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E se parlassi di corsa?

Non avrei molto da dire se non che dopo la maratona ho mollato un po’. Non completamente, ma sono più le volte che riesco a fare solo un paio di allenamenti contro i 3/4 che dovrei.

Però ho come la sensazione di vivere ancora di rendita per la preparazione fatta in precedenza e comunque vado ancora discretamente. Ieri 20km forzando un po’ nella seconda parte e oggi, strano ma vero, subito un altro allenamento per sciogliere un po’ i muscoli e ascoltarmi in santa pace un po’ di Muse, in attesa di rimettermi il pettorale per la mezza di Rimini fra due settimane.

Nel frattempo in queste settimane si è rifatto vivo miopadrequellaltro. Prima per gli auguri di buona Pasqua e poi perchè visto che “passava” da Bologna…ma l’ho richiamato che era già a Piacenza.

Come è già avvenuto in passato le nostre chiacchierate al telefono sono state molto brevi. Però questa volta ne ho approfittato per togliermi il mio dubbio più grosso…e no, non ho una sorella, ne tanto meno un fratello.

Un po’ mi spiace, devo ammetterlo, però ci dormo lo stesso.

Comunque ho deciso che lo incontrerò. Lui mi ha detto che ha tante cose da dirmi e io tante domande da fare…

Ora però ho un po’ di imbarazzo sul come.

A casa sua non se ne parla, ne tantomeno a casa mia.

Andare fuori a cena mi sembra un po’ esagerato…ed è un privilegio che non vorrei concedergli, almeno non subito.

Un caffè? Forse, ma penso riusciremmo a vederci solo di sera per cui mi sembra più complicato.

Forse una birra…se non altro la birra mi piace… e a naso penso piaccia anche a lui.

Per quel poco che ho intuito della sua vita penso di aver capito da chi ho preso la capacità di andare a complicarsi le cose e fare cazzate su cazzate.

Mia madre era più integerrima. Senza mezze misure, tutta di un pezzo. Io non lo sono per niente…e penso nemmeno lui.

Però mi chiedo cosa sarebbe stato di me se mi avesse cresciuto lui invece che lei. Sicuramente sarebbe andata molto peggio. Su questo ne ho la certezza.

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Diario di bordo della settimana prepasquale

Mio padre, quello naturale, dopo mesi di silenzio mi ha girato un video tramite facebook. Una sorta di preghiera da una madre alla figlia. Senza una parola di accompagnamento ovviamente. Penso volesse ripropormela al maschile, un suo modo per spiegarmi i sentimenti dei genitori verso i figli e ovviamente del suo verso di me. Non gli ho risposto. Non sapevo francamente cosa dirgli. Però un po’ mi spiace non aver mai parlato con lui, oltre a quella volta al telefono. Avrei voluto chiedergli di lei, quella bella donna che è fra i suoi pochi contatti e porta il cognome uguale al mio. Vorrei chiedergli se è mia sorella, ok sorellastra, oppure no.Riproduzione in corsoProssimo videoIdee per la vitaLa lettera di una madreVisualizzazioni: 1.732.9342:16

Ieri ho iniziato la mia solita docenza al master. Ero teso e nervoso, come sempre. Parlare in pubblico non è proprio nelle mie corde. Il mio corpo non mi è mai d’aiuto e reagisce sempre con una sudorazione eccessiva. Ma ormai ho imparato la lezione e per minimizzare gli effetti, indosso sempre una camicia bianca con una maglietta sotto per tamponare, anche se non sopporto proprio non avere la stoffa liscia della camicia a contatto con la pelle. Comunque è andata abbastanza bene. I ragazzi mi sembravano incuriositi e a riprova di ciò mi hanno fatto diverse domande. Io poi sono riuscito a dosare perfettamente le mie 40 slides nelle due ore di lezione, nonostante non avessi fatto nessuna prova prima. Forse sto diventando bravino anche in questo. E comunque mi fa sempre un certo effetto stare al di qua della cattedra (in realtà non ci sono mai stato ma continuavo a camminare su e giù) vedendo loro prendere appunti su ciò che dicevo. Mi piace. Se rinascessi forse proverei la carriera dell’insegnamento…per un egocentrico come me sarebbe il massimo. 😉

Oggi avevo un incontro col mio difficile capo (l’aggettivo è nel posto giusto). Un tema organizzativo e come sempre avviene quando si parla di persone, perchè è di questo che si parla, sento molto la cosa. Avevo un obiettivo che ritenevo non facile. Qualche slide (sto tornando a riprenderci la mano) per spiegare l’AS IS e il TO BE. Un paio di pagine di considerazioni, con rischi e opportunità. Ovviamente ho enfatizzato le opportunità che portavano al raggiungimento del mio obiettivo (che è comunque un obiettivo aziendale e non personale). Pensavo di dover negoziare ferocemente, dandomi un 50% di possibilità di successo al massimo, e comunque mi ero preparato un piano di back-up. Ma non ce n’è stato bisogno. Ha guardato le slides, mi ha chiesto un piccolo chiarimento e poi mi ha detto: “Ok. Metti giù un programma con le tempistiche con cui pensi di rendere operativo questo piano e vediamolo col direttore del personale”. Durata dell’incontro 10 minuti. Durata del mio mal di stomaco causato da questo incontro, una settimana.

Ma va bene così.

PS: non sapevo che immagine abbinare ad un post così, per cui ho optato per una canzone che in questo periodo mi garba assai

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Delle ginocchia e dei dubbi sul click.

Sto lentamente riprendendo un minimo di forma. Niente di che, ma almeno non arrivo stremato alla fine dei miei allenamenti.

Domenica però, dopo i miei 18 km su e giù per i sentieri lungo il fiume (devo dire divertenti) ho cominciato a sentire un dolorino al ginocchio sinistro. Nulla di trascendentale, come è già capitato altre mille volte dopo un allenamento impegnativo, tantopiù che ho passato il resto della giornata a convincere il mio socio a seguirmi in quello che spero sia il mio nuovo obiettivo, la maratona di Lisbona.

Aerei, alberghi…con la voglia di tornare ai nastri di partenza della regina.

Però il giorno dopo il dolore non passava. Certo il ginocchio non era gonfio, ma in sottofondo il dolorino c’era, tanto più che un po’ a malincuore ho rinunciato alla mia sgambata il lunedì sera.

Stamattina però la sveglia era puntata alle 5,45. Un fartlek al parco non me lo leva nessuno…

Invece appena mi alzo, sento ancora quel dolorino. Meglio tornare sotto le coperte e rinunciare alla corsetta.

La sera però la mia lezione di beach tennis non l’ho saltata. Smash, salti, battute, rincorse…e alla fine il dolorino era sempre li a tenermi compagnia, anzi, facendosi sentire un po’ di più.

Il ginocchio non sembra gonfio, non più di tanto almeno, ma col passare del tempo mi fa sempre più male.

Ora una bella borsa del ghiaccio (devo ricordarmi di toglierla ogni tanto, devo ricordarmi di toglierla ogni tanto, devo ricordarmi…)mi tiene compagnia e il click su quel volo Milano Lisbona mi viene il dubbio se farlo o no.

In questi casi rimpiango di non fare uno sport di squadra, dove ne posso parlare con il mister o con i compagni. Che poi so cosa mi direbbero…mettici sopra il ghiaccio e tienilo qualche giorno a riposo. Se non passa vai a farti vedere…

Si si…però io ho voglia di farlo quel click.

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di X-factor e dei padri biologici

Che c’entrano direte voi? C’entrano c’entrano.

Ho scoperto qualche mese fa che mio padre, non quello vero, quello biologico che non vedo da quando ero minorenne, ha un profilo su Facebook.

Poche cose, una sua foto, una ventina di contatti. L’unico che conosco è quello di mio zio, solo perché ricordo di quando ci andava mia mamma, visto che era parrucchiere. Gli altri suoi contatti sono assolutamente sconosciuti a me. Molti sono di ragazzi….cugini? Nipoti?

Io non so perché si sia aperto un profilo FB. Non so praticamente nulla di lui, ma non penso sia molto tecnologico. Forse ha qualche nipote che l’aiuta, che gli dice come collegarsi, cosa guardare e dove leggere dei saluti che gli mandano.

Comunque da quando ho fatto questa scoperta, mai un contatto e a dire il vero non so nemmeno se si sia mai accorto che esiste uno che porta il nome di suo figlio.

Settimana scorsa però lo zio mi chiede l’amicizia. Gliela do, ma anche qui, nessun contatto. Non un messaggio, un post, un qualsiasi cenno di riconoscimento. Solo un +1 sulle richieste di amicizia e poi basta.

Archivio mentalmente la cosa, fino a ieri, quando consultando distrattamente FB dal telefonino sotto l’ombrellone, vedo il segnalino rosso delle notifiche. Penso a qualcuno che avrà commentato una delle mie solite foto che posto stupidamente e invece….c’è un nuovo like sul tuo post “pronostici su X-factor 2013” da parte di padregatto Sylvestro.

Ecco…ora ne ho la certezza. Si è accorto di me. Mi avrà riconosciuto? Penso di si. Mettere un like su un mio vecchio post, su X-factor di due anni fa, sarà il suo goffo modo modo di farmi sapere che c’è? O semplicemente avrà cliccato per sbaglio mentre curiosava sul mio profilo?

Comunque da ieri sto pensando….e adesso?

Dovrei contattarlo io? O dovrebbe farlo lui? O è giusto che come abbiamo fatto per oltre 30 anni ci si continui ad ignorarsi allegramente?

Tra l’altro la cosa buffa è che ormai sistematicamente quando entro nel regno di Zuckemberg vedo il suo volto tra le “Persone che potresti conoscere”. Ecco, forse in questo caso dovrebbe esserci scritto “persone che dovresti conoscere”...o meglio ancora “persone che dovrebbero conoscere te”.

Perché io di lui non so praticamente nulla, ma sono sicuro che nemmeno lui conosca alcunché di suo figlio, quello biologico.

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Il saggio dubita spesso e cambia idea.

Lo stupido è ostinato, non ha dubbi. Conosce tutto fuorché la sua ignoranza. 

Akhenaton

Oggi devo essermi dimostrato decisamente saggio, visto che sono riuscito a cambiare idea due volte nel giro di poche ore. Non perchè mi girasse così, per carità, ma ascoltando il contributo dei miei colleghi e collaboratori.

Certo, avrei potuto aspettare. Ma non mi sembrava la soluzione migliore, quella attendista.

Mi rendo però conto di non aver dato di me un’immagine decisa e autorevole. Ma intestardirmi su una decisione piuttosto che sull’altra, solo per non smentirmi, sarebbe stato, a mio parere, peggio.

Lui cosa avrebbe fatto?

 

E voi?

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Pensieri lavorativi del venerdì

A volte ci si sente sopraffatti dagli eventi.

E’ così che un progetto che ti piace, lentamente diventa un gomitolo aggrovigliato di cui non si trova il capo. La strada diventa un pantano in cui i piedi sprofondano.

Sei sempre stato abituato ai progetti, ormai non sei più di primo pelo. Sai come si guidano, sai come individuare le insidie, motivare i collaboratori, coltivare le relazioni per portarli in porto.

Poi però un bel giorno, ti ritrovi con questo che è diventato un fardello pesante, che fa vacillare anche le tue certezze trasformandole in dubbi.

Hai paura di aver preso la vacca per le balle, dicono dalle mie parti.

Cancella tutto. Resetta. Pensa positivo e torna a guidare questo cazzo di progetto…non sarà mica un po’ di fango a spaventarti, no?

fango

 

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il dubbio

Sylvestrino è un cucciolo fantastico. Se avessi potuto sceglierlo da un catalogo quando è nato avrei scelto lui.

Ha un buon carattere, non remissivo ma neanche ribelle, è responsabile, è allegro, non segue il gruppo ma sceglie se farsi coinvolgere oppure no.

Insomma un bambino fantastico nello splendore dei suoi 8 anni e mezzo.

Però….c’è un però.

Ha paura del confronto competitivo.

Gli piace da matti fare attività sportiva, ma se deve confrontarsi con altri bambini il timore di sfigurare prende il sopravvento.

All’inizio non davo troppa importanza alla cosa. Avrà modo di imparare crescendo, pensavo io.

Ora però questo limite mi pone di fronte al dubbio se intervenire in qualche modo (magari anche forzando un po’ la mano) o assecondarlo semplicemente.

E’ accaduto con il basket….non voglio più andare perchè perdo sempre (che poi non era neanche vero, è che essendo bravino, l’allenatore non lo mettava mai in squadra con “il” più bravo per cui le sconfitte erano più facili)

Abbiamo replicato con lo sci….non voglio fare la gara di fine corso.

Con la scherma non ancora perchè finora è il più bravo del gruppo ed è ancora imbattuto, ma temoche alla prima sconfitta voglia gettare la spugna.

Ora è il turno del beach tennis. Lui è bravino, ma a parte questo, visto che hanno organizzato un torneo per bambini, sto convincendolo a partecipare.

Ovviamente non vuole….passa le ore con la racchetta in mano a giocare, ma di fare un torneo, se pur organizzato alla buona dai bagni accanto al nostro, non ne vuol sapere.

Inutile dire da quanto tempo discutiamo con lui sul valore del confronto e sul significato olimpico della competizione sportiva (partecipare e non vincere).

La competizione è una metafora della vita che ahimè il confronto lo impone. Bisogna imparare anche a perdere perchè questo capiterà.

Però non c’è verso di convincerlo.

Ieri ho forzato la mano. Gli ho detto che l’avevo comunque iscritto (non è vero ovviamente) e so già che i prossimi giorni sarà un mal di pancia per paura del torneo.

Ma è giusto, chiedo io?

 

 

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Volevo soltanto chiederLe che strada devo prendere

Beh, dipende da DOVE vuoi andare.

Ho sempre adorato questo film, nonostante fosse forse più per bambine che per bambini.

Più della Carica dei 101, più degli Aristogatti, Alice mi ha sempre affascinato per il suo mondo fantastico…e fuori dal mondo.

A volte ci sono delle vere perle di saggezza nascoste nei personaggi…. ad esempio che chiedere la strada ad un gatto, anzi, ad uno Stregatto, non è sempre è una saggia decisione.

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il fine giustifica i mezzi?

Chi mi conosce un poco sa della mia laicità, ma di come allo stesso tempo provi a convivere con la religione cattolica per il quieto vivere familiare.

Fatto sta che settimana scorsa, mentre io non ero a casa, passa il parroco per la benedizione della casa. Mio figlio mercoledì sera, al mio rientro a casa mi fa subito notare che padre Paul (pure il parroco inglese …) benevolmente, quando ha benedetto la sua cameretta ha notato la gigantografia di Del piero e lo ha dispensato di un santino ad hoc e di una dose supplementare di acqua santa.

Ho storto il naso e glissato velocemente l’argomento per non dare troppa importanza all’episiodio.

Poi però domenica sera ho rivisto la cavalcata di 40 metri e il capolavoro di sinistro del capitano……e il concetto del Macchiavelli ha incominciato a prendere forma.

Non è che padre Paul può passare a dare la benedizione a tutta la squadra?

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