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Ferrara mon amour

Per una domenica mi butto tutto alle spalle e torno a mettermi il pettorale col numero.

Mi aspettano 21 chilomentri e 97 metri da fare senza troppe seghe mentali.

Non farò il mio personale, ho l’alluce sunghiato (come si dice senza unghia?) e un piccolo fastidio al quadricipite. Sufficienti alibi per prendermela più comoda.

La parte migliore dovrebbe essere la mangiata finale, ma stavolta la salama da sugo anche no…l’anno scorso a momenti la rivedevo subito dopo.

Passate un buon weekend my friends….

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soddisfatto della mia mezza

Sabato il sopraluogo alla gara. Certo tra andata e ritorno ci ho buttato via quasi due ore, ma almeno ho visto dov’era la partenza, dove parcheggiare…e poi ritirare il pacco gara sembra sempre un po’ come quando è Natale e apri il cesto gastronomico che ti hanno regalato, solo che al posto del panettone e del torrone, ci sono barrette energetiche e succhi di frutta.

Il mattino dopo la sveglia suona all’alba. Alle 6,30 colazione, abbuffandomi di pane e nutella, noci e tè. Si lo so, come colazione fa un po’ cagare, ma è il giusto concentrato energetico .

Un’oretta abbondante prima della partenza sono a Ferrara.  Atleti in tuta, vigili urbani che chiudono le strade, uomini con le pettorine gialle agli incroci e un forte odore di olio canforato. Se anche uno non lo sapesse, non ci sarebbero dubbi sul capire che c’è una corsa che parte.

Ultimo caffè, ultima pipì e poi mollo la borsa e rimango solo con i miei pantaloncini, la mia maglietta gialla e il sacchetto di plastica addosso. Sì perché per proteggersi dal freddo mattutino gli atleti, prima della partenza, vanno in giro con questi buffi sacchi della spazzatura indosso, per poi buttarli non appena danno il via.

Io, che voglio fare il figo come sempre, uso quello delle camicie della lavanderia…è trasparente, vuoi mettere? Così anche il look è salvaguardato.

Pochi minuti alla partenza. Si entra nelle gabbie. Si ride, si scherza, si fa stretching…tranne quelli col gps che non vuol sapere di prendere il segnale che sono lì col braccio alzato (come se in quel modo fossero più vicino ai satelliti) e il sorriso più tirato degli altri.

Lo sparo dello starter da il via. L’adrenalina accumulata scarica l’energia a terra e via di corsa, con ritmo veloce per rompere quanto prima il fiato.

Passano i minuti, l’adrenalina svanisce e la concentrazione sul passo, sulla respirazione e sul ritmo prende il sopravvento.

Ad ogni chilometro controllo il tempo di percorrenza, vado bene, più o meno come mi ero prefissato.

Si esce dalla città e si va in campagna. Il gruppo incomincia a diradarsi. Punto il pacemaker dell’ora e 50 e cerco di non mollarlo. Ce la faccio ma con un po’ di fatica.

Passo i 10 km in 52 minuti e rotti. So far so good.

Ai ristori, senza interrompere la corsa, bevo piccoli sorsi d’acqua, bagnandomi a più non posso perché correre da un bicchiere e bere non sono attività così compatibili.

Al 14mo km rallento leggermente, incomincio a correre in maniera meno fluida. I tempi al km aumentano di una decina di secondi, non tantissimo, ma abbastanza da farmi rischiare di non raggiungere il mio obiettivo.

15mo, 16mo, 17mo, 18mo…sono i passaggi più difficili. Come al solito a ogni chilometro calcolo la media, se e quanto sono in ritardo sulla tabella. Al 19mo capisco che se non accelero non ce la posso fare. Stringo i denti e aumento il passo, per quel che posso perché proprio non ne ho.

Al 20mo calcolo quanto tempo ho a disposizione per finire nel tempo, mi sembra di farcela comodo…e invece…che pirla, non ho calcolato i 97 metri in più che ci sono dopo il 21mo chilometro nella mezza maratona.

L’arrivo è fatto con uno sprint da mezzofondista, ad occhi quasi chiusi e la bocca spalancata.

Fermo il cronometro sotto lo striscione. Sia pur per pochissimi secondi, ma sono sotto l’ora e cinquanta.

Certo, non è il mio personale per una trentina di secondi (sono quei bastardi 97 metri in più ad avermi fregato), ma è molto meglio di quanto pensassi.

Come premio i tortelloni di zucca e la salama da sugo me li sono proprio meritati.

 

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…e domenica si torna a mettere il pettorale

Sportivamente parlando l’inverno è stato un po’ tribulato.

Un guaio muscolare proprio quando dovevo incominciare i lunghi. Poi il problema con il rilascio del certificato medico che mi ha messo in stand-by per quasi un mesetto.

Domenica a Ferrara avrei dovuto correre i 42 km. Ne farò solo la metà e la userò come test per vedere veramente a che punto sono con la preparazione.

Il tempo dovrebbe essere bello, o almeno così hanno chiamato. Maglietta e pantaloncino sono sicuri, la canotta non penso, però provo a metterla nella borsa, non si sa mai.

La mente è libera. Il test di stasera con le ripetute non è stato male. Le sensazioni buone.

Ferrara non l’ho mai visitata. Correrci in mezzo sarà una buona occasione per recuperare un po’…non penso però di fare molte foto.

La mia prima volta su questa distanza l’ho corsa in 1h e 57. La seconda in 1h 49 e rotti…dovessi scommettere fermerò il cronometro più o meno a metà fra questi due risultati.

Dovrei partire più piano e aumentare il passo nella seconda metà, ma mi conosco e so che non ne sarò capace. Partirò cercando di tenere un passo spedito, magari un tondo 5′ al km. finchè reggo, poi andrò in affanno. Sarà un modo di allenare anche la testa alla fatica, per la maratona che vorrei fare a fine aprile.

Di sicuro mi piace l’idea di mettere un pettorale.

Ferrara-Marathon

 

 

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