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Caro diario…. (2° parte)

Oggi il mio stampatore mi ha chiamato.

Guarda che c’è stato un problema tecnico. Le copie che abbiamo ancora qui vanno bene.

Mi spiega il problema, è plausibile e spiega bene perchè questa enorme differenza tra quello che ho visto io e quello che ho portato poi con me in ufficio.

Spiegarlo sarebbe troppo tecnico. Fate conto che è come se lavorassi alla calvè e dovessi controllare la produzione. Vado, controllo, un po’ più di di sale, un pizzico di aceto in più….ecco così è perfetta. Datemene un vasetto che così faccio vedere al gran capo della calvè che buona che è venuta....e proprio in quel momento la maionese impazzisce.

Ieri sera non mi capacitavo di non essermi accorto che la maionese era impazzita. Pensavo di esserlo io.

Addirittura, per cercare di rincuorarmi uno dei miei collaboratori più fedeli mi diceva….“ma dai può capitare. E poi il tuo lavoro non è questo, devi pensare a tante altre cose, questi controlli forse è meglio se li lasci fare a noi che c’abbiamo più occhio…”

C’ho dormito veramente poco stanotte per questa cosa, ferito nell’orgoglio.

Ora però sto meglio…penso che festeggerò con una bella maionese.

Risultati immagini per maionese

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Caro diario…

…la vita a volte è proprio beffarda.

Stamattina se avessi potuto scriverti, ti avrei raccontato una splendida giornata, dove il sole splendeva, non solo metaforicamente.

Ti avrei raccontato di una proficua mattinata di lavoro, passata fuori ufficio a contribuire per la buona riuscita di un prodotto. Ho svolto un lavoro che normalmente fanno i miei collaboratori, ma che oggi, impegnati in altre attività, ho coperto io.

Come responsabile, in un’unità che non può permettersi figure di back-up, il back-up lo faccio io. Faccio il jolly, di solito senza far danni, anzi.

Stamattina però mi sono trovato un lavoro davvero impegnativo. Dovevo controllare la stampa di immagini molto difficili. Tarare l’inchiostratura, scovare il giusto compromesso…di solito viene facile, ma stamattina circa cento pagine che ho controllato mi hanno fatto letteralmente sudare la mia camicia (non ne avevo indosso sette).

Non è mai stato il mio forte fare questa cosa, ma oggi ero proprio soddisfatto. Avevo lavorato bene con questo stampatore, o meglio, con gli uomini di questo stampatore. Perchè se la macchina e i sistemi di controllo oggigiorno sono importantissimi, questa “regolazione fine” la può fare solo un occhio umano. E noi, io e quegli uomini, per una mattina intera abbiamo provato a salire un po’, ad aprire un po’ a chiudere da quella parte, ma non troppo, usando e miscelando i colori come artisti.

Di natura non sono un tipo preciso, ma stamattina pensavo di esserlo stato.

Poi torni in ufficio, riprendi a fare il tuo lavoro di routine, excelle torna ad essere protagonista….numeri, budget, pianificazione…e poi arriva quella telefonata.

“Ma non ti sei accorto a pagina 140?”

Improvvisamente il sole scompare, come il sorriso che dalla mattina indossavi orgoglioso. Nubi nere si avvicinano minacciose e la tua giornata finisce nella cartella delle giornate di merda.

Riprendi quello che avevi visto la mattina, lo sfogli nervosamente fino alla pagina in questione e vedi quella macchia, sul viso della modella nella prima pagina del servizio.

Cazzo, come ho fatto a non vederla? E’ terribile. Eppure ci hai passato sopra gli occhi per ore, curando le sfumature, anche quelle più impercettibili…e questa trave che ti si è infilata nell’occhio, proprio non l’hai vista?!

Per carità, non è la fine del mondo. Possiamo sistemare il problema, lo ristampiamo. E’ solo questione di costi. Non parliamo di cifre iperboliche, considerato il fatturato che devo gestire, è lo zerovirgola…

Eppure ho accusato il colpo come se avessi sbagliato un rigore nella finale.

Perchè? In fin dei conti se l’avesse fatto uno dei miei collaboratori sarei stato il primo a sdrammatizzare, a dire che solo chi non fa nulla non sbaglia mai.

Però mi sta sul culo sbagliare….sbagliare in questo modo.

Stasera ne ho parlato con uno dei miei collaboratori.

“Non devi andare tu Syl, non è il tuo lavoro. Te la cavi anche, ma il tuo lavoro è un altro. Avresti dovuto insistere perchè ci andasse qualcuno di noi.”

Nel dialetto milanese c’è un detto che calza a pennello…Ofelè fa el to mesté

pasticceria

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La consapevolezza di se stessi

Leggendo alcuni post, su FB o su WP mi vengono pensieri stranamente meno idioti del solito tipo:

“A me non me ne frega niente di ciò che pensano gli altri”

Ecco, a prima vista sembra un pensiero figo, di qualcuno che è forte, determinato. Ma siamo sicuri che sia giusto?

Quasi tutti odiano i giudizi. Odiano darli e odiano riceverli. Ma forse sono l’unico modo per colpire il tallone di Achille di molti di noi, l’auto consapevolezza.

Penso sia nella natura umana tendere a sopravvalutarsi, a enfatizzare i propri pregi e minimizzare i propri difetti. Però è solo il confronto con gli altri, il famoso giudizio, quello che a volte ti riporta coi piedi per terra.

Gli altri, se spinti da onestà intellettuale e senza secondi fini, avranno una miglior visione del tuo comportamento, di ciò che dici. Spesso sono in forte contraddizione con ciò che pensi.

Magari in buona fede, tu pensi di fare o dire una cosa giusta o fatta bene e invece il risultato ottenuto è molto lontano dalla realtà.

E’ così ad esempio che le coppie vanno in crisi, che le amicizie si perdono, che le carriere non decollano…comportamenti incosapevoli che però sono ben visibili agli occhi altrui. Spesso di dice “dare per scontato”…ecco forse è questo. Nella mia testa penso di essere gentile, premuroso, preparato, adeguato…e invece i miei comportamenti tradiscono un comportamento diverso.

“Col tempo è cambiato”. Forse si…o forse si è solo uno dei tanti ignoranti di se stessi.

Ecco perchè fregarsene del giudizio degli altri potrebbe non essere una buona idea. Più corretto sarebbe ascoltarli quei giudizi e poi, se lo riteniamo giusto, comportarsi diversamente da quello che gli altri vorrebbero…questa si che sarebbe determinazione.

Dite la verità…meglio quando parlo di corsa vero?  😉

autoconsapevolezza

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Andre Agassi – OPEN (finalmente l’ho letto)

Eppure. Le nostre migliori intenzioni sono spesso frustrate da forze esterne – forze che noi stessi abbiamo messo in moto tanto tempo prima. Le decisioni, soprattutto quelle sbagliate, generano una loro inerzia e fermare l’inerzia può essere un bel casino, come ogni atleta sa bene. Anche se giuriamo di cambiare, anche se siamo dispiaciuti e facciamo ammenda dei nostri errori, l’inerzia del passato continua a trascinarci per la strada sbagliata. L’inerzia governa il mondo. L’inerzia dice: Calma, non così in fretta, sono ancora io che comando qui. Come ama dire un mio amico, citando un vecchio poema greco: La mente degli dèi eterni non cambia all’improvviso.

Non avrebbe potuto dirlo meglio.

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l’ironia della morte

La morte deve avere, a suo modo, una certa dose di ironia. Penso sia quello il motivo per cui, dovendo andare al funerale del padre di un collega, il mio navigatore mi abbia portato esattamente nella piazza con la chiesa parrocchiale, accuratamente parata a lutto, del paese vicino a quello in cui dovevo andare.

In effetti un quarto d’ora prima dell’orario del funerale, mi sembrava strano non aver visto ancora parenti e amici, nonostante i manifesti dell’agenzia di pompe funebri mi confortassero sull’ora.

Poi, sapientemente, un mio collega di avventura è andato a chiedere ad una delle vecchiette del paese che, sorridendo sotto i baffi, ci indicavano che “questo funerale” era nel pomeriggio, mentre  “il nostro” era nella frazione del paese vicino…

navigatore-satellitare-tom-tom

 

 

 

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dove ho sbagliato?

Discorsi mattutini mentre Sylvestro si fa il nodo alla cravatta e Sylvestrino si stiracchia nel lettone:

  • Oh, stasera c’è la partita…non vedo l’ora…divano, piedi sul tavolino e forza Juve.
  • Ah già…ma oggi è giovedì?
  • Si perchè?
  • Noooo….c’è Un medico in famiglia sul primo…

 

homer-simpson

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