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Fritto misto

Del lavoro lo sapete. In ufficio sono sempre in rapporti un po’ conflittuali col mio capo e per il resto sto aspettando news per la nuova offerta, ma per il momento tutto tace.

Ieri ho fatto la mia consueta asta del fantacalcio…squadra appena appena discreta, però come sempre, mi sono divertito un sacco. Attempati manager che si azzuffano per accaparrarsi bomber mediocri a suon di finti milioni…degli eterni Peter Pan.

Il weekend invece sarà sportivamente impegnativo. Sabato torneo di beach tennis con mio figlio e domenica la mezza di bologna. Di solito prima di una gara di 21 km è buona cosa stare a riposo. Ma se tuo figlio ti chiede di giocare come si fa a dire di no? Tanto con la corsa sono fuori forma, per cui non avevo ambizioni di nessun tipo se non di finirla senza essere stremato…poi è previsto anche il diluvio domenica per cui ho un alibi in più.

La parte migliore, come sempre, sarà mettere le gambe sotto il tavolo senza complessi di colpa.   😉

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Pensieri di mezza estate

Il lavoro stranamente in questi giorni si svolge con pigrizia. Non che non ce ne sia da fare, ma con ritmi più tranquilli…ma so già che mi pentirò di queste mie parole in 3,2,1….(ndr. è infatti puntualmente successo )

Nel frattempo rimango in attesa di quel secondo colloquio, che potrebbe chiarirmi meglio ciò potrebbe essere il mio futuro lavorativo…e le attese, si sa, sono spesso snervanti. Quando ca…o mi chiamano?!! Ormai controllo telefono e mail ogni momento. Forse sto creandomi delle aspettative eccessive, rischiando l’ennesima palata in faccia.

Poi penso alla musica. A quello che è stato il più bel concerto che abbia mai vissuto e a come continui a lasciarmi dentro sensazioni molto forti, brividi direi. Era solo settimana scorsa che mi trovavo con mio figlio immerso in quello spettacolo…e la cosa buffa è che tra luci, effetti laser, fuochi d’artificio e quant’altro, quello che più di tutto mi rimane in mente è la pioggia di coriandoli colorati in cui sia Chris Martin che noi eravamo immersi. Vedo ancora ora tantissime foto e video e continuo a rimanerne affascinato. Sembra quasi una pioggia liberatoria, purificatrice, in ogni caso gioiosa (nel video al minuto 2 e 45 per avere un’idea)

Però io sono un soldatino e sabato ho un altro signor concerto da vedere, quello degli U2 a Roma. E non sia mai che vada impreparato, per cui cerco di tralasciare per un po’ i Col(d)play (la D nel nome non vuole saltare fuori mai dalla tastiera quando digito questa parola) e fare una full immersion di Bono e C. Ho visto la scaletta probabile…la partenza è al fulmicotone, manco partissero dai bis di fine concerto, anche se ce ne sono tante di canzoni che comunque non faranno nonostante io trovi siano bellissime. Temo solo che, questa volta, essendo seduto in tribuna, il livello di coinvolgimento sia un po’ minore. Ma me ne farò una ragione…

Con la corsa invece sto facendo un po’ fatica. Sabato sono andato a correre al mare…oltre che col mio socio con mio padre e una sua “arzilla” compagna di squadra, una simpatica over 60 che, insieme a mio padre, ci ha tirato il collo per gli 11 chilometri corsi assieme. Urge una tabella da seguire e del metodo nell’applicarsi.

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Chi non ha testa ha gambe…

…ma a volte può non bastare.

Oggi giornata impegnativa…trasferta a Torino, una bella quintalata di problemi da risolvere…un fastidisoso ritorno di raffeddore con tosse annessa…insomma, poteva andare meglio.

Però è anche mercoledì e non corro da domenica. Troppo se voglio realmente preparere quella maratona fra un mese e mezzo.

Stasera esco per tempo e vado a distruggermi con una bella sessione di ripetute lunghe…un’ora e mezza di corsa come si deve non me la toglie nessuno.

Questo è quello che penso convinto mentre negli spogliatoi mi cambio e mi infilo tutto l’abbigliamento necessario…maglietta tecnica, maglia lunga, pantaloncini, calze…mi manca solo da indossare le scarpe e….e…dove le ho…cazzo…le scarpe…

Di solito dimenticavo le mutande…me la cavavo andando in giro per un po’ in versione maniaco, pronto all’uso…ma correre con le scarpe all’inglese non è cosa per me.

Certo…avrei potuto sempre fare come il mio idolo…

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Ma io sono dell’idea che…

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PS la pubblicità c’entra fino a un certo punto…però anche se datata la trovo sempre efficace.

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dei dazi da pagare e di altre amenità

Ieri ho corso. E’ stato stupendo riprendere dopo un mese. Nelle mie intenzioni, dopo aver puntato la sveglia alle 5,45 ed essermi vestito con pantaloncini e maglietta, c’era di camminare e correre in maniera alternata….qualche minuto in un modo e qualche altro nell’altro.

L’aria era piacevolemnte frizzante, il sole già oltre l’orizzonte, e le cuffiette mi deliziavano con la mia playlist da corsa. Ho fatto partire il mio garmin e ho camminato…per 20 metri, poi ho cominciato a corricchiare…nessun dolore…tutto bene, proseguo così.

Per tutto il tempo sono un po’ sul chi va la per capire se la gamba da qualche segno di cedimento. In realtà dopo quasi mezz’ora qualche fastidio al quadricipite lo avverto, ma non è il nervo sciatico, ma più banalmente il muscolo che non è più abituato.

Torno verso casa e ci arrivo 7 km dopo essere partito. Sono soddisfatto e felice per essere riuscito a correre. Ovviamente camminando ho percorso solo i 20 metri iniziali.

Il giorno dopo però l’ho pagata. Muscolarmente questa volta. Ho le gambe indolenzite, indurite, cammino come uno zombi. Ho esagerato. Se correvo un po’ meno forse oggi sarei già riuscito a correre ancora, invece devo aspettare almeno un paio di giorni per sciogliermi un minimo. Pace.

Nel frattempo ho trascorso una giornata molto intensa. Prima una riunione organizzativa, un cambiamento necessario ma non certo ben voluto dalle persone coinvolte. Mi è venuto il mal di stomaco, devo imparare a somatizzare meno le tensioni lavorative.

Poi la riunione sulla valutazione delle risorse. Una sorta di festival dell’ipocrisia in cui, dopo aver dato le pagelle, bisogna spiegare perchè e percome abbiamo dato quel giudizio. Le budella sempre più attorcigliate.

Poi la lezione al master. Stavolta i ragazzi mi sono sembrati più interessati e io mi sentivo a mio agio nello spiegare loro i segreti della produzione dei libri.

Ho concluso la serata con mio padre. Visto che il frigo ormai è vuoto in vista della sua partenza per la romagna, siamo andati a cena in un posticino che conosceva lui. Spaghetti al cartoccio…a parte il fatto di averli aspettati tre quarti d’ora nonostante ci fossero più tavoli vuoti che pieni, non mi hanno fatto impazzire…anzi. Ma fa niente…dopo una giornata intensa chissene.

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Dei Muse, dei padri che corrono e dei figli che crescono

Domani vado al concerto. Come al mio solito mi riduco all’ultimo ad ascoltare il loro nuovo lavoro.

Ammetto prof, sono impreparato, ma conto sull’esperienza per godermi lo stesso questo spettacolo, come quella volta a San Siro.

Nel frattempo ho passato un weekend fuori dall’ordinario. Finalmente sono riuscito a convincere mio padre a seguirmi a bologna. In realtà non è andata proprio così ma poi capirete.

Da quando mia mamma se ne è andata è stata la prima volta che stava fuori casa e che non andava a trovarla. Ha i suoi tempi e io non voglio forzarli.

L’occasione per convincerlo è stata una corsa. Si perchè finalmente ha rimesso seriamente le scarpette ai piedi e ora corre.

La corsa era la stracittadina. Più una festa che una corsa. Tanta gente, famiglie, bambini, carrozzine, cani…o parti davanti o lascia perdere l’idea di correre per i primi chilometri.

Così è stato. Finchè c’era da fare la serpentina fra i “lenti” me la sono cavata con una discreta agilità (alla faccia del gatto di marmo), ma appena il gruppo si è sgranato, mio padre ha messo la quarta e ne io ne i miei amici siamo riusciti a stargli dietro. Altro che seguirmi…ho dovuto inseguirlo io per 12 chilometri… invano.

Inutile chiedergli alla fine che tempo aveva fatto quando siamo arrivati all’arrivo. “Ma è da tanto che sei arrivato?” ” Mah non so, non ho nemmeno l’orologio…” Lo spirito competitivo di mio figlio so da dove viene.

Ecco, a proposito di lui, Sylvestrino. Ha passato una bella domenica mattina anche lui a correre e camminare coi suoi amici, ma verso sera si è rabbuiato. Non so il motivo ed inutile tentare di capirne le ragioni. Penso questioni di cuore. Dico penso perchè per quanto sia una padre “amico” rimango sempre un padre per cui non sono fatti miei. A 12 anni comunque comincia anche lui a capire quanto a volte faccia male quella cosa li dentro la gabbia toracica, che ti lascia con l’amaro in bocca anche se vai a letto senza nemmeno mangiare. Benvenuto nel folle mondo di chi ama figlio mio.

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La determinazione nella testa

Ho prenotato il volo e l’hotel.

Ormai non ci sono più dubbi. Fra 5 mesi circa tornerò a misurarmi sulla distanza regina e sarà la mia prima all’estero.

Perchè Lisbona? Boh, non ho un motivo vero e proprio, forse è lei che ha scelto me.

Fatto sta che comincio ad allenarmi in maniera più convinta, senza strafare ma con un obiettivo in testa.

Certo, mi ha aiutato anche quel seminario che ho fatto la settimana scorsa. Non per correre più veloce, ma per correre “meglio”. Sto tentando di applicare i consigli ricevuti e, magari è solo suggestione, mi pare di fare un po’ meno fatica. Soprattutto dopo, alla fine dell’allenamento, mi sembra di recuperare più facilmente. Servirà questa cosa per affrontare i 64 allenamenti di questa tabella, impostata con un nuovo metodo (figurati se seguo una tabella già utilizzata nelle altre maratone corse) e vediamo se l’abbinamento delle due cose mi porterà a sfondare la mia finora impenetrabile linea maginot.

Nel frattempo un nuovo paio di scarpe, un numero in più del solito che mi sembra di avere delle scarpe da clown, e due paia di pantaloncini per gli allenamenti estivi, che anche l’occhio vuole la sua parte.

Suvvia, che la nuova avventura cominci.

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Dei più e dei meno

Gli ultimi giorni sono stati intensi, con dei più e dei meno:

Ho corso. Trenta chilometri nel weekend con anche un paio d’ore di beach tennis e il tutto senza problemi al ginocchio (+)

Al lavoro sto perdendo qualche pezzo. Le cose che mi “cadono” sulla scrivania sono più di quelle che riesco a smaltire. Non ho ancora trovato il modo di delegare di più con la nuova squadra e questa cosa mi mette un po’ ansia. (-)

La Juventus ha vinto il suo quinto tricolore consecutivo. Tanto di cappello per la tenacia di questa squadra che a ottobre sembrava spacciata. Il mister Allegri ha detto “si cresce solo attraverso le difficoltà”. Purtroppo ha ragione. (+)

Subito dopo penso ancora alla partita col Bayern e all’occasione mancata. Poteva essere veramente l’anno giusto. (-)

Mio padre, quello naturale, si è rifatto vivo e ha provato a chiamarmi via messanger (non sapevo nemmeno che permettesse le chiamate). Due volte domenica e una volta oggi. Non ho risposto, ma ho scritto:

  • Io – Ciao io ora non posso (sono in ufficio) e francamente non so nemmeno se è il caso…dopo oltre 30 anni
  • Lui – Scusa volevo farti le condoglianze per la perdita di tua madre…!!!

Ha messo davvero i tre punti esclamativi. (-)

Stasera ho giocato a beach tennis. Il ginocchio è tornato a duolermi leggermente…uff. (-)

Ho acquistato una nuova racchetta (+)

Ho beccato Sylvestrino a fare una cosa che mi ha lasciato un po’ demoralizzato. Aveva dei compiti di matematica. Li ha presi dal sito della scuola e mentre li segnava sul diario l’avevo aiutato dettandogleli. L’indomani facciamo in controllo (dopo l’incontro con i professori  dobbiamo stargli un più addosso visto lo scarso rendimento) e, leggendo il diario, mi accorgo che “mancano” due esercizi.  Balbetta qualche scusa improbabile e poi ammette:

  • Papà erano difficili, non riuscivo a farli

Segue ovviamente il mio discorso su come i problemi vanno affrontati, se serve anche assieme e non nascosti o “cancellati”.

  • Se non ci riesci chiedi aiuto e cercheremo di dartene quanto più possibile.

Per la cronaca le due espressioni sono state fatte, ma provo disagio nel predicare bene a mio figlio e razzolare nel peggiore dei modi (-)

Mio figlio mi ha mostrato questo video. E’ sempre di quel rapper che abbiamo visto in concerto. La canzone mi piace da morire e il video è fatto magnificamente.

  • Ma di cosa parla Sylvestrino?
  • Di scarpe…
  • Beh…non solo. Leggiamo bene il testo…

Forse ognuno di noi ha bisogno di avere uno stupido paio di scarpe per pensare di poter volare. Forse in ognuno di noi c’è un piccolo Dumbo. Se riuscite dateci un’occhiata. Non è una nuova canzone ma per me si. Devo metterla nella playlist da corsa.  (+)

per chi vuole la traduzione è qui

 

 

 

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Statistiche e sticazzi…(pensieri alla rinfusa)

Il mio social da corsa, Runkeeper, mi fa notare una ricorrenza in qualche modo significativa per me.

Sono arrivato al mio 500mo allenamento da quando ho iniziato a correre (o almeno da quando ho iniziato a tenerne traccia).

Se vado a vedere il primo percorso segna un 6,5 km ad un passo di 6minuti e 10 secondi al km. Parliamo del 26 luglio del 2012. In realtà era già circa un mese che correvo “ad cazzum” e nelle prime uscite riuscivo a malapena a correre per 30 minuti.

All’epoca non mi sognavo ancora di diventare un runner (se così posso definirmi). Il mio obiettivo era quello di fare un po’ di attività giusto per aspettare settembre ed iscrivermi in una nuova palestra a sfiancarmi con lo spinning.

Così non è stato e ho invece continuato con le mie corsette esordendo l’anno successivo nella mia prima mezza maratona e qualche mese dopo nella mia prima regina da 42km.

Da allora non mi sono quasi mai fermato. Il periodo più lungo di inattività, un paio di mesi, è dipeso dalla parte finale della malattia di mia madre.

Ciò vuol dire che ho corso in 3 anni e 8 mesi per 6.150km,  circa 35 km la settimana.

Mettendoli uno dietro l’altro dovrei aver passato quasi un mese intero (notte e giorno) correndo.

Passo più passo meno parliamo di 6 milioni e mezzo di passi percorsi con una decina di paia di scarpe che mi avrebbero permesso di arrivare fino in Kirghizistan, anche se onestamente non so cosa avrei fatto una volta arrivato li.

Gare invece ne ho fatte relativamente poche, 16 in tutto di cui 4 maratone, però queste me le ricordo bene tutte (strano per me).

Ma 600 ore a correre vuol dire anche far girare i criceti nel cervello per tanto, tantissimo tempo. A volte con le cuffiette e un po’ di musica, altre con pensieri, problemi, sorrisi e preoccupazioni.

La corsa è un po’ un anestetico ma anche un catalizzatore. Delle volte aiuta a sbrogliare matasse intricate e altre ti fa sprofondare nella sensazione di essere proprio nella merda, altre ancora aiuta a capire meglio. Questo sia che corri con 35 gradi che sottozero, con la pioggia, con la neve o col sole cocente.

In questi quasi 4 anni ho perso qualche capello (non che ce ne fossero molti già prima) e qualcuno dei sopravissuti è passato nella squadra dei bianchi.

I miei pensieri erano piuttosto diversi da quelli di oggi anche se la mia vita era gia entrata nella fase 2.0. Pesavo qualche chilo in più e non ero ancora bravo a cucinare il risotto. Mia mamma era già entrata da un annetto nel suo tunnel, la Juve aveva appena vinto il suo primo scudetto dopo la serie B e Londra ospitava le olimpiadi per la terza volta.

Chissà se arriverò a 1.000 allenamenti e chissà se ci arriverò prima prima delle olimpiadi di Tokio del 2020?  E il Kirghizistan me lo sarò lasciato alle spalle? Ai posteri…

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Dei raffreddori delle corse e della musica di quei tempi

Il raffreddore non mi molla. Ormai è quasi una settimana che mi incalza, facendomi colare il naso come una fontanella (si lo so…è una bella immmagine, vero?).

Una volta mi passava nel giro di due o tre giorni…che sia un segnale dell’età che avanza?

Preferisco pensare che sia semplicemente il frutto di un mio intestardirmi sulla corsa…o schiatto o guarisco, dico spavaldo a tutti quelli che mi chiedono…ecco, finora più la prima che la seconda.

Già..domenica prossima tornerò ad indossare il pettorale e mi cimenterò nella Stramilano. Non ne ho voglia, ma l’ho promesso al mio compare di runner. Però continuo ad essere clamorosamente fuori forma (e correre, tossendo come un tisico non è che sia così d’aiuto), quindi la farò facendo una fatica del diavolo per ottenere un risultato scarso…Però almeno mi faccio un giro turistico per milano.

Ieri comunque ne ho fatti ancora 17, che una volta mi sembravano un allenamentino, ma ora mi sembrano un lungo faticosissimo.

Mentre lo facevo però, rincorrendo i miei compagni di allenamento che cavallerescamente mi tiravano il collo, pensavo alla notizia che mi aveva turbato poche ore prima. Il suicidio di Keith Emerson.

Ho ripensato alle giornate passate sdraiato sul mio letto, ad ascoltare gli album degli Emerson Lake & Palmer, con la menata che ogni 20-25 minuti dovevi alzarti e girare il vinile perchè quella era la durata massima di un 33giri. Altro che Cd, altro che Spotify…

Sabato li ho riascoltati un po’, navigando un po’ a casaccio su youtube approfittando di una seduta a letto nel tentativo di rimettermi in sesto (che però se vai a correre la mattina dopo non serve a molto). A un certo punto è anche spuntato Sylvestrino dalla porta chiedendomi chi cavolo stavo ascoltando con quella musica terribile. In effetti risentita oggi pare improponibile…però all’epoca mi affascinava.

Gli ho mostrato qualche video di qualche concerto…”ma c’era tutta quella gente li?”…Ebbene si, Sylvestrino, all’epoca riempivano gli stadi, con quella musica li.

E poi gli ho mostrato gli interminabili assoli di Carl Palmer, o le funamboliche esibizioni di Keith appeso col piano per aria…lo hanno paragonato al Jimmy Hendrix delle tastiere…forse è vero. Certo, a vedere queste immagini vien quasi da sorridere…però erano gli anni ’70.

 

 

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l’uomo che sussurrava ai polpacci

Sono le otto e trenta di una domenica mattina al parco nord.

Da quando la mia mamma è mancata è la terza volta che metto le scarpette. Dalle cuffiette la voce sensuale della mia app da corsa mi segnala dopo trenta minuti che ho corso per “five chilometers and two hundred meters ” (si lo so, potrei impostarla in italiano ma in inglese mi piace di più).

E non è il freddo, e nemmeno la pioggerellina che col passare dei minuti diventa più insistente. E’ che a quel punto sento i miei polpacci, ma anche i quadricipiti a onor del vero, chiedermi: “ma starsene a letto stamattina pareva brutto?”.

Riprendere, recuperare…è faticoso. Quello che mentalmente prima facevo in scioltezza ora mi costa fatica. Le ore di allenamento non si comprano su amazon ne al supermercato. Ci vuole pazienza, perseveranza…e quella cazzo di mastercard sai dove te la puoi mettere.

Ma dico loro…“tranquilli, se ce l’ha fatta la Juve, ce la faremo anche noi…”

polpacci quadricipiti

 

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