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5.0

Giornate intense, anzi di più, le ultime che ho passato.

Ieri ho finito di passare uno splendido weekend. Ero convinto di annoiarmi per due giorni insieme ai capi e i colleghi di mia moglie per un evento celebrativo a cui mi apprestavo con lo stesso stato d’animo di Fantozzi a vedere la corazzata Potemkin. E invece lei (veramente brava, lo devo dire) mi ha organizzato una splendida festa a sorpresa coi miei amici, vecchi e nuovi, di milano, bologna e finanche un vecchio compagno di naja. Quasi 30 persone tutte radunate per me.

Ammetto, la sorpresa è stata totale. Quando li ho visti sono rimasto veramente senza parole. C’era anche mio padre, mia cugina. Due giorni stupendi in un posto incantevole, quanto sperduto, a ridere, fare, giocare (inutile dire che oltre alla piscina c’era pure un campo da beach tennis) correre, parlare e ovviamente mangiare e bere. Anche il tempo è stato dalla nostra parte.

Sono riusciti anche a commuovermi…cazzarola, quando mia padre mi ha dato il suo regalo, alla lettura della dedica non ho saputo trattenere la le lacrime.

I ragazzi si sono divertiti come pazzi e noi con loro.

Una festa per il mio mezzo secolo più bella di questa non potevo certo immaginarla…

Poi prima di questa, nei giorni precedenti c’è stata una corsa all’alba tra le vie del centro di milano e prima ancora un concerto fantastico…ma di questo, come diceva il narratore di Heidi alla fine di ogni puntata,  vi racconterò la prossima volta.

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PS: la festa in realtà si è svolta con qualche giorno di anticipo. Fino a venerdì sono ancora un under mezzo secolo  😉

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buona la seconda

Sono contento.

Contento per aver portato a termine la mia seconda maratona.

Contento per aver vissuto una giornata di festa.

Contento per essere riuscito a correre sempre (a parte gli ultimi ristori dove mi sono fermato per qualche istante) nonostante gli ultimi chilometri siano stati un calvario.

E’ andata come deveva andare. Certo, avrei preferito finirla una dozzina di minuti prima, ma non mi lamento delle mie 4 ore 26 minuti e spiccioli. Evidentemente quello è il mio livello e va bene così.

Tante le fotografie mentali che ho fatto durante la corsa, ma scelgo queste per raccontarvele.

Km 2 – Appena partiti con l’euforia del momento. Urla, grida, risate…arriviamo in riva al mare e c’è una band che suona il più grande spettacolo dopo il big bang di Jovanotti. Una canzone a cui sono particolarmente legato. Sorrido…poi vedo davanti a me un atleta sordomuto che gesticola con un suo amico. Penso a ciò che si perde, a quei rumori, a quei suoni…e mi viene incredibilmente un groppo alla gola. La tensione della gara a volte gioca strani scherzi.

Km 15 – Sopra al sottopasso della ferrovia che attraversiamo un grande striscione con su scritto: TENETE DURO CHE ALL’ARCO DI AUGUSTO (dove era posto l’arrivo) E’ PIENO DI FIGA. Solo i romagnoli potrebbero essere così. 🙂

striscione

Km 42 – L’ultimo lunghissimo viale prima dell’arrivo. Col ciotolato e il vento contrario. Sono sfinito…in realtà lo sono da diversi chilometri. Vedo però le mani degli amici venuti a vedermi e di Sylvestrino. Solo questo ripaga dalle fatiche.

maratona rimini

Stamattina in tangenziale – Il rientro alla normalità. Il traffico in tangenziale. La pioggia autunnale. Sembra avere però tutto un sapore diverso. Guardo le scimmie del lunedì mattina sedute al volante nelle auto vicino a me. Loro però non li hanno fatto i 42 chilometri…e sorrido. 🙂

traffico

 

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La ricerca della Felicità (chi non l’ha ancora visto non legga)

L’altra sera davano questo film in tv. L’ho visto già diverse volte e tutte le volte mi rapisce per l’intensità delle emozioni che provoca in me.

L’altra sera però non mi ero accorto che lo stavano trasmettendo, e ho cominciato a guardarlo solo verso la fine.

Sylvestrino aveva fame per cui gli stavo preparando un po’ di latte e biscotti. Lui seduto a tavola e io in piedi a trafficare col microonde.

Poi arriva questa scena. Mi fermo con la tazza in mano e rimango rapito dalle immagini, dalla musica, dalle emozioni.

Lui mi guarda ed esclama sbigottito….“ma papà…HAI GLI OCCHI LUCIDI????”.

Ma che stai dicendo?

Si si…hai gli occhi lucidi…ma è per il film???

No, non ho gli occhi lucidi…saranno solo un po’ affaticati....ma il groppo alla gola che nel frattempo mi era venuto rendeva poco sostenibile questa tesi.

Ma tu piangi per un film?

Chissà poi perchè gli uomini devono sempre passare per quelli freddi, impassibili, che non piangono mai, tantomeno per un film passato in tv.

Però in quel film c’è tanto…

 

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voglia di routine

La mia routine. Quella che mi fa uscire pazzo, che mi toglie il fiato in certi momenti, che mi fa imbestialire i altri. La voglia di tornare in quel posto. La voglia di riprendere a pedalare in palestra. La voglia di scrivere sul blog le mie cazzate. La voglia di ridere, di sorridere e a volte anche di piangere.

La voglia di tornare a preoccuparmi per il lavoro, di guardare con impazienza l’orologio e salire in auto. La voglia di aspettare un sms o una telefonata (in realtà questa non mi è mai passata nemmeno per un istante). La voglia di passare le notti in autostrada sorridendo come un ebete e cenando con i wafer.

Domani dopo il primo ciclo dimettono mia madre. Almeno per qualche settimana dovremmo stare alla larga dall’ospedale. La guerra è ancora lunga ma da domani forse si può riprendere la mia routine.

Io non vedo l’ora.

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le atmosfere di Paris

Giornata piena, riunioni discusse in francese, in inglese, in italiano, gesticolando con le mani come solo noi sappiamo fare. Il primo tiepido sole di fine inverno scompare fra i tetti. Il rientro in albergo, via la cravatta, un paio di jeans e fuori, 4 passi lungo la Senna per raggiungere la metrò che ci porta nel cuore del 6° arrondismont. La cena è in un bistrò, mentre un onesto bordeux ci accompagna nei nostri discorsi….il lavoro, le ferie che farai quest’anno, i francesi che a rugby ci sono due spanne sopra…. Raggiungiamo il dessert ed un caffè che, nonostante sia “seret”, lascia molti rimpianti. Gli occhi sono stanchi, lo sguardo non tradisce. On và a l’hotel…..Ecco il metrò, è di quelli con le porte che si aprono ancora con la manovella. Sono le 23 ma è pieno, si fa fatica a sedersi. Frotte di ragazzi col tipico cappello verde vanno a festeggiare San Patrick. Si aprono le porte all’ennesima stazione con le piastrelle bianche, sale lui, giacca in pelle, capello lungo, le rughe intorno agli occhi che tradiscono qualche anno di esperienza in più di me. In una mano ha una fender e un amplificatore nell’altra. Lo appoggia vicino all’ingresso guardandosi intorno, per studiare la platea di questo viaggio, di questa carrozza. Partono le prime note mentre il treno emerge dalla sotteranea per salire sulla sopraelevata. Un sorriso di intesa con il collega conferma che il brano è proprio quello. Ci è andata bene. Di solito troviamo solo rom che con la fisarmonica che storpiano le sonate più famose della Parigi turistica. Le fermate si susseguono lentamente, mentre la voce intonata di questo strano Dave Gilmour rende il suo omaggio a Syd Barret coprendo con le sue note lo stridore delle ruote sui binari. Le luci della città scorrono fuori dai finestrini appena cinque metri sotto di noi. Solo i riflessi dei lampioni sull’acqua lenta del fiume mi ricordano che è arrivato il momento di scendere. Mercì Paris, anche questa sera sei stata generosa.metro-paris.jpg

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primo giorno di scuola…..

che dire….emozionante. Vedere il mio piccolo che stava seduto al banco, orgoglioso della sua maglietta degli U2, insieme agli altri bambini, è stato semplicemente emozionante.Io me lo ricorderò finchè campo, ma penso che anche a lui la giornata di ieri rimarrà impressa a lungo.Pioggia…..la prima giornata autunnale, una marea di persone e di ombrelli fuori dalla scuola. Quel senso di essere pesci fuor d’acqua visto che non conoscevamo nessuno. Poi la campanella, e quella camminata fino all’aula in fondo del primo piano con tutti gli alunni delle classi maggiori che ci salutavano e applaudivano in parata. Il suo nome sull’attaccapanni,  le maestre (la prima impressione è buona, giovani e sveglie), la distribuzione dei nomi da attaccare ai banchi…..(primo nome estratto indovinate un po’?…….), ……e poi i lacrimoni di GL (piccolo quanto è sensibile….), il magone mio e gli occhi rossi di mia moglie, un ultimo saluto sulla porta della classe…..e via….l’avventura della vita inizia un nuovo capitolo.E poi aspettarlo fuori dalla scuola qualche ora dopo, controllare nervosamente l’orologio, sentire nuovamente la campanella che si mescola al vociare dei bambini….e poi vedere i suoi occhioni, in fondo alla fila cercare….fino ad incrociare i miei e vedere quello splendido sorriso illuminare la giornata piovosa…la sua manina a salutarmi….. Essere genitori è un’avventura bellissima….. img_4494_2.JPG

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