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Non so se preoccuparmi

Sabato finalmente tornerò ad un concerto. Dopo oltre due anni riassaporerò quelle sensazioni, quei rituali, tipici di un grande concerto. Il Komandante mi aspetta in quel di Imola con un biglietto che ormai ho acquistato 3 anni fa.

Non vedo l’ora.

Tra i tanti rituali che precedono il concerto però ce n’è uno che prevede un periodo di full immersion nelle canzoni che andrò ad ascoltare (a riascoltare in questo caso). Quindi venerdì, durante il viaggio per far rientro a casa mi sono sparato per un paio d’ore una compilation di Vasco ovviamente cantata a squarciagola (fortunatamente senza pubblico).

Perché dovrei preoccuparmi allora?

Perché più di una volta, mentre ascoltavo, mentre cantavo, mi è venuto un groppo alla gola. Mi commuovevo e non metaforicamente, mentre le parole del Blasco mi facevano venire scorrere tante pagine della mia vita.

Una mia amica una volta mi disse che non importa chi tu sia, quanti anni tu abbia o quale fase della tua vita tu stia attraversando, ma nelle canzoni di Vasco Rossi ce n’è sempre qualcuna che sembra scritta per te.

Ed è proprio così.

Più di una volta mentre ascoltavo pensavo a cosa mi ricordava quella canzone, quelle parole. Quasi una sorta di bilancio della propria vita. A volte dolce, altre terribilmente amaro.

E il colmo è stato che mi sono commosso non solo per le canzoni, ma anche per le parole che il rocker di Zocca dedicava ai suoi fans. Quando ad esempio, durante “Alba Chiara”, al Modena park, incitava il suo popolo urlando “siete bellissimi…e ce la farete tutti!”.

Ecco, sono il primo ad essere consapevole che così non è. Che non tutti ce la faranno (per un terribile scherzo del destino una coppia che si stava recando al concerto di sabato scorso è stata vittima di un incidente mortale). Però è così bello sentirselo dire. E’ bello crederci, sperarlo ed illudersi che sia così.

E io sono preoccupato, perché ho paura di passare due ore e mezza a piangere come un cretino.

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La combricola del Blasco

Giovedì sono tornato a vedere Vasco in concerto. In realtà il verbo tornare è fuorviante, perché è vero che l’avevo già visto dal vivo, ma allora avevo 16 anni e lui era agli inizi di una carriera incredibile.

Era l’estate dell’82 (almeno mi pare) e lo stadio era quello di San Remo.

A San Remo poi ci sarebbe andato più volte al famoso festival della canzone, rimediando tra l’altro un penultimo posto con la canzone Vita spericolata.

Vita spericolata ora è nei bis a fine concerto, tra le canzoni mperdibili.

Tutto questo comunque per dire che Vasco mi piace ma non così tanto da aver visto qualcuno dei suoi tanti concerti nel recente passato.

Invece…eccoci qua (dite la verità, l’avete letto con la sua voce).

La mia “socia” era completamente a digiuno di concerti. Emozionata e spaesata come Alice nel paese delle Meraviglie è toccato a me il divertente compito di portarla nella tana del bianconiglio. La ringrazio per avermene dato la possibilità.

San Siro e la combricola del Blasco hanno fatto il resto.

Si perché se dello stadio ormai conosco la magia (anche un’acustica non perfetta a dire il vero), dei fan di Vasco ho scoperto la fratellanza.

Sembrava infatti di conoscere tutti, come una grande famiglia.

Una mia amica, presente anche lei al concerto, nel commentarlo mi ha scritto: Ho trovato un’atmosfera diversa dal solito, come stare in una grande famiglia, mille età e infinite generazioni. E’ comunque storia della nostra musica, di noi che anche senza volerlo, certe canzoni le abbiamo imparate a memoria non si sa come o quando.

Ed è vero. Sembrava di far parte di una cerimonia, tutti insieme a celebrare la vita. Si perchè per quanto possa sembrare paradossale, lui è lontano anni luce dall’immagine di vita spericolata che cantava negli anni 80.

Il concerto è stato stupendo. Una sequenza interminabile (quasi due ore e mezza) di canzoni, quasi tutte cantate a squarciagola da 60.000 fan.

Le sensazioni che ha lasciato quando si sono riaccese le luci dello stadio sono state bellissime.

Felice di aver partecipato a questa grande comunione.

Video preso da You tube. L’acustica è quello che è ma rende bene l’idea dell’atmosfera.

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