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Io permaloso? Ma come si permette!

Da molti anni tengo orgogliosamente qualche ora di lezione ad un master per parlare di come si fanno i libri.

Rappresenta un po’ la mia piccola rivincita morale e sociale. Io, non laureato con un semplice diploma di perito industriale, che vado a fare lezione a fior di laureati…c’è di che tirarsela un po’.

Quest’anno però siamo partiti decisamente col piede sbagliato. Un po’ c’è stato un ricambio generazionale alla gestione del corso (chi mi aveva portato li ora è andata in pensione) poi mi avevano dimezzato le ore e soprattutto, un altro professore si è messo a spiegare argomenti che erano di mia competenza.

Insomma, un duro attacco al mio ego al quale inizialmente avevo tentato di tener botta. La segretaria del corso infatti aveva chiesto a me e all’altro professore di coordinarci per evitare di sovrapporci con gli argomenti.

Cosa che inizialmente ho anche tentato di fare, scrivendo una mail a lui in cui spiegavo quali erano i miei argomenti e se avremmo potuto sentirci per coordinarci meglio.

Visto che dopo 5 giorni nessuna risposta era arrivata, ho pensato che forse era giunto il momento dei saluti. Magari il mio modo di insegnare era un po’ obsoleto e non sapevano come dirmelo. Oppure semplicemente c’era qualcuno che era più bravo di me nel farlo, ci può stare.

Per questo che in maniera gentile ho scritto alla direzione del corso dicendo che a questo punto, ringraziando tutti per la bella esperienza, forse, dopo 12 anni, era il caso di smettere. Tanti auguri per tutti e amici come prima.

Ammetto, nel farlo, ero un po’ ferito nell’orgoglio e da buon permaloso, ho preferito fare un po’ l’offeso che trovare una soluzione alternativa. Ma d’altronde, per quanto la cosa fosse sempre interessante per me, era tempo di cambiare. Tanto dal punto di vista economico non era certo questo qualcosa che mi servisse e dal punto di vista del prestigio, potevo comunque vantarlo sul CV (per quel che può ancora servire) visto il lungo percorso che avevo fatto.

A dire il vero ne ero anche sollevato, in fin dei conti è comunque un impegno, visto che bisogna aggiornarsi sui vari temi e soprattutto tenere la lezione per diverse ore con ragazzi che non sai mai quanto possano essere interessati a quel che spieghi (e l’oratoria non fa certo parte delle mie migliori qualità).

Però… qualcuno di voi avrà notato che ne parlo all’imperfetto, e infatti non è andata perfettamente in questo modo.

O meglio, fino alla mia mail di addio è andata esattamente in questo modo, ma subito dopo, la responsabile del corso mi ha chiamato, dispiaciuta per la cosa e lusingandomi platealmente (le sue lezioni professore hanno sempre un altissimo indice di gradimento) sta cercando di farmi tornare sui miei passi.

Io, tentenno (sono un uomo, d’altronde). Dovrei ricevere finalmente la chiamata del professore che ha cagato un po’ fuori dal suo vaso per un chiarimento e poi dovrei decidere in maniera definitiva se interrompere definitivamente o continuare.

Vediamo un po’…

To be continued.

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Voglie

Voglia di girare pagina, di cambiar libro.

Voglia di spaiare le carte, di svoltare a sinistra anche quando dovrei andare a destra.

Voglia di cambiare musica, di cambiare frequenza, di cambiare ritmo.

Voglia di imparare, di apprendere, di conoscere.

Voglia di leggere, di ascoltare, di assaggiare.

Voglia di guardare, anche solo con occhi nuovi quello che nuovo non è.

Voglia di cambiare lavoro, di cambiare vita, di cambiare aria.

Un gesto ancora non compiuto, una parola ancora non detta, un pensiero che deve ancora nascere.

Voglia di osceno, di indicibile, di lussurioso.

Voglia di provare, di sbagliare e di riprovare.

Voglia di buttarmi, di cadere e di rialzarmi.

Voglia di crederci, di illudermi e di sognare.

Voglia di un moto, o anche solo di un cenno, che possa farmi allontanare dall’oblio della stasi.

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La pazienza è la virtù dei forti

Non penso di potermi definire forte, ma ciò nonostante ritengo di possedere, in buona quantità, questa virtù.

L’attesa ha sempre fatto parte delle mie scelte, spesso anche in maniera eccessiva, abusandone. Anzi a dire la verità forse non è nemmeno una virtù, e comunque non penso sia dei forti.

Ma non è di definizioni che voglio parlare, ma di quel messaggio che mi è arrivato qualche minuto fa.

Era del cacciatore di teste in merito ad una mia richiesta sul fatto se ci fossero novità in merito alla mia candidatura.

“Con buone probabilità c’è la volontà del cliente di giungere ad una chiusura con la sua candidatura. Quello che ci chiedono però è di poter pazientare indicativamente non più tardi di fine ottobre.”

Se fosse stato in confidenza mi avrebbe detto “ho una notizia buona e una cattiva, quale vuole prima?”.

Comunque è una vita che aspetto e non saranno altri 50 giorni a rovinarmi.

Certo è che più passa il tempo e più la divisa (metaforica) che indosso la trovo stretta, scomoda.

Cercherò di non pensarci, di far conto che tutto vada come prima e di far buon viso a cattivo gioco.

Continuerò a fare il mio lavoro in maniera professionale, come se non ci fosse alcuna soluzione di continuità…mentre aspetto.

https://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2013/02/rifos.jpg?w=538

PS: il torneo di beach tennis di sabato è stato annullato

PS2: la mezza di domenica l’ho corsa abbastanza bene sia pur sotto un diluvio…ma io adoro correre sotto l’acqua, per cui…

 

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Il dado è tratto

Ringrazio il dottore e accetto l’offerta.

Nel giro di poche ore mille pensieri hanno affollato (stranamente) la mia testa.

Cambio senza cambiare.

Cambio lavoro senza cambiare il datore di lavoro.

Solo io sono capace di queste imprese.

Se ho fatto bene oppure no lo scopriremo solo vivendo (pure Battisti mi metto a citare).

Per il momento ho preso la mia decisione sulla base di ciò che so e sento oggi.

Oggi non ho corso. Stasera vado a giocare a beach tennis…farò cagare.

 

https://i0.wp.com/www.altrapsicologia.it/wp-content/uploads/2015/04/come-costruire-un-dado-da-gioco-con-i-numeri-o-con-gli-animali_a1508f8e8844498865b0fb46dc05dc40.jpg

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