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pensieri sparsi

Ieri sera rimpatriata.  Serata carina, anche se non so bene perchè non ero perfettamente a mio agio. Si riuniva un gruppo in cui io mi sono inserito solo in un secondo tempo.

Eravamo in 18. 1/3 li conoscevo bene, 1/3 li conoscevo di vista. I rimanenti non li conoscevo affatto.

Mi ha fatto pensare l’assicuratore. Quando eravamo diciottenni era uno dei primi che lasciava intuire una futura calvizia. “non c’è problema” diceva sicuro allora, “invece di comprarmi l’auto mi farò un trapianto di capelli”.

Alla fine deve essersi preso l’auto.

Stamattina corsa di mattina presto. La prima corsa veramente invernale. Nebbia, respiro con nuvoletta, abbigliamento pesante. Dovevo fare la prima parte tranquillo e la seconda ad un passo più veloce.

Obiettivo raggiunto. anche se ho la sensazione di aver resettato tutti i kilometri macinati fino alla maratona. E’ come se sentissi di iniziare nuovamente da zero.

Dall’aereoporto di Bresso lo skyline di Milano era bellissimo. Nebbiolina sotto e azzurro sopra con i nuovi grattacieli che bucavano la coltre nebbiosa. Era da farci una foto.

Ho messo su due chili. Se corro meno devo mangiare di meno. Non dovrebbe essere difficile da capire.

Non c’erano molti runner questa mattina presto. I 9/13 erano uomini. 6 erano donne.

Devo farmi condizionare meno dai problemi di matematica di Sylvestrino.

corsa

 

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la settimana bianca

Dunque è andata benissimo.

Una settimana intera a sciare. Una scorpacciata di piste da togliersi la voglia per un bel po’.

E che piste…..Gran Risa, Sasslong, Porta Vescovo, Vallon…l’università dello sci.

Il paesaggio poi, con le verticali pareti dolomitiche e il Sella come punto di riferimento a cui girare intorno.

Mi sono divertito, stancato e ho staccato la spina (almeno un po’) dall’ufficio.

Silvestrino poi uno spettacolo. Vederlo migliorare giorno per giorno, determinato fino alla grande sfida dell’ultimo giorno, la sua prima nera (nella foto era proprio sull’ovetto che ci portava li sopra).

L’orgogliometro del papi è andato fuori soglia.

Vogliamo parlare poi della cucina? Ne ho abusato senza ritegno e temevo di aver messo su un po’ di trippa da portare a casa. Fortunatamente le sciate e il freddo polare hanno bruciato quanto bastava per mantenere il peso nei limiti.

Ah dimenticavo, mi sono tolto anche lo sfizio di andare sul gatto delle nevi….per andare a mangiare la sera al rifugio…..appunto.

 

 

 

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il ritorno in palestra

Tra le routine del rientro non potevo esimermi dalla palestra.

Lezione di spinning. C’è Maurizio. Strano non è giovedì…si vede che c’è ancora l’orario provvsorio.

Meglio così comunque. Preannuncia una lezione non troppo strong visto il rientro, invece il ritmo e l’intensità si rivelano già quelli dei tempi migliori.

Le sensazioni provate però sono contrastanti. La soddisfazione e il crudele piacere di vedere le gocce di sudore che ritmicamente e copiosamente cadono una dopo l’altra sul manubrio, contrastano con la sensazione di claustrofobia di quelle pareti immerse nel buio. La musica e le luci basse mi proiettano già nell’autunno e nell’inverno, quando fino alla settimana scorsa le mie gambe erano abituate a pedalare tra i colli romagnoli al ritmo della musica nelle cuffiette e godendo della vista dei campi di girasole.

Sembra quasi un passaggio di consegne tra l’estate e l’autunno.

No, questa cosa non mi piace. Questa lezione non mi piace. Voglio rimanere aggrappato ancora un poco a questi scampoli d’estate.

Poi ovviamente, come tutte le vecchie abitudini, anche negli spogliatoi un simpatico ritorno della smemoria del gatto.

Non le calze, non le mutande, ma bensì….(rullo di tamburi)….l’accappatoio!!!!

Facendo quindi come quelli di Faenza, mi asciugo il sudore con l’asciugamaninoinoino usato durante la lezione e mi rimetto simpaticamente i miei stracci per correre a casa per una meritata doccia rinfrescante.

Mi sembrava di essere tornato ai tempi della scuola, quando dopo un’ora di ginnastica, non sapendo cosa fosse la doccia (il bagno si faceva rigorosamente solo alla domenica mattina) si ritornava in classe con quel bell’odore di umanità che tanto doveva piacere agli insegnanti.

 

 

 

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