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Dei pensieri, delle docce e degli allenaMenti

PENSIERO NUMERO 1

L’altro giorno ho avuto modo di vedere gli allenamenti di scherma di Sylvestrino. Quest’anno non c’ero ancora riuscito.

Sono molto diversi da quelli degli anni scorsi. Meno gioco e più sport. E poi ora ne fa tre la settimana.

Però ho visto un bambino sorridente, che si divertiva. Anche se sudato fradicio, rideva e scherzava con i compagni e col maestro. Questo mi piace.

SCHERMA

PENSIERO NUMERO 2

Lunedì sono stato in fiera, quella del libro per ragazzi e come sempre ho incontrato gente. Gente che conosco e gente che facevo finta di conoscere…ormai sono diventato bravissimo a bluffare.

Poi però sono passato davanti al muro del pianto.

Io lo chiamo così. E’ una parete grandissima, anzi più di una, in cui giovani illustratori si propongono e cercano un lavoro o un contratto con gli editori.

Ogni anno ho l’impressione, anzi la certezza, che il muro aumenti.

Più di tanti grafici sul PIL e sulla disoccupazione, rende molto più efficacemente l’idea di come stiamo andando in questo paese.

IL MUROIL MURO

PENSIERO NUMERO 3

Ieri sera ho fatto il mio consueto allenamento di beach tennis. Evito di parlare delle sfide perse a fine lezione e ripenso alla doccia fatta alla fine.

Il centro in cui vado, ha delle docce terribili. Di quelle col pulsante che si preme per fare uscire l’acqua. Le detesto.

Ieri poi avevano anche lo scarico intasato. Ti facevi la doccia in almeno tre dita d’acqua saponata stagnante. Oggettivamente fa un po’ schifo (devo ricordarmi di mandare una mail di lamentela).

Guardavo quell’acqua e pensavo a quanto sarebbe semplice evitare quel problema. Basterebbe un po’ di manutenzione, un po’ di cura e l’acqua scorrerebbe via regolarmente.

Quante volte ci siamo trovati con l’acqua stagnante. Nel lavoro, nei legami familiari, con gli amici e con gli amanti. Eppure spesso basterebbe poco per far scorrere l’acqua come si deve. Le parole possono essere più efficaci de L’idraulico liquido.

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PENSIERO NUMERO 4

Stasera ho corso. Un buon allenamento, fatto di numerose ripetute, 12 da 400 metri l’una. Poco meno di due minuti da correre a tutta e due minuti per riprendersi prima di iniziarne un’altra.

Le ripetute sono micidiali. Penso che allenino più la mente delle gambe. Perché a un certo punto è con la testa che spingi perchè le gambe ti fanno solo male e non ti supportano (sopportano) più. Il fatto di averle fatte sotto la pioggia battente penso abbia giovato ancor di più.

Manca circa un mese alla data in cui ci sarà la mia prossima (spero) maratona. Non sono ancora sicuro al 100% di correrla, è questo il motivo per cui non sono ancora iscritto. Questione di testa più che di gambe. Domenica ad esempio ho corso per 30 km e ho fatto molta fatica, troppa. Però forse è anche perché ci ho messo della salita. Magari se fossero stati tutti in piano ce l’avrei fatta meglio.

Ecco…sono i se, i magari, quelli che devo imparare a eliminare…quelli che poi t’intasano lo scarico della doccia.

corsa sotto la pioggia

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…delle coccole e dei capelli

Mia madre mi ha sempre tagliato i capelli. Era una parrucchiera, di quelle che non si ammalava mai, ma nel caso solo di lunedì.

Finchè ero piccolo me li tagliava in negozio, dove tra l’altro mi teneva quando uscivo dall’asilo e mi facevo leggere le storie di Topolino in braccio alle sue clienti. Lo faceva la sera, prima di chiudere con la cler tirata giù a metà per evitare che qualche cliente ne approfittasse per una piega fuori orario.

Poi ha iniziato a tagliarmeli a casa, perchè da adolescente mi imbarazzava andare in un parrucchiere da donna.

Lo ha sempre fatto. Solo due volte sono andato da un barbiere. La prima volta fu qualche giorno prima che partissi per il militare. Fino ad allora li avevo sempre portati lunghi…avete presente Branduardi? Si rifiutò letteralmente di tagliarmi almeno 20 cm. di chioma. Poi se ne fece una ragione e da li riprese a curarmeli anche se avevo la stessa capigliatura di Bennato quando incominciò ad imborghesirsi.

Le seconda circa vent’anni fa, quando decisi un ulteriore salto di livello e volli portarli corti corti corti…a spazzola. Anche in quel caso mi consigliò di andare da uno specialista perchè lei non se la sentiva.

Poi, anche da quella volta, se ne fece una ragione e incominciò ad usare il rasoio elettrico anche sulla mia testa.

Oggi continua a farlo. Io e mio padre siamo rimasti i suoi unici fedeli clienti, però penso che sia uno dei suoi modi per continuare a coccolarci un po’. Passa il rasoio, poi le forbici e con le mani, un po’ tremolanti, accarezza delicatamente la cute, alla ricerca di qualche capello ribelle. Lo fa guardandomi dal grande specchio del bagno, facendo un po’ fatica nel mettere a fuoco alternativamente i capelli vicini e lo specchio più lontano.

Stasera quando sono andato a cena dai miei, come sempre avviene il lunedì, prima mia mamma mi ha mostrato l’esito della biopsia, poi il cerotto che le hanno messo per quella ciste che le hanno tolto e infine mi ha ricordato i prossimi esami che dovrà fare in ospedale. L’ho lasciata parlare, abbiamo commentato insieme, l’ho consolata un po’, visto che è sempre giù di corda, e poi le ho chiesto pimpante, anche per cambiar discorso:

“Mà, non è che stasera mi tagli i capelli?”

Lei mi ha sorriso sorniona rispondendo…”avevo già messo il rasoio in carica”.

Ora mi sto accarezzando la cute…sembra velluto.

parrucchiera

edoardo bennato w la mamma

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