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post stupido

Si lo so, perché gli altri invece sono intelligenti?

Comunque riflettevo….ma alla Fiera del ciclo, quella che si tiene ogni anno a Verona, tra gli espositori c’è anche la Nuvenia?

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sono un po’ stanchino…

Da una settimana ho un occhio pesto per un orzaiolo (penso) che è particolarmente virulento.

Non fa male, ma è terribilmente fastidioso. Come avere costantemente un corpo estraneo nell’occhio.

Per non parlare degli effetti su chi MI guarda. Vedo gli occhi che si concentrano sul mio destro….quelli più in confidenza chiedono che è successo….gli altri ti parlano come se nulla fosse….e intanto ti fissano li.

Martedì mattina dovevo partire per la germania….3 giorni di fiera. Le condizioni migliori per incontrare decine di persone.

Ovviamente non sono andato dal medico a farmi vedere prima, mi sono concesso al massimo il consulto di un farmacista (farmacia notturna perché prima non ne avevo avuto il tempo) che mi ha ridato un antibiotico che già prendevo.

Sui tre giorni di fiera ce ne sarebbe da raccontare e se ci riesco lo farò quanto prima.

Quel che è certo è che stasera al rientro ero stanchissimo.

Quel che è certo è domani mattina andrò al pronto soccorso

Spero di non trovarci nuovi argomenti per il blog.

 

PS: prego astenersi suggerimenti come “guarda nella bottiglia dell’olio, metti del succo di limone o toccati la palpebra con la fede….”

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luoghi comuni

Settimana scorsa ero in fiera e come è normale che sia, è stata l’occasione di incontrare persone da tutto il mondo con cui  normalmente faresti più fatica a relazionarti.

Quando ho questi “incontri condensati” mi piace poi provare a immaginare che tipo di vita sociale, così diversa dalla mia, si ritroverebbero a fare i miei interlocutori.

Ad esempio, il titolare di quella azienda cartotecnica tedesca, che tanto si sforzava di parlare in italiano dicendo ovviamente delle castronerie indicibili (ma io d’altronde a parte buongiorno e mi scusi non saprei proprio dire nella sua lingua), me lo immagino tornare a casa con una moglie rigorosamente bionda e in carne che prepara una cenetta a base di salsiccia, crauti e birra in una casa impregnata dagli odori del tabacco.

Oppure quell’indiano, tanto timido e dagli occhi gialli, me lo immagino camminare con abiti sgualciti, un po’ sudaticcio, nel caos del traffico locale, con mucche dispettose che causano ingorghi terrificanti.

Il cinese con gli occhiali invece, me lo immagino un po’ bastardo e feroce, tornare nella sua azienda a cazziare pesantemente i suoi collaboratori per una commessa non presa o per la produttività troppo scarsa.

E vogliamo parlare invece di quello yankee che si è presentato con una inguardabile camicia hawaiana? Già ce lo vedo, con il bar ben fornito di superalcolici a vivere in quelle megaroulotte tipiche americane, con una sacca da golf buttata li disordinatamente e l’aria condizionata sempre a manetta.

E’ proprio vero, è un attimo farsi dei preconcetti che facilmente possono diventare anche dei pregiudizi. Probabilmente loro mi immaginano a mangiare quotidianamente la pizza mentre un mandolino suona in sottofondo….

A voi è mai capitato di ritrovarvi a fare i conti dei dei falsi (o veri) luoghi comuni?

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Hallo nice to meet you

La fiera. Ogni anno è sempre li che ti aspetta.

Arrivi dall’autostrada e mostri il pass all’entrata del parcheggio, quello degli addetti ai lavori.

Il sole incomincia a scaldare tiepidamente. Tutti gli anni questa fiera segna simbolicamente l’inizio della primavera. Non mi ricordo un anno in cui ho dovuto usare l’ombrello o indossare un capo invernale.

Prima tappa il nostro stand. Si saluta i colleghi, si lascia la borsa nello sgabuzzino e, consultando l’agenda sul blackberry, ci si dirige al primo appuntamento.

Strette di mano, sorrisi, nice to meet you e bigliettini da visita consegnati con le due mani.

Presentazioni, “noi facciamo questo, noi facciamo quello. Ci chieda un preventivo”.

L’inglese arruginito che dopo poco torna a ad essere più fluenty.

Intanto si fa il giro dei soliti stand, dei soliti editori. Facce conosciute, molte, meno quelle a cui associare un nome o un cognome.

Copertine, libri, espositori, cataloghi. Se ci fosse un bambino impazzirebbe tra tutto questo ben di Dio, ma paradossalmente loro non possono entrare.

File di ragazzi. Tantissimi, con la cartella portadisegni sottobraccio in trepida attesa di quei 5 minuti di attenzione di un editore. Sembra di vederli al cast di qualche reality. Speranze illusioni, delusioni. L’età è quella giusta per accogliere queste emozioni. In bocca al lupo, ne avete bisogno.

Altri incontri. Altri appuntamenti. Altre strette di mano. “Qui in Italia ci vengo sempre volentieri. Si mangia divinamente “. Vagli tu a spiegare che i bucatini all’amatriciana e il limoncello non sono tipici di Bologna. Ma d’altronde a chi si beve un cappuccino dopo pranzo cosa vuoi spiegare.

Alle 15 hall 26 C28. Alle 15,30 hall 26 B10. Sembra di giocare alla battaglia navale sperando di trovare la portaaerei. L’appuntamento che ti permette di fare l’affare.

Il tempo passa, le gambe accusano la stanchezza. Pausa caffè. “Ti ricordi quella volta che…..?” Aneddoti, racconti. Qualche anno di esperienza se non altro ti permette di avere qualche freccia nel tuo feretro quando arriva quel momento.

Per oggi basta. Abbiamo dato.

Se non altro questa sera niente hotel.

Domani si rincomincia.

“Hallo, nice to meet you”

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