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Another brick in the wall

Si, perchè quel muro sembra proprio insuperabile per me.

Parlo di quello del 30/35mo chilometro. I runner che hanno provato la distanza regina lo conoscono bene. Improvvisamente non vai più, ti sembra di correre nel fango, di aver esaurito la batteria, di essere rimasto a secco col carburante…insomma ti schianti contro il maledetto muro.

Ad alcuni si presenta un po’ prima, ad altri dopo, alcuni lo superano…e io ci sbatto sempre la testa contro.

Ma facciamo un passo indietro.

La mattina le sensazioni erano buone. Il clima ideale, coperto, fresco, ma non freddo. L’organizzazione ottima e vedere tutta quella gente pronta a lanciarsi per 42 chilometri di corsa faceva un certo effetto.

Al via la musica a palla (con thunderstruck non si sbaglia mai) e lo speaker mi hanno esaltato a dovere. Sono passato sotto lo striscione di partenza che sembrava fossi già arrivato da quanto esultavo.

Il mio collega ansiogeno continuava a raccomandarmi…partiamo piano mi raccomando, ai 6 minuti al chilometro e non di meno…e io a tranquillizzarlo su come diligentemente mi sarei attenuto a quel piano.

Infatti dopo due chilometri l’avevo già perso. Io un filo più veloce e lui un filo più lento…fatto sta che ci siamo persi di vista inesorabilmente.

Però andavo così bene. Sotto il polsino tergisudore mi ero preparato un biglietto con i miei passaggi ogni 5km alla maratona di Venezia dove avevo fatto il mio personale. Allora i 13 ponti degli ultimi due km mi avevano fatto rallentare notevolmente per cui sarebbe stato sufficente stare a quel passo e forse avrei potuto guadagnare proprio qualcosa sul finale….illuso.

La corsa era oggettivamente bella lungo il percorso e finalmente vedevo il pubblico applaudire ad ogni metro invece di maledire per il blocco del traffico.

Fino ai 30 sono stato assolutamente in tabella…però già da qualche minuto avvertivo un po’ di fatica che inutilmente ho cercato di tamponare con le mie barrette energetiche.

Il passo si è fatto lentamente più lento (il gioco di parole rende bene l’idea della velocità a cui andavo) e al 35mo ho definitivamente capito che il personale a questo giro avrebbe resistito.

Ecco li mi sono schiantato definitivamente sul muro. Gli ultimi chilometri una pena. Tentavo ogni tanto di rilanciare la corsa non tanto per correre più forte ma per mettere quanto più velocemente fine a quel supplizio. Svanito ogni velleità cronometrica mi guardavo solamente le spalle per vedere se il collega ansiogeno, col suo passo regolare non stesse per raggiungermi, anche se non avevo certo speranze di cambiar passo qualora l’avesse fatto.

Al ristoro del 40mo mi sono fermato qualche secondo per mangiare una fetta di arancio e poi sempre più faticosamente ho ripreso la mia lenta marcia.

Gli ultimi 500 metri, sui bastioni di P.ta Venezia, sono stati incredibili. Il tifo era incredibile. Due ali di folla col loro incredibile tifo ti spingevano sulle rampe di quella quella piccola salita. Sentivo chiamare ripetutamente il mio nome da sconosciuti (il nome era ben visibile sul pettorale) con l’esortazione a tenere duro, che ormai era fatta. E così ho fatto…lasciando il mio sorriso come ricompensa ai fotografi che immortalavano le nostre ultime fatiche.

All’arrivo ho avuto il mio momento di crisi, che mi ha costretto a sedere qualche minuto per riprendermi dal dolore alle gambe. Poi però mi sono ripreso godendomi il momento.

4 ore 18 e 22, alla fine è comunque il mio secondo risultato su 5 maratone. E poi il collega ansiogeno ha pur sempre finito dietro di me. Certo se non ci fosse stato quel maledetto muro…

Non penso ci riproverò ancora. In fin dei conti 5 maratone mi hanno fatto capire che il muro delle 4 ore non è per me. E l’idea di fare ancora mesi di preparazione per poi magari fare 4 e qualcosa…anche no.

Magari mi orienterò più sulle mezze che sono comunque divertenti e più abbordabili…ma mai dire mai. La coerenza non è mai stata una mia virtù.

https://i0.wp.com/www.complexmania.com/wp-content/uploads/2016/07/Great-Wall-Marathon-4-Small.jpg

 

 

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delle riunioni dei pianti e delle corse

Il progetto che sto seguendo in ufficio mi sta risucchiando come un gigantesto blob. Passo ore e ore in riunioni da cui esco con cose da fare che non ho tempo di fare (ne di far fare) perchè nel frattempo entro in un’altra riunione da cui uscirò con delle cose da fare ma che non…vabbè ci siamo capiti.

Ogni tanto sbotto però. Alzo un po’ la voce e dico che l’ennesima riunione che dobbiamo programmare non ha senso farla perchè tanto non faremo in tempo ad avere i dati necessari…poi però la riunione si fa lo stesso, io arrivo con la metà dei dati, non verificati e approssimativi, su cui si prendono delle decisioni…si ma che barba (vi leggo nel pensiero).

Stamattina poi si presenta anche una mia collaboratrice. Non ho mai avuto grossa stima di lei, nonostante l’abbia assunta io diversi anni fa (la conferma che di errori ne faccio eccome) ma stamattina mi ha impressionato perché era veramente sconvolta. Tremava e piangeva. So che ha sempre avuto un rapporto conflittuale col suo responsabile diretto (uno dei miei primi riporti) il quale, a dire la verità, in effetti non ha mai brillato nella leadership e nel creare il gruppo, però ha altre qualità e competenze utili. Ho sempre evitato confronti diretti, trovo siano l’ultima spiaggia per risolvere un conflitto, soprattutto tra persone non gerarchicamente alla pari.

In questi casi cerco sempre di dare un colpo al cerchio e una alla botte, spesso la verità sta nel mezzo e in questo modo si sbaglia meno.

Stamattina però lei è letteralmente crollata, una vera e propria crisi di nervi. L’ho ascoltata, le ho fatto capire di aver capito il suo punto di vista ma non le ho dato ragione.

Poi però ho fatto 4 chiacchiere con un suo collega di scrivania di cui mi fido…per capire, per avere qualche elemento in più.

Ho sempre minimizzato questo suo malessere, ma magari un fondo di verità ce l’ha davvero. Devo tenere le antenne ben alzate…anche se finchè vivo nelle sale riunioni la cosa non sarà così facile.

Poi ho corso. Non riesco a farlo più durante la pausa pranzo (e ci credo…con tutte ste riunioni), per cui mi sembra di andarci meno del solito. Nella realtà ci vado poi la sera. Ora le giornate si allungano e un’oretta di allenamento, anche dopo le 20, riesco a piazzarla.

Correre mi fa bene alla mente, mi aiuta a non pensare ai casini sul lavoro e al cellophane. Fisicamente sto anche bene. Ho la sensazione che tutto il fondo per la maratona mi abbia alzato anche la velocità di base. Corro con tempi migliori che in passato e soprattutto corro tenendo un passo più veloce nella seconda metà del mio allenamento che nella prima. Tra l’altro ho ormai abbandonato anche le cuffiette con la musica, mi concentro di più senza.

Ho pensato che una bella mezza ora ci starebbe bene, giusto per provare a fare il personale su quella distanza. La maratona, per il mio livello, si gioca sulla capacità di resistere sulla lunga distanza, ma le differenze poi si misurano in minuti. Nella mezza invece no. Qualche secondo al chilometro in più o in meno diventano decisivi. A Ferrara, a marzo, sono arrivato a mezzo minuto dal mio record. Solo un secondo e mezzo al chilometro, niente.

Domenica ne fanno una a Rimini. La faccio. Torno sul luogo del delitto, visto che ci ho corso sulla distanza doppia meno di un mese fa.

Ho bene in mente il passo che devo tenere per raggiungere il mio obiettivo. Di fatto devo avvivinarmi molto alla barriera dei 5 minuti al chilometro. Su una distanza più breve ce la faccio senza problemi, ma sui 21 km. rimane un muro ancora invalicabile per me. In allenamento non ci sono distante…vediamo in gara cosa combino.

strarimini

 

 

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palle girate

Nell’ordine:

  • discussione familiare
  • multa (-3 punti e -179 euri)
  • discussione col direttore del personale
  • badge dimenticato in auto

Ed è solo l’ora di pranzo.

Ovvio che sono episodi slegati fra loro in cui l’unico comune denominatore è il sottoscritto.

Ovvio anche che il peso e l’importanza degli episodi cambia considerevolmente.

In questo momento quello che mi frulla di più per la testa è la discussione (leggi litigio) con il direttore del personale.

I ricavi non vanno, dobbiamo ridimensionarci.

Si comprendo, e se penso razionalmente ti do anche ragione.

La cosa assurda però è che mentre mi veniva detto io pensavo a come poter svolgere le stesse attività con un organico ridotto e non a quei tre a cui fra poco si chiuderanno le porte dell’azienda in faccia.

Tre ragazzi che giustamente cullavano l’idea di farcela un giorno o l’altro ad avere un badge tutto per loro con la loro foto e non uno di quelli anonimi con su scritto ospite anche se sei ospite ormai da mesi se non addirittura da anni.

E forse, essersi dimenticato il badge in auto, non è un caso, ma un richiamo.

Cazzo….che giornata di merda.

 

 

 

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