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La determinazione nella testa

Ho prenotato il volo e l’hotel.

Ormai non ci sono più dubbi. Fra 5 mesi circa tornerò a misurarmi sulla distanza regina e sarà la mia prima all’estero.

Perchè Lisbona? Boh, non ho un motivo vero e proprio, forse è lei che ha scelto me.

Fatto sta che comincio ad allenarmi in maniera più convinta, senza strafare ma con un obiettivo in testa.

Certo, mi ha aiutato anche quel seminario che ho fatto la settimana scorsa. Non per correre più veloce, ma per correre “meglio”. Sto tentando di applicare i consigli ricevuti e, magari è solo suggestione, mi pare di fare un po’ meno fatica. Soprattutto dopo, alla fine dell’allenamento, mi sembra di recuperare più facilmente. Servirà questa cosa per affrontare i 64 allenamenti di questa tabella, impostata con un nuovo metodo (figurati se seguo una tabella già utilizzata nelle altre maratone corse) e vediamo se l’abbinamento delle due cose mi porterà a sfondare la mia finora impenetrabile linea maginot.

Nel frattempo un nuovo paio di scarpe, un numero in più del solito che mi sembra di avere delle scarpe da clown, e due paia di pantaloncini per gli allenamenti estivi, che anche l’occhio vuole la sua parte.

Suvvia, che la nuova avventura cominci.

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Lo stato di grazia

A volte arriva e lo percepisci. Forte. nitido.

Parlo della mia vita in ufficio. Il periodo è particolare. “Cantieri” (così li chiamano) aperti e odore di riorganizzazione nell’aria.

Vivo questa cosa con serenità, senza preoccuparmi molto del mio futuro. Sono consapevole dei miei mezzi e in qualche modo anche fatalista.

Incontro casualmente il vicepresidente del gruppo mentre esce in ascensore. E’ in compagnia del direttore del personale, sempre del gruppo. Sono i pezzi grossi, quelli che normalmente non incontro nelle riunioni a cui partecipo. Ci si saluta cordialmente, ovvio, ma nella mia testa ero convinto che non sapessero nemmeno il mio nome.

Invece ieri mi vede e mi chiede deciso “Silvestro, come andiamo?” “Bene grazie”, rispondo per cortesia. “Silvestro”, ribadisce il mio cognome fermandosi un momento, “guardi che sto investendo parecchio su di lei”.

Deglutisco.  Mi scappa solo un poco manageriale “Osteria!”, prima di salutare e salire pensieroso in ascensore, senza capire bene il motivo di quelle parole inaspettate.

Rifletto e improvvisamente vedo nitidamente tutti i progetti e i sottoprogetti in cui sono coinvolto prendere forma. Prima non mi era così chiaro cosa dovevo fare, cosa l’azienda si aspettava da me.

Ma ora ho capito. Ho le idee chiare. So quello che devo fare. So cosa dire e cosa chiedere per ottenere il risultato.

Mi sento un po’ come Del Piero che a 20 minuti dalla fine, sullo 0-0, vede l’allenatore voltarsi verso di lui e dire “scaldati, ora entri tu”.

Non gli spiega nulla. Non ha consigli o disposizioni da dargli, perchè  lui conosce già quello che deve fare. L’unica cosa che gli sussurra sottovoce è “mettiti li in mezzo e porta a casa la partita”.

Ecco, quella è la sensazione che sento.

Domani sarà una giornata impegnativa. Tre riunioni nel pomeriggio tutte e tre importanti. In tutte e tre devo portare a casa un risultato. Devo essere lucido. Sono giorni che le preparo, ma oggi ho chiamato i miei collaboratori e ho modificato un po’ il taglio delle presentazioni. Ho spiegato loro cosa volevo e perchè. Mi hanno seguito e abbiamo macinato dati, tabelle numeri finchè non abbiamo ottenuto quello che volevo.

Domani mattina ridisegno la presentazione in powerpoint con loro. Avevo pensato di farlo stasera da casa, per portarmi avanti col lavoro.  Ma ho pensato che sarebbe stato più giusto farlo con loro,  domani mattina. Con le ore contate e l’ansia di riuscire a mettere tutto in ordine appena in tempo per la riunione, magari mangiando un panino davanti allo schermo del pc.

Sono sicuro che ci sarà da sacramentare, che qualcosa non andrà per il verso giusto e che mentre scorrerò le slides troverò qualche punto che non era come volevo.

Ma deve scorrere l’adrenalina. I risultati migliori si ottengono quando sai di non aver modo di rileggere, di controllare, di correggere.

Quando lo stato di grazia ti assiste….

 

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corro il rischio

ho un debole per le donne con le palle.

🙂

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