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E’ vero, rosico…

Ieri sera ho visto la partita con mio padre. Per un’ora ho toccato il cielo non credendo ai miei occhi.

Mio padre mi ha pure rimproverato perchè stavo per rompergli il tavolo (emh…in effetti qualche pugno, al gol mancato del 3-0 è arrivato un po’ troppo veemente).

Poi siamo tornati in terra. Non voglio parlare dei se e dei ma, dell’arbitro o degli infortunati…metà degli italiani stamattina aveva un sorriso beffardo…l’altra era attapirata ma orgogliosa. Penso sia inutile dire di quale metà facessi parte io.

Abbiamo perso e posso tranquillamente prendermi impegni per fine maggio. Anzi, finalmente potrò tornare al cinema durante la settimana che tanto ho un sacco di amici milanisti e interisti che mi terranno compagnia.

…certo però che il gol di Cuadrado è il gol più bello che abbia mai visto negli ultimi anni.

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Vacanze romane…in 3 giorni ho imparato…

che la cappella sistina ti lascia a bocca aperta mentre i custodi della cappella, con sidrome da onnipotenza, la bocca dovrebbero chiuderla

che viaggiando in autobus ti può capitare di trovarti in mezzo ad un film di Verdone

che la Bonino va in giro senza scorta

che tra piazza Navona e la scalinata di piazza di Spagna è difficile scegliere

che sul lungo Tevere si corre bene, ma quei 200 metri sotto il porticato del Bernini sono poesia

che a proposito del Bernini, sembra un Ligresti con più gusto dell’arte (cazzo ma ha fatto tutto lui a Roma?)

che in TV la camera dei deputati sembra più grande

che tra cacio e pepe, a gricia, a matriciana e la carbonara non saprei cosa scegliere

che tra la coratella e la trippa preferico la trippa

che la coda alla vaccinara è spettacolo puro, però abbacchio e saltimbocca non scherzano

che sono stato tre giorni ma sembra abbia magnato per tre settimane

che la differenza tra girare la città a piedi o a bordo di un autobus turistico è la stessa che c’è tra leggere un libro o il riassunto sulla sua copertina

che in aereporto bisogna anadare per tempo…(ma qui mi sa che scatterà un post di approfondimento)

che i romani mi sono simpatici

che solo un cavallo pazzo come quello può chiudere la trattoria quando gioca ‘a maggica

che fare colazione coi maritozzi ha il suo bel perchè

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Parliamo di lingue

Titolo provocatorio, ma non parliamo di quelle lingue li che pensate voi.

Oggi si parla di lingue parlate.

Stasera tornando a casa in auto ascoltavo una canzone in inglese. Non mi ricordo bene qual era e per la mia riflessione non è importante, ma il testo era chiaro e a un certo punto diceva “I like you”.

“Che strano” ho pensato. In italiano la stessa frase si traduce con, “mi piaci” usando il verbo riflessivo (maestra spero di non scrivere cavolate)

Mi ricordo quando ero ragazzino che la nostra insegnante di inglese per farci capire la differenza ce lo faceva tradurre con “io gradisco”, e a me veniva da ridere a pensare di incontrare ad una ragazza straniera particolarmente attraente  e di confessarle “io ti gradisco”. Mi verrebbe poi da darle del lei e magari salutarla con un “porgo i miei più cordiali saluti”.

Ma tant’è.

La domanda ora però nasce spontanea. Cos’è meglio secondo voi? L’italico “mi piaci” o l’anglosassone “I like you”?

I like you” sembra più diretto. Io sono il protagonista e volontariamente esprimo un giudizio.

Il “mi piaci” sembra invece quasi distaccato. Sei tu il/la protagonista, io subisco solo il tuo fascino mio malgrado. E’ solo colpa tua se sei così attraente da piacermi, io sono passivo.

Ma forse è proprio questo il bello. E’ un omaggio alla tua bellezza che va al di la del mio giudizio.

Mah….lascio a voi l’ardua sentenza e torno ai miei pensieri.

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