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delle patate e degli ospedali

Sabato mattina sono uscito di buon ora. Mancavano le patate che con il branzino ci stanno da dio. Passo dai miei che sicuramente ne hanno.

Invece trovo mia madre in mezzo alla sua bile.

Andiamo in ospedale. Chiama il 118. No, la porto io ce la fa e sono sicuro che preferisce.

Il pronto soccorso di Niguarda è come la metrò di Loreto nelle ore di punta.

24 ore passate nell’inferno del pronto soccorso (manco un letto disponibile nei reparti).

Una puntata live di ER medici in prima linea che però non riesci ad apprezzare perchè tua madre sta male.

E’ dura sorriderle mentre sdraiata su quel lettino così scomodo le asciughi la bocca di liquido verde (perchè la bile ha quel colore così orribile?) e tuo padre dietro, di nascosto da sua moglie, crolla in lacrime. Vorresti consolarlo, una volta tanto anche lui, ma non puoi, non in quel momento perchè quella cazzo di bile non finisce mai di uscire.

Fuori la nebbia copre tutto, anche i pensieri.

Ora le hanno trovato finalmente un posto. C’è silenzio, muri dipinti con colori tenui, letti comodi e infermieri pazienti e sorridenti. Sembra assurdo dirlo ma se credessi in un paradiso lo immaginerei così.

E lei si sente a casa in quel reparto di oncologia.

 

pronto soccorso

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Ma noi siamo più forti, bastardo

Questo weekend i miei sono venuti a trovarci. E’ sempre curioso vedere le mie due generazioni più vicine relazionarsi insieme. In modo particolare mia mamma e mio figlio.

Sabato, complice una giornata al mare, Sylvestrino si era ridotto a dover fare i compiti di matematica la sera. Io lo supportavo, distratto però dal derby che davano in TV, sua mamma era ko dall’influenza, ed ecco quindi la nonna rispolverare gli occhiali e mettersi li con carta e penna a fare moltiplicazioni e divisioni per vedere se i compiti del nipote erano giusti.

Li guardavo e, in mia mamma, rivedevo la parrucchiera che stanca la sera tornava a casa, apriva l’agenda e faceva di conto per quadrare l’incasso della giornata.

La stessa detrminazione, la stessa concentrazione, la stessa calligrafia, con i numeri che invece di essere incolonnati pendevano sempre verso destra per la troppa foga e velocità nel fare le somme.

Il risultato è che Sylvestrino ha imparato per bene le divisioni a due cifre e io e mia mamma abbiamo fatto un bel ripasso, visto che ora la tecnica del cappello e del riporto a capo non ha per noi più segreti.

Oggi però mia mamma è andata a fare la sua ormai consueta visita oncologica.

E gli esami non sono andati bene.

Lo sconforto rappresenta la prima ferita che si riapre in questi casi e la prima su cui cercare di intervenire.

Ecco,  io l’ho esortata a metterci in questa nuova battaglia la stessa determinazione con cui faceva le operazioni 3 giorni fa.

Questa volta saremo io e mio padre ad aiutarla nei compiti.

compiti a casa

compiti a casa

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