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Goffo

Ecco come mi sentivo guardandomi nell’enorme specchio a parete della sala corsi.

Stasera ho voluto provare uno di quei corsi, quelli dove gente insospettabile che lavora negli uffici, nelle banche nelle scuole, si mette completini attillati e colorati e salta su e giù dalle pedane, a ritmo di musica con l’aiuto di pesi per farsi ancor più del male.

La descrizione della lezione sul sito diceva “snellisci tonifica e rinforza con più di 60 worqualcosa e molto altro”. Avrei dovuto insospettirmi.

Essendo la prima volta, quando sono entrato nella sala corsi ho copiato cosa facevano tutti gli altri, prendendo il tappetino, i pesi e lo step e cercando un posticino nascosto il più lontano possibile dal centro della sala. Volevo passare inosservato…volevo.

Lei, l’aguzzina, ha cominciato subito la lezione con qualche esercizio di riscaldamento, ovviamente coreografato e ovviamente con il sottoscritto che inseguiva gli altri tentando vanamente di copiare i movimenti.

Poi il ritmo ha cominciato a salire, ma i miei battiti cardiaci e il mio fiatone si erano portati già avanti col lavoro. Il ritardo nella coreografia è diventato sistematico. Inoltre osservandomi distrattamente allo specchio non ho potuto fare a meno di annotarmi mentalmente che la maglietta gialla non sia stata la scelta migliore per passare inosservato. Vedevo la mia figura riflessa che bastardamente mi diceva “Ti piacciono le patatine? Ti piacciono gli aperitivi? Ti piace il gelato? E io ingrasso, ah se ingrasso. Te li metto tutti li sulla panza, tiè”

Da li in poi avrei evitato di guardare quel losco figuro dalla discreta maglietta gialla e mi sarei solo concentrato sull’aguzzina, che nel frattempo non faceva una pausa nemmeno a pregarla urlando in maniera minacciosa.

E’ stato solo verso la fine della lezione, mentre cercavo di fare i miei piegamenti sulle braccia appoggiato allo step, che mi sono chiesto se alcuni di quegli esercizi proposti dall’aguzzina, non rientrassero tra quelli vietati dalla convezione di Ginevra. Ma la maggiorparte dei prigionier…emh, dei partecipanti, mi sembravano invece soddisfatti e partecipativi.

Morale della favola: Le gambe tutto sommato hanno tenuto, le braccia e gli addominali decisamente no. Mi sono accorto solo alla fine che mi duolevano muscoli di cui ingnoravo addirittura l’esistenza.

Le braccia. Le braccia mi facevano così male che ho fatto fatica a farmi lo shampo sotto la doccia. Per non parlare dei lacci delle scarpe che non mi sono mai sembrati così stretti e lontani come stasera.

Pensare che nelle mie prime lezioni di spinning mi sentivo così figo…deve essere il karma della palestra.

Vuoi vedere che alla fine abbia fatto come lei?

 

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Non ho più il fisico

Una volta riuscivo a fare la doppietta senza troppi problemi. Mica tanti anni fa, sapete? Anche solo fino allo scorso anno, qualche volta è capitato e ce l’ho fatta. Che libidine. Adrenalina ed endorfine a go-go.

Ora però è davvero dura. Ieri ci ho riprovato, dopo tanto tempo.

Con la prima ovviamente nessun problema. Con la seconda però mi rendevo conto che non ero così energico ed efficace come avrei dovuto.

Qualche colpo a vuoto…e in ogni caso non riuscivo a spingere come avrei voluto. C’era proprio la sensazione di come la testa volesse una cosa ed il corpo invece non riuscisse a seguirla.

Alla fine però ce l’ho fatta, coi muscoli indolenziti e tanto sudore lasciato sul campo.

Non vedevo l’ora di farmi una doccia e poi una dormita ristoratoria.

Però la prossima volta ci penso su per bene prima di decidere di fare due sedute di allenamento lo stesso giorno.

Risultati immagini per sudore

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Altri tempi

NDR: post pallosissimo se non vi frega un tubo della corsa

Già, apro il file excelle dove tengo ordinatamente tutti i risultati delle mie gare e annoto mestamente anche quello di domenica scorsa.

Pure stavolta, sia pur di poco, non sono riuscito a stare sotto le due ore. Meno di 12 mesi fa, a compiere la stessa distanza, impiegavo oltre 10 minuti in meno…(sospiro)…altri tempi.

Meno male che non vado alle olimpiadi, sarei capitato proprio nell’anno NO.

E’ vero, faceva caldo, avrò perso due o tre litri d’acqua durante la corsa…però speravo un filo meglio.

Molto fa la testa, lo so. Non tanto in gara (anche se conta anche li) quanto nella preparazione. Sono mesi che mi pesa allenarmi e se manca l’entusiasmo non mi alleno bene, non faccio i “lavori”, magari faccio un km in meno piuttosto che uno in più del previsto…e i 4 allenamenti la settimana li ho fatti ben poche volte, e poi in vacanza allenarsi era oggettivamente complicato…insomma signor giudice, invoco le attenuanti generiche.

Certo, l’aver tolto la regina come obiettivo per quest’anno ha smorzato molto l’entusiasmo. Se fossi bravo dovrei rimettermela tra i prossimi obiettivi, magari già in primavera…però faccio così fatica a farne 21 che l’idea di fare lunghi ancora più lunghi (gioco di parole) mi fa venire la nausea.

Meglio procedere a piccoli passi, un po’ alla giornata, magari tentando di migliorarmi un po’ già dalla prossima, la mia prima all’estero.

Archivio comunque con piacere la mia fatica di domenica. Bologna è sempre bella da correre e c’è stata l’occasione di farlo con mio padre (anche se l’ho perso dopo solo due km…ma lui ne faceva solo 10), e con amici.

E ora basta su…a nanna che domani mattina voglio vedere l’alba zampettando in maglietta e pantaloncini.

mezza maratona

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Si fa fatica a riprendere

Parlo di corsa ma penso alla vita.

E’ passato poco più di un mese. Da tre settimane ho ripreso a correre ma mi rendo conto che non riesco ad andare come prima. Guardo il GPS e scopro ogni volta di essere un po’ più lento di quanto pensassi, di fare meno chilometri di quelli che facevo prima.

Il percorso è lungo, ma la pazienza e la tenacia fortunatamente non mi fanno difetto.

Anche tornare a casa dei miei non è più come prima. Ora ci trovo un uomo solo che sta imparando a vivere diversamente.

E’ mio padre ma sta diventando anche un amico. Ci confrontiamo, lui sta imparando a cucinare e io gli do qualche dritta. Ora cucina lui per me e la sera, quando non ho altri impegni, ceniamo assieme.

Parliamo di lavoro, di politica, delle faccende burocratiche per la successione, di calcio…

L’altra settimana gli avevo proposto di andare qualche volta al cinema, senza troppe aspettative.

Ieri mi ha chiesto se non ci andiamo uno di questi giorni a vedere quel film con Di Caprio…così poi ci faremo una pizzetta e una birra a commentare se davvero se lo meritava questo oscar.

Dobbiamo riprendere, tutti e due. Io ho già cominciato a rimettermi le scarpette…e sono convinto che prima o poi convinco anche lui a farlo.

Nel frattempo sono sicuro che mia madre starà sorridendo, guardandoci.

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Soddisfatto a metà

Partiamo dalla soddisfazione e dall’obbiettivo primario.

Ieri ho corso la mia prima maratona, dopo solo 15 mesi che ho incominciato a correre e l’ho finita.

La gara è S-T-U-P-E-N-D-A. Un percorso ed una cornice di pubblico spettacolari, così come l’organizzazione.

Potremmo suddividere il percorso in 5 parti prinicipali. La valle del Brenta, costeggiando le famose ville, Marghera, forse il pezzo meno interessante visto che era nella zona industriale, Mestre con il parco San Giuliano, il ponte della libertà e la passerella finale in Venezia.

La mattina, nonostante per la tensione mi fossi svegliato con un’ora di anticipo sul previsto, stavo bene. Mi sentivo forte e invincibile.

Sono partito bene e, come mi ero prefissato, mi sono messo davanti al pacemaker delle 4 ore, anche se il mio obiettivo erano le 4 e 10. Però correvo bene, senza fatica e divertendomi in quella bellissima cornice di pubblico, dando il cinque a centinaia di bambini lungo la strada.

Metà percorso l’ho fatto sotto le due ore, come da tabella e fino al 25° ero assolutamente in media. Correvo e sorridevo. Ripeto, mi sentivo forte e invincibile.

Poi attraversando Mestre ho sentito le gambe appesantirsi e dopo il 30° ho avuto il tracollo. I crampi, mai avuti in 1.300 km di allenamento, si sono presentati nel giorno più sbagliato e mi hanno letteralmente azzoppato. Il ponte della libertà è stato un inferno. Da una parte la tentazione di mollare (l’idea di farmi tutti quei km zoppicando mi terrorizzava) e dall’altra la voglia di finirla ad ogni costo.

Così per fortuna ho fatto.

Mi sono riempito di banane e integratori salini ai ristori del 35° e al 40° tanto da riuscire se non altro a riprendere una leggera corsetta attraversando Venezia (almeno nelle foto sembra che abbia sempre corso).

I ponti finali in Venezia sono uno stillicidio, ma arrivati a quel punto non sono certo un ostacolo insormontabile.

L’alltraversamento di piazza San Marco una poesia, anche per via di un piacevolissimo incontro.

L’arrivo è stato commozione e dolore alle gambe, ma ero felice come una pasqua, con mio figlio che da allenatore esperto mi diceva, con fare severo, che avevo corso troppo veloce nella prima parte.

La sensazione finale è stupenda.

Mentre ero nell’inferno del ponte della libertà maledicevo il momento in cui mi ero lanciato un questa avventura, ma un secondo dopo aver passato la linea d’arrivo, sentivo di avere un conto in sospeso con questa distanza che voglio saldare quanto prima.

Il tempo finale è un modestissimo 4 e 39′, ma che ripeto, è solo la chiave per farmi accedere di nuovo a questa distanza.

Stamattina una mia amica che fa triathlon mi ha detto:”la maratona è solo questione di esperienza e quindi tu hai ancora ampi margini di miglioramento”.

La prendo alla lettera. Ringrazio il dottore e vado avanti.

 

 

 

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Minchia che fatica

L’unica mia esperienza in gara era alla Stramilano. 6.000 atleti tutti supertecnici e concentrati.

Qua mi sono trovato a San Leo, un carinissimo borgo medievale sulle colline romagnole con altri 150 persone in pantaloncini corti, che magari in maniera più goliardica erano ugualmente preparati per correre verso San Marino.

Nell’altrimetria avevo visto una sorta di elettrocardiogramma, senza pensare che sarebbe potuto essere il mio, prima dell’appiattimento totale.

Si parte in dicesa, al gran galoppo come se avessero liberato la mandria….ma dopo 50o metri….la prima salita.

Minchia…oltre due kilometri di salita in cui le gambe incominciano a capire cosa vuol dire correre in ascesa. Al kilometro tre penso già “ma chi me l’ha fatto fare”.

Il gruppo si sgrana….se alla Stramilano avevo sempre qualcuno accanto per affollamento, qui si formano voragini tra un concorrente e l’altro.

Poi si scende, e poi si sale, poi si scende e poi si sale….ma quante caxxo di salite ci sono.

In discesa si vola, anche se bisogna controllare il movimento, per non rischiare di cadere o di farsi male. In salita si arranca…io ho sempre corso (memore delle parole di Murakami), ma in tanti camminavano.

Però il paesaggio era fantastico. Il silenzio (ero senza cuffie), rotto solo dal fiatone di chi si/ti superava. L’odore era quello dei campi, quello del fieno tagliato e del concime appena buttato.

E a chiedere “ma sai se ci sono ancora salite?”….o “quanto manca al prossimo ristoro?”…perchè mio padre me l’ha sempre detto….bevi sempre, magari poco ma sempre, non saltarne nemmeno uno.

E i kilometri che lentamente o velocemente (dipende se in salita o discesa) passano….e le gambe che gridano…perchè il fiato invece quello c’era.

E ogni tanto a voltarsi per timore di vedere  l’ambulanza “scopa” che chiudeva il gruppo.

E poi la discesa finale, il pelato più giovane che mi supera ad un kilometro e io che lo risupero in vista del traguardo….il solito sborone.

E lo speaker che urla il mio nome aizzato dagli amici che sono venuti a fare il tifo…meno male che avevo chiesto loro di mantenere un profilo basso visto che lottavo per non arrivare ultimo.

E Sylvestrino che sul traguardo mi sorride da dietro la transenna.

E l’acido lattico che tre giorni dopo continua a farmi fare le scale come un robot.

Certo, non ne ho lasciati indietro molti….ma qualcuno si….e pure più giovani!

Però non penso di rifarla….la salita non fa per me.

http://www.smtvsanmarino.sm/video/sport/rashid-benhamdane-domina-ecopanoramica-due-santi-09-06-2013

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Cazzarola che pedalata.

Stasera in palestra Maurizio ci ha dato dentro con la lezione. Un’ora e 10 di sola pianura. Chi ha provato a fare spinning sa di cosa parlo. 70 minuti con le gambe che mulinano velocemente, sempre.

Con la salita si può barare. Se non ce la fai molli un po’ il freno e continui a pedalare a ritmo, quello più lento della salita.

Con la pianura no. La musica ti impone il ritmo, alto. Penso che la sensazione sia molto simile a quello che provano i vogatori quando il capovoga detta il ritmo troppo velocemente. Hop, hop hop, il piede che batte in sincronia con la battuta musicale. Ora serie di jump, pedalate alternate a 4 o 8 in piedi e seduti, ora in running, sequenza lunga pedalata continuamente fuori sella, coi crampi in agguato. Di solito sono uno di quelli che non molla mai, non perde una battuta o una sequenza, ma stasera ammetto….qualche colpo di pedale l’ho fatto scappare.

A mia discolpa posso vantare una lezione, sudata, di beach tennis la sera prima. Però quella sensazione di staccarsi dal gruppo, di non tenerne il passo, l’ho avuta.

Ovviamente per non smentirmi, una volta finita la lezione mi sono accorto che https://ilgattosyl.wordpress.com/2011/08/31/il-ritorno-in-palestra/

 

PS: ammetto mi sembra di essere Linus, che parla sempre di maratone

 

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