deja vu

Stasera sono andato alla presentazione di una scuola. E’ una scuola tecnica che lavora nel campo grafico.

La particolarità è che è la stessa scuola che ho frequentato io nel jurassico.

Certo allora era un prestigioso istituto tecnico, ora è una scuola professionale.

Però mi ha fatto comunque un certo effetto vedere come la formazione, anche in un settore molto particolare come quello in cui lavoro, ha fatto passi da gigante. Io usavo ancora i caratteri in piombo a mano per comporre le pagine (una volta presi un 2+) come nei film di Totò…oggi invece mac di ultima generazione…ai miei tempi c’erano 3 ragazze su 30 nella mia classe, oggi fortunatamente mi sembrano equamente rappresentati i 2 sessi. Ai miei tempi ci si alzava in piedi quando entrava il professore mentre oggi ho visto molta confidenza tra insegnanti e ragazzi. Ai miei tempi facevo 40 ore la settimana e quando andavo a casa dovevo pure studiare e fare i compiti. Oggi l’impegno mi sembra più “umano”. Ai miei tempi c’era la lavagna di ardesia e si giocava a tirarci il cancellino addosso. Oggi hanno pareti scrivibili e lavabili con superfici sterminate per poter liberare la creatività, oltre a videoproiettori in grado di connettersi in internet e col mondo.

Forse in queste mie riflessioni sono stato influenzato dallo slogan della scuola che mi è sembrato molto centrato: Senza passato non c’è futuro.

Ho avuto anche modo di fare 4 chiacchiere con qualcuno di questi ragazzi e fortunatamente ho visto nei loro occhi l’entusiasmo per una professione che, a distanza di tanti anni, continuo ad amare.

E’ il segno dei tempi che cambiano e io mi sono sentito un po’ più vecchietto. Ma ne ho sorriso 🙂

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Usa e getta

Da qualche tempo, ho visite frequenti e abituali che provengono dagli Stati Uniti.

Però non so se siano della stessa persona o di più utenti. Magari è solo un caso… magari no.

Ecco…se tu mi stai leggendo…chi sei?  😉

Since a while, I have frequent and usual visits coming from the United States.

I don’t know if they come from the same person or different ones. Maybe it’s just a case …  maybe not.

Anyway… if you are reading me … who are you? 😉

 

il gatto curioso

Curios cat

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Apatico

La parola del giorno è Apatia.

Mi sono infatti svegliato così stamattina. Il dizionario recita “Incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo”.

Ecco oggi allora sono proprio apatico…che poi fa rima con antipatico. Coincidenze? Non penso proprio.

Sarà la stagione, sarà uno stato fisico non particolarmente brillante, un po’ di mal di schiena e un po’ di emicrania, ma non mi viene proprio voglia ne di far nulla (anche se il mio in ufficio lo sto facendo) ne di relazionarmi col mondo esterno.

Fortunatamente so che poi passa. Stasera vado anche a giocare, non che ne abbia voglia, per i motivi di cui sopra, ma tengo fede agli impegni presi….e magari mi farà anche bene.

Tra l’altro oggi mi sono scaricato pure una tabella per allenarmi in vista della mezza maratona di milano a fine novembre. Non che ne avessi realmente bisogno, anche perchè non ho grandi obiettivi, ma mi conosco e so che rendo di più se lavoro per “progetti”. Anche questo è un modo per combattere l’apatia.

Certo che se ci penso è proprio curiosa la mente umana, anche quando si tratta di una scatolina vuota come la mia (vabbè un po’ di autocommiserazione visto lo stato d’animo me lo perdonerete).

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Elogio ai ditalini

La premessa è che oggi ero in versione imbruttito da influenza. Poi vabbè…non era proprio influenza, ma solo un brutto raffreddore, però ero abbastanza conciato tanto da preferire rimanere a letto piuttosto che avventurarmi come uno zombi in ufficio…“tanto la giornata dovrebbe essere tranquilla”…pensavo, che illuso.

Pur rimanendo a casa infatti, la giornata è stata tutt’altro che semplice….telefonate, mail, whatsup….insomma ho sperimentato che il telelavoro è una realtà possibile…con tanto di abituale incazzatura col mio capo.

Ma non è di questo che vi volevo annoiare.

Volevo invece raccontare di come il mio pensiero sia andato, durante la mia succulenta pausa pranzo, ai geni del marketing della Barilla.

Avevo infatti deciso di prepararmi una fantastica minestrina coi ditalini….e mentre maneggiavo la scatola fra le mani pensavo….“ma solo a me vengono in mente pensieri pruriginosi pensando ai ditalini?”

No perchè è come se facessero dei biscotti tipo…“i segaioli del mulino bianco”.

Mi immagino le riunioni di marketing alla Barilla….il business plan sui ditalini, coi commenti del direttore marketing…“coi ditalini abbiamo riempito un buco nei prodotti da brodo”…per non parlare di chi lavora sulla linea di produzione…“ma di cosa ti occupi tu? Ditalini…mi occupo della qualità, devo essere sicuro che vengano bene”

Vabbè…lo ammetto….questo post-minkia è stato fatto solo per aumentare il traffico sul mio blog, vai col tag! 😉

 

 

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sul punto di morte

per ora è solo un raffreddore….ma sento che potrebbe essere fatale

il nuovo blog del gatto sylvestro

Oltre ad essere gatto faccio parte dell’universo maschile e in quanto tale, se colpito da un’influenza, sento che potrei non arrivare a domani.

C’ero cascato già durante le vacanze natalizie e ora, dopo un paio di settimane, ci sono ancora dentro.

L’uomo, pardon, il gatto, quando è ammalato si imbruttisce. Per prima cosa non si fa la barba. Poi il pigiama o la tuta vengono indossati fino a che sono in grado di camminare da soli.

I pasti si riducono a tristi minestrine in brodo o altrettanto tristi paste in bianco.

La tachipirina diventa il tuo miglior alleato e il termometro colui (il mio termometro ha personalità) che dice quando è il caso di prenderne. Tanta febbre 1.000, poca febbre 500, pochissima febbre, aspetta finche non diventa almeno poca.

Il letto pare una cuccia per cani. Ormai c’è l’impronta del mio didietro. Il cuscino una massa informe che staziona stancamente…

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La pazienza è la virtù dei forti

Non penso di potermi definire forte, ma ciò nonostante ritengo di possedere, in buona quantità, questa virtù.

L’attesa ha sempre fatto parte delle mie scelte, spesso anche in maniera eccessiva, abusandone. Anzi a dire la verità forse non è nemmeno una virtù, e comunque non penso sia dei forti.

Ma non è di definizioni che voglio parlare, ma di quel messaggio che mi è arrivato qualche minuto fa.

Era del cacciatore di teste in merito ad una mia richiesta sul fatto se ci fossero novità in merito alla mia candidatura.

“Con buone probabilità c’è la volontà del cliente di giungere ad una chiusura con la sua candidatura. Quello che ci chiedono però è di poter pazientare indicativamente non più tardi di fine ottobre.”

Se fosse stato in confidenza mi avrebbe detto “ho una notizia buona e una cattiva, quale vuole prima?”.

Comunque è una vita che aspetto e non saranno altri 50 giorni a rovinarmi.

Certo è che più passa il tempo e più la divisa (metaforica) che indosso la trovo stretta, scomoda.

Cercherò di non pensarci, di far conto che tutto vada come prima e di far buon viso a cattivo gioco.

Continuerò a fare il mio lavoro in maniera professionale, come se non ci fosse alcuna soluzione di continuità…mentre aspetto.

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PS: il torneo di beach tennis di sabato è stato annullato

PS2: la mezza di domenica l’ho corsa abbastanza bene sia pur sotto un diluvio…ma io adoro correre sotto l’acqua, per cui…

 

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Fritto misto

Del lavoro lo sapete. In ufficio sono sempre in rapporti un po’ conflittuali col mio capo e per il resto sto aspettando news per la nuova offerta, ma per il momento tutto tace.

Ieri ho fatto la mia consueta asta del fantacalcio…squadra appena appena discreta, però come sempre, mi sono divertito un sacco. Attempati manager che si azzuffano per accaparrarsi bomber mediocri a suon di finti milioni…degli eterni Peter Pan.

Il weekend invece sarà sportivamente impegnativo. Sabato torneo di beach tennis con mio figlio e domenica la mezza di bologna. Di solito prima di una gara di 21 km è buona cosa stare a riposo. Ma se tuo figlio ti chiede di giocare come si fa a dire di no? Tanto con la corsa sono fuori forma, per cui non avevo ambizioni di nessun tipo se non di finirla senza essere stremato…poi è previsto anche il diluvio domenica per cui ho un alibi in più.

La parte migliore, come sempre, sarà mettere le gambe sotto il tavolo senza complessi di colpa.   😉

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Chi ha un capo coglione alzi la mano!

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A luglio mi ha chiesto di organizzare una prova per un nuovo prodotto. Da buon soldatino ho approntato il tutto (materie prime, fornitore, squadra) per essere pronto nel momento in cui “il diretur” sarebbe stato pronto coi contenuti per il nuovo prodotto.

Peccato che, nonostante i miei ripetuti solleciti fatti al rientro, oggi pomeriggio, lui si sia venduto col “diretur” la possibilità di fare la prova per un prodotto diverso da quello concordato. Questo ovviamente perchè lui non conosce il processo e si guarda bene dal portarsi chi lo conosce ai suoi prestigiosi incontri col direttur.

Inutile fargli capire che cambiando il prodotto nelle sue caratteristiche bisogna riorganizzare almeno le materie prime. Queste arrivano dall’estero, ho bisogno di qualche giorno per farle approvigionare.

“trova il modo” è la sua risposta semplicistica da cazzone.

E il bello è che il modo l’avrei anche trovato, con una piccola differenza rispetto a quello che ha chiesto lui. Non entro nei particolari tecnici perchè parlerei in ostrogoto per chi non fa il mio mestiere, ma quel che è certo è che la differenza rispetto a quanto richiesto sarebbe davvero minima, tanto da non essere percepita da nessuno se non un tecnico.

Lui non contento, ha passato un quarto d’ora del suo (e del mio) tempo, tentando di insegnarMi quello che non conosce minimamente, visto che io sono un tecnico (e ritengo anche bravo) mentre lui non lo è.

Alla fine, dopo aver ribattuto gentilmente ma fermamente a tutti i suoi “ma se facciamo così oppure cosà” ho sbottato io con un “senti, o ti fidi di quel che ti dico o pensaci tu”. A quel punto si è zittito.

Si ma che due palle !!!

 

Ps scusate lo sfogo.

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Conflittualità

Sylvestrino ormai è nella piena età adolescenziale e come da manuale, emergono sempre di più conflitti generazionali, mi verrebbe da dire anche ribelli.

Ecco che emerge il problema della giusta misura. No lasciate perdere il righello, perchè qui si tratta di capire qual è la giusta misura. Fino a che punto bisogna imporsi? Oppure fino a che punto bisogna soprassedere?

Venerdì ho scoperto che per tutta la settimana ci aveva raccontato delle gran balle. In questo caso era sui compiti, che diceva di aver fatto, mentre invece manco si ricordava dove era finito il libro.

Da li in poi un’escalation comportamentale e conflittuale.

Ovvio che è scattata la punizione. Doverosa, visto che in questa età è difficile trovare altri sistemi di correzione che non prevedano rinunce forzate a qualcosa. Via il telefonino…niente libera uscita…cose così insomma. Certo, venerdì era venuta a trovarlo la sua fidanzatina da milano e capisco che impedirgli di uscire l’abbia mortificato ancor di più, ma non potevo tentennare e cedere, avrei dato il messaggio sbagliato.

La cosa poi per me sarebbe finita abbastanza in fretta. Una volta che hai pagato pegno, chiusa li. Io sono per azione e reazione. Ma ovviamente c’è anche sua madre e con lei i rapporti, in queste situazioni, tendono a degenerare ulteriormente e ovviamente a prolungarsi.

Ecco quindi che puntualmente mi ritrovo a fare il mediatore di pace, con risultati devo dire, poco convincenti.

Ed è in queste situazioni che emerge anche la mia impotenza a vivere il rapporto familiare come dovrei e come sarebbe naturale. Soprattutto con mio figlio, dove mi sento perennemente in colpa per la mia assenza durante la settimana e, conseguentemente, cerco di recuperare come posso, a volte cercando di essere permissivo più del dovuto, nei suoi confronti.

Ma forse il mio problema è più a monte. Il mio problema è la conflittualità in genere. Faccio fatica a gestirla, la soffro, la temo e spesso, sbagliando, la evito a mio discapito.

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PS: ok lo ammetto, questo post è da seduta di psicanalisi

 

 

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L’alba di un nuovo giorno

Durante le mie vacanze abbiamo provato l’ebrezza della barca.

In compagnia di amici abbiamo preso contatto tramite un sito con il proprietario di una barca a vela, un 47 piedi…che pensando ai miei penso sia una bella lunghezza.

Gli accordi erano per una minicrociera di 24 ore. Certo l’adriatico, soprattutto quello alto, non è che offra scorci indimenticabili, ma l’obiettivo era “provare” la vita da barca, soprattutto passandoci una notte.

Siamo stati fortunati perchè lo skipper era un simpatico signore, molto tranquillo ma che sapeva coinvolgere un po’ tutti, dandoci qualche rudimento sull’esperienza nautica.

Il mare e il tempo fortunatamente erano dalla nostra parte, anche se fin da subito si è visto chi teneva botta al mal di mare e chi invece no. Io modestamente potrei tener botta in mezzo al pacifico con l’onda lunga mangiando una parmigiana di melanzane…ma non è del mio stomaco che volevo parlarvi.

Volevo invece raccontarvi di come riescono ad essere speciali due momenti della giornata quando sei in barca. Il tramonto e l’alba.

Nel primo caso ce la siamo gustati appena saliti, visto che siamo partiti verso sera, forse un po’ troppo frettolosamente e non ancora a nostro agio nel nuovo ambiente, ma nel secondo….

Dopo una serata passata a chiacchierare, sono andato a dormire in cabina…o almeno a tentare, visto che il cigolio del legname della barca era particolarmente fastidioso, almeno nel silenzio della notte. A un certo punto mi sono alzato (faceva anche caldo) e affacciandomi sul pozzetto (ho scoperto che si chiama così la “zona giorno” ) ho scoperto che eravamo al largo, vicino alle piattaforme petrolifere. Devo dire che nella loro bruttezza erano anche affascinanti…cattedrali nel deserto, luci di riferimento per navigazioni notturne. Immagino che vita deve fare chi ci lavora sopra…

Però nel buio della notte (saranno state le 4) già si cominciava a intravedere un leggero bagliore a levante e a quel punto non si poteva non rimanere affascinati dallo spettacolo della natura.

Il rumore dello scafo che infrangeva le onde, il cigolio delle assi, l’umidità notturna e il rumore delle corde che si tendevano, il tutto con questo chiarore che passava dalle sfumature più scure a quelle più chiare, fino a far emergere questo disco arancione che lentamente si apprestava a prendere il suo posto nel firmamento.

Beh….ne valeva la pena.

 

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