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Piccoli segnali positivi

In un momento in cui essere positivi ha una valenza negativa, cerco di godermi quei piccoli segnali che rappresentano giorni di sole dopo una lunghi temporali.

Le vacanze hanno fatto bene a Sylvestrino. Ora è più rilassato e affronta le sue giornate più serenamente o comunque con meno ansia rispetto a qualche settimana fa.

Da una parte la pausa scolastica non può che avergli fatto bene. Dall’altra anche la sua trimestrale iniezione di testosterone non può che aver contribuito alla sua stabilità psicologica.

Insomma i problemi ci sono, ma se non altro il clima in casa è un po’ più tranquillo.

Aiuta il fatto che esca un po’ di più con gli amici.

Aiuta anche che l’altro giorno per la prima volta abbia riscontrato un miglioramento sensibile sulla bilancia.

Anche il gatto che gira per casa aiuta moltissimo.

Ho la consapevolezza che il momento delle acque agitate tornerà ben presto, ma per il momento mi godo questo momento di calma.

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Riflessioni di corsa

Stasera sono andato a correre. Senza obiettivi se non quello di correre senza forzare per una decina di chilometri.

Sylvestrino in questi giorni è a Riccione col nonno. Finora tutto andava bene e lui era abbastanza tranquillo.

Stasera lui e il nonno erano invitati a casa di amici.

Insomma tutto sembrava ok.

Invece mentre ero a metà percorso mi chiama, disperato. In piena crisi di panico. Mi fermo e cerco di calmarlo per capire cosa sia successo. Non riesce nemmeno a parlare da quanto è agitato. Urla, piange, temo sia successo qualcosa di grave.

Dopo qualche minuto capisco il motivo della disperazione. Si era addormentato ed era in ritardo per la cena. Il nonno non rispondeva al telefonino (e quando mai…) e lui si è fatto prendere dall’ansia per il ritardo, la figura da maleducato.

In realtà la sua disperazione era legata alla perenne inadeguatezza che evidentemente continua a sentire nei confronti degli altri. Per il suo aspetto, per ciò che (non) riesce a fare, per la sua stanchezza, la sua goffaggine. Ecco quindi che basta una banalissimo contrattempo per mandarlo in panico.

Ho passato un quarto d’ora abbondante per riportarlo alla calma. Per fargli capire che è in vacanza e che non c’è motivo per andare in panico per un po’ di ritardo. Basta chiamare e avvertirli del contrattempo.

Gli parlo con calma usando un tono di voce che sia il più tranquillo possibile. Alcuni passanti che mi vedono osservano un po’ straniti questo runner sudato che sembra parli da solo (avevo le cuffiette senza filo).

“Respira con me, respiri profondi, inspira….espira. Va tutto bene, non è successo nulla.”

Alla fine sono riuscito a calmarlo

Poi ho ripreso la corsa senza altro obiettivo che non quello di tornare quanto prima a casa, nel caso avesse ancora bisogno.

Mi sale un magone quando lo sento così fragile. Il mio gigante di argilla che mai meriterebbe una croce così da portare addosso.

Tanti passi sono ancora da percorrere.

Resilienza la parola d’ordine.

La mia playlist mi ha proposto questa canzone durante il mio ritorno a casa. Sembra perfetta.

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Un piccolo aggiornamento

L’intervento è andato bene. Il 28 luglio 2020 lo ricorderò come il giorno più angosciante e allo stesso tempo felice della mia vita.

Un intervento di quasi 6 ore, a cui si aggiungono i tempi di preparazione. In pratica ho visto mio figlio entrare in sala operatoria alle 8,30 e ho visto il professore che lo ha operato entrare nella nostra stanza quasi 8 ore dopo, dicendoci che l’intervento era andato bene. Il tumore è stato completamente asportato e non sembrano essere lese parti del cervello.

Quando è uscito dalla camera mi sono sciolto in un pianto liberatorio di felicità, identico a quello che avevo avuto il giorno di 16 anni fa in cui un’ostretica mi diede per la prima volta mio figlio in braccio.

Oramai è passata più di una settimana ed è stato un seguirsi di piccoli passi, segnali di una ripresa che sarà ancora lunga. L’uscita dalla terapia intensiva, i primi pasti, le flebo che diminuiscono, i cateteri che spariscono, i primi passi.

Ci vorranno diversi mesi per la conferma della completa ripresa, il medico dice addirittura che ci potrebbe volere un anno per capire se è tutto a posto.

Per il momento le sue difficoltà più grosse sono il raggiungimento di un equilibrio elettrolitico corretto (acqua e sali che ingerisce versus pipì che espelle), la memoria a breve non ancora ripristinata (continua a chiedere ripetutamente le stesse cose a distanza di pochi minuti, sembra un 16 colpito da ahzeimer precoce), la vista ancora molto sfocata ed un tono muscolare ovviamente insufficente.

Però i medici ci dicono che fa parte del normale decorso post-operatorio.

Lui dopo i primi giorni in cui non sembrava rendersi conto di cosa gli era capitato, ora comincia a capire e a reagire, a volte con rabbia, a questo ciclone che ha stravolto la sua vita.

Noi siamo fiduciosi e non vediamo che l’ora che torni a casa.

Lui vuole andare a Riccione (prima che l’estate finisca) e ci ha pure strappato il permesso per un tatuaggio quando tutto sarà finito. Ci sta.

Saremo la luce in fondo al tunnel... - Pianeta Verticale Alba ...

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Ogni anno è la stessa storia

Chi mi segue da un po’ di tempo se lo ricorderà (a meno che non sia uno smemorato come me).

Da diversi anni faccio qualche ora di docenza ad un master. Nulla di eclatante, parlo del mio lavoro e cerco di spiegare a giovani neolaureati che vogliono lavorare nel magico mondo dei libri, come questi vengono “fatti”.

L’argomento devo dire che dopo “anni di marciapiede” lo conosco piuttosto bene. Quello che invece rappresenta per me il problema è tenere la lezione.

Parlare in pubblico mi ha sempre intimorito. Per quanto possa sembrare strano, sono timido (che per un egocentrico come me sembra un ossimoro) e parlare a più di tre o quattro persone contemporaneamente, rappresenta già una prova impegnativa per me.

Oggi avevo la prima lezione e posso dire di ritenermi soddisfatto. Nonostante il terrorismo della segretaria del master che mi ha confidato, prima della lezione,  che quest’anno i ragazzi sono molto critici con alcuni docenti, contestando la qualità delle lezioni, mi sono presentato in aula e ho tenuto le mie due ore di lezione frontale abbastanza bene.

I ragazzi mi sembravano attenti (nonostante fossero le ultime due ore della giornata), prendendo appunti e facendo domande pertinenti. Quindi tutto bene.

Eppure, sotto la mia camicia, sentivo la sudorazione più vivace che mai. Deve essere il mio modo per sfogare la tensione, l’ansia da prestazione (nel weekend ho rivisto e studiato la lezione manco dovessi essere interrogato).

Fortunatamente l’esperienza aiuta, così come il fatto di indossare la camicia rigorosamente bianca. La penombra dell’aula (c’era il videoproiettore) ha aiutato a far vedere meno lo spettacolo imbarazzante della camicia stropicciata…almeno mi illudo che sia così.

Questa cosa è sempre stata un handicap per me e per le mie relazioni professionali. Lo stesso problema si ripesenta puntualmente quando ho delle riunioni piuttosto numerose in cui devo tenere banco.

Invidio in queste occasioni le capacità di una mia amica speaker radiofonica, dalla parlantina sempre sciolta e disinvolta

Mi hanno consigliato di tutto un po’. Dai fiori di bach (nonostante il mio scetticismo verso la medicina naturale), alle magliette intime da indossare sotto la camicia (che però mi danno veramente fastidio) al fatto di fare un corso di public speaking (che ovviamente non ho ancora fatto).

Eppure ogni anno è sempre la stessa storia…

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ansia e serenità

Dovrei essere in ansia in questo periodo. La mia azienda è stata comprata e io non conosco ancora il mio futuro.

Mia mamma dovrà iniziare un nuovo ciclo di chemio, visto che la tac non dice nulla di buono.

E poi fra 10 giorni c’è la mia maratona…

Invece non lo sono…non più di tanto intendo.

Mia mamma non è rassegnata ma sembra consapevole del suo stato. A volte è giù, e la capisco, ma tendenzialemente affronta la cosa col suo solito modo…da combattente. E questo non può che rasserenarmi.

Al lavoro cerco di non pensarci troppo e mi faccio forte delle competenze che ho. Di solito ciò che uno semina alla fine raccoglie…spero valga anche stavolta.

E poi c’è la mia corsa.

Ormai è la mia quarta esperienza sui 42 km. So a cosa vado incontro. Ho un grado di allenamento discreto. Non penso di fare il mio personale (anche se fa ridere dirlo) ma conto di finirla e di finirla non troppo stravolto…spero.

L’ultimo allenamento lungo non era andato bene…ma posso avere l’alibi della dissenteria.

Domenica però ho corso una mezza e, senza fare tempi strabilianti, l’ho corsa bene, senza soffrire, sorridendo.

Ecco…il 25 so già che sarà più difficile sorridere. Già mi ci vedo su quel cavalcavia che immette sul ponte della libertà. Li due anni fa sono crollato, in preda ai crampi. Senza un’anima viva che ti inciti e con Venezia che ti sembra così lontana.

Quest’anno lo voglio affrontare di petto, lungo tutti i suoi fottutissimi 4 km tuttidrittiinmezzoalmarecolvento.

Al massimo crollerò sui 17 ponti 17 che mi porteranno poi all’arrivo una volta entrati a Venezia.

Ormai mancano 6 allenamenti alla meta. Devo farli bene, nonostante un po’ di nausea (eccicredo….con tutti i chilometri che ho fatto in questi mesi) e nonostante il tempo del cavolo.

Però non sento ancora l’ansia da gara…non ancora.

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PS questo stato d’animo si distruggerà fra 3..2…1…

 

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Inno al bugiardo…

In realtà a quello piccolo, il Bugiardino.

Si perchè ormai, con gli acciacchi della vecchiaia questo gatto si ritrova sempre più spesso ad avere a che fare con il magico mondo della farmacia e dei suoi prodotti.

Di natura non sono puntiglioso e meticoloso, ma quando acquisto un medicinale provo almeno a dare un’occhiata a quel diabolico foglietto che risponde al nome di Bugiardino….che gia il nome è un programma. Non per altro, ma almeno per capire come e quando devo prenderlo….mai sia che cerchi di inghiottire una supposta fuori dagli orari prescritti.

Ecco, una volta srotolato quel papiro inizia l’inferno.

Per prima cosa incomincio ad avvicinare e allontanare il foglietto cercando la distanza giusta per poter capire che…sto leggendo il testo in corpo 4 all’incontrario. A quel punto di norma vado alla ricerca degli occhiali ….dove li avevo messi?

Una volta messo a fuoco il testo comprendo subito quando il farmaco NON deve essere usato….e qui mi chiedo se al marketing facciano approvare l’impaginato dallo stagista di turno.

Dopodichè si passa alle precauzioni d’uso in cui sostanzialmente ti dicono che se ti viene il mal di testa, il prurito, la cagarella, la febbre, l’ictus, l’infarto o il decesso per morte violenta è meglio sospendere la somministrazione e consultare il proprio medico.

Poi ti dicono con quali altri medicinali ci potrebbero essere problemi, e lo fanno con una spettacolare supercazzola (cito testualmente: se somministrato in concomitanza con la pinpirillina, può elevare le concentrazioni plasmatiche di digossina. Si raccomanda il monitoraggio dei livelli sierici di digossina).

Indi ci sono le descrizioni degli effetti gatrointestinali, epatico, renali, cutanei, cardiovascolari e cerebrovascolari, (giro pagina) ematici, asmatici.

Alcune volte in alternativa ci può essere la classificazione degli effetti indesiderati per probabilità: molto comuni (uno su dieci…meno di un’interrogazione a scuola) comuni (da uno a 100, tipo la lotteria di beneficenza proposta dal Cral), non comuni (1 su mille ce la fa….cantava Morandi) per finire con quelli non noti….cioè mi dicono che oltre ai mille sintomi fin qua proposti (la morte delle cellule sulla superficie dell’occhio desta ad esempio un po’ d’impressione), ce ne potrebbero essere pure degli altri…che ne so terremoti, maremoti, alluvioni o le cavallette.

Poi di solito mi concedo una piccola pausa curiosando cosa dovrei fare se fossi in gravidanza o in allattamento (mai sia, metti che…) e torno a concentrarmi finalmente sul mio obiettivo iniziale. Quando e come.

Certo, se poi uno si vuol tirare la zappa sui piedi può sempre prendere una dose eccessiva e scoprire che è meglio rivolgersi immediatamente al più vicino ospedale.

Dopo aver letto questo compendio di medicina….giuro ho pubblicato libri che avevano meno parole di quei foglietti….e aver scoperto di rischiare la vita, la cecità, la paralisi e la cagarella ogni volta che prendi un’aspirina, inizia il bello…..ripiegare il fogliettino.

Lavoro nel settore grafico e vi posso assicurare che le pieghe più semplici sono quelle dove…prendi un foglio, lo dividi in due….poi ancora in due….e così via….ma qui invece è più facile risolvere il cubo di Rubik che ripiegare correttamente il foglietto.

Ti ritrovi così dopo vari tentativi, a sacramentare in cirillico per piegare poi in qualche modo il bugiardino e infilarlo in maniera approssimativa nella scatolina che, già occupata dai blisterini o dalle boccette, sembra improvvisamente presa da un attacco di bulimia.

Oh là…ecco fatto….ora però ho bisogno di un ansiolitico.

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