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Fotografie

Scattate domenica e appena ritirate dal fotografo

  • Gli atleti col sacchetto della spazzatura indosso (io ne avevo uno trasparente della tintoria che faceva chic)
  • L’odore di olio canforato
  • I maratoneti che facevano la pipì lungo il muro di Villa Pisani (si lo so non si dovrebbe fare ma l’ho fatta pure io)
  • Una coppia francese che prima di entrare nelle rispettive gabbie di partenza, si sono salutati con un bacio dicendosi “ci vediamo all’arrivo”
  • L’atleta pacemaker delle 4 ore e 15 che, con i palloncini appesi alle spalle, è andata a fare la pipì dietro una colonna per tentare di nascondersi e i palloncini che segnalavano invece dov’era
  • La folla, tantissima, lungo la strada
  • I bambini che battevano il cinque
  • La banda del paese a Mira
  • I cartelli. Due sugli altri. Uno vicino all’arrivo con su scritto “a 50 anni la tua prima maratona, bravo!” (oh non era per me però) e un altro tenuto da un bambino lungo la strada con su scritto “papà sei forte”
  • I maratoneti che appena partiti si infrattavano dietro un cespuglio per fare la pipì (la pipì è proprio un tormentontone per un corridore)
  • Quello che si è fermato un attimo per salutare l’anziana mamma sul ciglio della strada e poi ha ripreso a correre
  • Due atleti che correvano con una maglietta con una freccia e una scritta “l’ù l’è el mè fradel”
  • Un atleta che ha corso con un salvagente a paperella dall’inizio alla fine (è pure arrivato prima di me)
  • gli atleti che spingevano carretti e carrozzine con su portatori di handicap bellissimi che sorridevano
  • Quello che correva e intanto parlava al telefono
  • Le band che suonavano lungo il percorso
  • Il cartello dei 33km e i crampi che suonavano alla porta
  • Il cartello, sadico, che segnalava 14 ponti all’arrivo
  • Il ponte mobile sul canal grande, stupendo
  • I boyscout ai posti di ristoro e quella gentilissima che all’arrivo, vedendomi cottissimo, mi ha letteralmente portato a ritirare la mia sacca
  • I turisti americani e giapponesi a Venezia che incitavano
  • Gli atleti giapponesi che arrivavano sulla soglia delle 6 ore sorridendo
  • Quelli che vomitavano durante e dopo
  • La fila di uomini nudi col bagnoschiuma in mano che aspettavano una doccia fatta col contagocce
  • Quell’atleta in palestra che, ormai docciato e rivestito, dormiva per terra tremando come una foglia (col senno di poi avrei dovuto coprirlo con una di quelle copertine che davano all’arrivo ma li per li non c’ho pensato)

venicemarathonmedaglia

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