo cercando di metterlo in contatto con persone che hanno passato quello che ha passato lui e che a distanza di tempo ne sono usciti con successo. Così che possa avere anche dei modelli di riferimento per vedere il futuro ancora positivamente.

Lui deve ancora metabolizzare ciò che gli è accaduto. Forse dobbiamo farlo anche noi.

Penso che il tempo sarà la più efficace delle medicine.

Questa è una maratona. Ne usciremo solo con la giusta dose di resilienza (parola che odio).

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Step by step

Bisogna solo aver pazienza, ma la strada sembra quella giusta.

E’ uno spettacolo vederlo mangiare, pensando a come non mangiasse nulla fino a qualche settimana fa.

E’ presente anche se non sempre così lucido. In fin dei conti coi problemi di memoria che ha molte cose per lui sono nuove. E’ come rinascere a 16 anni e mezzo.

E’ diventato goloso (gelati soprattutto), adora l’anguria (prima mai presa in considerazione). Apprezza anche il mio frappuccino, uno dei tanti modi che ho trovato per fargli assumere liquidi. Infatti ha compromesso la parte del cervello che regola la sete e la pipì. Dovrà prendere vita natural durante una pastiglia per governare questo bilanciamento e non finire disidratato. La senzazione di sete non ce l’ha o per lo meno molto meno di quel che dovrebbe. Ecco perchè stiamo molto attenti a questo aspetto.

Comincia anche ad uscire con gli amici. Piccole uscite che però fanno parte di una normalità che pian piano sta ritrovando.

Sorride ma non ride. E’ come se avesse sempre un leggero velo di malinconia negli occhi. Il giorno che lo vedrò fare una grassa risata me lo segnerò sul calendario.

Ora dobbiamo affrontare il capitolo scuola. E’ l’ultima delle priorità e se anche dovesse perdere l’anno non me ne può fregar di meno. Però deve cominciare ad affrontare un libro, a vedere se si ricorda ciò che legge, se capisce i concetti con facilità o meno.

Nel frattempo sta imparando anche lui ad usare il calendario. Visto che la memoria breve ha ancora tante falle, l’unico modo per sopperire è quello che si segni tutto ciò che gli passa per la testa in modo da non dimenticarsene. Ha usato il suo profilo instagram come una sorta di diario che pian piano gli sta raccontando chi era e cosa facesse.

A volte poi ti spiazza per la sua ingenuità. Tu ti ricordi di come era prima ma ora è un ragazzo diverso, rinato. L’esperienza fa tanto, anche a 16 anni, e trovarsela azzerata o quasi non è facile.

Però c’è. E questo per me è tutto.

Insiste ovviamente sul tatuaggio. Gli ho detto di aspettare questo autunno. Un po’ perchè non vorrei mai che mentre stra prendendo ancora tutte queste medicine (è una farmacia ambulante) ci possa essere qualche sorta di shock con l’inchiostro e gli aghi del tatuatore. Inoltre ha ancora le braccia piene di lividi per le mille iniezioni che gli hanno fatto. E un po’ perchè vorrei fosse più consapevole di ciò che vorrà tatuarsi evitando di ritrovarsi fra qualche mese con qualcosa che non gli piace. Anche se ha in mente l’albero della vita e come soggetto piace anche a me.

alberodellavita925 on Twitter: "L'Albero della Vita è un simbolo ...

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Un piccolo aggiornamento

L’intervento è andato bene. Il 28 luglio 2020 lo ricorderò come il giorno più angosciante e allo stesso tempo felice della mia vita.

Un intervento di quasi 6 ore, a cui si aggiungono i tempi di preparazione. In pratica ho visto mio figlio entrare in sala operatoria alle 8,30 e ho visto il professore che lo ha operato entrare nella nostra stanza quasi 8 ore dopo, dicendoci che l’intervento era andato bene. Il tumore è stato completamente asportato e non sembrano essere lese parti del cervello.

Quando è uscito dalla camera mi sono sciolto in un pianto liberatorio di felicità, identico a quello che avevo avuto il giorno di 16 anni fa in cui un’ostretica mi diede per la prima volta mio figlio in braccio.

Oramai è passata più di una settimana ed è stato un seguirsi di piccoli passi, segnali di una ripresa che sarà ancora lunga. L’uscita dalla terapia intensiva, i primi pasti, le flebo che diminuiscono, i cateteri che spariscono, i primi passi.

Ci vorranno diversi mesi per la conferma della completa ripresa, il medico dice addirittura che ci potrebbe volere un anno per capire se è tutto a posto.

Per il momento le sue difficoltà più grosse sono il raggiungimento di un equilibrio elettrolitico corretto (acqua e sali che ingerisce versus pipì che espelle), la memoria a breve non ancora ripristinata (continua a chiedere ripetutamente le stesse cose a distanza di pochi minuti, sembra un 16 colpito da ahzeimer precoce), la vista ancora molto sfocata ed un tono muscolare ovviamente insufficente.

Però i medici ci dicono che fa parte del normale decorso post-operatorio.

Lui dopo i primi giorni in cui non sembrava rendersi conto di cosa gli era capitato, ora comincia a capire e a reagire, a volte con rabbia, a questo ciclone che ha stravolto la sua vita.

Noi siamo fiduciosi e non vediamo che l’ora che torni a casa.

Lui vuole andare a Riccione (prima che l’estate finisca) e ci ha pure strappato il permesso per un tatuaggio quando tutto sarà finito. Ci sta.

Saremo la luce in fondo al tunnel... - Pianeta Verticale Alba ...

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24/7 – Non so nemmeno perché lo scrivo qui

Sylvestrino è ricoverato da 5 giorni. Ormai non ce la faceva più a camminare senza stancarsi, dormiva sempre…speravamo che l’aria di Riccione potesse dargli stimoli positivi ma invece niente.

Abbiamo chiesto al neurologo che l’ha visitato se non fosse il caso di ricoverarlo per fare più velocemente gli esami che doveva fare e così è stato.

L’hanno rivoltato come un calzino, esami su esami fino all’ultimo, la risonanza magnetica.

Poco dopo averla finita i medici ci hanno convocato. Non un buon segno.

Nello studio dove ci hanno accolto erano in 6 e anche questo non era un buon segno.

Dentro di me avevo una grande paura che non avevo mai confessato a nessuno, proprio per esorcizzarla, ma così non è stato e la diagnosi è una mazzata sui denti.

Tumore al cervello.

5 centimetri per 4. Ci hanno ftto vedere le immagini ed è impressionante, è come se avesse una pallina da ping pong ficcata in mezzo al cranio.

E’, almeno quello, operabile. Ci hanno trasferito in un ospedale specializzato in questo tipo di interventi. Sarà un’operazione lunga, con tante incognite (riusciranno a togliere tutto? Riusciranno a non ledere parti del cervello?) e con un decorso lungo. Lunedì o martedì sarà il giorno della verità.

Lui è tosto, ha voluto sapere tutto anche se a volte sembra non abbia capito bene che cosa gli sia capitato.

16 anni (ormai lui dice che va per i 17).

Ho paura e ne ha anche mia moglie anche se ovviamente a lui non lo diamo a vedere. Cerco di essere sempre ironico, sorridente, di sfotterlo come sempre.

“Chissà se una volta operato non torni ad avere gusti musicali più decenti” gli ho detto quando mi ha chiesto di sentire questa canzone. Oggi è il 24/7.

“Seguo soltanto il mio cuore (cuore)
Anche se porta a un errore”

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Non dormo più

Non riesco più a dormire serenamente. Sono preoccupato per Sylvestrino.

I problemi che aveva riscontrato con la scuola prima del lock-down si sono amplificati. Nonostante il cambiamento (anche se nella nuova scuola non ha fatto nemmeno un giorno perchè avvenuto proprio in quel periodo), ha iniziato a mangiare sempre meno e a manifestare problemi di comportamento.

Abbiamo provato a giustificare la cosa con la situazione, ma più passava il tempo e peggio andava. Ormai ad Aprile parlavamo chiaramente di anoressia e ci siamo rivolti quindi ad uno psicologo specializzato negli adolescenti.

Dopo due mesi però non abbiamo alcun miglioramento, anzi. Lui ormai è debolissimo, mangiando davvero poco, inoltre ha avuto una sorta di regressione. Si comporta come un bambino di 8 anni, esce poco con gli amici, ci chiede le coccole (mai successo), ha paura ad uscire da solo.

Abbiamo provato a vedere se dal punto di vista fisico ci fossero problemi. Ma due serie di analisi del sangue non hanno evidenziato problemi particolari. Su suggerimento del medico l’abbiamo portato dal gastroenterologo e dal cardiologo, ma anche qui nulla di anomalo.

Ora proviamo dal neurologo, ma la paura è tanta.

Non lo riconosciamo più. Ogni tanto ha dei momenti di smarrimento, come se perdesse il contatto con la realtà. Ovviamente a scuola è andato male. Non è stato bocciato solo perchè l’anno è andato come è andato, ma non riesce a concentrarsi, sembra perso, non capisce concetti elementari. Inizialmente ci litigavo perchè pensavo fosse solo svogliato, ora cerco di capirlo e di aiutarlo.

Lunedì ne abbiamo parlato con lo psicologo e nel descrivere il suo comportamento ho detto “si sta spegnendo”.

Purtroppo è così, ma la cosa terribile è che l’ultima volta che ho usato questa espressione è stata per la malattia di mia mamma. Mi sono venuti i brividi al solo pensiero.

Io, dopo un periodo di calma apparente nella mia vita ero pronto ad affrontare nuovamente mari in tempesta. Dentro di me sentivo che prima o poi avrei dovuto affrontare prove difficili. Ero anche pronto ad affrontare una malattia. Ma non per mio figlio.

HA 16 ANNI CAZZO!

Dovrebbe avere energia da vendere. Dovrei litigare con lui per farlo tornare a casa in un orario decente dicendo frasi del tipo “questa casa non è un albergo”.

Invece mi trovo a sperare quando mi dice di uscire, salvo poi risprofondare quando mi chiede, poco dopo, di andarlo a prendere perchè non ce la fa.

Se cammina per 50 metri deve sedersi a riposare. Dorme 12 ore al giorno se non di più. Ha gli occhi spenti. Tra i vari esami che gli abbiamo fatto fare abbiamo inserito anche quelli tossicologici, sai mai…ma anche in quel caso tutto negativo.

Non mi lascio andare perchè cerco di mantenere la mente lucida e razionale. Cerco sempre di essere ironico con lui che quando è lucido reagisce bene. Ma quando poi mi dice “papà non ce la faccio” mi si attorcigliano le budella.

HA 16 ANNI CAZZO!

Insonnia: cause dell'insonnia e cura dell'insonnia

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